Birra clubPremessa
In questi anni ho continuato a coltivare, insieme alla passione per il vino, quella per le birre, artigianali ovviamente. Purtroppo ho constatato che questi due mondi apparentemente tanto vicini non sono mai stati così lontani. Basta visitare alcuni dei siti internet più rappresentativi dedicati al vino per rendersene conto. Il vino e la birra hanno continuato a vivere come due entità separate con rare e, spesso, improbabili contaminazioni. Solo di recente alcune riviste cartacee hanno cominciato ad occuparsi in maniera continuativa, sempre più competente e seria, di birre di qualità e contemporaneamente le prime etichette hanno fatto capolino in qualche enoteca gestita da proprietari particolarmente illuminati. Continua ad esserci una malcelata diffidenza di fondo nei confronti di un prodotto tecnicamente riproducibile (una ricetta perfettamente replicabile all'infinito, venendo meno le variabili pedoclimatiche che sconta, invece, il vino). Secondo molti la birra non sarebbe in grado di poter suscitare le stesse emozioni di un grande vino. Nulla di più vero e di più sbagliato, trattandosi sicuramente di sensazioni ed emozioni molto diverse. Innanzitutto va chiarito l'equivoco della data di scadenza, obbligatoria in Italia per legge. Si identifica in questo modo la birra come un prodotto esclusivamente industriale, incapace di invecchiamento o, meglio, di evoluzione,  a causa del monopolio delle grandi multinazionali, che ne arrestano il processo di maturazione per garantirne la stabilità nel tempo.
In Belgio, dove esistono e sopravvivono i più celebri birrifici al mondo, l'obbligo di riportare la data di scadenza non c'è, e sulle bottiglie di questi produttori artigianali è, spesso, riportato "goût en évolution", gusto in evoluzione. Alcuni prodotti sono, dunque, in grado di evolvere positivamente nel tempo (ho bevuto di recente una Lambic prodotta nel 1990 che aveva raggiunto un equilibrio ed una complessità da suscitare le lacrime). La diffidenza palesata nei confronti del mondo della birra deriva, secondo me, proprio da una scarsa comunicazione e dalla difficoltà di diffusione della birra di qualità nel nostro Paese. Quello della birra artigianale è un universo assolutamente straordinario. Le caratteristiche che identificano il prodotto artigianale sono le seguenti: non è filtrato, non è pastorizzato, non contiene conservanti. Quattro semplici ingredienti (acqua, lieviti, malto e luppolo), interpretati dalla tecnica e dall'esperienza del mastro birraio, possono dar vita ad un'infinita possibilità di combinazioni e risultati dalle mille sfaccettature. Complessità, eleganza, persistenza, finezza, intensità, ampiezza, potenza sono tutti termini che appartengono al mondo della degustazione non solo del vino ma parimenti a quello delle birre eccellenti. La tradizione gioca un ruolo fondamentale là dove il terroir, nel senso francese del termine quando riferito al vino, perde di significato. Ecco quindi gli stili birrari prendere il sopravvento dalle interpretazioni più classiche a quelle più innovative, da quelle storiche a quelle provocatorie e sperimentali. La cultura birraria in Italia sta vivendo un nuovo fermento, il consumatore attento cerca, sempre con maggior curiosità e convinzione, di conoscere e provare le birre di qualità.
Per questa ragione abbiamo pensato di dare vita a "Birra club", una rubrica dedicata esclusivamente alle birre artigianali di qualità, con lo scopo di offrire ai lettori uno spaccato della migliore produzione estera e italiana.

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