Da Sbanco, con il birrificio Eastside e Califano

Sbanco

Immaginate la scena. Al tavolo seduti con me, Luciano e Tommaso, due dei soci del birrificio Eastside di Latina, sul tavolo la Bimba Mia, che se vi ricorda Califano non avete sbagliato (è la nuova dei ragazzi, grandi fan del cantante), e poco più in là le pizze del mito Callegari escono dal forno, per passarmi davanti in un andirivieni destinato altrove da me.

Ora, secondo voi, è facile per me concentrarmi su qualsiasi cosa esista in quel momento nel mondo creato, oltre a quella pizza con bufala che occhieggia profumata e sensuale, adagiandosi mollemente sul pomodoro caldo?

No. Affatto. Sono da Sbanco non più tanto recente ma molto nota creazione romana di Callegari (Sforno, Trapizzino), Pucciotti (Epiro, Barley Wine) e Campari (Birrificio del Ducato) dove non pensare alla pizza è impossibile. Ci vai apposta. E parti pure da lontano.

Ma l'ospitalità di Pucciotti, e la serie di informazioni e aneddoti dei ragazzi di Eastside, mi fanno presto dimenticare la fame (almeno fino all'arrivo della pizza).

Partiamo, l'attacco è veloce, prendo la mia Bimba, e cerco di stare dietro il flusso di racconti.

Definita una hoppy saison, direi anche una degna farmhouse, per restare in ambiti comunque contigui, si presenta torbida (vanitosa, come una juicy) e compatta sotto una bella schiuma bianca. Selvaggia quanto basta e piuttosto rustica (termine sul quale Luciano torna spesso), grazie anche all'inoculo del Brett Claussenii nella fase di infustamento. Sentori agrumati e di frutta a polpa gialla la caratterizzano, mentre nel finale prevale, dopo l'erbaceo, la parte amara e secca. Loro intanto chiosano sul nome, nato dalla passione per Califano, che solitamente ascoltano durante la produzione. Io guardo il bicchiere vuoto, ascolto loro, ma intanto me li immagino impegnati tra i fermentatori, a cantare che tutto il resto è noia.

Questa birra, mentre bevo, viene presentata in contemporanea presso 60 locali per accogliere l'autunno, ma mentre voi leggete, è passato quasi un mese e io l'ho bevuta di nuovo a Eurhop, trovandola anche più buona.

Fa parte della produzione stagionale, come anche ad esempio la Spring Break, la primaverile, caratterizzata dai mandarini cinesi fatti inviare appositamente da un piccolo produttore siciliano (che così messo può destabilizzare il cartografo fobico quanto ingolosire l'appassionato gastronomo) o la Six Heaven, Ipa al cocco. Nel frattempo passiamo alla Bad Side, berliner weisse (nel nome la collaborazione con Francesco uno dei ragazzi di Brewing Bad) leggera e beverina, dalla finale acidità rinfrescante del lime e del pompelmo, che probabilmente replicheranno, ma con le buonissime visciole locali, intorno Sezze.

Intanto, penso a quanto sia complicato per le rispettive compagne, convivere con qualcuno che durante la settimana mantiene un'occupazione professionale e nel week end lavora in birrificio. Birrai a tempo libero o appositamente liberato, più volte mi dicono quanto sia fondamentale per loro l'appoggio della famiglia. I risultati però ripagano i sacrifici, vista la rapida notorietà, che li ha portati da uno stato di bravissimi homebrewer, prima a cimentarsi come brewfirm e da poco con un vero e proprio birrificio.

Le birre

Tra i sei nomi della produzione invece ormai fissa, e reperibile da nord a sud, ci sono:

Soul Kiss la primogenita. Un'apa che svela da subito il forte orientamento luppolato di stampo americano dell'intera produzione. Fruttata e resinosa, sentori di passion fruit e pompelmo, l'amaro è netto ma non invadente. Un bacio dell'anima, nelle intenzioni, ad unire cielo e terra.

Sunny Side 7% IPA, ormai definibile un classico, nel nome la fortunata condizione della propria terra, tra le poche in Italia a godere di una perenne esposizione al sole, d'estate come in inverno.

Sera Nera 6,5% IPA scura, cremosa e dalle note torrefatte dei malti a supportare la luppolatura resinosa e tropicale. Chiedo del nome, anche se già so. Eh già. Luciano tentenna (e fa bene), ma solo per un attimo. Una risata precede la confessione. Sì, il nome tradisce l'omaggio proprio a Tiziano Ferro, un conterraneo che ha avuto fama e successo. A me Ferro proprio non piace, ma la birra sì, eccome. E la scelta coraggiosa ripaga almeno di un nome al di là di tutto suggestivo (se fosse stato il titolo di una canzone già di Paolo Conte ad esempio, o -chapeau- di Branduardi, per dirne uno, molti avrebbero detto anche essere anche affascinante ne sono certa)

Sweet Earth brown ale 6% (stile ancora poco diffuso nella produzione italiana) in cui predominano caramello, mou e tostato. La “dolce terra” è riferita alla bonifica dell'Agro Pontino, quando lotti di terra erano assegnati ai contadini, che ne assaggiavano un po' per provare quanto buona fosse da coltivare. E come per il terreno spesso, sono la torba e i sentori affumicati a prevalere.

Nel frattempo...Abracadabra! per magia mi trovo davanti un'altra birra. Lo so. Volevo dirlo. Perdonatemi.

Abra Cadabra però è il nome vero. Parliamo di una session brettata, perchè se è vero che l'animo di East Side risiede nella luppolatura americana, è anche vero che i ragazzi sanno strizzare l'occhio a qualcosa che sia più modaiolo (in ogni caso anche la luppolatura americana gode sempre di ottimissima salute in quanto a moda).

L'Abra Cadabra 4,8% è una session IPA molto dissetante come da stile o pseudo-stile, ma anche in questo caso atipica considerato l'utilizzo del Brett Trois, un ceppo, credo ibrido se così si può definire, di Brettanomyces, in grado di conferirle sentori di frutta tropicale, in modo particolare all'ananas.

Loro non amano le session, definite anche acqua luppolata, eccezion fatta per Vento Forte (Andrea maestro nazionale nel genere, a mio parere), per questo motivo hanno cercato un tipo diverso di struttura, più sostenuta e quasi vellutata, motivo dell'utilizzo dell'avena, oltre ad una serie di luppoli americani.

L'aspetto è molto torbido, e infatti ci scherziamo su, tirando in ballo nuovamente la querelle sulle juicy. Sostiene che se il risultare tale è frutto naturale di un lavoro 100% artigianale allora ben venga, già diverso quando l'effetto è cercato.

Intanto si continua, ma in un attimo mi accorgo essersi fatto tardissimo.

Mi congedo da tutti, lasciando ovunque una promessa: alla pizza che tornerò solo per la sua soffice pasta e il caldo sugo, alla bufala che la rispetterò ammirandola da lontano, pena la mia morte, a Eastside che ci rivedremo al birrificio.
E nel mese successivo tornerò da Sbanco tutte le settimane, Eastside lo ritroverò a Eurhop e la Bufala tenterà di sedurmi ancora, ma io mi sarò consolata in fretta, con un'altra Bimba.