lavinium birra club


Il mio sabato del Villaggio in Val D'Orcia: tra le eccellenze di Italia e Belgio
Fortebraccio di Norvegia ha radunato l'armata. Delle birre


24 settembe 2013


L'ingresso e l'area di parcheggio


Tutto precludeva ad una mia defezione: trasloco in corso, rinunce di amici loro malgrado, la moto in revisione, la macchina ormai passato remoto, la stanchezza accumulata, tutto, tranne la mia voglia immensa di partecipare al Villaggio della Birra di quest'anno.
Detto fatto. Sveglia presto, corsa al noleggio auto dell'ultimo secondo camuffati da turisti a Roma, e via verso Siena, a Bibbiano. Imprevisti lungo il percorso mi hanno fatto sorgere il dubbio che qualcosa complottasse contro, ma il mio mantra interno era ormai partito in loop: Nogne De Ranke Loverbeer Boelens De la Senne Den Hopperd Olmaia Extraomnes Foglie d'Erba Toccalmatto Ducato...

Il casale del Villaggio della Birra

E poi la Fattoria La Piana, incantevole cornice (nessuna locuzione stilistica, sembrava davvero un dipinto) ad ospitare l'ottava edizione della manifestazione.
Organizzazione direi perfetta, per quanto mi ha riguardato almeno, arrivata in un orario favorevole, il sabato ora pranzo (ad hoc per la prima birra) ho trovato prati verdi e bambini che giocavano scalzi (ancora non avevo bevuto). Fila ben distribuita e scorrevole, fattore di importanza fondamentale come sa chi è avvezzo a questi eventi, costo assolutamente onesto, 3 euro il bicchiere, un calice a tulipano adatto al genere predominante, e 2 euro a gettone (2 gettoni per un bicchiere classico da quasi 33 cl). Tutto ciò considerata la qualità dei nomi che di lì a poco avremmo bevuto.
In programma, come ogni anno e sempre meglio: laboratori (immancabile e insostituibile Kuaska, per chi non lo conoscesse, esperto maximo in Italia soprattutto per quanto riguarda la produzione belga), seminari, spazio agli homebrewers e cotta pubblica. Ah, e il pre-villaggio del venerdì, con i birrai appena arrivati e qualche chicca one night show. O shot.

Il salone interno

I birrifici sono ben sistemati nel casale, in uno spazio cantina, che immagino abbia permesso di preservare almeno in parte la temperatura dei fusti, ricordo ben altre manifestazioni in cui i birrai hanno fatto appello a tutta l'arte prestigiatoria per difendere le birre da temperature esterne infuocate, conigli compresi. I birrifici presenti, beh, quelli citati bastano a farsi un'idea piuttosto gustosa della preponderante presenza belga accanto a quella italiana, incontro che da sempre contraddistingue il Villaggio, ma passerei direttamente al dettaglio.
Elemento molto importante la presenza dei mastri birrai per ciascun nome: la passione e la cura nell'illustrare la propria produzione e le scelte a monte, spesso anche le storie a margine, è qualcosa in grado di guidare l'esperienza di chi partecipa, con un arricchimento semplice da capire, unico.
Iniziamo ad assaggiare non prima di aver reso il doveroso omaggio alle nostre eccellenze. Vado quindi a riempire il bicchiere da chi conosco e amo da anni.

Hilary Antonelli fra Elena e Valter Loverier

Attratta come da una calamita (sempre che qualcosa associ il mio corpo a quello di Wolverine) mi dirigo da Loverbeer, L'Olmaia e Extraomnes. Quasi in contemporanea.
Prima ancora di avvicinarmi a Valter Loverier, è il sorriso aperto di Elena, sua moglie ad accoglierci, con tutta la dolcezza e la simpatia in grado di irradiare. LoverBeer non ha bisogno di molte presentazioni: BeerBrugna, D'UvaBeer, BeerBera, Madamin sono le splendide rappresentanti al Villaggio, birre di cui approfittare in questi casi. Non è stato sempre facile trovarle alla spina, anche se ammetto che negli ultimi tempi Roma presenta una buona distribuzione continuativa, addirittura a Ciampino (King Arthur) LoverBeer è uno dei nomi quasi fissi. Ciò detto, abbiamo assaggiato di nuovo tutto, giusto a conferma di ciò che avrei scritto, eh...onor di cronaca e amor di scrittura. Uniche.
A pochi passi altro birrificio che gioca in casa, L'Olmaia dalla Val D'Orcia. Il km zero assoluto. L'esuberanza, oltre alla professionalità di Moreno Ercolani (mastro birraio insieme al socio Cisco) è contagiosa. Per farsi un'idea: per la presentazione della Starship, in primavera è stato organizzato un tour romano con fusti da svuotare e musica dei Led Zeppelin.

Olmaia

La Starship c'è, si tratta di una bitter ambrata, malti e luppoli inglesi. Buona, da provare certamente, ma la mia attenzione è subito dirottata verso la mia passione, la Ecstasy of Gold, una golden ale con tanto, tanto ma tanto luppolo.
Nata dalla collaborazione con Mirko Caretta del Bir & Fud di Roma, fa parte del progetto Buskers, una sorta di birrificio itinerante che di volta in volta vede una nuova collaborazione con diversi birrai "amici".
Il nome, anche questa volta legato al mondo della musica riprende il titolo della canzone composta da Morricone per la colonna sonora de "Il buono, il brutto e il cattivo" (cui sono seguite una serie di cover, tra le quali non posso non osannare l'intro dei Metallica).

Hilary tra gli stand

Tutte presenti le classicone di casa La 5, La 9, PVK, e BK (con grano avena e spezie locali). Passaggio obbligato da Extraomnes di cui mi rimane il rimpianto di una mancata sosta più lunga. Luigi Schigi D'Amelio è molto noto ai più e non solo a loro dato che la sua birra rimane tra i nomi in assoluto più validi della produzione italiana in un panorama sempre più esteso oltre confine.
Tutto ciò meritatamente. Il fatto che Blond e Zest siano presenze fisse a casa mia non interesserà a molti, ma che siano all'unanimità riconosciute ottime (premi compresi), dovrebbe almeno costituire un segnale per procurarsene qualcuna per chi non l'abbia mai assaggiata. Schierate, oltre alle citate, anche Tripel, Hopbloem, e quelle che mi spiace non avere assaggiato (ma rimedierò presto): Weltanschauung e Wallonie, una saison con aggiunta di percentuale di segale e un pizzico di zucchero candito, che richiama la regione del Belgio e la relativa tipologia di produzione.

Lo stand delle birre belghe

Tra un assaggio e l'altro non mi accorgo del tempo che passa, a differenza del mio stomaco: i morsi della fame iniziano a sovrastare quelli della sete (quelli che ormai...beati loro) passo quindi alla zona cibo. La scelta proposta non è male, anzi: pasta, carne, cotta nella birra o sulla griglia, da mangiare sui tavoli allestiti o ordinatamente sul prato è un buon pranzo, soprattutto in questo tipo di eventi. Nel frattempo come da programma si svolgono gli incontri formativi e i laboratori, Moreno che corre facendo lo slalom tra le persone (e i loro bicchieri pieni) mi fa sorgere il sospetto che sia previsto con urgenza come oratore.
All'aperto ci sono le famiglie con i bambini, impegnati a giocare con gli animatori o in braccio ad agguantare il bicchiere della mamma (metodo Montessori: modello costruttivista applicato). Pertanto mangio e mi guardo in giro. Mi godo il profumo di campagna e chiacchiero con gli amici che incontro. Poi riparto.
La seconda tranche ovvero di come i nostri eroi partirono per il Belgio per finire rovinosamente (per le proprie tasche) in Norvegia.
A stomaco pieno, ambientata, acclimatata, prendo il via con piglio da analista mirato e calcolatore.

L'utilissimo prato per rilassarsi con una buona birra

Seguono in sequenza:
Oude Bruin Verzet assaggiata con amici appollaiati sul trespolo che da dietro la spalla continuavano a ripetere quanta mela, quanto limone, quanti frutti di bosco (e mi saliva la voglia di macedonia) tutti in una ventina di cl, io l'ho apprezzata tanto. Al di là della piantagione di frutta che può portare con sé, è piuttosto gradevole con il giusto grado di asprezza. Boon Lambic mi ha sorpreso, mi è piaciuta molto. Non acida come vorrebbe il genere, ha sapori agrumati ed è deliziosa in tutta la sua bevibilità.
Di Haandbryggeriet, altro esempio di birrificio norvegese con la tendenza a luppolare, ho bevuto la Norvegian Wood una buona birra affumicata, ambrata, chiara, facile, ma con un qualcosa di agrumato, fruttato, amara nel finale senza disturbare. Malti affumicati e bacche di ginepro, un po' di sentore caramellato, ripeto non è male, anche se per il genere ho un debole per la Rauchbier (da bere a Bamberga per molteplici ragioni, in bottiglia perde fascino), meno dolciastra, più equilibrata e secca. A seguire passo alla Dobbel Dose, un Imperial Double IPA sostenuta, luppolata, buona ma di questa inizio a sentirne la gradazione (9%).

I fusti gialli

Faccio un salto da Foglie D'Erba, splendido birrificio del Friuli, che difficilmente delude, anzi, per quanto mi riguarda mai lo ha fatto. Ho assaggiato la Great Gatsby: se fossi un passante capitato lì cui offrono per caso (fortunata me) un bicchiere di questa session IPA, direi che è ottima, equilibrata ecc. Se fossi invece una persona che già da un po' conosce le birre di Foglie D'Erba, direi che mi aspettavo forse qualcosa di più. Ormai ci ha straviziato (sia me che il passante incauto e fortunato) pertanto ci aspettiamo sempre altissimi standard. Eh...oneri dei grandi.
Con Toccalmatto altra garanzia, ecco ReHop in grandissima forma, il suo essere così pulita permette di assaporarla in tutti gli aspetti. Tra l'altro scopro da poco che è stata segnalata al top delle tre ultime edizioni delle guide Slow Food ma poco importa, a me almeno. Una bella schiuma pannosa apre all'equilibrio: attacco più maltoso lascia spazio a sapori agrumati e all'amaro non forte né fastidioso della fine. La ricetta è cambiata negli anni, ma il Re indossa sempre il mantello con una certa eleganza.
Altra storica, la Zona Cesarini, di cui sono un'amabile estimatrice (lodi e sbrodi sempre urbi et orbi) però a pompa non l'ho trovata al massimo, la preferisco alla spina. La mancanza di carbonazione ne spegne un po' il corpo in favore di sapori troppo dolciastri, almeno in questa occasione. Ho invece assaggiato per la prima volta la Tabula Rasa, quasi un anagramma di Taras Boulba (perla di Brasserie de La Senne godurioso birrificio belga presente pochi stand più in là) cui rimanda parecchio. Pallida imago? Per nulla, a me è piaciuta molto.
Tra le spine avevano anche la loro Gose, la Salty Angel, un genere osannato da esperti appassionati (per gli intenditori Lipsia è una tappa del Walhalla), a me la birra salata proprio non piace. Fortuna che il mondo è vario. Ecco. L'ho detto.
Faccio un salto da Boelens, ma stavolta lascio che sia il mio compagno di scorribande odierne a goderne, ottimo birrificio, non assaggio nulla stavolta, voglio concedere il gran finale alla mia passione.
Prima però un assaggio del tutto curioso presso Hof Ten Dormaal di cui avevo notato la Dark Cognac. Ebbene, delusione. In parole semplici, come se un birraio avesse per le mani una birra molto maltosa, già a monte non eccelsa, e decidesse di piazzarla, così, per variare, in botti di cognac. Tutto ciò senza una vera ricerca iniziale di armonia tra gli ingredienti. Non so, io l'ho trovata un po' confusa nei sapori.
Pertanto ora più che mai si fa insistente la scelta di ritorno a porto sicuro. Mi dirigo ancora più a nord e termino la mia giornata dai glaciali norvegesi di Nogne. Glaciali in tutti i sensi dato che dietro le spine per un po' ho dubitato ci fosse una persona vera o un automa settato su risposte predefinite.

Birreria Ducato

Sono troppo abituata al calore e all'ospitalità dei nostri mastri birrai, che lavorano, si stancano, ma scherzano, ridono, spiegano le loro birre e lo fanno sempre con passione, se hanno qualcuno di fronte veramente interessato (anche davanti richieste assurde, sia quelle degli snob birrofighetti, passatemi il termine, sia quelle dei totali incompetenti).
Ho avuto l'impressione che in effetti alla fine siano stati proprio loro a costituire il cuore del Villaggio. Vero è che l'incontro Italia Belgio (e limitrofi) propone sempre standard molto elevati di produzione e offerta, ma in questo caso mi sembra che i nostri nomi siano stati non solo all'altezza ma eccelsi (e non ho citato Birrificio del Ducato e Barley altri nomi importanti).
Però, come accennato poco fa, la mia chiusura è l'eccezione che conferma la regola, più che altro perchè ho la possibilità di bere qualcosa che non capita così spesso di trovare alla spina.
V
edo la Ø di Nogne. E passo all'assaggio. Alla bevuta. Più adatto. Nogne: 100% Peated il nome poco originale (altri direbbero minimal) indica a ragione il sapore torbato del whisky scozzese. Al naso il concetto è immediato o più romanticamente: avvicinando il bicchiere la ventata di torba mi agguanta le narici (con scogliere battute dal vento sullo sfondo).
Nonostante gli 8,5 gradi, è piuttosto beverina, il corpo non è quello che mi aspettavo e ne godo all'assaggio (e a quello successivo), anche con troppa velocità. Buona, ma Nogne mi ha già conquistato da anni.
500 Imperial IPA semplicemente stupenda. Per il mio gusto una delle più buone, simile nella complessità di sapori, che emergono in successione, alle IPA americane, ovviamente mi riferisco al Gotha, non alle bastachecisiaunamareadiluppolo.
Questa è pesantemente luppolata e anche alcolica (10%), impegnativa ma bevibile, astringente ma in grado di variare i sapori, coinvolgendo ogni parte della bocca, palato, papille, vestibolo, lingua ghiandole (sto seguendo il grafico scientifico di wikipedia). Direi che mi piace parecchio.

Nogne

India Saison ovvero quando la fredda Europa incontra i tropici. Birra sperimentale o meno, si tratta di malti belgi e luppoli australiani. Risultato è una birra luppolata come vuole lo stile della casa, ma con sapori tropicali, il coriandolo mi riporta alla saison, il finale amaro ma non eccessivo, erbaceo chiude perfettamente l'assaggio. Anche in questo caso, nonostante una gradazione alcolica verso l'alto (7,5%), tra note agrumate e un malto lieve, la birra scende giù facilmente.
Tanto facilmente che solo dopo un po' mi rendo conto che è arrivata l'ora di tornare, non sono infatti tra i fortunati che campeggeranno durante la notte presso la fattoria. Altra novità suggestiva oltre che funzionale, la possibilità di fermarsi con tende e camper in un'area dedicata per rimanere per tutta la durata della manifestazione, evitando ritorni accidentati (torna l'amico sobrio e/o astemio come tesoro del proverbio).
Costretta ad andare via mi perderò un evento nell'evento cui tenevo particolarmente. In serata è prevista infatti l'anteprima video dei ragazzi di Beer in Italy, il primo programma interamente dedicato alla birra artigianale italiana. I video, pensati come un omaggio alla scena brassicola nazionale, hanno visto protagonisti più di 40 tra publican, homebrewer, birrai e personaggi legati al settore. Un piccolo assaggio del caleidoscopico mondo che si potrà conoscere da vicino guardando la serie.
Non anticipo nulla, perchè aspetto di vedere i video e perché intendo riprendere i ragazzi alla prossima occasione, probabilmente a Fermentazioni il week end successivo. Qui come non mai vale lo Stay tuned dato che il progetto è totalmente nuovo sulla scena e ho ferma intenzione di approfondire.

Il cortile esterno

Epilogo: sono molto soddisfatta della giornata. Il sorriso che campeggia sulla mia faccia (lui ha fissato i paletti) porta a casa ancora una volta: belle sensazioni gustative, qualche nuova birra da approfondire, belle conferme e poi, professionisti del settore all'opera con più o meno passione ma sempre di passione si parla, amici già cari, e amici da poco acquisiti.
Malti da Legare mi riferisco a voi! Di loro (si possono facilmente scovare notizie in internet) mi rimangono chiacchiere, brindisi, risate, smorfie, e anche una birra, la Zeja (sete in Sloveno) nata dalla collaborazione di Luca Celoria dei Malti con il Birrificio Lariano. Del resto il mio tulipano del Villaggio è quasi vuoto, il tempo di arrivare a casa, stappare la bottiglia, riempirlo di nuovo per non farlo appassire e, ovviamente, farvi sapere.

E' l'ora del tramonto