lavinium birra club


Se una notte d'inverno un viaggiatore...vuole bere una birra stagionale

2 gennaio 2015


Birre sotto l'albero 2014Qualche sera fa un mio amico che vive da anni a San Francisco, tornato a Roma per le feste, mi chiede di portarlo a bere una buona birra, come piacevole intermezzo tra un luculliano pranzo in famiglia e una nottata di giochi a carte, tra dolci e spuntini di mezzanotte (giusto per non perdere l'allenamento vestibolare).
L'impegno è notevole, qui le aspettative appartengono ad un italiano in California, un amante del buon bere in una terra di birre di alto livello e di profumi inebrianti di luppoli freschi (il mio personale tributo, quasi onirico ripensandoci ora, è stato un bel viaggio l'estate scorsa), affermazione tanto vera da scadere nell'ovvietà.
Però dalla mia, italiana in Europa, ho tutta una tradizione classica da sbandierare, che in inverno e in modo particolare sotto natale, tira fuori diverso estro.
Gli anticipo così che ha mancato per poco "Birre sotto l'albero", evento che si è svolto a metà dicembre organizzato da Ma Che e Bir&Fud, coinvolgendo numerosi locali non solo romani.
Di cosa si è trattato? Di grandi birre, per cui l'attesa ha raggiunto il firmamento, compresi pronostici e discussioni varie su quanto sarebbe stata buona la Stille Nacht quest'anno, ma l'anno scorso era sottotono, no ti sbagli era l'anno prima, e file chilometriche per un goccio di quei nomi appunto ormai entrati nel mito, a prescindere da tutto.
Tutto ciò alla presenza dei mastri birrai, stavolta non al bancone, ma mimetizzati o quasi tra i presenti (essere diversamente sobri immagino non sia un fattore sufficiente per una buona mimetizzazione).
Di fronte alla curiosità del mio amico le chiacchiere stanno a zero, almeno finché non ci sediamo davanti al bancone. Abbandoniamo quindi panettoni, canditi e spezie varie per ritrovarli poi tutti nel bicchiere. O quasi. Ricordo infatti che le birre natalizie nascono in Belgio, si tratta di birre speziate con aromi che riportano ai dolci stagionali e ai loro ingredienti, frutta candita, miele, zenzero, cannella, chiodi di garofano, e tendenzialmente sono caratterizzate da un'alta gradazione alcolica.
Nel tempo la tradizione si è mantenuta, anche se crescente è la tendenza dei birrifici a creare birre sempre più personalizzate.

Stille Nacht De DolleUna premessa mi preme: a Birre sotto l'albero, la Stille Nacht di De Dolle unanimemente la più attesa, quella per cui l'apertura del fusto è stato programmato alle 16 del pomeriggio, e per cui alle 16 del pomeriggio è stata prevista l'invasione di via Benedetta, e per cui alle 16 del pomeriggio via Benedetta è stata effettivamente invasa, non è stata ritenuta alla fine la più meritevole. Non posso dare il mio contributo al riguardo, non ho avuto modo di assaggiarla, però posso concorrere alle pubbliche lodi per la Kerst Reserva di Extraomnes, vera stella e strenna di Natale.
Per la prima (12 %) non posso non rifarmi alla descrizione che ne fa Kuaska (e che sempre attrae chiunque ne abbia da scrivere): ogni millesimo di questa birra ha un qualcosa di magico ed un percorso diverso, e nonostante tutti gli sforzi dettati dall'esperienza, difficilmente classificabile. Può capitare un'annata che, giovanissima, appaia francamente deludente, facendoci dubitare sul lavoro di De Dolle e che, dopo pochi mesi o qualche anno, si schiude come una bellissima farfalla dalla sua crisalide. E viceversa, Stille Nacht battezzate dagli esperti come capolavori assoluti, che durante la maturazione perdano verve senza confermare le promesse di lunghissima vita e di gemma assoluta (Fermento).
I suoi sapori attraggono, restando comunque in un equilibrio rassicurante che passa dalla dolcezza iniziale all'astringenza finale, tra malto, miele, frutta, insomma senza troppe descrizioni, a ciascuno il diritto di godersela come vuole, nell'annata che preferisce.
La Kerst Reserva (12%) è la versione passata in barrique della Kerst base del birrificio. Quest'ultima, nasce proprio dalla passione di Schigi per le natalizie fiamminghe, come una sorta di omaggio, ma non solo (del resto nella storia non sono pochi gli allievi che superano i maestri, ed io sento già i cieli tuonare...), proprio verso la Stille. La mela è l'ingrediente di cui si vocifera la presenza nella belga e la mela, sotto forma di concentrato biologico della Val di Non, è ciò che rende la Kerst Extraomnes una birra con un buon corpo, si tratta di 10 gradi, ma da una freschezza acida che rende la bevuta più che piacevole. La Reserva si ottiene da un passaggio di circa 6 mesi in barriques che hanno contenuto vino, sosta che conferisce alla birra ulteriore complessità, una leggera vaniglia e un tratto vinoso, che nel processo di maturazione in bottiglia si integrano con il frutto arrivando a note di Calvados. Per il 2013 il vino che aveva sostato nelle botti era stato il Barolo di Marziano Abbona (produttore in Dogliani).
Perchè non una Kerst Reserva 2014? Semplice, perchè quest'anno il lavoro delle botti non è stato soddisfacente per gli alti standard che caratterizzano abitualmente la produzione del birrificio di Marnate.

Dram ExtraomnesLa Dram (13, 5%), ancora Extraomnes, è un'altra birra che senza dubbio merita le attenzioni della stagione. Nasce dalla possibilità di usare i quarter cask selezionati dal mastro distillatore di Laphroaig, botticelle di circa 125 litri, arrivate in Italia e divise tra Extraomnes, Menaresta e Pavese. Dopo un passaggio in botte di 7 mesi, si è giunti ad un prodotto dalle note fortemente caratterizzate dalla parte "marina" del Laphroaig, il sale, l'alga, lo iodio, che permettono abbinamenti anche molto interessanti quanto difficili solitamente, come con bottarga di muggine e ostriche.
Noi non abbiamo pasteggiato, del resto portavamo in dote un carico alimentare degno di un bravo esorcista, ma ammetto che già a questo punto avevo guadagnato diverse posizioni nella divertente querelle brassicola tra Europa e Stati Uniti.
Da quegli stessi cask Laphroaig, Marco Valeriani ha creato la Dannata (10, 5%), una imperial russian stout invecchiata 9 mesi. Molto buona, ennesima validissima creazione del birrificio Menaresta, che raramente sbaglia colpi, o meglio mai, almeno a mia memoria. Le sue caratteristiche: schiuma color nocciola, nera, densa, impenetrabile, corposa. Cacao, caffè, vaniglia, e ovviamente del torbato dato dal whisky, anche se lieve. Una delle mie belle scoperte del mese.

Fou Foune CantillonLa Fou Foune di Cantillon e la Quarta Runa di Montegioco hanno caratterizzato gli altri assaggi della serata. Entrambe sono accomunate dalla presenza dell'albicocca.
La Fou Foune (5 %) di cui è nota la storia risalente all'incontro tra Jean Pierre Cantillon e Daronnat "Fou Foune" coltivatore delle pregiate albicocche Bergeron, è una birra estremamente piacevole. Dorata e lievemente torbida, il più delle volte è insuperabile, una di quelle birre che difficilmente restano confinate al primo bicchiere. Stagionale, la sua produzione è limitata ai 3000 litri l'anno.
La Quarta Runa (7%) vede l'aggiunta delle pesche di Volpedo, quelle e solo quelle. Riccardo Franzosi, birraio di Montegioco è molto chiaro al riguardo, se quel raccolto non è andato bene, la birra non s'ha da fare. Fortunatamente quest'anno è stato possibile averla di nuovo. Di color aranciato carico, dai sentori di pesca matura, con note floreali di rosa e di mandorla amara. Caratterizzata da una lieve acidità, finisce con un'inaspettata e lieve luppolatura. Ho una forte simpatia per questa birra, a mio modo l'attendo anche io con una certa trepidazione, e a mio modo amo trovare le caratteristiche che la differenziano di anno in anno.
Per completezza di informazioni, e anche perchè ammiro molto la produzione di LoverBeer, mi sarebbe piaciuto assaggiare anche la sua recente For Fan, creata a partire dalla base di Beer Brugna cui è stata aggiunta una generosa quantità di albicocche.
Proprio con LoverBeer la serata inizia a volgere al termine, il mio compagno di bancone mi chiede se quella Madamin alla spina è la stessa che vede distribuita nei liquor store in California. Gli dico che Loverier da sempre esporta buona parte della produzione negli Stati Uniti.
Allora lui mi dice che forse alla fine ha ragione, che al sole della California starei meglio, troverei i luppoli americani ma anche le birre di casa mia, con qualche difficoltà ma in uno scambio comunque a mio favore. Che non troverei tutta questa produzione belga, che non avrei tutte queste birre natalizie, ma là non troverei neanche questo freddo. Allora ribatto che un natale senza freddo non è natale (non so cosa ho detto, non ci credo neanche io, ma ormai lo devo, a chi non lo so, ma reggo la parte) (ancora per poco però, penso un attimo dopo, proprio quando una sferzata gelida entra dalla porta del pub).
Molto meglio prendere un altro sorso e sentire che quella è proprio una buona birra, e ora mi interessa solo godermela come merita.
E poi, chi ha detto di aver rinunciato alla California?