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La birra
Altromercato nasce dall'esperienza dei maestri birrai fiamminghi di
un'antica "brouwerji" belga situata nei pressi di Gent e le cui origini
risalgono al XVII secolo. Trovo giusta la scelta di non riportarne il nome
in etichetta dove si vuole, invece, porre l'attenzione e valorizzare i
prodotti impiegati per la sua realizzazione. La quinoa è una pianta
coltivata da oltre 5000 anni sugli altipiani delle Ande ed è da sempre cibo
essenziale e pianta sacra per le popolazioni locali, grazie alle numerose
proprietà nutritive. Minacciata dall'avanzare delle monoculture viene difesa
dalle popolazioni indigene come prezioso elemento di identità culturale ed è
divenuta simbolo di biodiversità per il commercio equo e solidale, che ha
contribuito a sostenerne la coltivazione trovandone uno sbocco sul mercato
occidentale. Dall'India viene invece il riso, parte del quale proviene da Navdanya, realtà fondata dall'economista e scienziata Vandana Shiva per
proteggere la biodiversità (intesa come base del sostegno culturale e
materiale del popolo indiano e rappresentata innanzitutto dalla coltivazione
sostenibile del riso) e per difendere le sementi tradizionali dall'invasione
di quelle transgeniche. La canna da zucchero è prodotta da Coopecañera, una
cooperativa nata nel maggio del 1972 in una zona del Costa Rica
particolarmente povera, dove la sua coltivazione è l'attività economica
prevalente. Prodotta con una doppia fermentazione, la seconda avviene in
bottiglia, questa birra scura richiama alla mente, sin dall'aspetto, una
"stout" dalla struttura ricca e importante. Note di caffè tostato, spezie e
frutta secca arrostita caratterizzano l'olfatto. Al palato ho preferito
decisamente questa versione alla chiara che palesava un residuo zuccherino
piuttosto evidente. Il finale è in questo caso secco ed asciutto,
piacevolmente amarognolo, rinfrescante e persistente. Sfiora le 4
chiocciole. Voto: @@@ (degustazione in data: 01/2008)
Fabio Cimmino
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