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Birra club - rubrica a cura di Fabio Cimmino
Premessa In questi anni ho continuato a coltivare, insieme alla passione per il
vino, quella per le birre, artigianali ovviamente. Purtroppo ho
constatato che questi due mondi apparentemente tanto vicini non sono mai
stati così lontani. Basta visitare alcuni dei siti internet più
rappresentativi dedicati al vino per rendersene conto. Il vino e
la birra hanno continuato a vivere come due entità separate
con rare e, spesso, improbabili contaminazioni. Solo di recente alcune
riviste cartacee hanno cominciato ad occuparsi in maniera continuativa,
sempre più competente e seria, di birre di qualità e contemporaneamente
le prime etichette hanno fatto capolino in qualche enoteca gestita da
proprietari particolarmente illuminati. Continua ad esserci una malcelata
diffidenza di fondo nei confronti di un prodotto
tecnicamente riproducibile (una ricetta perfettamente
replicabile all'infinito, venendo meno le variabili pedoclimatiche che
sconta, invece, il vino). Secondo molti la birra non sarebbe in grado di
poter suscitare le stesse emozioni di un grande vino. Nulla di più vero
e di più sbagliato, trattandosi sicuramente di sensazioni ed emozioni
molto diverse. Innanzitutto va chiarito l'equivoco della data di
scadenza, obbligatoria in Italia per legge. Si identifica in questo
modo la birra come un prodotto esclusivamente industriale, incapace di
invecchiamento o, meglio, di evoluzione, a causa del monopolio delle grandi multinazionali,
che ne arrestano il processo di maturazione per garantirne la stabilità nel
tempo. In Belgio, dove esistono e sopravvivono
i più celebri birrifici al mondo, l'obbligo di riportare la data di scadenza non
c'è, e sulle
bottiglie di questi produttori artigianali è, spesso, riportato "goût en
évolution", gusto in evoluzione. Alcuni prodotti sono, dunque, in grado
di evolvere positivamente nel tempo (ho bevuto di
recente una Lambic prodotta nel 1990 che aveva raggiunto un equilibrio ed
una complessità da suscitare le lacrime). La diffidenza palesata nei confronti del
mondo della birra deriva, secondo me, proprio da una scarsa
comunicazione e dalla difficoltà di diffusione della birra di qualità nel nostro
Paese. Quello della birra artigianale è un universo assolutamente
straordinario. Le caratteristiche che identificano il prodotto
artigianale sono le seguenti: non è filtrato, non è
pastorizzato, non contiene conservanti. Quattro semplici ingredienti
(acqua, lieviti, malto e luppolo), interpretati dalla tecnica e
dall'esperienza del mastro birraio, possono dar vita ad un'infinita
possibilità di combinazioni e risultati dalle mille sfaccettature.
Complessità, eleganza, persistenza, finezza, intensità, ampiezza,
potenza sono tutti termini che appartengono al mondo della degustazione
non solo del vino ma parimenti a quello delle birre eccellenti. La
tradizione gioca un ruolo fondamentale là dove il terroir, nel senso
francese del termine quando riferito al vino, perde di significato. Ecco
quindi gli stili birrari prendere il sopravvento dalle interpretazioni
più classiche a quelle più innovative, da quelle storiche a quelle
provocatorie e sperimentali. La cultura birraria in Italia sta vivendo un nuovo fermento, il consumatore attento cerca, sempre con
maggior curiosità e convinzione, di conoscere e provare le birre di
qualità. Per questa ragione abbiamo pensato di dare vita a "Birra club", una
rubrica dedicata esclusivamente alle birre artigianali di qualità, con lo scopo di
offrire ai lettori uno spaccato della migliore produzione estera e
italiana.
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