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Ho atteso a lungo prima di decidermi a scrivere questa scheda. Ho recensito
fino ad oggi quasi tutte birre artigianali e piuttosto particolari, non
sempre facilissime da reperire. Mi sono, allora, chiesto perché non
confrontarsi con una birra "industriale" per antonomasia e, sicuramente,
rivolta ad un mercato di massa vista la sua larghissima diffusione. Avere un
approccio snob nei riguardi, talvolta, di taluni prodotti mi accorgo
risultare un atteggiamento del tutto inutile ed ottuso. Sul fronte opposto
mi rendo conto che bisogna cercare, però, di non essere prevenuti e cadere
nella trappola di una facile e scontata stroncatura. Perché ho scelto
proprio la Heineken? Qualche tempo fa, trovandomi a parlare con un mastro
birraio di cui ho grande stima, mi confessò che una sera in pizzeria con gli
amici si era bevuto, appunto, una Heineken e pur avendola sempre considerata
un prodotto di manifattura dichiaratamente seriale ed anonimo, non aveva
potuto fare a meno di apprezzarne alcune caratteristiche. La pulizia e la
precisione, innanzitutto, che non sempre capita di ritrovare in altre birre
di simile fattura. L'odore, ad esempio, è abbastanza intenso ma sicuramente
non sgradevole e grossolano come, spesso, accade con altre concorrenti.
Certo non c'è alcun accenno di complessità, mancano le sfumature. Siamo di
fronte ad una lager assolutamente monodimensionale nel suo proporsi: il
luppolo ed il malto sono piuttosto deboli ma fortunatamente l'alcol non è
fastidioso e tende a venir fuori solo sulla distanza. Nonostante il profilo
decisamente sfuggente non mi sembrano, effettivamente, rivelabili sbavature
e nel suo piccolo appare molto ben confezionata e si fa bere. In bocca la
punta d'amaro può non piacere (basta abbassarne la temperatura di servizio)
ma è sicuramente il suo, unico, tratto distintivo: la rende meno monocorde
che al naso e ne nasconde almeno in parte diluizione ed una certa
inconsistenza. Fate, comunque, attenzione che essendo prodotta in numerosi
stabilimenti per il mondo la ricetta può variare sensibilmente. Mi è stato,
infatti, confermato da amici appassionati che, ad esempio, in Asia è
organoletticamente molto diversa. Due chiocciole possono bastare.
Voto: @@ (degustazione in data: 02/2009)
Fabio Cimmino
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