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Birrificio in provincia di Grosseto che può vantare sorgenti d'acqua fresche
e pure che sgorgano dal vulcano Amiata. Acqua a bassa permeabilità che
presenta ottimi requisiti fisici ed organolettici come leggera alcalinità ed
assoluta assenza di anomalie chimiche e biologiche. Non c'è nome che tenga.
Quando leggi in una carta una birra stile porter che l'hanno chiamata
"testarda" non puoi far altro che assaggiarla. Sì perchè una porter che si
rispetti non può non farti pensare alla testardaggine di chi deve aver
deciso di cimentarsi con questo stile e produrla nonostante le insidie e le
difficoltà che nasconde. La schiuma inizialmente generosa scompare quasi
subito, il colore rimane scuro ed impenetrabile. Al naso si avvertono note
di liquirizia, orzo, caffè amaro e lievi note erbacee derivate dal luppolo.
La cremosità del sorso ed un'importante diluizione aiutano la fase di beva.
Il finale è leggermente scomposto su qualche fastidiosa nota metallica. Ma
alla fine quello che è il suo limite più evidente, una certa mancanza di
corpo, diventa il suo punto principale di forza. Cioè sfuggire a qualunque
appesantimento gustativo, a quello sfiacchimento cui, talvolta, le note
tostate possono condurre sulla distanza. Non troverete questa birra sul sito
ufficiala della Birra Amiata. Non sono sicuro al 100% ma dovrebbe trattarsi
della Caronte che nel frattempo non solo ha cambiato nome (che peccato!) ma
anche etichetta (a dir il vero anche questa molto meno bella della
precedente, almeno, a mio avviso). Abbinamento riuscito su una tenera e
sugosa bistecca di Black Angus.
Voto: @@@ (degustazione in data:
11/2009)
Fabio Cimmino
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