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Prima di iniziare, una segnalazione di servizio. Il sito internet è davvero
originale, spassoso e merita una visita nonostante i testi non siano
disponibili in inglese (peccato!). Ho assaggiato tre birre di questo
birrificio che si trova ad Oegsteest, nel sud-ovest dell'Olanda, non lontano
dalla singolare provincia dello Zeeland, spettacolare striscia di terra, in
larga parte sotto il livello del mare, formata da un numeroso gruppetto di
piccole isole ai confini con il Belgio. Devo dire di essere rimasto
impressionato dalla grande voglia di sperimentare. La Schoenlappertje, ad
esempio, ricavata da bacche di ribes nero tutto sembra tranne che una birra
(mi ha ricordato forse più le sensazioni di un sidro per fragranza e
freschezza), la Oesterstout, scura ed alcolica, più adatta, invece, a
riscaldare fredde serate invernali accompagnando robusti piatti di
selvaggina. Sicuramente, però, la più bevibile e disimpegnata rimane la Mug
Bitter. Non che sia questa una birra facile. L'amaro della tipologia è bello
pronunciato ed il finale secco ed asciutto lo esalta in modo particolarmente
evidente. Naturalmente siamo anni luce lontani da quelle versioni,
soprattutto made in Usa, dove le unità d'amaro sfiorano livelli tali da
comprometterne la bevibilità. Birra ad alta fermentazione la Mug Bitter è
ottenuta da malto di qualità Caramalt 20 per poi essere generosamente
luppolata con Hallertau, Goldings e Challenger. Bel colore dorato dai
riflessi luminosi. Cappello di schiuma turgido e compatto. Naso fresco,
ampio, dalle piacevoli sfumature floreali. Fine e persistente la
carbonazione che sostiene un sorso davvero ben equilibrato tra le note dolci
del malto e l'amaro del luppolo. Si può abbinare tranquillamente a tutto
pasto privilegiando, semmai, quelle preparazioni grasse (anche una semplice
mozzarella di bufala oppure una fritturina) dove la punta d'amaro finale
della birra può giocare un ruolo determinante di asciugamento (passatemi il
termine) e pulizia.
Voto: @@@@ (degustazione in data:
11/2009)
Fabio Cimmino
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