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Assaggiare una "Rauchbier" cioè una birra affumicata rappresenta,
sicuramente, un'esperienza sensoriale unica sia per i degustatori più
smaliziati che per i neofiti. Avevo assaggiato per la prima volta questa
birra nella sua versione in bottiglia che è facilmente reperibile in Italia
sia nei negozi specializzati che in qualche supermercato ben assortito. E'
stato un amico che ha partecipato al mio primo corso sulle birre a portarne
qualche bottiglia in occasione dell'ultima lezione. Devo riconoscere che,
allora, non mi ero entusiasmato più di tanto pur non avendo potuto fare a
meno di apprezzarne l'assoluta originalità: il gusto davvero speciale e la
peculiarità del prodotto. Quando mi sono recato, di recente, come ogni anno,
per lavoro, a Norimberga, ho scoperto che la "Schlenkerla" viene prodotta
nella vicina città di Bamberg. Non c'è stato bisogno di recarmi fin lì per
poterne assaggiare la versione alla spina dal momento che anche all'interno
della cinta muraria dello splendido centro antico di Norimberga esiste una
mitica "Schlenkerla" Tavern (o meglio Gastatte per dirla, più correttamente,
in tedesco). Qui la Schlenkerla viene spillata, seguendo l'antica
tradizione, direttamente da botti in legno di quercia. Il nome è tutto un
programma: Schlenkern, in una vecchia espressione germanica, significa
barcollare. Come tutte le birre bavaresi viene prodotta rispettando la legge
della purezza del 1516: solo malto, lievito, luppolo ed acqua. Il malto,
però, viene ottenuto attraverso un processo del tutto particolare. "Il malto
verde, l´orzo germogliato, viene versato nella malteria della casa su una
rete metallica a maglia stretta e seccato dal calore proveniente dal forno
sottostante alimentato con legno di faggio stagionato per almeno tre anni.
Il fumo che si forma durante la combustione passa attraverso l´essiccatoio
conferendo al malto verde il suo gusto caratteristico trasformandolo in
malto affumicato". Il suo aroma ed il colore scuro derivano dal malto
ottenuto in questo modo. La Marzen è la versione che ho preferito e che
ritroviamo in bottiglia. Per la cronaca ho assaggiato anche la Urbock (più
alcolica e pesante) ma non la Weiss. La versione alla spina, naturalmente,
si avvantaggia di una freschezza che non permette di paragonarla al 100% con
la versione in bottiglia. Ed è per questo che mi sono fermato a quattro
chiocciole. Il colore è un bel mogano dalla testa bianca. Il cappello di
schiuma diventa rapidamente sottile e compatto. Al naso il primo impatto è
molto intenso e quasi fastidioso per l'insistenza delle sensazioni
affumicate. E'solo una questione di tempo che il naso si abitui iniziando
a scorgerne le sfumature più fini e complesse mentre il palato prende le
misure con il suo sapore deciso ma più accessibile. L'acidità gioca un ruolo
fondamentale nel riequilibrare il tutto e condurre in un finale fresco ed
asciutto piacevolissimo anche se non esageratamente persistente come
dall'olfatto si potrebbe presagire. E'una birra che chiama il cibo. Lo
stinco di maiale è l'abbinamento imprescindibile.
Voto: @@@@ (degustazione in data: 03/2008)
Fabio Cimmino
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