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Il birrificio, in attività dal 1595, si trova all'interno dell'Abbazia di
Nostra Signora di St Remy nei pressi della cittadina di Rochefort.
Attualmente sono una quindicina i monaci che custodiscono i segreti della
ricetta, la stessa che dà vita alle tre diverse etichette prodotte. La
differenza sta solo ed unicamente nel grado alcolico (6 tappo rosso, 8 tappo
verde, 10 tappo blu). L'acqua impiegata nella produzione brassicola viene
direttamente da un pozzo all'interno del monastero. Ho deciso di recensire
la Rochefort 8 perché è quella più facilmente reperibile dal momento che è
anche quella brassata in maggiore tiratura (basti pensare che la Rochefort 6
rappresenta appena l'1% mentre la Rochefort 10 circa 1/3 della produzione).
Il colore di questa birra è un ambra scuro, molto bello ed intenso, che vira
quasi nel marrone. La schiuma non è particolarmente generosa ma fine e
compatta. Il naso attacca con un inizio dolce, caramellato, di agrume
candito ed uva passa, frutta rossa, zucchero di canna, liquirizia e
cioccolato al rhum. Ciò nonostante lascia traspirare una notevole freschezza
olfattiva che risolve qualunque dubbio di possibile pesantezza aromatica.
Anche al palato nasconde molto bene il notevole grado alcolico grazie ad una
carbonazione ben calibrata ed una beva trascinante. Il finale è pulito,
speziato, secco ed amaro. Il rischio che si corre è di dimenticarne
l'elevata gradazione ed esagerare. Birra che merita di essere invecchiata
per qualche tempo perché in grado di sviluppare un'interessante ed ampia
complessità terziaria. Abbinamento preferenziale con il Roquefort (suonano
uguali anche se non lo sono) formaggio di pecora francese, celebre
erborinato sul quale risulterebbe sicuramente più indicata la corposa
versione "10" ma azzardare una "8" semmai ben invecchiata potrebbe riservare
piacevolissime sorprese.
Voto: @@@@ (degustazione in data:
10/2008)
Fabio Cimmino
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