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La Thomas Hardy's Ale viene considerata e presentata alla stregua di un
cognac pregiato. E' una delle poche birre millesimate, fermentata in
bottiglie rigorosamente numerate, che può invecchiare tranquillamente negli
anni. Dobbiamo credere sulla parola di chi ha avuto la fortuna di degustare
alcune rare bottiglie con più di 25 anni rimanendo assolutamente
esterrefatto. Si dice che raggiunga il suo apice dopo circa una decina d'anni
in bottiglia. Senza aspettare tanto ritengo che, comunque, un minimo di
invecchiamento possa solo giovare. La produzione della Thomas Hardy da parte
della Eldridge Pope si era interrotta per qualche anno fa (1999) per poi
riprendere nel 2003 con la O'Hanlon. Inutile dirvi che le vecchie
bottiglie, precedenti il cambio di produzione, sono ben presto divenute
ambite rarità da parte di appassionati e collezionisti. Alla vista il
cappello di schiuma è praticamente inesistente, la carbonazione quasi
impercettibile. Il naso è intenso di ciliegia e prugna matura, di frutta
secca e dolce liquirizia. Una sottile speziatura ed una suggestione terrosa
aiutano ad ampliarne lo spettro olfattivo. Con il tempo si arricchisce di
ulteriori sfumature terziarie di cuoio e tabacco. L'alcol generoso stimola
le sensazioni eteree ed insieme alle note di malto e caramello innesca,
inevitabilmente, il paragone con un grande armagnac oppure un rum
invecchiato. La luppolatura abbondante contribuisce a rendere unico il
profilo ed il carattere di questa birra. Al palato riesce a coniugare la sua
estrema complessità e la potenza con una straordinaria bevibilità. Birra da
fine pasto per eccellenza, da centellinare in un bicchiere di piccola
capacità.
Nota: questa birra evidenzia, più di ogni altra, l'inadeguatezza della
legislazione italiana in materia. Risulta paradossale e contraddittorio,
infatti, imporre la data di scadenza ad una birra destinata
all'invecchiamento. Non vi pare?
Voto: @@@@@ (degustazione in data: 03/2008)
Fabio Cimmino
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