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Si tratta di una birra prodotta con tre cereali (orzo, frumento e avena) sia maltati che crudi. Viene realizzata con tecniche moderne seguendo, però, una ricetta, risalente al 1679, dei monaci carmelitani (da cui il nome) dell'Abbazia di Dendermonde. Non lasciatevi ingannare dall'indicazione "tripel" che solitamente viene impiegata per le trappiste di elevata gradazione alcolica ma assolutamente non così zuccherine. La Tripel Karmeliet è, infatti, una birra decisamente dolce che risulta, all'assaggio, leggermente squilibrata anche dal punto di vista alcolico.
L'aspetto è dorato carico con una schiuma abbondante e cremosa. Al naso emerge in maniera predominante l'aroma intensamente maltato. Si percepiscono sentori di frumento, speziati (di vaniglia) ed erbe aromatiche (di alloro). Il fruttato è riconducibile agli agrumi canditi (limone ed arancia) purtroppo sacrificato dal punto di vista della freschezza perché tende ad essere prevaricante una marcata nota di miele, distillato e confettura di frutta gialla. Anche al gusto ritroviamo le stesse sensazioni di malto ed alcol. La progressione nel bicchiere diventa, così, piuttosto pesante e poco dinamica. Non trova nel finale il giusto guizzo per risollevarsi, buona da assaggiare ma difficile da bere andando oltre un primo generoso bicchiere. L'abbiniamo a formaggi grassi e sapori decisi. Sfiora solo le tre
chiocciole.
Voto: @@ (degustazione in data: 11/2007)
Fabio Cimmino
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