I trucioli ve li ciucciate voi!

Cari signori, non siamo certo noi a decidere cosa mettere nel nostro stomaco, anche se a volte ci illudiamo di poterlo fare. Non c'è giorno che non si venga a sapere di qualche sostanza dannosa negli alimenti che girano sulle nostre tavole.
Abbiamo avuto nel lontano (si fa per dire) 1986 lo scandalo del metanolo nel vino, che ha provocato morti e gravi conseguenze per i numerosi malcapitati che hanno inconsapevolmente bevuto da quelle dannate bottiglie.
Tutti i giorni dobbiamo lottare per ottenere maggiori garanzie, etichette più precise e dettagliate.
Ma il vero problema è che chi decide sono le multinazionali, che sotto l'egida del WTO e ora della UE, possono permettersi di utilizzare negli alimenti sostanze i cui effetti nel tempo, sull'organismo umano, non sono mai stati testati con assoluta sicurezza.
Non sono bastate le mucche pazze o i polli influenzati a far rinsavire coloro che utilizzano in modo dissennato tutte le pratiche possibili per aumentare i loro guadagni.
Si continuano ad autorizzare metodi e sostanze che danneggiano l'uomo e l'ambiente, semplicemente perché il meccanismo non si può arrestare né controllare.
Non prendiamo con leggerezza la questione dei trucioli tostati destinati a dare sentore di legno nel vino (ma chi lo ha mai chiesto?) : un conto è contenere centinaia di litri dentro una botte e un conto è mettere direttamente del legno tostato dentro al vino in affinamento.
Il liquido non si limiterà ad assorbire gli "aromi" del legno, ma ci sarà un passaggio di sostanze, di cellule, dal legno al vino, SENZA CHE NESSUNO SI PREOCCUPI DI VALUTARNE I RISCHI PER LA SALUTE!
Ma come! Ci hanno detto che il fumo prodotto dal fuoco del camino è altamente inquinante e tossico per la salute e poi ci propinano il vino al gusto di truciolo tostato???
Una persona che abitualmente beve vino durante i pasti principali, consuma almeno mezza bottiglia al giorno, che in un anno, per difetto, significa almeno un centinaio di bottiglie (ovvero 75 litri). Quali test sono stati fatti in America prima di consentire l'uso dei trucioli nel vino?
Ma non vi preoccupate, vi diranno che non c'è alcun pericolo, quei simpatici legnetti non sono cancerogeni, siamo tutti coibentati, nulla ci può più danneggiare ormai.
E se ci viene il cancro, c'è la medicina che, grazie al progresso scientifico e tecnologico, ci guarirà senza problemi.
Ah già, c'è chi i trucioli li usa da tempo, anche in Italia, perché allora, come è buon costume da noi, non lo consentiamo legalmente, così si può fare tutto alla luce del sole?
Certo "il vino di qualità non si fa con i trucioli"! E' vero, almeno per ora, ma è proprio il vino più economico quello più consumato; nessuna famiglia comune può permettersi ogni giorno una bottiglia da 30 euro (e il prezzo elevato non è una garanzia di qualità degli ingredienti)!
Bene, l'Ue autorizzi pure quello che vuole, ma per una volta, dico almeno per una volta, vogliamo essere autonomi e ragionare con la nostra testa?








31 Comments:
Bravo Rob hai pienamente ragione! chi ci tutela? chi ci dice cosa c'è in quello che beviamo? stiamo sicuri solo con i vini dai trenta euro in su? a quanto pare no..e che si fa?
A parte l'opportunità o meno di utilizzare i chips, mi sembra che il discorso salute non sia stato mai sollevato da nessuno.
Come mai il vino a contatto con il legno della barrique non dovrebbe fare niente e quello coi chips dare problemi? Mi sfugge il punto, il legno è legno, ed entrambi sono più o meno tostati. Vengono usati da centinaia di anni le barriques e da molte decine, nel nuovo mondo ed in paesi civilizzati come l'Australia, i chips. Tra l'altro in questi paesi in quantità, propriamente, industriali.
Non ti piace l'idea dei chips? Neanche a me, ma certamente non per motivi di salute, a meno che non mi sfugga qualche punto fondamentale del tuo ragionamento.
- Gianpaolo, secondo te un quantitativo imprecisato di chips tostati immersi in infusione nel vino ha lo stesso peso di un vino racchiuso dentro una botte di legno? E il fatto che non ci si preoccupi di fare delle verifiche sugli eventuali danni alla salute è per te un metodo corretto?
Una cosa è certa, se assaggi 50 vini fatti in barrique ad alta tostatura, uno dietro l'altro, come si fa nelle sessioni di degustazione, ne esci praticamente distrutto (esperienza fatta più di una volta e che farò a meno di ripetere).
Se pensiamo che tutto si può fare con il vino e che il massimo risultato ottenibile è leggerlo in etichetta, per me non è sufficiente.
Un po' di solforosa, un po' di tannini enologici, un po' di gomme, un po' di enzimi, un po' di lieviti, un po' di legno, un po' di zuccheri e...cosa resta del vino?
No, mi dispiace, ma io non accetto questo modo di porsi di fronte ad un prodotto che desideriamo faccia parte delle nostre abitudini alimentari.
hey rob, ho scoperto che vai in irpinia!quando?
Fammi sapere, stai in zona mia!!!
Violacea stendiamo un velo pietoso sul mio viaggio in Irpinia...
Non sono più potuto partire perché si è rotta la pompa del pozzo che serve per irrigare il giardino!
Ho dovuto chiamare i tecnici che hanno lavorato tutto ieri e questa mattina.
Che dire...jella nera!
mi dispiace! immagino che grana, spero che ti abbiano risolto il problema almeno...uffi!
ciao Roberto, per la pompa del pozzo hai tutta la mia comprensione, so bene che cosa vulo dire, e i guai e le scocciature in conseguenza!
Per il vino magari ce ne fossero a farsi sentire come te! E' proprio vero, sembra che con il vino tutto si possa fare, tutto sia permesso e spesso si sente; infatti è sempre più difficle assaggiare un buon vino privo di pasticci aggiunti.
Passando di palo in frasca, un paio di giorni fa mi sono ispirata da un tuo post su...Nonna Papera. Ciao Rob!
- Rovino, "Gianpaolo, secondo te un quantitativo imprecisato di chips tostati immersi in infusione nel vino ha lo stesso peso di un vino racchiuso dentro una botte di legno? E il fatto che non ci si preoccupi di fare delle verifiche sugli eventuali danni alla salute è per te un metodo corretto?"
Risposta: secondo me si. Parlando di salute. Parlando di vino è ovvio che non è la stessa cosa.
Il fatto poi di non preoccuparsi degli eventuali danni alla salute, detto così genericamente non vuol dire nulla. Ci sono dei sospetti che sia dannoso? Qualcuno ne ha mai parlato, è venuto fuori qualche dubbio? Mai sentito nulla a proposito, eppure sì che il legno in quanto tale, e i chips in particolare, sono utilizzati in maniera costante e in numeri grossi. Il principio di precauzione che tu invochi - no so se una cosa fa bene o fa male, quindi vietiamola finché non si sa di sicuro gli effetti - è letteralmente inapplicabile datosi che non è possibile una dimostrazione scientifica in negativo. Mentre al contrario è possibile provare che una cosa faccia male, benché possa non essere sempre possibile per ogni cosa e in ogni dato momento. Molte sostanze che ieri si ritenevano innocue oggi si sa che fanno male. Il fare bene o fare male poi dipende da tantissime variabili, ad es. le quantità (a certe dosi il cloruro di sodio,il normale sale da cucina, può essere mortale), o l'individualità (es. le fragole provocano allergia ad alcuni individui, così le noci, ma non sono per questo vietate).
"Una cosa è certa, se assaggi 50 vini fatti in barrique ad alta tostatura, uno dietro l'altro, come si fa nelle sessioni di degustazione, ne esci praticamente distrutto (esperienza fatta più di una volta e che farò a meno di ripetere)."
Cos'hai fatto, una guida sui vini fatti in barriques ad alta tostatura?
"Se pensiamo che tutto si può fare con il vino e che il massimo risultato ottenibile è leggerlo in etichetta, per me non è sufficiente.
Un po' di solforosa, un po' di tannini enologici, un po' di gomme, un po' di enzimi, un po' di lieviti, un po' di legno, un po' di zuccheri e...cosa resta del vino?
No, mi dispiace, ma io non accetto questo modo di porsi di fronte ad un prodotto che desideriamo faccia parte delle nostre abitudini alimentari."
La solforosa serve per fare il vino, il resto non è necessario strettamente (a parte che lo zucchero da noi sarebbe vietato, ma solo per motivi "fiscali").
Se un giorno faranno l'etichetta con gli ingredienti aggiunti almeno ti potrai scegliere i vini che vuoi tu ed evitare tutti quelli dove vi sono aggiunte che consideri indesiderate, ti pare poco?
Forse qui il sentore di legno lo percepisco anch'io... ma non sarebbe meglio annusare un ramo di pino in mezzo al bosco?
Sarei d'accordo anch'io per l'etichetta con gli ingredienti:uno pensa di bere vino e poi si spara pece, colla, gomma... oddio ecco perchè se esageri un po' stai così male...
Fammi capire, Gianpaolo, tu ritieni che la gente deve prima subire un danno e poi si interviene? Ora è così, e finché non capita a noi tutto sommato possiamo ritenerci fortunati.
Il fatto è che, a parte i casi specifici che tu stesso hai menzionato, come le allergie, ci sono sostanze che, se non testate, non si può sapere se possano essere dannose o no.
E' vero che alcune sostanze, come la solforosa, sono necessarie per il vino, anche se oggi ci sono produttori che ne usano molto meno e, in alcuni casi, per nulla, ma il punto è che certe regole sono in mano a gente spesso senza scrupoli, cosa che non può dare tranquillità a nessuno.
Sapere che in un cibo o in un vino ci sia una certa sostanza, non mi serve a nulla finché non so se quella sostanza è nociva.
Per anni si è usato il teflon nelle pentole, senza che ci si ponesse il problema se quella sostanza poteva trasmettersi sugli alimenti e portare danni nel tempo.
Oggi viene ritirato in America ma in Italia lo si trova ancora in vendita in tutti i magazzini.
Vogliamo ragionare così anche con il vino?
Le regole sono serie se non c'è dietro chi le controlla e ha i proprio miliardari interessi.
Non guardarla da tuo punto di vista, che produci in modo serio e oculato, guardala in generale e poniti il problema se consentire certe pratiche favorisce le tasche di alcuni e toglie garanzie a chi consuma.
questa è solo l'ultima di tante cattive notizie per i consumatori. purtroppo esiste un filo logico, un disegno che mira al basso, alla contrazione dei costi, all'appiattimento qualitativo, all'imbonimento del consumatore bue. tale disegno passa per le sigarette lights (nelle quali si usa tabacco di riempimento che si fa pagare al prezzo del tabacco caratterizzante, ovvero al prezzo del tartufo), i vini iperbarriccati (se cileni, toscani o spagnoli fa poca differenza, specie se in tutti e tre il vitigno è il cabernet sauvignon), i trucioli nel vino, e le presunte tendenze dei consumatori previste da anni da certuni falsi profeti; tendenze che "obbligherebbero" i produttori a produrre vini leggeri e profumati! (bel modo per aumentare le rese per ettaro, fregandosene delle tradizioni che prescrivono per certi vini il titolo alcolico di 15 gradi). difendiamoci, scegliamo la strada della qualità e dell'eccellenza! buona salute a tutti!! pierlugi salvatore.
ro, per favore mi mandi una mail a suziewang@yahoo.com?
grazie.
Per Gianpaolo e RoVino.
La superficie dei chips a contatto con la stessa quantità di vino può essere ENORMEMENTE più elevata rispetto ad una barrique, essendo possibile aggiungere chips di varia dimensione, financo alla segatura, ed essendo possibile aggiungerne in quantità arbitraria.
In tali condizioni i problemi di cessione al vino di idrocarburi aromatici (benzene) e metalli pesanti c'è eccome. E' anche vero che la quantità massima consentita per tali sostanze dentro un alimento come il vino è regolamentata precisamente, ma tant'è.......fidarsi è bene....ma..
Luk
Grazie Luca per il tuo contributo.
E' molto difficile reperire informazioni precise in merito, ma a me sembrava comunque evidente che c'è una grossa differenza fra lo scambio tra barrique e vino e tra trucioli e vino. Non solo, ma la tostatura è in qualche modo meno controllabile, non si può "tarare" ogni singolo truciolo su un livello di tostatura standard, semplicemente perché sono tutti di forma diversa, cosa che non è per le doghe della barrique.
Da tempo si agisce con troppa superficialità, come se il nostro corpo potesse assorbire qualsiasi cosa senza riportare alcun danno.
In realtà sono talmente tante le cose che ci danneggiano, dall'aria inquinata che respiriamo, agli alimenti trattati, dai prodotti igienici (pensa ai dentifrici) alle stesse medicine (che sono sempre e comuqnue veleni, è solo il dosaggio che ci permette di limitarne i danni), che quello che va a finire nel vino appare una goccia in un mare di rifiuti.
Ma a mio avviso bisogna vigilare e impedire che siano i potenti a decidere cosa dobbiamo mettere nei nostri stomaci.
Rovino, quello che voglio dire è che non conviene mescolare i piani della salute e dell'opportunità.
E' chiaro, a me almeno, che il legno non fa nulla al vino. E' chiaro perché sono secoli che si usa, e anche i chips sono ormai tanti anni e in tanta quantità. Il fatto che siano piccoli e che la superfice di contatto sia maggiore è vero, ma allora anche tra una botte da 100 Hl di legno e una barrique da 225 litri la superfice di contatto è di svariati ordini di grandezza diversa, e allora si proibiscono le barriques? Non capisco da dove sia saltata fuori quest'idea che il legno fa, o può far male, mai sentito nulla. E per piacere, non mi venire a raccontare la storia che perché non si sa se fa male allora non per questo non si deve temere il rischio. E allora il sughero? Si sa se fa male? La plastica dei tappi? Lo stelvin? Il vetro delle bottiglie? L'acciaio dei serbatoi? Il tubo delle pompe? Dai, se si ragiona cosi' non serve a niente.
Altro conto è il discorso di opportunità di utilizzare i trucioli. Se uno lo dichiara, per me non c'e' nulla di male. Però lo devono fare anche i vini importati nelle UE che li contengono.
Faccio ancora una precisazione, perché mi sembra opportuna.
In America c'è molta letteratura sui chips, ed esistono molti studi (qualcuno anche in Italia) sulla quantità di sostanze nocive cedute. Purtroppo la confusione è generata anche dal fatto che con lo stesso nome vengono accomunati spezzoni di legno non tanto diversi in dimensione da una doga di barrique (solo che la botte ne viene riempita) tostati molto accuratamente in forno e utilizzabili molte volte, truciolame e addirittura polvere. Polvere e truciolame (molto efficienti in quanto a parità di effetto se ne può aggiungere meno essendo enorme la superficie di scambio) sono prodotti con taglio, macinazione frantumazione ecc. NON a spacco, come le doghe di una botte, ma da utensile, e questi ultimi rilasciano quantità determinate di cobalto, tungsteno, rame ferro, titanio, tantalio, tanto per citare i primi che mi vengono in mente. Naturalmente - lo ripeto- esistono precisi limiti di legge sul contenuto di tali sostanze (come anche il metanolo, la solforosa ed altre sostanze non propriamente commestibili) nel vino, e quindi sarebbe sufficiente che un produttore si attenesse a tali limiti.
Luk
Luca, mi sembra interessante, perché non citi qualche fonte di questi studi cosi' che gli possiamo dare un occhiata.
Va detto però, se non capisco male, che il problema riportato non sia derivante dal legno, ma dai metalli dei vari utensili utilizzati per ridurli alle dimensioni di chips. Se fosse cosi' la polemica sul legno sarebbe in pratica rideminsionata.
E' come dire che anche il vetro delle bottiglie può essere pericoloso se inavvertitamente nella bottiglia si trovano delle schegge dovute alla lavorazione. Può succedere, e siccome il lavaggio delle bottiglie nuove non è ancora obbligatorio, ne consegue che se qualche bottiglia, tra le milioni prodotte, ha dei pezzetti di vetro ed uno non le risciacqua - cosa che richiede un macchinario relativamente moderno e costoso - se li ritrova nel vino, con gli effetti immaginabili. Come lo trovi tu questo fatto, Rovino, a proposito dei rischi che corriamo, ecc, della necessità di avere rischio zero, ecc. ecc?
Gianpaolo a me era sembrato di essere stato chiaro.
Io non ho detto che SICURAMENTE i trucioli fanno male, ho detto che bisognerebbe, prima di consentire una pratica, fare le opportune verifiche che questa non sia pericolosa o dannosa. Questo è un principio non perseguito a causa dei troppi interessi che ci sono dietro.
Tu continui a vederla sul piano personale, ma tu non sei un magnate, un potente industriale che può condizionare questa o quella legge. Ti rocordo che il problema del petrolio, nonostante questo si esaurirà, non si risolve grazie alle lobbi che ci sono dietro.
Allora io dico che, visto che il vino me lo bevo, a prescindere dal senso che possa avere utilizzare i chips (in Italia sono ancora trucioli) nel legno, non concepisco neanche lontanamente che se ne autorizzi la diffusione.
Se fa male probabilmente non lo sapremo mai, finché non sarà lampante.
Possibile che non capisci che non frega niente a nessuno se quello che ingeriamo ci fa male o no?
Ti piacerebbe sapere che una tua scelta può aver provocato danni alla salute degli altri, solo perché nessuno ha ipotizzato che questi siano possibili?
Come fai a dire che non c'è niente di male?
ESci dal personale e guarda la cosa per quello che è a livello di massa, chi la controlla? Tu? e se qualcuno scopre che i trucioli fanno davvero male, quanto tempo ci vorrà perché questi vengano messi al bando?
Io non sono mai stato un allarmista, ma è da troppo tempo che si lascia correre su troppe pratiche solo per denaro, fottendosene delle possibili conseguenze.
Se il teflon fa male, non mi interessa che sia scritto in etichetta, mi interessa che sia eliminato.
I trucioli sono l'ennesimo esempio del totale menefreghismo nei confronti degli altri. Tutto è lecito finché non danneggia qualcuno, e anche in quel caso bisogna dimostrarlo.
Non mi piace e non lo condivido.
Anche il freon non si sapeva che danneggiava l'ozono, ma non è che appena si è saputo è sparito, ci sono voluti anni e anni e ancora c'è.
E' sbagliato l'approccio alle cose, per un semplice motivo: gli interessi economici sono al di sopra di tutto.
Rovino, tu parti dal presupposto che potrebbero fare male solo perché non è dimostrato che non fanno male. E' un classico di chi si oppone agli OGM, di chi si oppone a quasi qualunque cosa nuova. In più ci metti dentro un pizzichino di terzomondismo, di complotto cpaitalista giudaico massonico, e invochi i poteri forti.
Io non ho nessun atteggiamento personale nei confronti dei chips, o trucioli o schegge o come li vuoi chiamare tu, tanto è vero che né li uso né li vorrei usare.
E' l'atteggiamento che ho descritto in precedenza che non mi convince, che mi sembra conservatore e conformista, persino, permettimelo, un pelo oscurantista.
Quello che tu cerchi non esiste. Tu vuoi la prova scientifica che su qualunque cosa, anche se non c'e' nessuna evidenza del contrario, venga provato che non fa male. Questo, che tu lo accetti o meno, non è scientificamente possibile, domandalo a qualunque scienziato. Non si può dimostrare che qualcosa NON faccia male, si può solo avere la ragionevole prova che una cosa non faccia male. E se questo non c'e' per il legno, che nel vino viene usato da secoli, allora che cosa ti può convincere? Certamente non io, che però ti assicuro, non sono uno schiavo dei poteri forti o delle multinazionali, o dei petrolieri, o degli intrallazzatori, o di tutta quella feccia della terra che complotta per avvelenarci e solo per il loro profitto personale. Ma per vietare qualcosa Rovino, non basta accusare qualcuno di volerla usare solo perché vuole averne profitto, perché, per me che sono imprenditore, questo non è un delitto.
Gianpaolo, capisco il tuo punto di vista ma non lo condivido.
Ritengo che il profitto non possa essere immune da qualsiasi etica, ma ne debba dipendere.
E' quello che non succede nella maggior parte dei casi, non ultimo quello (restando nel mondo del vino) di modificare un territorio per piegarlo ai propri scopi.
Io non temo i trucioli ma chi ragiona in questo modo, non ponendosi mai il problema se le proprie azioni possano portare conseguenze. Qui parliamo di materiali che vengono mescolati al vino che andrà ingerito.
Tu continui a fare l'associazione con le botti, ma ripeto che non può essere assolutamente la stessa cosa.
Il profitto, spesso, porta a scorciatoie e a scelte azzardate e rischiose nei confronti del destinatario finale, questo deve essere limitato il più possibile.
Per gli Ogm è lo stesso discorso. Io non sono contrario affatto alla ricerca, ma devo avere la possibilità di non volere che in un pomodoro ci sia un pezzo di dna di un salmone. Questo non è invece possibile, almeno oggi. Ne è un esempio il mais, ormai ogm per oltre il 60% e assolutamente incontrollabile, visto che sotto forma di amido e derivati alimentari non è più rintracciabile.
Ti dimentichi il fatto che, scegliendo di non mettere chips nel tuo vino, non garantisci che solo per te. Le leggi ci vogliono perché le rispettino tutti e non siano dipendenti dalla coscienza individuale.
Ti ripeto, è il modo di operare degli organismi di controllo, che in realtà controllano il mercato, che è scorretto e privo di etica, e questo non sono certo il solo a pensarlo.
Pertanto i trucioli sono solo una delle tante porcherie che vengono concesse proprio per il solo fine del profitto.
Poi dammi pure dell'oscurantista, ma si vede che non hai proprio compreso perché la cosa non mi va giù.
Infatti non ci si capisce, e temo che su questo argomento non ci sia punto d'incontro.
Tu poni dei temi seri, non lo discuto. La mia risposta è:
- prodotti che presentano dei pericoli: non si usano
- prodotti che non presentano pericoli, ma possono essere/non essere desiderati: possibilità di scelta del consumatore.
La tua risposta è:
- prodotti che presentano dei pericoli: non si usano (e qui siamo uguali)
- prodotti che non si sa presentano pericoli: chiusura totale fino a che non si sa se sono pericolosi o meno. E qui siamo diversi, diversissimi. Perché io ritengo inaccettabile proibire qualcosa a priori solo perché c'e' qualcuno che non la pensa cosi'. Ci sono dei meccanismi accettati che devono funzionare per la tutela del consumatore. Una volta passati quei controlli uno deve poter scegliere (il che vuol dire che il consumatore deve poter leggere l'etichetta e dire: lo compro/non lo compro). In questo caso, se tu li vuoi proibire non fai che sovrappore una tua visione ideologica alla libertà altrui. E questo paese ne è un esempio in tutti i campi, specie nel recente passato. Per me è oscurantismo.
Santo cielo Gianpaolo, io ho parlato di etica! Ho già detto che non voglio proibire nulla, ma vorrei che prima di autorizzare una pratica che va ad incidere sui prodotti alimentari, si facessero gli opportuni controlli.
Il glutammato monosodico, i grassi idrogenati non fanno bene alla salute, ci sono mille ricerche che lo confermano, eppure non sono stati tolti dai prodotti alimentari ed è quasi impossibile evitarli tanto sono diffusi.
Ma mi sembra inutile e tedioso andare avanti.
Se ti piace considerarmi oscurantista fai pure, ti assicuro che continuerò a dormire sereno.
Rovino hai detto: "...chips (in Italia sono ancora trucioli) nel legno, non concepisco neanche lontanamente che se ne autorizzi la diffusione."
Poi hai detto: "Ho già detto che non voglio proibire nulla..."
Non è che ce l'ho con te, però bisogna che ti decidi.
Ciao
Gianpaolo
La mia opinione è che devono evitare di consentire l'uso dei trucioli nei vini da tavola (così si paventa), come a considerare questi "minori" per qualità rispetto ad una Doc o Docg.
Sappiamo bene che ci sono ancora molti vini da tavola di ottima fattura e a prezzi non sempre economici, quale utilità porterebbe una simile autorizzazione?
Non solo, ma questo produrrebbe l'effetto di dover investire in controlli sempre più accurati per garantire che nelle Doc e Docg questi non vengano messi.
Tenendo conto che questi controlli a tappeto non sono probabili (non si spiegherebbe perché nessuno interviene e controlla dove vanno e consa contengono le numerose cisterne di vino che girano in Langa come in Chianti), ora come ora non posso accettare l'idea che i trucioli siano autorizzati.
Quando le regole e i controlli saranno davvero applicati, ne riparleremo.
Per quel poco che ne so', chi ama Vini Veri comprera' sempre quelli,chi adora i barricati idem,i fanatici del "Mastro Geppetto Riserva" o "Gran Cru' del Falegname" faranno i salti di gioia!!!
Scherzi a parte,la pratica della remata e del truciolo, almeno nella mia zona (Lugana e Valpolicella),qualcuno la usa gia', una famosa ditta di macchine enologica produce "sottobanco"l'apposito macchinario, quindi a mio parere basterebbe dichiararla sulle etichette allo stesso modo di solfiti e varie,che poi ci pensa il consumatore a selezionare.
Se poi i maggiori clienti di enoteche saranno i Tarli e le Teredini pazienza!!!
Max Pigiamino
Con colpevole ritardo spedisco un riferimento sul fatto che la lavorazione meccanica del legno produce un certo inquinamento del truciolame. Questo non vuol dire che automaticamente il vino truciolato sia inquinato, ma che la possibilità c'è, in funzione della serietà del produttore (di chips), della quantità di chips usata dal produttore di vino e dei controlli che si eseguono.
http://apt.allenpress.com/aptonline/?request=get-abstract&issn=0735-6161&volume=020&issue=04&page=0457
Luk
I trucioli dovrebbero essere consentiti solo se questa pratica viene dichiarata in etichetta. Il consumatore deve sapere se i profumi del vino che sta bevendo sono naturali o aggiunti come per le bibite.
A cosa servono i trucioli? Per dare al vino, in poco tempo, i profumi che questo ricaverebbe dalla permanenza in barrique.
Ma l'affinamento in barrique non serve solo per lo scambio di tannini tra legno e vino, serve soprattutto perchè attraverso le doghe ci sia quella microssigenazione che serve ad alcuni vini per maturare meglio.
I trucioli girano da tanto tempo, così come altri prodotti liofilizzati che possono rendere grandi anche i vini più deboli.
I controlli ci sono, ma scarsi e facilmente aggirabili.
Luk grazie per l'utilissimo contributo!
Ho visto il l'abstract del lavoro di cui fai riferimento. Effettivamente è interessante vedere come gli attrezzi usati per il taglio del legno verde delle Querce degli Appalachi si consumino durante l'uso. Quando hanno utilizzato una lega di cromo/cobalto invece del normale cobalto al 6% c'e' stata una durata degli attrezzi di lavoro fino a 5 volte di più.
Peccato non avere l'abbonamento a Wood and Fiber Science e non poter leggere tutti gli articoli per esteso, chissà quante cose affascinanti del mondo del legno potremmo scoprire.
Hai già inviato una copia di questo all'organizzazione mondiale della sanitè?
Gianpaolo, percepisco una sottile ironia nella tua chiosa.
:-)
L'organizzazione mondiale della sanità non ha bisogno di me, basta googlare "tool wear wood machining".
Ed anche gli eno-scienziati lo sanno. Purtroppo non ritrovo il riferimento alle analisi di questi contaminanti nel vino truciolato.
Ribadisco che dal mio punto di vista occorre solo (si fa per dire) controllare che tutti i parametri rimangano nei limiti di legge.
Luk
Luca, hai ragione, sia sulla sottile ironia, sia sui parametri ai limiti di legge. Siamo d'accordo lo vedi? Però era davvero affascinante l'articolino, una chicca :-))
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