Il Calcio secondo l'occhio in bianco e nero di Marco Anelli

Imbattersi in una mostra fotografica così bella e coinvolgente in un centro commerciale, non è cosa da tutti i giorni.
Siamo a Cinecittà Due a Roma, al 4° livello, dove dal 7 maggio al 30 luglio si possono ammirare le gigantografie rigorosamente in bianco e nero di scene di calcio, scatti di Marco Anelli, che colgono con notevole bravura le sfumature e la drammaticità dei corpi in movimento.

Marco Anelli non è un appassionato di calcio. Questa mostra arriva in un certo senso nel momento più controverso del calcio italiano, quasi a ricordarci che lo sport non dovrebbe essere sinonimo di violenza, denaro, razzismo, estremismi, droga, ma è fatto anche di sacrifici, di dolore, di passione, di consapevolezza che lo sport è un'altra cosa. Ce lo dice, ribadisco, una persona che si è accostata ad esso con curiosità, mossa dal desiderio di capire perché ciò che per lui è in un certo senso stravagante, per molti è invece un fenomeno che coinvolge la loro stessa vita, come se fossero essi stessi a giocare quelle partite.

La sua esperienza di fotografo ha altre radici: in precedenza aveva fotografato sculture, architetture, paesaggi, ritratti di musicisti. L'impatto con questo mondo è stato travolgente, qui c'è il fascino del tifo popolare, la drammaticità e la sofferenza di molti momenti di una partita, il lavoro continuo di quelle gambe, la velocità, la lotta, la gioia e il dolore, il tripudio e la frustrazione.

Un linguaggio del tutto diverso, del quale Anelli riesce a evidenziare con vero occhio fotografico e grande sensibilità, le gesta di ventidue scatenati uomini che per novanta minuti combattono, sudano, cadono e poi si rialzano, mentre migliaia di urlanti osservatori sono pronti a osannarli o ad insultarli. Il calcio è anche questo.








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