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03 maggio, 2006

Jan Garbarek: un concerto senz'anima


Come spesso mi accade con la musica, ho bisogno di tempo per meditare e capire cosa ha o non ha funzionato in questo o quel concerto. Inizialmente, causa l'emozione e l'attesa di uno dei musicisti che più mi hanno coinvolto in passato, ho vissuto quel concerto, svoltosi all'Auditorium di Roma nella sala S. Cecilia il 23 aprile scorso, con un entusiasmo che veniva da rinunce e attese di un'occasione per ascoltare buona musica.
La mia passione per il drumming, pienamente gratificata dalla presenza di Manu Katché, ha in qualche modo ritardato i miei dubbi e le mie perplessità su quanto ho ascoltato in quelle 2 ore.

Jan Garbarek ha un grande merito che nessuno può non riconoscergli, quello di aver saputo unire la tradizione musicale della sua terra, la Norvegia, al jazz, proponendo un linguaggio e uno stile assolutamente personali e di grande suggestione.
Ma il concerto del 23 aprile non aveva nulla di tutto questo. La formazione con cui da tempo confeziona album e concerti (ad eccezione di Manu Katché, che rimpiazza Marilyn Mazur) non mi convince, come non mi convince la musica che da essa prende vita.
Non comprendo Rainer Brüninghaus, né al piano acustico dove sembra a tratti tentare di richiamare malamente sonorità Jarrettiane, né nella sua imperturbabile immobilità e incapacità di fraseggi che tocchino anche lontanamente l'anima e il linguaggio jazzistico; non capisco il seppur virtuoso bassista Eberhard Weber, che sembra spesso slegato dal gruppo, molto tecnico ma assai poco capace di entrare in relazione con i colleghi; non capisco la presenza di Manu Katché, più legato al pop che al jazz, a cui manca la capacità di inserirsi in quelle sonorità rarefatte ed evocative a cui Jan Garbarek ci ha abituati con i suoi due sassofoni preferiti (tenore e soprano).
E, cosa non da poco, ho assistito ad un concerto dove ogni singolo pezzo era letto sullo spartito, persino da parte del batterista! Improvvisazione? Zero. Emozione? Zero.

Eppure Garbarek è capace di ben altro, lo sappiamo bene. Come dimenticare "In praise of dreams", "The legend of seven dreams", o certe splendide performance in compagnia di Keith Jarrett da cui sono nati pezzi memorabili come "Personal Mountains", "Prism" o "Belonging". Peccato.
Tanta attesa per ritrovarsi di fronte ad un concerto sconclusionato, poco chiaro nel messaggio, se messaggio c'era, lungo perché lunghi erano i pezzi eseguiti, senza che ce ne fosse una giustificazione nei contenuti, spesso ripetitivi e privi di slancio. Davvero sotto tono.

9 Comments:

elianto dice...

Meno male!!! Cioè, diciamo, mal comune mezzo gaudio...perchè io non sono certo un'esperta, e non conosco quanto te Garbarek, ma ero andata all'Auditorium certa di una grande serata, aspettandomi un concerto magico, coinvolgente... invece l'ho trovato freddo, direi virtuositico, quasi... noioso! ebbene si, l'ho detto... interminabili gli assoli... troppo pompata la batteria... "stitico" lo stesso Garbarek... chiedo scusa per i termini impropri ;), ma questo è quello che mi ha lasciato la serata... ben altra storia domenica, con Fresu&Einaudi sul palco....

3/5/06 11:53  
RoVino dice...

Sei stata chiarissima, e hai avuto le mie stesse impressioni.
Grazie per la visita Elianto (Elisa Antonia?)

3/5/06 12:34  
elianto dice...

no no... elianto da Stefano benni :)

3/5/06 13:49  
RoVino dice...

Hai ragione, non ci avevo pensato!
Pardon...

3/5/06 14:02  
rosso fragola dice...

...Emozione...
Grande parola, Roberto, è proprio il caso di dire che hai toccato il tasto giusto!
Mi sono chiesta più volte quanto conti in realtà la tecnica nelle arti, dalla musica alla scrittura alla recitazione e via di seguito. Sicuramente molto, ma non abbastanza da rendere una qualsiasi opera qualche cosa di speciale. Probabilmente serve molto più di un semplice esercizio di stile; forse l'artista deve veramente sentirsi in qualche modo coinvolto per poter trasmettere le proprie sensazioni. Stranamente, ho notato come alle volte artisti certo non perfetti nella tecnica riescano invece a lasciare un segno, perchè è questo poi ciò che importa, riuscire a comunicare, a risvegliare un'emozione.
Se è difficile spiegare i misteri di un'attrazione, fra un maestro ed un artista di strada preferisco quello, quale che sia, che riesce a farmi sognare.

3/5/06 20:38  
RoVino dice...

Brava Fragolina!
Hai detto cose bellissime e giuste.
Io appartengo (dicono) proprio alla schiera di quelli che non hanno tecnica ma sono capaci di esprimere grande emozione, e per questo mi sento fortunato.

3/5/06 20:59  
perec dice...

grazie per la visita, ro. sono felice di ricominciare a chiacchierare con te.

3/5/06 21:05  
Scribacchini dice...

Mannaggia, io sono stato a un concerto di Grbarek due o tre anni fa e sono uscito sconvolto per le intense emozioni e lo stupore per l'armonia che regnava tra quei marziani. Non ricordo i nomi ma il bassista che suonava seduto, sembrava un prof di inglese ingessato ma quello che riusciva a tirar fuorida quel basso e gli attacchi in perfetta sincronia con l'immensa percuzzionista e il pianista che, a onor del vero, sembrava assente più del bassista ma che marziano anche lui.
Però, magari era un concerto che portavano in giro da parecchio mentre tu hai vista una cosa nuova e, in questo periodo Garbarek sta spingendo un po' troppo la sperimentazione.
Non sono Jazzer e di musica capisco solo che ce n'è che i piace e altra che non mi piae ma dai ancora una chance a Garbarek che ne vale la pena.
Mamma, ho scritto la divina commedia, però aggiungo una cosa "in topic": non sono un grande amante del Barbera che tendevo a snobbare. Poi, anzichè arrendermi, ho permesso ad alcuni amici di farmi provare i loro preferiti e oggi possoo dire che, sono molto "difficile" con i Barbera ma che quando sono buoni...
Remy

6/5/06 17:51  
bibby_70 dice...

è proprio vero, sigh!
ho conosciuto personalmente Garbarek quando nei primi anni 90 quando lavoravo per un'agenzia di concerti e lo accompagnavo in tournee in Italia.
suonava con lo stesso quartetto che abbiamo visto a Roma, ma non sapete la forza e l'entusiasmo che c'era in quei concerti.
alla fine del concerto erano tutti "intrisi" di sudore...
l'altra sera, alla fine dell'esibizione, erano come se fossero appena usciti dalla camera d'albergo.
peccato!

23/5/06 01:02  

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