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09 giugno, 2006

Gent.ma Mariann Fischer Boel


Gent.ma Mariann Fischer Boel, membro della Commissione europea per l'agricoltura e lo sviluppo rurale, il 22 giugno, salvo deroghe, presenterà la sua proposta di riforma del settore vitivinicolo. Mi permetta di porle alcune semplici domande su una questione che mi coinvolge e interessa in prima persona.

Lei dice "Dobbiamo creare un regime vitivinicolo che operi attraverso norme chiare e semplici e che assicuri l'equilibrio tra domanda e offerta, garantire un sistema che tuteli le tradizioni di produzione vinicola dell'Ue e rafforzi il tessuto sociale ed ambientale delle regioni produttrici". Bene, queste norme saranno orientate a tutelare il consumatore o a segnalare al consumatore quali processi vengono adottati nella produzione di un vino?
Ovvero prevede che nelle future etichette di vino ci sarà scritto quali sono gli ingredienti ad esso aggiunti e in quale quantità?
Le chiedo questo perché, anche se si arrivasse a elencare le sostanze aggiunte nel vino, sarebbe questo un processo verso "la tutela delle tradizioni produttive dell'Ue"?
Non crede, invece, che consentire pratiche come l'aggiunta di chips, per citare quella in questo momento più discussa, sia proprio un passo che va esattamente in direzione opposta, che guarda solo alla necessità di adeguarsi agli altri Stati esteri che non hanno una tradizione da difendere?

Lei ha anche detto che per il settore rurale non verrà diminuito lo stanziamento ma sarà di un miliardo di euro, mentre "...non è più accettabile che il 50% venga speso per distruggere eccedenze, mentre solo 14 milioni di euro vengono destinati alla promozione". Perfettamente condivisibile, ma le torno a chiedere, in virtù di ciò che lei ha precedentemente sintetizzato: a parte la promozione indubbiamente importante, non crede che ci sia maggiore necessità di salvaguardare e tutelare il patrimonio vitivinicolo e culturale dei Paesi europei (come si sta facendo con i prodotti tradizionali alimentari) applicando delle regole che ne garantiscano l'unicità e quindi la diversità dalle altre realtà, piuttosto che adeguarle ad un mercato estero che, lo sappiamo bene, tende ad uniformare il gusto e la qualità?
Non pensa che possa essere un metodo vincente e solido nel tempo assicurarsi di non perdere il proprio patrimonio e promuovere appunto ciò che ci differenzia come garanzia di originalità e inimitabilità?

A questo proposito la invito ad assaggiare i nostri vini ottenuti da uve nebbiolo, sangiovese, montepulciano, aglianico, tocai, verdicchio, vermentino, fiano, solo per citarne alcuni, che numerose aziende producono da sempre ai vertici qualitativi e nel rispetto della tradizione e cultura tramandata di padre in figlio, rinnovata nella tecnologia ma mai abusandone e sostituendola a ciò che la natura già fornisce.
Mi creda, il consumatore non è un bambino capriccioso e se lo è va educato, attraverso la diffusione di una cultura e di principi sani, dove la diversità è motivo di orgoglio e non di frustrazione. E' indubbiamente fondamentale seguire l'andamento del mercato ma è altrettanto importante non assecondarlo passivamente. Il mercato è fatto di persone, di gente che pensa e che non può non apprezzare quando un prodotto è di qualità.
Se tra gli obiettivi c'è quello di ridurre la produzione per evitare eccedenze, a questo va affiancata la massima tutela della qualità, evitando facili soluzioni che inizialmente potrebbero portare vantaggi economici ma nel tempo non pagherebbero, al contrario, renderebbero sempre più difficile un recupero di fronte ad un mutamento del mercato.

Fiducioso di una sua cortese risposta Le auguro una buona giornata
In fede
Roberto Giuliani

3 Comments:

LaCuocaRossa dice...

queste normative e adeguamenti, pur necessarie e fondamentlai per la salute dei consumatori, finiscono con il penalizzare prodotti "sani" per le loro procedure inusuali (si parlava di abolire la mozzarella perchè "mozzata" con le mani, o di mettere il lardo di colonnata in contenitori di acciaio piuttosto che marmo...)e non guardano agli infiniti additivi chimici che caratterizzano gli "igienicissimi" prodotti industriali...
ma si sa, un po' di terra sporca, i metalli pesanti invece no...

10/6/06 12:07  
Gianpaolo dice...

Caro Roberto, spero non sarai deluso che sia io a rispondere ad alcune considerazioni, e non la "commissaria".
In realtà ho molto poco da dire, se non questo: non credo che sia il compito delle istituzioni orientare i produttori verso quale tipologia di prodotto produrre. Questo, ogni volta che è stato fatto, in qualunque settore economico, ha prodotto sfasci e disastri infiniti. Niente come una commissione composta da tecnici e politici, travet e burocrati, composta da centinaia di funzionari, distante dalla realtà e sopratutto, dal rischio d'impresa, può prendere delle madornali cantonate, quando decide, impone (o agevola), un certo prodotto.
Al contrario, sono i produttori, a loro volta influenzati dal più severo ed imparziale dei giudici, il mercato (cioè i consumatori, cioè la gente, come te e me), che per approssimazioni ed errori, a volte molto grossi ed irreparabili, a volte con intuizione e sensibilità altissima, decidono cosa produrre e come.
Cosa resta alle istituzioni? Un compito ben preciso, quello di vigilare sul rispetto delle regole. E le regole funzionano bene quando mettono il consumatore in grado di distinguere, comprendere, giudicare, e agire consapevolmente. Non quando si sostuiscono ad esso.
Per funzionare, le regole, devono garantire per primo la sicurezza (al meglio del conosciuto dalla scienza, e non una sicurezza totale, solo teorica ed impossibile da ottenere), la trasparenza, il libero mercato inteso come pari opportunità per tutti gli operatori.
Il resto avvenga attraverso uno scambio tra la sensibilità di chi produce e quella di chi compra, come sempre è avvenuto fino dalla notte dei tempi, con un certo successo.

10/6/06 18:03  
RoVino dice...

Già, ma nel frattempo la Commissione europea prenderà delle decisioni, stabilirà delle nuove regole che andranno ad impattare in modo profondo sul vino italiano, alla faccia dei consumatori e dei produttori. La tua è un'opinione condivisibile ma a quanto pare non basta.

12/6/06 09:09  

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