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06 settembre, 2006

Viva la pizza fritta !


Forse non tutti sanno che Napoli non è famosa solo per la classica pizza cotta nel forno a legna. Sicuramente la pizza margherita è quella che ha avuto maggior successo come dimostra la sua diffusione su base planetaria. Altrettanto antica è, però, la "pizza fritta". La versione originale è quella nelle foto, da non confondere con la versione più comune offerta dalla stragrande maggioranza delle rosticcerie del capolugogo campano: più piccola, dall'impasto diverso e dal ripieno decisamente meno interessante (di solito solo ricotta o solo verdura, nello specifico scarole).

Nella versione originale, invece, il ripieno segue due distinte scuole di pensiero: la prima, più accreditata, parla solo di provola ricotta e pomodoro, la seconda prevede l'aggiunta dei cic(ci)oli di maiale. Per me è la seconda (quella nella foto) la più caratterizzata e saporita. La preferisco e rappresenta - per me - la vera pizza fritta. Il tutto viene immerso in dei grossi pentoloni dove, durante la cottura, si gonfia di aria al suo interno assumendo le sue sembianze definitive. Non è assolutamente una preparazione leggera, sopratutto per l'indecenza dell'olio che viene solitamente impiegato, ed è preferibile mangiarla verso metà mattinata in modo di avere tutta la giornata a disposizione per digerirla. Purtoppo sono sempre meno i posti dove la si può mangiare mentre sono molte le pizzerie tradizionali che l'hanno riscoperta e la ripropongono quasi sempre in versioni, seppur lievemente, "revisionate".

Io consiglio di mangiarla da uno "specialista", cioè da chi fa solo la versione fritta, anche se sono quasi tutto dislocati in zone non proprio e non sempre "accessibili" di Napoli. Al primo indirizzo, nonostante l'ambiente rigorosamente spartano, è possibile anche sedersi comodamente a tavola, al secondo ci sono solo degli sgabelli con una mensola dove poggiarsi mentre da Giovanni (in una delle foto) bisogna essere dei veri e propri acrobati dal momento che si è costretti a mangiarla letteralmente per strada...

De'Figliole dal 1860
Via Giudecca Vecchia, 39
Tel. 081.286721
(Ai Tribunali)

La "Masardona" di Piccirillo Vincenzo
Via Capaccio Giulio Cesare, 27
tel. 081. 281057
(Case Nuove)


Da Giovanni
Via Nardones
(Quartieri Spagnoli)

6 Comments:

Cenzina dice...

pensa che io con la pizza fritta sarei probabilmente capace di amazzarmi :-P

6/9/06 14:21  
Gloricetta dice...

Involontariamente, con questo post, hai aderito ad un meme lanciato da Graziella del blog di TV e TV.e che ha come tema conduttore il take away nostrano.
La tua pizza fritta sembra proprio caduta a fagiuolo. Glò

7/9/06 23:46  
PaperoPazzo dice...

La seconda foto quella che mostra il calzone fritto con ricotta e cic(ci)oli da sicuramente l'idea di quello che è la pizza fritta. Come dimensione supera il diametro del piatto della pizza. C'è stata una sfida a mangiarne 2 di seguito ma entrambi i contendenti (uno di stazza non indifferente) si sono fermati subito dopo la metà del secondo!!!
Personalmente, mi sentirei di consigliare ancora altri 2 posti dove mangiare la pizza fritta. Soprattutto da Pellone che è considerato il posto migliore dove mangiare il "criaturo" come viene chiamato dai camerieri.

Pizzeria Da Pellone al Vasto
Napoli - via Nazionale (piazza Nazionale) zona stazione

Pizzeria Di Matteo
Napoli - via dei Tribunali, 94
Tel. 081-455262

Ciao...

8/9/06 13:03  
Maria Giovanna dice...

La mia adorata Napoli, adoro la pizza fritta!!!! Confermo che quella di Pellone è davvero buona, lo sò perchè quando vado dai miei suoceri che abitano proprio sopra la pizzeria la mangio sempre.

8/9/06 17:33  
fabiocimmino dice...

Pellone fa un ottima pizza normale mentre la versione fritta è, sì, molto buona ma non la preferisco.

Già il fatto che non ci mette il pomodoro - se non glielo dici - non depone a suo favore...

Anche l'impasto non è proprio lo stesso dei "pizzafrittari"specializzati.

12/9/06 16:59  
LaCuocaRossa dice...

Tutto vero quello che dici...anzi, per essere precisi la pizza fritta è molto più antica di quella al forno, tanto da esserne in qualche modo la "mamma".
Napoli infatti è notoriamente (sig, luogo comune odioso ma vero) capitale degli "arrangiatori" cioè di chi riesce a fare ciò che deve fare anche con altri mezzi rispetto a quelli canonici...
Beh, costruire e gestire un forno a legna, richiedeva tante e tali spese che i "pizzettari" ovviamente, trovavano molto più economico un calderone d'olio bollente (magari da sostituire una volta l'anno...ma del resto, c'è chi dice che il segreto del suo gusto sia quello...)

13/9/06 08:56  

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