laVINIum - 10/2007 Gigliola e Giuseppe Gorelli portano avanti con passione la loro attività vitivinicola in località Le Prata al numero 261. L'azienda prende simpaticamente il nome dal nomignolo che la nonna materna ha dato alle loro due figlie, "le Potazzine", a ricordare in dialetto ilcinese la vivacità e l'allegria delle cinciallegre. Arrivati a Montalcino si prende la direzione per S.Angelo in Colle, poche centinaia di metri dopo l'Hotel al Brunello, si svolta a destra per una strada asfaltata per un breve tratto, poi diventa bianca e si continua sempre dritto. Il complesso di case e i vigneti sono perfettamente visibili sulla sinistra. La zona è molto particolare, perché oltre dieci metri sotto il suolo scorre dell'acqua. Giuseppe lo sa bene, perché i lavori per costruire la cantina sono stati assai difficoltosi. Su questa terra baciata dal sole ma sempre ventilata dimora solo ed esclusivamente il sangiovese grosso, detto "brunello" per il caratteristico colore scuro dell'acino. In cantina si usano botti di rovere Garbellotto di media dimensione, più qualche tonneaux esclusivamente a scopo sperimentale. I vini sono ovviamente solo due, il Brunello e il Rosso di Montalcino. Ho avuto modo più volte di assaggiare i vini "atti a divenire Brunello" dalle diverse botti, prima degli assemblaggi; ho potuto quindi percepire in diretta le diverse caratteristiche di ciascuna vigna e l'eseprienza è stata illuminante. Il risultato finale è in alcuni casi straordinario, come per le annate 2004 e 2006, con le quali Giuseppe produrrà giustamente anche la Riserva. Materia prima eccellente, complessa, struttura, tannini bellissimi, forti ma perfettamente maturi, senza note verdi, un frutto già ben espresso e una trama che lascia presumere suggestive evoluzioni. Qui si lavora in modo tradizionale per estrarre il meglio dalle uve senza alterarle con trucchetti o legni coprenti, si arriva anche a 30 giorni di macerazione, la fermentazione avviene in modo naturale con i lieviti indigeni. A Le Potazzine si è prodotto anche il Brunello di Montalcino 2002, perché le condizioni lo permettevano, grazie anche ad una vigna che ha ormai 30 anni e produce le giuste quantità anche in un'annata meno felice ma almeno in questo caso più che valida. Il risultato è sotto i vostri occhi, non lascia dubbi sulle possibilità espressive di questa azienda, piccola ma di fondamentale importanza (siamo nell'ordine delle 15mila bottiglie annue) in un momento in cui molti produttori sono usciti dal seminato, coscienti o incoscienti, spinti dai risultati ottenuti all'estero da alcune cantine che hanno imbracciato una filosofia assai discutibile, certamente ora fruttuosa economicamente ma che non dà un bell'esempio per le nuove realtà che ancora nascono in questa zona, spingendole all'imitazione di un modello assai lontano da quello che realmente queste terre possono offrire. Le Potazzine va seguita con attenzione perché ha le carte per suscitare emozioni, per ricordarci i profumi e i sapori che può offrire questo grande vitigno che è il sangiovese in un fazzoletto di terra in cui, purtroppo, la speculazione si fa sentire anche troppo.
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