laVINIum - 06/2012 Da quasi dieci anni degusto i vini di Mauro Sebaste, purtroppo quasi sempre in anteprima, ciò nonostante le mie impressioni sono sempre state positive, il suo stile è molto garbato, attento, riesce a calibrare bene quel tocco di modernità e precisione all'interno di un contesto assolutamente rispettoso e tradizionale. Mauro è sicuramente un vulcano di idee, il suo lavoro non si limita a seguire la vigna con attenzione e cura meticolosa, ma segue ogni aspetto della propria azienda, etichette dei vini comprese (la nuova versione è davvero elegante e convincente). Non vorrei ripetermi nel raccontare che ha ereditato la passione da sua madre, Sylla, in tempi in cui le donne avevano un ruolo diciamo "collaterale"; lei invece era una vera donna del vino e, se non fosse morta prematuramente, forse Mauro avrebbe dato vita alla sua azienda più tardi. Così vanno le cose, nel tradizionale spirito piemontese i figli spesso portano avanti il patrimonio culturale e produttivo delle generazioni precedenti. Infatti, già da qualche anno, oltre che della moglie Maria Teresa, Mauro può contare sul supporto delle figlie Sylla e Angelica, a garanzia della prosecuzione dell'impegno che da decenni la famiglia porta avanti nel mondo del vino. La sede à ad Alba, ma i vigneti sono ripartiti fra Langhe e Roero, oltre venti ettari, parte di proprietà e parte in affitto con una produzione media di 150.000 bottiglie all'anno più un 10% di grappe che esporta in tutto il mondo. Noi abbiamo degustato alcuni dei suoi gioielli, il Roero Arneis, la Barbera d'Alba Superiore Centobricchi e due eccellenti cru di Barolo, il Prapò di Serralunga e il Monvigliero di Verduno.
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