Colore rubino violaceo profondo e compatto ma mai esasperato, ne è la prova la leggibilità di un testo su fondo bianco al passaggio della luce. La trama olfattiva stupisce per l'estrema finezza ed eleganza, si sente dire a volte che l'aglianico di queste zone vulcaniche è piuttosto rude, massiccio, potente, ben lontano da quello di Taurasi. Che siano diversi non c'è dubbio, ma qui l'esperienza di Sergio Paternoster si fa sentire, perché l'uso del piccolo legno, magnificamente integrato, il perfetto equilibrio del frutto, maturo ma senza alcuna sbavatura verso toni "cotti", i tratti terrosi e stranamente salmastri, gli accenti pepati e minerali ne fanno un piccolo gioiello. In bocca è setoso, il tannino pressoché perfetto, ingannevolmente tenue ma di nerbo saldo e duraturo, la chioma fruttata dolce e croccante, la freschezza puntuta e rinfrancante, la persistenza lunga e di grande pulizia espressiva. Ripercorrendolo all'olfatto si scoprono i fiori, la rosa rossa carnosa, la magnolia denudata, poi torna il frutto, mora e amarena, un profumo che rivela una doppia capacità di offrire sensazioni forti e delicate in una fase ancora assai giovane e promettente, provate a sentire cosa resta a bicchiere vuoto. Gran bella prova per questa azienda appena alla sua seconda vendemmia. Sfiora le cinque chiocciole.
Roberto Giuliani Voto: @@@@ (degustazione in data: 05/2009) |