Ne abbiamo parlato tante volte con Sara Carbone, lei ha sempre prediletto questo vino, sin dalla sua prima uscita. Un vino che è nato con uno stile più ricercato rispetto agli altri: uve raccolte tardivamente, macerazione in fermentini di acciaio per circa tre settimane, fermentazione e maturazione in barriques nuove per 12 mesi, ma soprattutto l'obiettivo di dargli eleganza e sottrargli selvaticità. Certo il legno si è sempre fatto sentire, un po' troppo a mio avviso, a scapito di una personalità che non emerge con scioltezza. "E' un vino che deve affinare a lungo", dice Sara. Vero, indubbiamente, ma anche se il legno dovesse assorbirsi completamente l'aglianico si riapproprierà del suo carattere vulcanico? Certamente la struttura non gli manca, questo 2007 ne è una chiara prova, concentrato già all'olfatto, frutto scuro e maturo, prugna, visciola, appena dolce, cuoio, sottobosco, terra, note balsamiche, tabacco, dopo una buona ossigenazione arrivano anche note più profonde e una speziatura già incisiva che ricorda il cardamomo e la noce moscata. Il sorso è pieno e complesso, affatto banale, questa volta il legno ha già una misura diversa, bel tannino solido e fine, bisognoso di tempo, sfumature piccanti, non manca di persistenza e ricchezza espressiva. Il migliore provato fino ad oggi, che Sara abbia ragione? A questo punto è solo l'idea di un aglianico del Vulture su cui si può discutere, io lo preferirei più terragno, istintivo, viscerale, anche meno potente, ma questa è appunto solo un'idea, del tutto opinabile, che non condiziona l'impressione di questo Stupor Mundi, vino di classe, longevo. Quello che conta, e oggi ce n'è più che mai bisogno, è che sia il vino che il produttore "sente", una propria creatura, tutto il resto è pura filosofia. Quattro chiocciole molto alte.
Roberto Giuliani Voto: @@@@ (degustazione in data: 09/2010) |