Con la 2010 scopriamo un Fiano con caratteristiche un po' diverse dal precedente. Sara e Luca Carbone avevano prodotto le prime due annate di questo bianco giocando leggermente sull'ossidazione, cosa che non mi aveva convinto del tutto. Questa volta invece il vino sembra avere una personalità più precisa e fine, tanto da mettere in discussione la tanto decantata differenza fra il fiano del Vulture e quello irpino, che io stesso avevo percepito nei precedenti assaggi e attribuito ad un fatto territoriale. In realtà le due zone hanno molti punti in comune, infatti anche l'area del Fiano di Avellino ha origini vulcaniche, così come l'escursione termica e la ventilazione non mancano mai. Conoscendo ormai piuttosto bene questo vino ho voluto attendere che affinasse ancora qualche mese in bottiglia per permettergli di assestarsi e presentarsi nel calice in una situazione ottimale. Il colore paglierino medio evidenzia già la differenza dai precedenti, leggermente più carichi, il bouquet è di gran finezza, una sventagliata di fiori iniziale ci porta verso gli agrumi e le erbette di campo, fragranze di cedro e lychee si alternano a pera verde e susina bianca su un fondo chiaramente minerale. La bocca ci introduce in un'atmosfera fresca e vibrante, si gioca più sulla finezza che sulla stazza, il vino è giovanissimo ma ricco di sfumature fruttate con rintocchi di miele alla scorza di agrumi, non manca di sapidità ed ha una persistenza non indifferente; l'alcol gli dà energia e calore ricordandoci la terra vulcanica e assolata. Niente male, con il tempo sarà ancora più complesso.
Roberto Giuliani Voto: @@@@ (degustazione in data: 01/2012) |