Paolo De Marchi non ha certo bisogno di presentazioni, piemontese trapiantato in Toscana da oltre trent'anni, tanto che ormai è più chiantigiano lui di molti "autoctoni". Il suo Cepparello fa parte della storia dei grandi sangiovese, nato fuori dal disciplinare perché era l'unico modo per fare un vino 100% con questo vitigno, così nel 1980 nasce la prima annata di un vino che farà parlare di sé, allora chiamato "Borro Cepparello", omonima località in prossimità di Barberino Val d'Elsa. Aprire questa bottiglia del 2001 non è emozione da nulla, sono passati 7 anni da quando l'ho acquistata, durante i quali la tentazione di aprirla si è presentata spesso, ma per fortuna il vino buono non mi manca mai e sono stato capace di resistere senza soffrire troppo. Al momento si può acquistare via web attorno ai 50 euro, non credo ci siano molte enoteche che ne abbiano ancora qualche bottiglia. Oggi, sarà perché la giornata è piuttosto uggiosa, sarà perché è un periodo che non c'è molto da stare allegri, ho pensato che era il momento giusto per aprirla e...ho fatto proprio bene. Che vino, toscano fino all'ultima cellula, ha colore granato ancora di bella intensità e concentrazione, profuma di legno di cedro, prugna, cuoio, tabacco, spezie finissime, riesce ad esprimere bellissimi accenti minerali, inizia a raccontare di sottobosco, funghi. In bocca è ancora solare, vivissimo, con un'acidità solida e rassicurante, tannino vellutato, grande persistenza e complessità, l'elemento dominante è l'eleganza, la finezza, ben lontano dai cosiddetti "super tuscan" opulenti e colorati ai quali è stato con troppa leggerezza accostato.
Roberto Giuliani Voto: @@@@@ (degustazione in data: 06/2012) |