Il ruolo di Giovanna Maccario nella terra del Rossese di Dolceacqua è risaputo, grazie a lei di questo vino se ne parla sempre di più e bene, tanto da averlo portato alla ribalta come uno dei più interessanti dell'intero Stivale. Ovviamente non sarebbe così se non ci fosse un intero comparto che lavora nella direzione della qualità, aziende storiche come emergenti, quattordici comuni in tutto o in parte interessati, tutti in provincia di Imperia, all'estremo ovest della Riviera di Ponente. Siamo al confine con la Francia, precisamente con il dipartimento delle Alpes-Maritimes, con cui l'area del Dolceacqua condivide gli stessi influssi benefici del Mediterraneo da sud e della catena montuosa a nord. L'incontro fra Giovanna, architetto sanremese ma figlia di agricoltore, e Göetz Dringenberg, medico omeopata, è stato determinante: coppia nella vita e nel lavoro, viticoltori a tempo (quasi) pieno, seguono con passione e una sensibilità non comune quei vigneti preziosi da cui nascono le loro "creature" enoiche. Ai due cru Posaù e Luvaira, si è da poco affiancato un vero gioiello, il Curli, una vigna storica dalla quale sta per nascere il quarto Rossese di questa straordinaria azienda. Ma veniamo al Posaù 2010, "vigneto di scaglie di pietra calde di sole, dove le fasce salgono ripide sino al crinale, al Posau, punto di sosta della strada maestra tra la Val Crosia e la Val Nervia", come leggiamo in retroetichetta. Basta guardarlo per rendersi conto che da questo vigneto può nascere solo un grande vino, i terrazzamenti formati da muretti a secco si susseguono lungo il crinale formando un immaginario anfiteatro rovesciato, convesso, in uno scenario davvero unico. Ed eccolo nel calice, questo Rossese dal colore rubino leggero con pennellate granate ai bordi, che tanto ricorda il Pinot Noir o certi Barbaresco nei loro primi anni di vita. Ha un profumo magnifico, non spinge con veemenza ma arriva graduale e avvolgente, di grande finezza e fascino, non è difficile cogliere i benefici effetti salmastri, che accompagnano piccoli frutti rossi e una speziatura delicata, affiorano sensazioni di mirto e lentisco, amarene e ribes rosso, sfumature di tabacco, fossili marini, ma c'è molto di più. L'assaggio esprime immediatamente una ricchezza e una personalità che lo rendono riconoscibile fra mille, delicatamente piccante si espande generoso, ampio, sapido, complesso, di notevole persistenza, qui appaiono spunti di liquirizia e cardamomo in un finale quasi irresistibile.
Roberto Giuliani Voto: @@@@@ (degustazione in data: 07/2012) |