La prima volta che degustai i Barolo di Maurilio Palladino risale a una decina di anni fa, non ne rimasi subito impressionato ma li trovai vini di carattere, senza orpelli o derive verso il gusto internazionale, cosa allora ancora abbastanza in voga. Ci siamo conosciuti fuori porta, a Roma, e si è subito rivelato persona disponibile, aperta, pronta a raccontare la sua storia. Quest'anno, finalmente, ho visitato l'azienda, l'entrata si trova in Piazza Cappellano a Serralunga d'Alba, di fronte si può ammirare il prestigioso castello del XIV secolo di proprietà dei Falletti, un Donjon francese dall'aspetto unico, riconoscibile anche a distanza quando da Alba percorri la superstrada che porta a Barolo. Basta entrare nella cantina, acquistata e ristrutturata nel 1974 da Maurilio e Mauro Palladino, per rendersi conto che qui il vino si faceva da molto, molto tempo, testimoniato dalla lapide in pietra incastonata nel muro esterno dove è inciso l'anno 1870. La prima annata imbottigliata risale al 1978, in vigna si lavora secondo la tradizione delle operazioni manuali, con grande cura del particolare, tendendo a ridurre al minimo l'impatto ambientale, filosofia che viene perseguita anche in cantina. Il Barolo S. Bernardo Riserva 2005 è figlio di un'annata per certi aspetti classica, di quelle che si rivelano nel tempo, non opulenta ma al contrario giocata su sfumature che si evidenziano con il passare degli anni, per certi aspetti potrebbe avvincinarsi alla 1996, ma ha maggiore costanza nel processo evolutivo. Per i curiosi questo Barolo sosta 22 mesi in barriques nuove di Allier, Tronçais e Never, poi passa un altro anno in botti di rovere di Slavonia. Nel calice presenta un colore molto classico, granato netto di buona profondità, accostato al naso impressiona per la già notevole apertura nei profumi, ricordo che la terra di Serralunga produce i vini più tannici e corposi, lenti nell'invecchiare ma straordinari nella complessità. Si intersecano note di rosa rossa, ciliegia e lampone maturi a speziature di chiodo di garofano, liquirizia, mentuccia, timo, incenso, effluvi terrosi e minerali, lo spettro via via si allarga regalando solo in parte quanto potrà sviluppare nei prossimi anni. Al palato ha tutta l'eleganza di Serralunga, tannino ben calibrato e fine che tocca le gengive al passaggio ma si distende velocemente cedendo il passo al frutto e alle spezie copiose, grande freschezza che gli dona quel guizzo vitale caratteristico di questo millesimo. Vino con ottime prospettive evolutive, già molto apprezzabile grazie ad una ricchezza fruttata che ne smussa le ovvie asperità di gioventù.
Roberto Giuliani Voto: @@@@@ (degustazione in data: 08/2012) |