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Prodotti DOP e IGP dell'Emilia Romagna |
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Riportiamo un elenco dei prodotti a Denominazione di
Origine e a Indicazione Geografica Protette della regione. L'elenco non è
necessariamente completo ed è suscettibile di possibili modifiche e
aggiornamenti. I prodotti sono stati suddivisi per categorie alimentari. Per ragioni di spazio, abbiamo preferito unificare la descrizione
delle due DOP "Aceto Balsamico Tradizionale" di Modena e Reggio
Emilia, anche se si differenziano per alcuni particolari. |
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Aceto |
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ACETO BALSAMICO
TRADIZIONALE DI MODENA E REGGIO EMILIA (DOP)
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Area di produzione - viene
prodotto nelle province di Modena e Reggio Emilia. Caratteristiche al
consumo -
colore: bruno scuro, carico e lucente;
densità: apprezzabile in una corretta, scorrevole sciropposità;
profumo: bouquet caratteristico, fragrante, complesso ma bene amalgamato,
penetrante e persistente, di evidente ma gradevole e armonica acidità;
sapore: caratteristico del balsamico, così come attraverso i secoli è stato
consacrato dalla tradizione in immutabile continuità, dolce e agro e ben
equilibrato con apprezzabile acidità con lieve tangente di aromaticità
ottenuta per l'influenza dei vari legni usati dei vaselli di acetaia, vivo,
franco, pieno, vellutato, intenso e persistente, in buona sintonia con i
caratteri olfattivi che gli sono propri;
acidità totale: non inferiore a 4,5 gradi (5 gradi per l'Aceto Balsamico
Tradizionale di Reggio Emilia), espressa in grammi di acido acetico
per 100 grammi di prodotto;
densità a 20 gradi centigradi: non inferiore a 1,240 (1,200 per
l'ABT di RE). E' consentita la menzione "extra vecchio" per il
prodotto che abbia avuto un invecchiamento non inferiore ai 25
anni. Metodo di produzione - il mosto deve essere
ottenuto da mosti di uve provenienti dai vigneti composti in
tutto o in parte dai seguenti vitigni:
Lambrusco (tutte le varietà e cloni);
Ancellotta, Trebbiano (tutte le varietà e cloni);
Sauvignon, Sgavetta; Berzemino, Occhio di Gatta; può essere ottenuto anche dalle
uve dei vigneti iscritti nella provincia di Modena. Le uve
devono assicurare al mosto un titolo di almeno 15 gradi
saccarometrici e la produzione massima di uva per ettaro di
vigneto in coltura specializzata non potrà superare i 160
quintali. La resa massima di uva in mosto destinato alla
concentrazione non deve essere superiore al 70%. L'eventuale
eccedenza di resa può essere destinata solo all'acetificazione.
I mosti freschi destinati alla produzione dell'Aceto Balsamico Tradizionale di
Modena possono essere sottoposti ad un processo di decantazione e refrigerazione
purché non si provochi il congelamento della parte acquosa. E' vietata
l'utilizzazione di mosti muti e/o mosti addizionati di qualsiasi additivo e
sostanza.
I mosti destinati alla produzione della denominazione di origine sono sottoposti
a cottura a pressione atmosferica in vasi aperti. La cottura del mosto deve
avvenire a fuoco diretto per almeno 30 minuti a temperatura non inferiore a 80°C.
Le operazioni di elaborazione, di invecchiamento obbligatorio e di
imbottigliamento del prodotto devono avvenire nel territorio della provincia di
Modena.
Per la produzione dell'Aceto Balsamico Tradizionale di Modena il mosto cotto è
sottoposto a fermentazione zuccherina ed acetica in locali tradizionali di
produzione. I locali, noti nella zona di origine con il nome di acetaie, devono
essere rispondenti alle esigenze ambientali e termiche e tali da consentire una
maturazione del prodotto secondo le tradizionali metodologie assicurando al
prodotto stesso la necessaria ventilazione e la soggezione alle naturali
escursioni termiche.
La fermentazione zuccherina ed acetica ottiene ottimale maturazione,
invecchiamento ed affinamento dopo un adeguato periodo di tempo, in ogni caso
non inferiore a 12 anni, con il rispetto delle procedure consolidate nella
tradizione plurisecolare e senza addizione di altre sostanze fatta eccezione
dell'eventuale innesto delle colonie batteriche note con il nome di
"madre".
Le operazioni di affinamento ed invecchiamento dell'Aceto Balsamico Tradizionale
di Modena avvengono per travaso successivo di mosto cotto in botticelle o
vaselli di differenti dimensioni e tipi di legni classici della zona (rovere,
ginepro, ciliegio, robinia, frassino, gelso e castagno) che devono
essere specificamente numerati e contrassegnati.
E' vietata l'aggiunta di qualsiasi sostanza non prevista nel presente
disciplinare. |
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ACETO BALSAMICO
DI MODENA (IGP)
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Area di produzione - viene
prodotto nelle province di Modena e Reggio Emilia mediante l'impiego di
mosti ottenuti da uve coltivate nella regione Emilia-Romagna. Caratteristiche al
consumo - limpidezza: limpido e brillante; colore: bruno intenso;
odore: caratteristico, persistente, intenso e delicato, gradevolmente acetico, con eventuali note legnose; sapore: agrodolce, equilibrato, gradevole, caratteristico; densità a 20° C: non inferiore a 1,06 per il prodotto affinato; titolo alcolometrico effettivo: non superiore a 1,5% in volume; estratto secco netto minimo: 30 gr per litro; acidità totale minima: 6 per cento; anidride solforosa totale: massimo 100 mg/l; ceneri: minimo 2,5 per mille; zuccheri riduttori: minimo 110 g/l.
E' consentita la dizione "invecchiato" qualora l'invecchiamento
si protragga per un periodo non inferiore ai tre anni, in botti,
barili o altri recipienti in legno. Metodo di produzione -
è ottenuto, con particolare e tradizionale tecnologia, dai mosti d'uva, parzialmente fermentati e/o cotti e/o concentrati, con l'aggiunta di una aliquota di aceto vecchio di almeno dieci anni, in modo da conferire al prodotto i caratteri organolettici tipici, e con l'aggiunta di aceto
ottenuto per certificazione di solo vino nella misura di almeno il 10%. La percentuale di mosto d'uva cotto e/o concentrato non dovrà essere inferiore al 20% della massa da avviare all'elaborazione. Le operazioni di elaborazione e invecchiamento obbligatorio devono avvenire nei territori corrispondenti alle province di Modena e Reggio-Emilia. Fino ad un massimo del 2% del volume del prodotto finito
è consentita l'aggiunta di caramello per la stabilizzazione colorimetrica. E' vietata l'aggiunta di qualsiasi altra sostanza.
Per l'acetificazione si usano colonie batteriche selezionate, oppure
il consolidato metodo di acetificazione lenta in superficie o lenta a truciolo, seguita da affinamento. In ogni caso, l'acetificazione e l'affinamento devono effettuarsi in recipienti di legno pregiato, quali ad esempio rovere, castagno, quercia, gelso e ginepro, nell'arco di un periodo minimo di sessanta giorni a partire dalla data in cui
è terminato l'assemblaggio delle materie prime da avviare alla elaborazione. |
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Carni, insaccati e prodotti trasformati |
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COPPA PIACENTINA (DOP)
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Area di produzione - si
estende nella provincia di Piacenza, limitatamente alle aree ad
altitudine non superiore ai 900 metri. Caratteristiche al
consumo - il colore è rosso, inframmezzato di bianco rosato
nelle parti marezzate. E' di consistenza compatta, ma non
elastica. Al taglio si presenta omogenea. Il profumo è dolce e
caratteristico; il gusto è dolce e delicato, migliora con la
maturazione. Forma - cilindrica, leggermente più
sottile alle estremità. Metodo di
produzione - si ricava dai muscoli cervicali della regione superiore di
suini dissanguati, aventi un peso minimo di 2,5 Kg. Il muscolo cervicale
deve essere isolato dopo la macellazione. Le Coppe trascorrono 24 ore in
ambienti ad una temperatura tra 0 e 1° C, per poi essere soggette a
rifilatura e spremitura dei vasi sanguigni. Si passa allora alla salagione
a secco utilizzando cloruro di sodio, nitrato di potassio, pepe spezzato
grosso, una miscela di spezie, sostanze aromatiche e conservanti. Le
coppe vengono allora poste in frigorifero per 7 giorni, per poi essere di
nuovo massaggiate manualmente e rivestite con diaframma parietale suino.
Dopo la legatura con dello spago e la foratura dell'involucro, la coppa
viene lasciata ad essiccare per 7 giorni, fino a che non appare la
"fioritura". Le coppe vengono quindi trasferite in locali adatti
alla stagionatura che si protrae per 6 mesi. |
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COTECHINO DI MODENA (IGP)
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Area di produzione - è molto vasta e
comprende le province di Bergamo,
Bologna, Brescia, Como, Cremona, Ferrara, Forlì-Cesena, Lecco, Lodi,
Mantova, Milano, Modena, Parma, Pavia, Piacenza, Ravenna, Reggio Emilia,
Rimini, Rovigo, Varese e Verona. Caratteristiche al consumo - può essere commercializzato come prodotto fresco o cotto. Il prodotto
deve essere facilmente affettabile. Al taglio la fetta si presenta
compatta con granulometria uniforme, ma tenera. Il colore della fetta è
roseo tendente al rosso non uniforme. Metodo di
produzione - si ottiene con una miscela di carni suine ottenute dalla
muscolatura striata, grasso suino, cotenna, sale, pepe intero e a pezzi.
Questa miscela viene insaccata in involucri naturali o artificiali. La
preparazione deve essere effettuata con la macinatura in tritacarne, con
stampi con fori di dimensioni comprese tra 7 e 10 mm per le frazioni
muscolari e adipose e, per la cotenna, con stampi con fori di dimensioni
comprese tra 3 e 5 mm.
L'impasto ottenuto viene a quel punto insaccato e commercializzato. |
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CULATELLO DI ZIBELLO (DOP)
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Area di produzione - la provincia di
Parma, limitatamente alle
aree ad altitudine non superiore ai 900 metri, nei comuni di Polesine,
Busseto, Zibello, Soragna, Roccabianca, San Secondo, Sissa e Colorno. Forma - è
a pera, con una parte più convessa rispetto all'altra. Presenta un
leggero strato di grasso nella parte convessa. Appare imbrigliato in giri
di spago tali da formare una rete a maglie larghe. Caratteristiche al
consumo - il colore al
taglio è rosso uniforme con presenza di grasso di colore bianco fra i
fasci muscolari. Il profumo
è intenso, il gusto è
dolce e delicato. Metodo di
produzione - il culatello è costituito dal fascio di muscoli posteriore e interni della coscia di
suini allevati nel territorio della Lombardia ed Emilia Romagna. La
lavorazione comincia con l'asportazione della cotenna, e la parziale
sgrassatura della coscia. Si procede allora con la separazione del fascio
muscolare dalle restanti parti della coscia ed all'asportazione del femore
e del grasso in eccesso. La salatura avviene manualmente a secco. Per
meglio fare assorbire il sale, il culatello viene posto in cella
frigorifera. Successivamente viene insaccato in budelli naturali e legato ben
stretto con diversi giri di spago. Si procede con la sgocciolatura per
circa una settimana, alla quale segue l'asciugatura per 30-60 giorni. La
stagionatura viene effettuata in locali a temperatura tra i 13 e i 17
gradi per almeno 10 mesi a partire dalla salatura. |
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MORTADELLA DI
BOLOGNA (IGP)
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Area di produzione - è molto vasta e coinvolge le regioni Emilia Romagna, Piemonte,
Lombardia, Veneto, provincia di Trento, Toscana, Marche e Lazio. Forma - ovale o cilindrica. Caratteristiche
al consumo - al taglio
presenta una superficie vellutata di colore rosa vivo uniforme. Nella
fetta devono essere presenti in quantità non inferiore al 15%, della
massa totale delle quadrettature bianche perlacee di tessuto adiposo. Il gusto è
delicato senza tracce di affumicatura, il profumo
è aromatico. Metodo di produzione
- la
mortadella si ottiene da una miscela di carni suine ottenuta dalla
muscolatura striata appartenente alla carcassa, ridotta in grani fini con
il tritacarne, lardelli di grasso suino di gola cubettato, sale e pepe. Le
componenti carnee vengono sottoposte a sgrossatura ed omogeneizzazione per
poi essere triturate sempre finemente e la loro temperatura non deve
essere maggiore a 1°C. Per la preparazione dei lardelli il grasso suino
di gola è cubettato, scaldato e quindi lavato in acqua e sgocciolato.
L'impastatura di tutti i componenti deve essere effettuata in macchine
sottovuoto o a pressione atmosferica. Dopo l'impastatura e il successivo
insacco il prodotto viene cotto in stufe ad aria secca. La temperatura nel
cuore del prodotto non deve essere inferiore a 70°C. Dopo la cottura deve
essere rapidamente raffreddato. Caratteristiche
al consumo - al taglio
presenta una superficie vellutata di colore rosa vivo uniforme. Nella
fetta devono essere presenti in quantità non inferiore al 15% della
massa totale, delle quadrettature bianche perlacee di tessuto adiposo. Il gusto è
delicato senza tracce di affumicatura, il profumo
è aromatico. Forma - ovale o cilindrica. Metodo di produzione
- la
mortadella si ottiene da una miscela di carni suine ottenuta dalla
muscolatura striata appartenente alla carcassa, ridotta in grani fini con
il tritacarne, lardelli di grasso suino di gola cubettato, sale e pepe. Le
componenti carnee vengono sottoposte a sgrossatura ed omogeneizzazione per
poi essere triturate sempre finemente e la loro temperatura non deve
essere maggiore a 1°C. Per la preparazione dei lardelli il grasso suino
di gola è cubettato, scaldato e quindi lavato in acqua e sgocciolato.
L'impastatura di tutti i componenti deve essere effettuata in macchine
sottovuoto o a pressione atmosferica. Dopo l'impastatura e il successivo
insacco il prodotto viene cotto in stufe ad aria secca. La temperatura nel
cuore del prodotto non deve essere inferiore a 70°C. Dopo la cottura deve
essere rapidamente raffreddato. |
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PANCETTA PIACENTINA (DOP)
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Area di produzione - l'intero territorio della provincia di Piacenza. La
stagionatura deve essere effettuata in zone che non superino i 900 m. di
altitudine. I suini devono provenire dall'Emilia Romagna e dalla
Lombardia, da allevamenti abilitati alla produzione del prosciutto di
Parma. Caratteristiche al consumo - il colore è
rosso vivo al taglio, inframmezzato dal bianco delle parti grasse. La carne ha
un profumo gradevolmente dolce, leggermente speziato. Il sapore è
dolce e sapido. Forma - cilindrica. Metodo di produzione
- per la
preparazione della pancetta si utilizza la parte centrale del grasso di
copertura della mezzena. Dopo la sezionatura del pezzo, questo viene
squadrato e rifilato. Viene poi salato a secco usando una miscela composta
da sale marino, pepe nero, chiodi di garofano, nitrati di sodio o
potassio, zuccheri, ascorbato E 301. Le pancette vengono quindi lasciate
in frigorifero per almeno 15 giorni. Si procede poi alla raschiatura per
eliminare l'eccesso di sale e spezie, alla quale segue l'eventuale
aggiunta di carne magra. Le pancette vengono allora legate e messe a
riposare per alcune ore, e poi lasciate asciugare per 7 giorni. La
maturazione dura almeno 60 giorni. |
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PROSCIUTTO DI MODENA (DOP)
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Area di produzione - nella zona collinare circostante il bacino oroidrografico del fiume
Panaro e sulle valli confluenti fino ad un'altitudine massima di 900 m.
L'allevamento e la macellazione avvengono nelle regioni dell'Emilia
Romagna, Veneto, Lombardia, Piemonte, Molise, Umbria, Toscana, Marche,
Abruzzo e Lazio. Caratteristiche
al consumo - si presenta
di colore rosso vivo al taglio. Il profumo
è gradevole, dolce ma intenso. Il sapore è
sapido, ma non salato. Forma - esteriormente è a pera, con esclusione del piedino.
Metodo di produzione
- si ottiene dalla coscia di suino pesante, di razza bianca, stagionata per
un periodo non inferiore ai 9 mesi a partire dall'ingresso della coscia
fresca nello stabilimento di stagionatura. Le cosce fresche non devono
subire nessun trattamento di conservazione compresa la congelazione. La
lavorazione inizia con la rifilatura delle cosce, si passa poi alla
salagione, primo e secondo sale. Segue poi il riposo ed in seguito il
lavaggio e l'asciugatura. Infine si procederà alla stagionatura vera e
propria. |
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PROSCIUTTO DI PARMA (DOP)
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Area di produzione - nel territorio della provincia
di Parma, posto a sud della via Emilia, delimitato ad est dal fiume Enza e
a Ovest dal torrente Stirone fino ad un'altitudine di 900 m. Caratteristiche
al consumo - la fetta di
Prosciutto di Parma si presenta ben rosea, bordata dal grasso bianco. E'
setosa. Il sapore è
dolce e sapido. Forma - tondeggiante, a coscia di pollo. Metodo di produzione
- le cosce
suine fresche devono essere di animali nati e allevati nelle regioni
Emilia Romagna, Veneto, Lombardia, Piemonte, Umbria, Toscana, Marche ,
Abruzzo, Lazio e Friuli Venezia Giulia. Il maiale destinato alla
macellazione deve avere oltre 9 mesi e pesare almeno 150 Kg. La coscia
fresca viene isolata dalla mezzena, raffreddata e rifilata per asportare
parte del grasso e della cotenna. Dai macelli la coscia viene trasferita
agli stabilimenti di salagione dove la cotenna viene trattata con sale
umido mentre le parti magre vengono cosparse con sale secco. La si lascia
riposare per 60-90 giorni. Il prosciutto viene poi lavato con acqua
tiepida e raschiato per eliminare le impurità. Viene quindi asciugato e
appeso nelle tradizionali scalere perché termini l'asciugatura in modo
graduale. La sugnatura serve per ammorbidire gli strati muscolari
superficiali. Dopo 7 mesi viene trasferito nelle cantine, sondato tramite
un esame olfattivo effettuato con un ago di osso di cavallo e, trascorsi
10-12 mesi, dopo controlli approfonditi da parte degli Ispettori
dell'Istituto Parma Qualità, viene apposto il marchio. |
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SALAME DI CREMONA (IGP)
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Area di produzione - comprende il territorio delle
regioni Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte e Veneto. Caratteristiche
al consumo - Aspetto esterno: forma cilindrica a tratti
irregolare. Consistenza: il prodotto deve essere compatto di
consistenza morbida. Aspetto al taglio: la fetta si presenta
compatta ed omogenea, caratterizzandosi per la tipica coesione
delle frazioni muscolari e adipose, tale da non consentire una
netta evidenziazione dei contorni (aspetto "smelmato"). Non sono
presenti frazioni aponeurotiche evidenti. Colore: rosso intenso.
Odore: profumo tipico e speziato. Metodo di produzione
- la materia prima per la produzione della IGP deve
provenire da suini oggetto di una serie di prescrizioni che regolano
la composizione degli alimenti e le modalità della loro
somministrazione. In particolare i suini devono appartenere alle
razze tradizionali Large White Italiana e Landrace Italiana, o figli di verri
delle stesse razze; suini figli di verri di razza Duroc Italiana; suini figli di
verri di altre razze ovvero di verri ibridi purché provengano da
schemi di selezione o incrocio attuati con finalità non
incompatibili con quelle del Libro Genealogico Italiano per la
produzione del suino pesante.
I suini sono inviati alla macellazione non prima che sia
trascorso il nono mese e non dopo il quindicesimo mese dalla nascita.
Il peso medio della singola partita inviata alla macellazione deve
essere ricompreso nell'intervallo corrente tra Kg. 144 e Kg. 176.
La carne suina da destinare all'impasto è quella ottenuta dalla
muscolatura della carcassa e dalle frazioni muscolari striate ed
adipose.
Ingredienti: sale, spezie, pepe in grani o pezzi grossolani,
aglio pestato e spalmato nell'impasto.
Eventuali altri ingredienti: vino bianco o rosso fermo, zucchero
e/o destrosio e/o fruttosio e/o lattosio, colture di avviamento alla
fermentazione, nitrito di sodio e/o potassio, acido ascorbico e suo
sale sodico.
Sono vietate carni separate meccanicamente. |
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SALAME PIACENTINO (DOP)
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Area di produzione - nel territorio della provincia
di Piacenza,
limitatamente alle aree con altitudine non superiore ai 900 metri. Caratteristiche
al consumo - la fetta si
presenta di colore rosso vivo inframmezzato da lenticelle bianche di
grasso. L'odore è
quello caratteristico delle carni insaccate. L'aroma è
tipico, molto intenso e piuttosto dolce. Forma - cilindrica. Metodo di produzione
- si utilizzano le cosce di suini nati e allevati in Emilia
Romagna e Lombardia. Vengono usati tutti i tagli di carni eccetto la
pancetta, mentre per la parte grassa viene utilizzato lardo, gola e parti
di pancetta prive di grasso molle. Le carni suine magre e le parti grasse
vengono tagliate in picoli pezzi e quindi macinate in un tritacarne, con
stampo a fori larghi da 14 a 18 mm. Viene poi amalgamata una miscela così
composta, sale marino nitrati di sodio o potassio, pepe nero, infuso
d'aglio e vino, zuccheri e ascorbato E 301. Si procede all'insaccamento
per il quale si utilizza solo budello suino, quindi si lega il salame con
spago a maglia fine e poi si fora. Il salame passa poi in stagionatura, in
ambiente a temperatura e umidità controllate, per un periodo non
inferiore ai 45 giorni. |
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SALAMINI ITALIANI ALLA CACCIATORA (IGP)
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Area di produzione - l'intero
territorio delle seguenti regioni: Friuli Venezia Giulia,
Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Umbria, Toscana,
Abruzzo, Lazio e Molise. Caratteristiche
al consumo - venduti sfusi, confezionati sotto-vuoto o
in atmosfera modificata. Si conservano in luoghi freschi e
asciutti, per lunghi periodi in frigorifero. Forma - cilindrica. Metodo di produzione
- si producono con carni magre, tratte dalla muscolatura striata
delle carcasse di suino, grasso suino duro, sale e pepe a pezzi
o macinato, aglio. Talvolta, addizionati con vino, zucchero
(destrosio, fruttosio, lattosio) latte (magro o in polvere) o
caseinati, con avviamento alla fermentazione, nitrato di sodio e
potassio, acido ascorbico e sale sodico. Il preparato, così
ottenuto è insaccato in budelli naturali o artificiali con
diametro superiore a 75 millimetri, eventualmente legati con
filza e di lunghezza superiore a 350 millimetri. |
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VITELLONE BIANCO DELL'APPENNINO CENTRALE (IGP)
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Area di produzione - i territori
delle province: Bologna, Ravenna, Forlì, Rimini, Pesaro,
Ancona, Macerata, Ascoli Piceno, Teramo, Pescara, Chieti,
L'Aquila, Campobasso, Isernia, Benevento, Avellino, Frosinone,
Rieti, Viterbo, Terni, Perugia, Grosseto, Siena, Arezzo,
Firenze, Prato, Livorno, Pisa. Razza - la carne di
Vitellone Bianco dell'Appennino Centrale è prodotta da bovini,
maschi e femmine, di pura razza Chianina, Marchigiana e
Romagnola, di età compresa tra i 12 e i 24 mesi. Metodo di
allevamento - dalla nascita allo svezzamento, è consentito
l'uso dei seguenti sistemi di allevamento: pascolo, stabulazione
libera, stabulazione fissa. Nelle fasi successive allo
svezzamento e fino alla macellazione, il pascolo è vietato in
quanto incide negativamente sulle caratteristiche qualitative
delle carni: pertanto i soggetti devono essere allevati
esclusivamente a stabulazione libera o a posta fissa. I vitelli
devono essere allattati naturalmente dalle madri fino al momento
dello svezzamento. Successivamente la base alimentare è
rappresentata da foraggi freschi e/o conservati provenienti da
prati naturali, artificiali e coltivazioni erbacee tipiche della
zona geografica indicata; in aggiunta, è permesso l'uso di
mangimi concentrati semplici o composti e l'addizione con
integratori minerali e vitaminici. La razione deve comunque
essere calcolata in modo da assicurare livelli nutritivi alti o
medio alti e una quota proteica compresa tra il 13% e il 18% in
funzione dello stadio di sviluppo dell'animale. Nei quattro mesi
che precedono la macellazione è vietato alimentare il bestiame
con foraggi insilati e sottoprodotti dell'industria. La
macellazione deve avvenire in mattatoi idonei, situati
all'interno della zona di produzione; al fine di evitare
l'instaurarsi di fenomeni di stress nell'animale, particolare
cura va prestata al trasporto e alla sosta prima della
macellazione evitando l'utilizzo di mezzi cruenti per il carico
e lo scarico degli automezzi e la promiscuità, sia nel viaggio
che nella sosta, di animali provenienti da allevamenti diversi.
Nel rispetto delle normative vigenti, la refrigerazione delle
carcasse deve essere effettuata in modo tale da evitare il
fenomeno della contrattura da freddo. Al fine di migliorare la
tenerezza delle carni, e' consentito l'uso
dell'elettrostimolazione sulle carcasse. Caratteristiche al
consumo - la carne deve essere immessa al consumo provvista
di particolare contrassegno a garanzia dell'origine e
dell'identificazione del prodotto. Il marchio deve essere
apposto con caratteri chiari e indelebili, nettamente distinti
da ogni altra scritta ed essere seguito dalla menzione
Indicazione Geografica Protetta e/o I.G.P. La marchiatura deve
essere effettuata al mattatoio da un esperto incaricato
dall'organismo di controllo. Il logo deve essere impresso sulla
superficie della carcassa, in corrispondenza della faccia
esterna dei 18 tagli di seguito elencati (specificando tra
parentesi le relative basi muscolari): 1) muscolo posteriore
(tibiale anteriore e posteriore, peroneo, estensori comune,
anteriore e laterale delle falangi, flessori esterno ed interno
delle falangi); 2) campanello (gastrocnemio laterale e mediale,
soleo e flessore superficiale delle falangi); 3) girello
(semitendinoso); 4) sottofesa (bicipite femorale-lungo vasto,
paramerale-lungo-vasto); 5) noce (retto anteriore della coscia,
vasto intermedio, laterale e medio); 6) fesa (semimembranoso,
adduttore del femore, pettineo, sartorio, gracile); 7) scamone
(tensore della fascia lata, gluteo medio, superficiale, profondo
e accessorio); 8) lombata (lunghissimo del dorso, lungo spinoso e
costale, trapezio, traverso spinoso, intercostale, elevatore
delle coste, piccolo dentato e gran dorsale); 9) costata
(trapezio, traverso spinoso del dorso, lungo costale e spinoso,
intercostale, lunghissimo del dorso, gran dorsale, piccolo
dentato ed elevatore delle coste); 10) pancia (obliquo esterno ed
interno, trasverso e retto dell'addome); 11) petto (pettorale
profondo e superficiale, trasversale delle coste); 12)
sottospalla (romboide, trapezio, splenio, lungo flessore del
collo, lungo spinoso e costale, trasverso spinoso del dorso,
gran dorsale, gran dentato, lunghissimo del dorso, intercostali);
13) reale (intercostale, gran dorsale); 14) collo (romboide,
trapezio, splenio, piccolo e grande complesso, lungo flessore
del collo, traverso spinoso, atloide del piccolo complesso,
cleidoccipitale e mastoideo, intertrasversali del collo); 15)
muscolo anteriore (estensore obliquo ed anteriore del metacarpo,
estensore proprio delle dita, estensore anteriore delle falangi,
cubitale esterno ed interno, gran palmare, flessore superficiale
e profondo delle falangi, capo omerale e ulnare del flessore
profondo delle falangi, capo radiale del flessore superficiale
delle falangi); 16) girello di spalla (sopraspinoso e
brachiocefalico); 17) polpa di spalla (bicipite brachiale e
pettorale profondo); 18) copertina (sottospinoso e piccolo
rotondo). La carne è' posta in vendita al taglio o
confezionata. La carne confezionata porzionata,
fresca o surgelata, è posta in vendita solo in confezioni
sigillate. Il confezionamento può avvenire solo in laboratori
abilitati e sotto il controllo dell'organo preposto che consente
la stampigliatura del marchio della Indicazione Geografica
Protetta sulle singole confezioni. E' comunque vietata
l'aggiunta di qualsiasi qualificazione non espressamente
prevista. |
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ZAMPONE DI MODENA (IGP)
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Area di produzione - è molto vasta e
comprende le province di Bergamo, Bologna, Brescia, Como,
Cremona, Ferrara, Forlì-Cesena, Lecco, Lodi, Mantova, Milano,
Modena, Parma, Pavia, Piacenza, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini,
Rovigo, Varese e Verona. Caratteristiche al consumo - il prodotto
si presenta facilmente affettabile. La fetta, tenera, è compatta con
granulometria uniforme. Il colore è roseo tendente al rosso uniforme. Forma
- la forma è
dell'arto anteriore del suino, completo di falangi, e legato all'estremità
superiore. Metodo di produzione -
è costituito da una miscela di carni suine ottenute dalla muscolatura
striata, il grasso e la cotenna, sale e pepe. La preparazione deve essere
effettuata con la macinatura in tritacarne con stampi con fori di
dimensioni tra 7 e 10 mm per le frazioni muscolari e adipose e con stampi
di dimensioni tra 3 e 5 mm per la cotenna. Tale operazione può essere
preceduta da un'eventuale sgrossatura. L'impastatura di tutti i componenti
viene effettuata in macchine sottovuoto. L'impasto così ottenuto deve
essere insaccato nell'involucro naturale costituito dal rivestimento
dell'arto anteriore del suino completo delle falangi distali e legato
all'estremità superiore. Lo zampone può essere commercializzato sia
cotto che crudo. |
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Formaggi |
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FORMAGGIO DI FOSSA DI SOGLIANO (DOP)
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Area di produzione - comprende l'intero territorio delle province di Forlì-Cesena, Rimini, Ravenna, Pesaro-Urbino, Ancona, Macerata, Ascoli Piceno e parte del territorio della Provincia di Bologna, limitatamente ai Comuni di: Borgo Tossignano, Casalfiumanese, Castel San Pietro Terme, Castel del Rio, Dozza, Fontanelice, Imola, Loiano, Monghidoro, Monterenzio, Pianoro. Caratteristiche del prodotto - la parte esterna del prodotto finito varia dal colore bianco avorio al giallo ambrato. Alla fine della stagionatura il peso delle singole forme varia da 500 a 1.900 grammi. I formaggi hanno forme irregolari, caratterizzate da arrotondamenti e depressioni, la superficie si presenta prevalentemente umida e grassa, in alcuni casi può essere ricoperta di grasso condensato e muffe facilmente asportabili con leggera raschiatura. La presenza di piccole screpolature ed eventuali macchie giallo ocra, più o meno intense, sulla superficie, rientra nelle caratteristiche del prodotto. La buccia è assente o appena accennata. La pasta interna è di consistenza semi dura, facilmente friabile, di colore bianco ambrato o leggermente paglierino. L'odore è caratteristico e persistente, a volte intenso, ricco di aromi che ricordano il sottobosco con sentori di muffa e di tartufo. Il sapore varia a seconda della composizione del formaggio stagionato, secondo le seguenti caratteristiche: il pecorino presenta un gusto aromatico e sapore fragrante, intenso e gradevole, leggermente piccante, in modo più o meno accentuato; il vaccino è fine e delicato, moderatamente salato e leggermente acidulo, con una punta di amaro; il misto presenta sapore gradevole ed equilibrato tra il saporito e l'amabile con sentori amarognoli. Il "Formaggio di Fossa di Sogliano" DOP non presenta più netta distinzione tra pasta e crosta, pertanto viene consumato nella sua totalità senza togliere la parte esterna della crosta, eventualmente, se sono evidenti macchie o addensamenti di grasso, questi vanno tolti con una leggera raschiatura della superficie. La quantità di grasso sulla sostanza secca è superiore al 32%. Metodo di produzione - le razze bovine per la produzione del latte sono la Frisona Italiana, la Bruna Alpina, la Pezzata Rossa e relative meticcie, mentre le razze ovine sono la Sarda, la Comisana, la Massese, la Vissana, la Cornella Bianca, la Fabrianese, la Delle Langhe e la Pinzirita co relative meticce. Il latte ovino e bovino utilizzato deve provenire da allevamenti situati nella zona di produzione. Gli animali possono effettuare sia la stabulazione, sia il pascolo. L'alimentazione base del bestiame stabulato deve essere costituita da foraggi composti da graminacee e leguminose raccolte da prati monofiti, oligofiti e polifiti dei territori regionali, individuati all'art.3, che attraverso il clima e le caratteristiche del suolo determinano la qualità della produzione del latte. Gli animali al pascolo utilizzano le stesse essenze foraggere utilizzate per la fienagione ed i pascoli polifiti spontanei dei territori compresi nel disciplinare di produzione ricchi di flora con specie vegetali erbacee, arbustive e arboree. I foraggi affienati o verdi ed il pascolo possono essere integrati da mangimi semplici (un solo tipo di granaglie) o composti (più tipi di granaglie), con eventuale aggiunta di prodotti minerali/vitaminici. L'integrazione della dieta con mangimi non deve superare il 30% della razione giornaliera totale. Non è ammesso l'uso di insilati. Il latte impiegato proviene da 2 mungiture giornaliere. Il formaggio deve essere prodotto con l'impiego esclusivo o la miscela delle seguenti tipologie di latte: latte ovino intero: PECORINO, latte vaccino intero: VACCINO, miscela di latte intero vaccino (massimo 80 %) e di latte intero ovino (minimo 20 %): MISTO. Le caratteristiche del latte sono: LATTE BOVINO: grasso p/v % = > 3,4, proteine p/v % = > 3,0, carica batterica UF/ml = < 100.000, cellule somatiche / ml = < 350.000, sporigeni Anaerobi / litro assenti, sostanze inibenti assenti, punto crioscopico ° C = < 0,520; LATTE OVINO: grasso p/v % = > 6,0, proteine p/v % = > 5,4, carica batterica UF/ml = < 1.400.000, cellule somatiche / ml = < 1.400.000, sostanze inibenti assenti. Il latte deve essere riposto in recipienti idonei all'uso. Per la produzione viene utilizzato latte crudo o latte pastorizzato. La lavorazione del latte crudo deve avvenire entro 48 ore dalla prima munta e deve essere indicata nei documenti che accompagnano il prodotto. La lavorazione di latte pastorizzato deve avvenire dopo la pastorizzazione a 71,7°C per 15 secondi, o a qualsiasi altra combinazione equivalente. Il latte va coagulato con caglio naturale. È vietato l'uso di additivi. Il latte va quindi messo nelle polivalenti per la fermentazione e il coagulo, che avviene ad una temperatura compresa tra 30°/38° C, con tempi di presa che possono variare da 7 a 20 minuti. Quindi avviene la rottura della cagliata, dopo la quale la pasta viene messa in forme idonee per lo spurgo del siero e sottoposta a pressatura manuale e/o a stufatura. La salatura viene effettuata a secco o in salamoia. La forma della caciotta fresca deve avere un'altezza variabile dai 6 ai 10 centimetri e un diametro variabile dai 12 ai 20 centimetri. Il peso sarà compreso tra 600 e 2000 grammi all'infossatura. La maturazione del formaggio dovrà avvenire per un periodo minimo di 60 giorni ed un massimo di 240, in ambienti provvisti di autorizzazione sanitaria. È consentita la maturazione in cella ad una temperatura compresa tra i 6° C e i 14° C, ad una umidità relativa del 75-92 %. Alla fine della maturazione il formaggio deve presentare una bucciatura asciutta, grassa, ma priva di siero. I formaggi maturi per la stagionatura in fossa devono essere puliti e privi di muffa, racchiusi in sacchi di tela non colorata legati con spago naturale ed eventualmente bloccati con fascette o cinghie idonee all'uso. I sacchi devono essere contraddistinti con il numero di riconoscimento dello stabilimento di infossatura (Codice Infossatore) e con il numero di identificazione del lotto per riconoscere le varie partite di prodotto e la loro origine. Queste diciture possono essere apposte direttamente sul sacco con coloranti ad uso alimentare e/o riportate su targhette fissate al sacco. Prima dell'infossatura del formaggio le fosse vanno adeguatamente preparate secondo la seguente
metodologia: a) durante il periodo di riposo la fossa viene tenuta chiusa tramite copertura di legno, e aggiunta di sabbia o sassi; b) per l'utilizzo viene aperta e aerata, poi sanificata con fuoco e fumo, incendiando al suo interno piccole quantità di paglia di grano. Spento il fuoco si procede alla pulizia, eliminando ogni
residuo di cenere; c) si realizza sul fondo un pavimento sopra elevato, tramite l'utilizzo di tavole di legno non trattato, questo consentirà il deflusso dei liquidi grassi prodotti dalla fermentazione del formaggio, durante la stagionatura; d) viene fatto il rivestimento delle pareti con uno strato minimo di 10 cm. di paglia di grano sorretto da uno steccato verticale di canne; e) la fossa viene riempita accatastando i sacchi di formaggio, rispondenti ai requisiti del presente disciplinare, fino all'imboccatura; dopo un periodo di assestamento, non superiore ai 10 giorni, la fossa può essere rimboccata con aggiunta di prodotto analogo, nello spazio che si è creato; f) riempita la fossa, la bocca viene coperta con teli non colorati e idonei all'uso alimentare, e/o paglia, atti ad evitare la traspirazione. La fossa viene quindi chiusa tramite l'apposizione di un coperchio di legno sigillato con gesso o malta di arenaria calcidrata. E' ammessa l'ulteriore copertura con sassi, polvere di arenaria, sabbia e/o tavole; g) da questo momento comincia la stagionatura; h) è vietata l'apertura delle fosse durante l'intero periodo di stagionatura; i) l'infossatura varia da un minimo di 80 giorni ad un massimo di 100 giorni. La sfossatura deve avvenire secondo le seguenti modalità: con lo scalpello e la mazzetta, la bocca della fossa viene liberata dalla copertura e viene aperto il coperchio di legno. Prima di dare inizio alle operazioni di svuotamento della fossa, è necessario aerare la stessa da un minimo di 30 minuti ad un massimo di 6 ore al fine di favorire la discesa dello sfossatore. A tale scopo si utilizzano anche appositi ventilatori per permettere ai gas stagnanti all'interno della fossa di fuoriuscire e rendere l'ambiente più sicuro per l'operatore. Gli addetti entrano all'interno della fossa, vestiti con un camice o tuta di colore bianco, scarpe igienicamente predisposte, guanti di lattice e copricapo bianco. I sacchi di formaggio vengono passati ad un altro operatore, sempre opportunamente abbigliato e posizionato ai bordi della fossa, e vengono predisposti su appositi teli, bancali, o contenitori, per evitare il contatto con qualsiasi tipo di pavimentazione. Entro 12 ore dalla fine della sfossatura, le forme verranno consegnate ai proprietari del formaggio, o depositate nei locali provvisti di autorizzazione sanitaria, per le successive operazioni previste dalla legge al fine dell'immissione al consumo del prodotto. Per ottemperare ai requisiti della tradizione e per assicurare le inimitabili qualità organolettiche che fanno di questo prodotto un formaggio unico e immediatamente riconoscibile, sono previsti due distinti periodi di infossatura da effettuarsi nel corso dello stesso anno solare: infossatura primaverile e infossatura estiva. L'infossatura primaverile (PRM) avrà decorrenza dal 1° marzo e potrà essere effettuata fino al limite massimo del 20 giugno di ciascun anno. L'infossatura estiva (EST) avrà decorrenza dal 21 giugno e potrà essere effettuata fino al limite massimo del 21 settembre di ciascun anno. Tra un'infossatura e l'altra viene rispettato un periodo di ripristino della fossa per un minimo di 10 giorni, in modo da permettere le operazioni di pulitura ed asciugatura della fossa stessa. Alla fine dell'infossatura e conseguente stagionatura estiva, le fosse dovranno osservare un periodo
di riposo invernale che avrà una durata minima di tre mesi. Ogni fossa non potrà effettuare più di due infossature nel corso dello stesso anno solare. Le operazioni di produzione del latte, di caseificazione, di stagionatura e infossatura devono avvenire nella zona delimitata all'art. 3 del presente disciplinare di produzione, al fine di garantire la qualità, la tracciabilità ed il controllo del prodotto. Le operazioni di porzionamento e di confezionamento devono avvenire nella zona delimitata in quanto i formaggi dopo il periodo di infossatura non presentano più la netta distinzione tra la pasta e la crosta per l'effetto della fermentazione anaerobica avvenuta in questa fase della lavorazione e le forme si presentano umide e unte ed indifese verso i processi di essiccazione e di indurimento. Occorre pertanto che il prodotto venga
confezionato prima della distribuzione commerciale per evitare la formazione di crepe e fessure nella pasta e per proteggere le caratteristiche del prodotto. |
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GRANA PADANO (DOP)
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Area di produzione - comprende il territorio delle
province di Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Novara, Torino,
Verbania, Vercelli, Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Lecco,
Lodi, Mantova a sinistra del fiume Po, Milano, Monza, Pavia,
Sondrio, Varese, Trento, Padova, Rovigo, Treviso, Venezia,
Verona, Vicenza, Bologna a destra del fiume Reno, Ferrara,
Forlì-Cesena, Piacenza, Ravenna e Rimini.
Forma - è
cilindrica, a scalzo leggermente convesso o quasi diritto con le facce
piane leggermente orlate. Il sapore è
dolce e saporito. Crosta - è
dura, spessa e di colore giallo scuro. Pasta - la pasta
cotta, si presenta granulosa, a volte umida e attaccaticcia, di colore
giallo chiaro. Metodo di
produzione - il latte
usato è di due mungiture diverse di cui una scremata per affioramento o
centrifugata. Il latte viene portato a 32-35°C aggiungendovi siero
innesto e caglio di vitello. Dopo la coagulazione e la rottura della
cagliata si aggiunge dello zafferano e si cuoce in due fasi: la prima a 45
gradi. Lo si lascia spurgare e lo si fa riscaldare nuovamente a 55 gradi.
In seguito la massa viene estratta con delle tele, previa eliminazione di
gran parte del siero e messa in mastelli di legno a spurgare per trenta
minuti. Si deposita poi nelle fascere e si sottopone a pressione per 8-10
ore. La salatura si effettua a secco, ad intervalli di due giorni per 15
giorni, oppure in salamoia per 30-40 giorni, per il tipo lombardo, o 15-20
giorni, per il tipo emiliano. Matura in 60 giorni circa, durante i quali
le forme vengono periodicamente unte con olio di lino. La stagionatura
dura dai 12 mesi ai 3 anni. |
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PARMIGIANO REGGIANO (DOP)
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Area di produzione - le province di
Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna alla sinistra del fiume Reno e Mantova alla
destra del fiume Po. Forma - è
cilindrica, con lo scalzo leggermente convesso o quasi dritto. Le facce
sono piane, leggermente orlate. Il sapore è fragrante, saporito ma non
piccante. Crosta - è
dura, di spessore 6 mm, si presenta scura e oleata o giallo dorata. Pasta - la pasta
cotta, si presenta morbida e vellutata, finemente granulosa, di colore
giallo paglierino più o meno intenso. La frattura è a scaglie.
L'occhiatura minuta è appena visibile. Metodo di
produzione - il latte di
vacca, con aggiunta di siero innesto e caglio di vitello, viene portato a 33
gradi per farlo coagulare. Dopo la rottura della cagliata si procede ad
una prima cottura agitando l'impasto continuamente. In seguito la massa
viene lasciata riposare per 30 minuti. Con una tela di canapa si procede
all'estrazione della pasta che viene poi deposta in fascere dove subisce
una pressatura. Dopo qualche ora la tela viene tolta e viene inserita una
matrice per la stampigliatura dei dati della forma sulla crosta. La
salatura si effettua per bagno in salamoia per 25-30 giorni. Matura in
30-90 giorni in appositi magazzini dove le forme vengono regolarmente
spazzolate e rivoltate. La stagionatura varia da meno di un anno a tre
anni durante i quali vengono sottoposte a continui e periodici controlli. |
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PROVOLONE VALPADANA (DOP)
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Area di produzione -
l'intero territorio delle province di
Brescia, Cremona, Padova, Piacenza, Rovigo, Verona, Vicenza e
parte delle province di Bergamo, Mantova, Lodi e Trento. Forma - a salame, a melone, a pera anche con una testolina sferica,
detta fiaschetta, o tronco-conica. Può presentare delle insenatura
formatesi con il passaggio delle corde. Il sapore è
delicato per la qualità dolce, mentre è piccante nelle forme stagionate
oltre i 90 giorni. Pasta - è
compatta, con una leggera e rada occhiatura, di colore leggermente
paglierino. Crosta - si
presenta sottile, lucida e liscia, di colore giallo dorato, talvolta giallo
bruno. Metodo di
produzione - la pasta
ottenuta dalla cagliatura del latte con il caglio di vitello o di capretto
o agnello da soli o congiuntamente, viene spostata dalla polivalente,
caldaia, in apposite vasche di sgrondo. Viene poi trasferita sulle tavole
di maturazione. In seguito viene filata, mettendo la
pasta in acqua a 70°C circa, per essere modellata nelle forme
tradizionali. La salatura avviene in salamoia dai 12 ai 15 giorni a seconda
delle dimensioni. La stagionatura varia in relazione al peso e alla forma. |
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Olio |
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OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA
BRISIGHELLA (DOP)
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Area di produzione - comprende l'estrema appendice della Romagna tra cui i
comuni di Brisighella, Faenza, Riolo Terme, Casola Valsenio, Modigliana,
nelle province di Forlì e Ravenna. Varietà - è ottenuto da olive di varietà "Nostrana" per
almeno il 90%. Possono concorrere altre varietà in misura non superiore
al 10%. Caratteristiche al consumo - il colore è
verde smeraldo con riflessi dorati. L'odore è
fruttato, medio forte, con una sensazione netta di erbe e di ortaggi. Il sapore è
fruttato con un sottofondo leggermente amaro ed una sensazione piccante
leggera o media. Metodo di produzione - la drupe
viene portata al frantoio dove si procede con l'estrazione dell'olio con
il metodo di percolamento a freddo. Prima della spremitura, le olive
vengono sottoposte a lavaggio a temperatura non inferiore a 27°. Le
operazioni di oleificazione devono avvenire entro 4 giorni dalla raccolta. |
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OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA
COLLINE DI ROMAGNA (DOP)
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Area di produzione - nella
provincia di Rimini i comuni di: Coriano, Gemmano, Mondaino,
Monte Colombo, Montefiore Conca, Montegridolfo, Montescudo,
Morciano di Romagna, Poggio Berni, Saludecio, San Giovanni in
Marignano, San Clemente, Torriana e Verucchio, parte dei comuni
di Misano Adriatico, Rimini e Sant'Arcangelo di Romagna; nella
provincia di Forli-Cesena i comuni di: Borghi, Castrocaro Terme,
Terra del Sole, Civitella di Romagna, Dovadola, Meldola, Mercato
Saraceno, Montiano, Predappio, Rocca San Casciano, Roncofreddo e
Sogliano al Rubicone, parte dei comuni di Bertinoro, Cesena,
Forlì, Forlimpopoli, Longiano e Savignano sul Rubicone. Varietà - è ottenuto da olive di varietà
Correggiolo nella misura minima del 60%, Leccino nella misura
massima del 40%; possono essere presenti altre varietà locali
minori, quali Pendolino, Moraiolo e Rossina, fino ad un massimo
del 10%. Caratteristiche al consumo - colore dal verde al
giallo oro, odore di fruttato di oliva medio o talvolta intenso,
accompagnato da eventuali sensazioni di erba o foglia, sapore di
fruttato di oliva con lieve sensazione di amaro e/o piccante,
accompagnato da eventuale sentore di mandorla, carciofo e
pomodoro, acidità totale massima, espressa in acido oleico, al
peso, non eccedente grammi 0,5 per 100 grammi di olio. Metodo di produzione -
le olive devono essere sottoposte a defogliazione e lavaggio con
acqua potabile prima di essere avviate alla trasformazione, ogni
altro trattamento è vietato. L'estrazione dell'olio deve
avvenire soltanto con processi meccanici e fisici atti a
garantire l'ottenimento di oli senza alcuna possibilità di
alterazione delle caratteristiche qualitative presenti nel
frutto. La resa massima delle olive in olio non deve superare il
18%. La temperatura della pasta di olive non deve superare i 27
°C. Durante la trasformazione è vietata la pratica del "ripasso"
ed è altresì vietato il ricorso a qualsiasi prodotto ad azione
chimica o biochimica quale coadiuvante delle operazioni di
estrazione dell'olio dalle olive. |
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Ortofrutta e cereali |
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AMARENE BRUSCHE DI MODENA (IGP)
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Area di produzione - territorio amministrativo dei comuni di Bastiglia, Bomporto, Campogalliano, Camposanto, Carpi, Castelfranco Emilia, Castelnuovo Rangone, Castelvetro di Modena, Cavezzo, Concordia sul Secchia, Finale Emilia, Fiorano Modenese, Formigine, Guiglia, Maranello, Marano sul Panaro, Medolla, Mirandola, Modena, Montese, Nonantola, Novi di Modena, Pavullo nel Frignano, Prignano sul Secchia, Ravarino, S. Cesario sul Panaro, S. Felice sul Panaro, S. Possidonio, S. Prospero sul Secchia, Sassuolo, Savignano sul Panaro, Serramazzoni, Soliera, Spilamberto, Vignola, Zocca, in provincia di Modena e dal territorio limitrofo della Provincia di Bologna, limitatamente ai seguenti comuni: Anzola nell'Emilia, Bazzano, Castel d'Aiano, Castello di Serravalle, Crespellano, Crevalcore, Monte S.Pietro, Monteveglio, San Giovanni in Persiceto, Sant'Agata Bolognese, Savigno, Vergato. Frutto - frutti di ciliegio acido provenienti da piantagioni composte dalle seguenti varietà: Amarena di Castelvetro, Amarena di Vignola dal peduncolo corto, Amarena di Vignola dal peduncolo lungo, Amarena di Montagna, Amarena di Salvaterra, Marasca di Vigo, Meteor, Mountmorency, Pandy. Caratteristiche del prodotto - al momento dell'immissione al consumo la confettura presenta le seguenti caratteristiche chimico fisiche:
- aspetto esteriore: consistenza morbida, caratteristico colore rosso bruno intenso con riflessi scuri
- Indice rifrattometrico a 20° tra 60 e 68 gradi brix
- Tenore di aspro caratteristico (acidità), determinato attraverso la misura dell'indice Ph compreso tra 2,5 e 3,5
Il sapore caratteristico della confettura presenta un buon equilibrio fra il dolce e l'asprigno con sensazione di acidità. Al momento dell'immissione al consumo ha una
percentuale minima di zucchero del 60% Metodo di ottenimento - le condizioni ambientali e di coltura dei frutteti destinati alla produzione della confettura devono essere quelle tradizionali della zona e comunque atte a conferire al prodotto le specifiche caratteristiche. I sesti di impianto, le forme di allevamento e i sistemi di potatura devono essere quelli di norma usati nella zona di produzione, e cioè tali da garantire un'illuminazione e arieggiamento dell'intera chioma dell'albero. In particolare, la distanza lungo la fila e quella tra le file non deve essere inferiore ai quattro metri, mentre le forme di allevamento devono essere riconducibili a vaso o a fusetto e loro varianti. La coltivazione non richiede interventi particolari sotto il profilo della concimazione e della difesa fitosanitaria. E' praticato l'inerbimento naturale nell'interfilare mentre sulla fila si opera con il diserbo chimico o pacciamatura per evitare danneggiamenti alle piante che hanno spiccata attitudine ai polloni. E' consentita l'irrigazione di soccorso. E' vietata, comunque, ogni pratica di forzatura. La raccolta viene effettuata nel periodo compreso dal 20 maggio al 31 luglio, tenuto conto dell'epoca di maturazione delle singole varietà presenti nel frutteto. Al momento della raccolta il frutto deve essere maturo, deve cioè presentare una
colorazione uniforme su almeno il 90% dei frutti e presentare le seguenti caratteristiche: - colore epidermide: da rosso chiaro a rosso cupo
- colore polpa: giallo o aranciato
- colore succo: da incolore a giallastro
- contenuto in zuccheri: > 16° brix
- contenuto in acidi: da medio a medio elevato > 18 g/l acido malico
- resa in succo: > 75%. La consegna all'azienda di produzione deve essere effettuata entro ventiquattro ore dalla raccolta. Al fine di mantenere le caratteristiche qualitative dei frutti ed evitare l'insorgere di fermentazioni è necessario tenere sotto controllo la temperatura mediante processo di raffreddamento esterno da avviarsi entro due ore dalla raccolta. Il raffreddamento può avvenire attraverso la semplice immersione nei "bins" di acqua e blocchi di ghiaccio ovvero di sola acqua avente una temperatura non superiore ai 15°C, come pure attraverso l'utilizzo di stazioni mobili di raffreddamento o di celle frigorifere presso i centri di raccolta che assicurino una temperatura esterna variabile tra i 5° e i 15°C. Nella preparazione della confettura, al fine di conferire al prodotto le sue peculiari caratteristiche, sono ammesse soltanto le pratiche di produzione tradizionali, riconducibili alla metodologia della concentrazione per evaporazione termica del frutto. La percentuale di frutti utilizzati per la produzione della confettura deve corrispondere alla proporzione minima di gr.150 per 100 gr. di prodotto finito. La lavorazione inizia con l'inserimento dei frutti in una passatrice o denocciolatrice, dove questi vengono denocciolati e privati dei piccioli. Succo e frutta vengono quindi avviati al concentratore, dove si aggiunge zucchero saccarosio in percentuale non superiore al 35% in peso del prodotto e dove si predispone e si mantiene per almeno 30 minuti una temperatura compresa fra 60°C e 80°C allo scopo di sciogliere lo zucchero. Non è ammessa l'aggiunta di zuccheri diversi dal saccarosio. Non sono ammessi né coloranti, né conservanti, né addensanti.
La concentrazione per evaporazione può avvenire, oltre che con il metodo classico del fuoco diretto a vaso aperto, anche sottovuoto. Questo secondo metodo è basato su di una depressione interna al concentratore e quindi su di una bollitura a temperatura inferiore compresa tra i 60°C e i 70°C, cosa che permette una riduzione dei tempi di lavorazione. Per preservare le caratteristiche della confettura, il confezionamento deve avvenire in linea al termine della lavorazione, in modo da evitare una successiva pastorizzazione che potrebbe variare il sapore tipico della confettura, dato dal buon equilibrio tra il gusto acido e quello dolce. |
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ASPARAGO VERDE DI
ALTEDO (IGP)
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Area di produzione - provincia di Bologna: per intero i
Comuni di Anzola dell'Emilia, Argelato, Bologna, Budrio,
Baricella, Bentivoglio, Calderara di Reno, Crevalcore, Castello
d'Argile, Castelmaggiore, Castel San Pietro Terme, Castenaso,
Castelguelfo, Dozza, Galliera,
Granarolo dell'Emilia, Imola, Malalbergo, Medicina, Minerbio,
Molinella, Mordano, Ozzano dell'Emilia, Pieve di Cento, Sala
Bolognese, Sant'Agata Bolognese, San Giovanni Persiceto, San
Giorgio di Piano, San Lazzaro di Savena, San Pietro in Casale. Provincia
di Ferrara: per intero i comuni di Argenta, Berra, Bondeno,
Cento, Codigoro, Comacchio, Copparo, Ferrara, Formignana, Goro,
Iolanda di Savoia, Lagosanto, Masi Torello, Mesola, Mirabello,
Migliaro, Migliarino, Massafiscaglia, Ostellato, Portomaggiore,
Poggio Renatico, Ro, Sant'Agostino, Tresigallo, Vigarano
Mainarda, Voghiera. Frutto - i turioni
devono essere: interi, freschi di aspetto, sani, esenti da
attacchi di roditori e di insetti, puliti, cioè privi di terra
o di qualsiasi altra impurità, privi di umidità esterna anomala, cioè sufficientemente "asciugati" dopo
l'eventuale lavaggio o refrigerazione con acqua fredda, privi di
odori e sapori estranei (a seguito di fermentazioni o per
presenza di muffe). Inoltre non devono essere vuoti, spaccati,
pelati o spezzati. Conservazione e confezionamento - dopo
la raccolta gli asparagi devono essere avviati al centro di
lavorazione, consegnati in mazzi o alla rinfusa. Per la loro
conservazione è indispensabile rallentare il metabolismo del
prodotto, mediante un rapido raffreddamento tramite parziale
immersione dei turioni in acqua o altro sistema di
raffreddamento idoneo. Il prodotto viene confezionato in mazzi,
da un minimo di 250 grammi ad un massimo di kg 3, opportunamente
legati e pareggiati alla base mediante un'operazione di rifilatura
meccanica o manuale. Possono essere avvolti, alla base, con fazzoletti
di materiale idoneo al confezionamento di prodotti alimentari;
in alternativa al fazzoletto i mazzi possono essere addobbati
con banda, di idoneo materiale, orizzontale o verticale
riportante tutte le indicazioni previste dal regolamento. Così
preparati i mazzi vanno sistemati nei vari contenitori di
imballaggio. |
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FUNGO DI BORGOTARO (IGP)
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Area di produzione - comprende i comuni di Borgotaro ed Albareto in
provincia di Parma ed il comune di Pontremoli in provincia di Massa
Carrara. Frutto - sotto la definizione di Fungo di Borgotaro si
elencano quattro varietà: il Boletus Aestivalis, il
Boletus Pinicola, il Boletus Aereus e il Boletus Edulis. Caratteristiche
al consumo - il Boletus Aestivalis, o fungo rosso, ha il
cappello emisferico e convesso-pulvinato, la cuticola pubescente
secca di colore bruno rosso; il gambo è sodo e grosso, alla
base è dello stesso colore del cappello ma con toni più
chiari. La consistenza è soffice. Il cappello del Boletus
Pinicola, o moro, ha la cuticola pruinosa biancastra e colore
bruno rossiccio-vinoso; il gambo si presenta tozzo e sodo di
colore che varia dal bianco all'ocra e al bruno rossiccio. Il
Boletus Aereus, o magnan, ha il cappello emisferico, poi
convesso e piano-allargato, la cuticola secca e vellutata; il
colore è bronzo-ramato; il gambo si presenta sodo, di colore
bruno-ocraceo, finemente reticolato; la carne soda e bianca, ha
un sapore e un odore intensi. Il cappello del Boletus Edulis, o
fungo del freddo, ha la forma simile al precedente con la
cuticola non separabile. La sua colorazione varia dal bianco
crema al bruno castano al bruno nerastro; il gambo si presenta
sodo, panciuto prima allungato poi, di colore biancastro
tendente al nocciola; la carne è soda e bianca. Metodo di
produzione - il Boletus Aestivalis nasce nei castagneti tra
maggio e settembre. Il Boletus Pinicola è presente nei
castagneti in estate, nei faggeti e sotto l'abete bianco in
autunno; il Boletus Aereus nei querceti e castagneti tra luglio
e settembre e la prima neve. |
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MARRONE DI CASTEL
DEL RIO (IGP)
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Area di produzione - comprende i comuni
di Castel del Rio, Castel Fiumanese,
Fontanelice, Borgo Tossignano. Frutto - è ottenuto dai castagneti costituiti dalla specie
castanea sativa Mill, rappresentata dai tre biotipi: marrone, domestico e
nostrano di San Michele. Caratteristiche
al consumo - la pezzatura
deve essere medio-grande, 90 frutti per chilogrammo. La forma è
prevalentemente ellissoidale, l'apice è poco pronunciato. Una faccia
laterale è tendenzialmente piatta, l'altra marcatamente convessa. La
cicatrice ilare, "occhio", è di forma sensibilmente
quadrangolare di dimensioni tali da non debordare sulle facce laterali,
generalmente piatta. Il pericarpo è sottile, di colore bruno rossiccio
con striature in senso meridiano, rilevate e più scure in numero
variabile da 25 a 30:; è facilmente staccabile dall'episperma, che si presenta di colore camoscio ed è raramente rientrante nelle
solcature principali del seme. Di norma vi si trova da uno a tre frutti, a polpa bianca, croccante.
Metodo di produzione
- i castagneti
devono essere situati ad un'altitudine di 200-800 metri; la densità
massima consentita è pari a 73-125 piante per ettaro, mentre la
produzione unitaria massima è fissata in 15 q.li di frutti per ettaro.
Dopo la raccolta si eseguono le operazioni di cernita e calibratura.
E' vietata ogni forma di forzatura, ogni somministrazione di fertilizzanti
di sintesi ed il ricorso a fitofarmaci nella fase produttiva. |
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PATATA DI BOLOGNA (DOP)
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Area di produzione - deve essere prodotta esclusivamente da aziende agricole, condizionata e confezionata da imprese tutte situate nella provincia di Bologna, al fine di garantire il controllo e la tracciabilità. Frutto - le varietà utilizzabili devono essere riconducibili per caratteristiche morfologiche e organolettiche alla tipologia tradizionale coltivata nella provincia di Bologna, cioè la varietà Primura, quindi con tuberi di forma ovale allungata e con un buon contenuto di sostanza secca. I tuberi devono essere dotati di una polpa particolarmente serbevole, tendenzialmente non farinosa, idonea a molteplici utilizzi culinari come il fritto, la cottura a vapore e al forno. Dal punto di vista morfologico le piante devono avere uno sviluppo vegetativo non eccessivo, con steli
procombenti di grossezza normale, le foglie devono essere grandi di colore verde chiaro e mostrare una fioritura media. La precocità di maturazione è variabile da precoce a medio-tardiva, in funzione delle varietà, delle caratteristiche pedologiche dell'ambiente bolognese e delle variazioni climatiche. I tuberi devono avere una forma prevalentemente ovale-allungata, regolare, con polpa consistente, di colore variabile dal bianco al giallo paglierino, buccia liscia e con la tradizionale tonalità chiara,
caratteristica fornita dalla composizine dei suoli di coltivazione. Dal punto di vista organolettico-qualitativo, la tipologia della patata di Bologna ha tradizionalmente
un contenuto medio di sostanza secca e una buona consistenza della polpa, che la rendono particolarmente idonea a tutti gli usi, grazie anche alla sua buona presenza sul piatto. Il gusto tipico ma non troppo pronunciato e la sua buona conservabilità, ottenuti grazie alla produzione in terreni vocati e all'applicazione di tecniche agronomiche legate alla tradizione, ne fanno ancora oggi il riferimento ottimale per il mercato. Condizioni ambientali - devono essere idonee per fornire il supporto adeguato allo sviluppo di tuberi con le caratteristiche citate di seguito. SUOLO: deve essere fertile, profondo, dotato di sostanza organica e con una buona capacità drenante. Dal punto di vista morfologico, i suoli dove avviene la coltivazione, si presentano per la gran parte pianeggianti ma comprendono anche un'area collinare, mentre per l'aspetto pedologico, riferito alla composizione, come stabilito dalla Carta dei Suoli della Regione Emilia Romagna, possono essere distinti in: "suoli San Martino", "suoli Ascensione", "suoli Medicina", "suoli Massumatico", "suoli Cicogna", "suoli Galisano" e "suoli San Giorgio", riconducibili quindi a caratteristiche di buona profondità e buon drenaggio, con pH moderatamente alcalino e con presenza di sostanza organica. La tessitura è leggermente variabile tra gli stessi, ma tendenzialmente fine in superficie e media negli strati più fondi. Dal punto di vista idrologico il territorio è ben fornito per la presenza di torrenti e fiumi naturali (Idice, Reno, Gaiana, Fossatone, Quaderna, Rido, Sillaro, Samoggia, Savena, ecc.) e anche per la presenza di canali artificiali appositamente costruiti (canale Emiliano-Romagnolo), per fornire acqua alle coltivazioni nel periodo primaverile-estivo, che risulta quello di maggior fabbisogno. CLIMA: la pianura bolognese è caratterizzata da temperature primaverili tiepide a partire da fine febbraio - inizio marzo, ideali per garantire una idonea germogliazione dei tuberi seminati in questo
periodo. Durante lo stadio di massimo sviluppo vegetativo, concentrato nel periodo che va da aprile a giugno, le temperature raggiungono facilmente i 25-28 °C, favorendo la formazione e l'accrescimento dei tuberi e una regolare maturazione. Le precipitazioni distribuite durante l'anno, favoriscono la coltivazione nella fase di primo accrescimento vegetativo e inizio tuberificazione; le stesse garantiscono pure il reintegro della falda idrica e le lavorazioni del suolo preparatorie alla semina della patata. Tecnica colturale - si basa fondamentalmente sulle pratiche presenti nel territorio fin dall'inizio della coltivazione della patata, come la preparazione del suolo, con lavorazioni profonde per favorire un buon sviluppo dell'apparato radicale e uno sgrondo efficace delle acque in eccesso. La prima operazione consiste nella preparazione del terreno con l'assolcatura, effettuata nell'autunno precedente la semina, che permette agli agenti atmosferici invernali, quali la pioggia e il gelo, di agire disgregando le zolle di terreno più grossolane e creare una tessitura idonea ad accogliere il tubero-seme. Tale lavorazione influisce in maniera significativa sullo sviluppo e sulla forma dei tuberi; infatti la tuberificazione degli stoloni, avviene in maniera regolare e alla giusta profondità, quando il piano di semina ed il cumulo di terreno che ricopre il tubero-seme non risultano compatti, ma sufficientemente soffici e areati. Inoltre, la produzione di tuberi sarà più regolare limitando la presenza di tuberi deformi, agevolando pure le operazioni di raccolta meccanica con conseguente riduzione di danni meccanici ai tuberi. Per la semina è obbligatorio l'impiego di tuberi-seme certificati, sia interi che tagliati, la cui preparazione alla semina prevede la pre-germogliazione, operazione che permette ai tuberi seme di svilupparsi in maniera più precoce e resistente una volta deposti in campo. Durante questa fase i tuberi sostano in un ambiente non soggetto a gelate, in presenza di luce diffusa, cosicché si sviluppi un germoglio di alcuni millimetri di lunghezza, dalla forma tozza e robusta. Tale pratica garantisce, una volta avvenuta la semina, una germogliazione regolare, priva di fallanze ed una certa precocità di maturazione della produzione, caratteristica ancora ricercata per gran parte delle produzioni pedecollinari dell'areale bolognese. Per quanto riguarda l'avvicendamento colturale, è vietata la monosuccessione ed è ammesso il ritorno della patata nello stesso appezzamento di terreno dopo due anni di altre colture. La concimazione viene effettuata tenendo conto dei fabbisogni della coltura; essa deve fornire gli elementi nutrizionali più adeguati, quali azoto, fosforo e potassio, affinché sia possibile ottenere produzioni ottimali sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. La produzione massima è di 60 tonnellate/ha. La tecnica colturale si completa con la concimazione e la difesa, applicando quanto disposto dalle norme contenute nei disciplinari della Regione Emilia Romagna. IRRIGAZIONE: la tipica piovosità autunno-primaverile e la composizione intrinseca dei terreni alluvionali della pianura bolognese si integrano in maniera perfetta alla rete di torrenti naturali e canali artificiali, utilizzati dai produttori per fornire durante la coltivazione regolari apporti irrigui, evitando sprechi e valorizzando le caratteristiche qualitative, come per esempio la pezzatura commerciale omogenea, il contenuto in sostanza secca e l'attitudine culinaria dei tuberi stessi. La raccolta deve essere eseguita a maturazione fisiologica completa del prodotto, cioè quando la buccia non si lacera alla pressione esercitata dallo sfregamento con le dita, in quanto ciò permette di intervenire con macchine scavaraccoglipatate che depositano i tuberi in contenitori idonei al
trasporto presso gli stabilimenti di ritiro. La conservazione delle patate avviene in bins in celle per frigo-conservazione a temperatura controllata, compresa tra 4 e 7 °C, al riparo dalla luce. Sono ammessi i trattamenti di post-raccolta previsti dalla vigente legislazione. Riconoscibilità del prodotto - la "Patata di Bologna" deve essere identificabile per aspetto fisico, componente chimica e organolettica, dai seguenti parametri: a) tuberi di forma prevalentemente ovale-allungata, piuttosto regolare, con presenza di gemme (occhi) superficiali e poco pronunciati; b) buccia liscia, integra e priva di difetti esterni che alterino le sue caratteristiche; c) calibro dei tuberi omogeneo compreso tra 40 e 75 mm; d) polpa di colore variabile dal bianco al giallo paglierino; e) conservabilità non oltre i 10 mesi dalla data di raccolta. Dal punto di vista chimico la composizione media per 100 gr di parte edibile è così suddivisa: acqua da 70,0 a 85,0%; proteine da 1,8 a 2,2%; rassi da 0,09 a 1,12%; carboidrati da 13,5 a 17,0%; fibre da 2,2 a 2,7%; minerali (sodio, potassio, magnesio, calcio, manganese, ferro, cobalto, rame, zinco, nichel, cromo, fosforo, cloro, fluoro, iodio, boro, selenio) da 1,0 a 1,2%; vitamine da 0,05 a 0,1%. Caratteristiche al consumo - a) omogeneità di calibro dei tuberi: la dimensione dei tuberi (diametro radiale) misurata con calibro a maglia quadrata non può essere inferiore a mm 40 e superiore a mm 75. La differenza tra diametro minimo e massimo non può essere superiore a mm 30. Le tolleranze sono così fissate: 1) diametro minimo (mm 40) e massimo (mm 75): 3% sul numero di tuberi del campione; 2) omogeneità: 15% sul numero di tuberi; b) non presentare in percentuale sul peso totale: 1) tuberi con difetti esterni evidenti (deformi, immaturi, pelati, germogliati, avvizziti, verdi, scabbiati, o con altre alterazioni parassitarie localizzate sulla buccia): 10%; 2) tuberi con macchie sottocutanee di origine traumatica (macchie nere) e alterazioni interne della polpa (cuore cavo, maculatura ferruginea, vitrescenza, ecc.): 10%; 3) tuberi con danni esterni (ferite, tagli): 5%; 4) tuberi sezionati e con marcescenze nella polpa: 0%. La somma dei difetti inerenti le alterazioni delle caratteristiche dei tuberi non può superare il 15% in peso, escluso la percentuale inerente l'omogeneità dei calibri e la pezzatura.
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PERA DELL'EMILIA
ROMAGNA (IGP)
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Area di produzione - comprende
alcuni comuni emiliani delle province di Reggio Emilia,
Ferrara, Modena, Bologna e Ravenna. Frutto - comprende le
varietà: Abate Fetel e Conference, con epicarpo rugginoso verde
chiaro giallastro; Cascade, Decana Comizio, con epicarpo liscio
verde chiaro giallastro e rosa; Kaiser, ruvido rugginoso; Max
Red Bartlett e William, liscio giallo rosato o rosso vivo a
volte striato, Pasa Crassana. Forma - il calibro minimo
della Pera dell'Emilia Romagna è di circa 55 mm, 60 mm per le
William e le Max Red Bartlett, mentre il tenore zuccherino si
aggira intorno agli 11-13° Brix. Il loro peso varia dai 158
grammi della Conference ai 160 gr della Abate Fetel. Metodo
di produzione
- la Pera dell'Emilia Romagna si ottiene su terreni di medio o
forte impasto, utilizzando sesti di impianto nei quali non
possono essere presenti più di 3.000 piante per ettaro. Le
forme di allevamento sono il "Vaso emiliano" e le sue
modificazioni, la "Palmetta", la "Y" ed il
"Fusetto" e loro modificazioni. La produzione unitaria
massima consentita è di 4450 quintali per ettaro. Per la
conservazione del prodotto viene usata la tecnica della
refrigerazione con temperature tra i 4° e i 6°. Per quanto
riguarda la commercializzazione ai fini dell'immissione al
consumo, la Pera deve essere confezionata in vassoi da 4-6
frutti sigillati con film plastico, in cestini da 1 Kg, in
plateaux di cartone o legno, e distribuita tra il 10 agosto e il
31 maggio dell'anno successivo. |
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PESCA NETTARINA DI
ROMAGNA (IGP)
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Area di produzione - si estende
nella regione Emilia Romagna, nelle province di Ferrara,
Bologna, Forlì e Ravenna. Frutto - le varietà
a polpa gialla della Pesca sono: Dixired, Elegant Lady, Fayette,
Flavorcrest, Glohaven, Maycrest, Merril, Gem Free 1, Redhaven, Spring
Lady, Springbelle, Springcrest, Suncrest. Quelle bianche sono di varietà:
Duchessa d'Este, Iris Rosso, Maria Bianca, Rossa di S. Carlo. Le varietà
della Nettarina a polpa gialla sono Early Sungrand, Fantasia,
Flavortop, Independence, Maria Aurelia, Maria Emilia, Maria Laura, May
Grand, Nectaross, Spring Red, Stark Redgold, Venus, Weimberger. Quelle
bianche sono riconducibili alla Caldesi 2000. Caratteristiche al
consumo - la Pesca e
la Nettarina di Romagna possono essere a polpa gialla o bianca. La pesca,
sia gialla che bianca, ha un calibro del diametro minimo di 25 mm e un
tenore zuccherino pari a 11 brix. La Nettarina bianca ha un diametro
minimo di 23 mm, mentre per quella gialla è di 25 mm. Il loro epicarpo è
glabro ed il tenore zuccherino è pari a 11 Brix. Metodo di produzione
- sono
necessari terreni di medio impasto o sciolti; ad alcuni sesti di impianto
è consentita una densità massima di 2000 piante per ettaro. Le forme di
allevamento ammesse sono il Vaso Emiliano e sue modificazioni, ed il
vasetto ritardato per la nettarina, la Palmetta, la Y ed il Fusetto e loro
modificazioni. Mentre per la Pesca è consentita una produzione unitaria
massima di 350 quintali per ettaro, per la Nettarina tale valore è di 300
quintali per ettaro. Per quanto riguarda la commercializzazione della
Pesca e della Nettarina di Romagna ai fini dell'immissione al consumo, le
confezioni sigillate possono essere formate da vassoi da 4-6 frutti,
cestini da 1 Kg, plateaux in cartone o in legno di misure diverse. La commercializzazione deve essere effettuata tra il 10
giugno e il 20
settembre di ogni anno. |
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SCALOGNO DI
ROMAGNA (IGP)
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Area di produzione - in provincia di Ravenna,
nei comuni di Brisighella,
Casola Valsenio, Castelbolognes, Faenza, Riolo Terme, Solarolo; in
provincia di Forlì-Cesena, Modigliana e Tredozio; in provincia di Bologna,
Borgo Tossignano, Casalfiumanese, Castel del Rio,
Castelguelfo, Dozza, Fontanelice, Imola e Mordano. Caratteristiche al
consumo - i bulbi sono di forma allungata, di colore che varia dal giallo al cuoio
fulvo bruno al grigio. Il bulbo pulito a forma di fiaschetto allungato è
bianco con striature violacee. Il prodotto viene immesso al consumo sia
fresco che secco, nel primo caso viene legato a mazzetti da
500 grammi, nel secondo in mazzetti, trecce o reti di plastica da 100
grammi. Metodo di produzione
- cresce in collina su terreni argillosi, asciutti e ben drenati, ricchi di
potassio e sostanze organiche; può essere coltivato solo un
anno su cinque sullo stesso terreno, e comunque non dopo altre liliacee, aglio o cipolla, solanacee, barbabietole o cavoli,
mentre è possibile la rotazione con frumento, orzo, radicchio, insalate e
carote. L'impianto deve essere effettuato a novembre-dicembre: la messa a
dimora manuale dà la migliore resa produttiva, soprattutto se si procede
anche ad una leggera rullatura del suolo. La raccolta invece comincia a
giugno dell'anno successivo, per lo scalogno da consumare fresco, e
prosegue fino a luglio per quello da conservare e trasformare. La
produzione unitaria massima consentita è di 60-80 quintali per ettaro. |
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Prodotti di panetteria |
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COPPIA FERRARESE (IGP)
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Area di produzione - l'intero
territorio della provincia di Ferrara. Forma - è
formata da due pezzi di pasta legati assieme a forma di nastro
nel corpo centrale, ciascuno con le estremità ritorte in modo
da formare un ventaglio di quattro corna, le cui estremità sono
dette crostini. Ogni forma ha un peso tra gli 80 e i 250 grammi. Caratteristiche al consumo - ha un colore dorato
con venature quasi bionde e un odore penetrante e appetitoso, il
sapore è sapido e gustoso. Metodo di
produzione - segue quattro fasi distinte: l'impastamento
degli ingredienti opportunamente dosati (farina di grano tenero
tipo "0", strutto di puro suino, olio extravergine di
oliva, lievito naturale, sale alimentare, acqua e malto) insieme
al lievito-madre; la formazione delle coppie, la lievitazione
per circa un'ora e mezza e la cottura in forni in cui il calore
si diffonde dal basso verso l'alto. |
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