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Area di produzione comprende l'intero territorio continentale della Toscana, escludendo le isole, che rappresenta la zona in cui si è consolidata nel tempo la produzione di questo salume tipico. In tale area delimitata si dovrà svolgere l'intero ciclo di lavorazione e le operazioni di affettamento e conseguente confezionamento.
Descrizione del prodotto
Caratteristiche - è un salume tipico caratterizzato dall'aroma di finocchio, utilizzato in semi e/o fiori nell'impasto, e dalla consistenza morbida della fetta che talvolta tende a sbriciolarsi. La pezzatura varia da formati piccoli da 0,5 kg di peso
all'insacco a formati più grandi fino ad un massimo di 25 kg di peso all'insacco. La «Finocchiona» I.G.P. all'atto dell'immissione al consumo deve avere le seguenti caratteristiche: •
Aspetto esterno l'insaccato è di forma cilindrica e sulla superficie esterna presenta una caratteristica fioritura o impiumatura dovuta alle muffe che si sviluppano durante la fase di stagionatura. •
Aspetto al taglio la fetta deve risultare da consistente a morbida che talvolta tende a sbriciolarsi. La fetta
presenta un impasto con particelle di grasso distribuite in modo da avvolgere le frazioni muscolari lasciando il prodotto morbido anche dopo lunghi tempi di stagionatura. Il grasso e il magro, di grana medio grossa, non presentano confini ben definiti. La fetta appare con colori che vanno dal rosso carne delle parti magre al bianco/bianco-rosato delle parti grasse, con possibile evidenza di semi e/o fiori di finocchio. •
Caratteristiche chimiche ▪
Proteine totali: non inferiori al 20%;
▪ Grassi totali: non superiori al 35%;
▪ pH: compreso tra 5 e 6;
▪ Attività dell'acqua (aw ): minore o uguale a 0,92;
▪ Sale: non superiore al 6%.
• Caratteristiche organolettiche
▪ Profumo: odore gradevole e caratteristico dovuto all'aroma marcato del finocchio e leggero dell'aglio;
▪ Sapore: fresco e appetitoso, mai acido. Materia prima - consiste in carni fresche ottenute da carcasse di suino pesante; il suino pesante è infatti caratteristico dell'Italia centro settentrionale e presenta una genetica opportunamente affinata, viene allevato per almeno 9 mesi, in modo tale da raggiungere pesi elevati e carni idonee alla produzione della «Finocchiona» I.G.P. Ai fini previsti dal presente disciplinare, possono essere utilizzati:
▪ suini delle razze tradizionali Large White Italiana e Landrace Italiana, così come migliorate dal Libro Genealogico Italiano, o figli di verri delle stesse razze;
▪ suini figli di verri di razza Duroc Italiana, così come migliorata dal Libro Genealogico Italiano;
▪ suini figli di verri di altre razze ovvero di verri ibridi
purché provengano da schemi di selezione o incrocio attuati con finalità non incompatibili con quelle del Libro Genealogico Italiano per la produzione del suino pesante. Non sono in ogni caso ammessi:
▪ suini portatori di caratteri antitetici, con particolare riferimento al gene responsabile della sensibilità agli stress (PSS);
▪ tipi genetici ed animali comunque ritenuti non conformi ai fini del presente disciplinare;
▪ animali in purezza delle razze Landrace Belga, Hampshire, Pietrain, Duroc e Spotted Poland. Le tecniche di allevamento, gli alimenti consentiti, le loro quantità e modalità d'impiego sono finalizzate ad ottenere un suino pesante, obiettivo che deve essere perseguito nel tempo attraverso moderati accrescimenti giornalieri ed un'alimentazione conforme alla disciplina generale in vigore. Gli alimenti ammessi nella prima fase (fino ad 80 chilogrammi di
peso vivo) sono, in idonea concentrazione, tutti quelli utilizzabili nella seconda fase, nonché, con il vincolo che la sostanza secca da cereali non sia inferiore al 45% di quella totale:
▪ farina di estrazione di soia (fino ad un massimo del 20% della sostanza secca della razione);
▪ silomais (fino al 10% della sostanza secca della
razione); ▪ semola glutinata di mais e/o corn gluten feed (fino al 5% della sostanza secca della razione);
▪ carrube denocciolate, distillers (fino al 3% della sostanza secca della razione);
▪ lipidi con punto di fusione superiore a 36°C (fino al 2% della sostanza secca della razione);
▪ farina di pesce, lisati proteici (fino al 1% della sostanza
secca della razione); ▪ latticello(*) fino a un massimo di 6 litri per capo al giorno. Gli alimenti ammessi nella seconda fase di ingrasso, con il vincolo che la sostanza secca da cereali non sia inferiore al 55% di quella totale, sono:
▪ mais e pastone di granella e/o pannocchia (fino al 55% della sostanza secca della razione);
▪ sorgo, orzo (fino
al 40% della sostanza secca della razione);
▪ frumento, triticale, avena e cereali minori (fino al 25% della sostanza secca della razione);
▪ cruscami e altri prodotti della lavorazione del frumento (fino al 20% della sostanza secca della razione);
▪ patata disidratata, polpe di bietola surpressate ed insilate, farina di estrazione di soja (fino al 15% della sostanza secca della razione);
▪ farina di girasole (fino al 8% della sostanza secca della razione);
▪ manioca, melasso(**), farina di estrazione di cocco, farina di estrazione di germe di mais, pisello e/o altri semi di leguminose (fino al 5% della sostanza secca della razione);
▪ polpe secche esauste di bietola (fino al 4% della sostanza secca della razione);
▪ farina di sesamo (fino al 3% della sostanza secca della razione);
▪ expeller di lino, marco mele e pere, buccette d'uva o di pomodori quali veicoli d'integratori, farina disidratata di medica, lievito di birra e/o di torula, lipidi con punto di fusione superiore a 40 gradi centigradi (fino al 2% della sostanza secca della razione);
▪ siero (*) di latte fino ad un apporto massimo di 15 l capo/giorno;
▪ latticello(*) fino ad un apporto massimo di 250 gr capo/giorno di sostanza secca. E' consentita una presenza massima di acido linoleico pari al 2% della sostanza secca della dieta. Sono ammesse tolleranze massime del 10%. (*) Siero e latticello insieme non devono superare i 15 litri capo/giorno. (**) Se associato a borlande il contenuto totale di azoto deve essere inferiore al 2%. Patata disidratata e manioca insieme non devono superare il 15%
della sostanza secca della razione. Per «latticello» si intende il sottoprodotto della lavorazione del burro e per siero di latte il sottoprodotto di cagliate. I suini, in ottimo stato sanitario, sono inviati alla macellazione non prima che sia trascorso il nono mese e non dopo il quindicesimo mese dalla nascita. Dalla macellazione è escluso l'impiego di verri e scrofe. Inoltre, è vietato l'impiego di carcasse non ben dissanguate ovvero caratterizzate dalla presenza di miopatie conclamate (PSE e DFD) o di
postumi evidenti di processi flogistici e traumatici. Il peso medio della singola partita (peso vivo) inviata alla macellazione deve corrispondere a kg 160, più o meno 10%. Per la produzione della «Finocchiona» I.G.P. possono essere inoltre utilizzate le carni fresche ottenute dalle carcasse di suini di razza Cinta Senese, iscritti al libro genealogico del corrispondente tipo genetico, allevati e macellati nel territorio ed alimentati secondo tradizione.
Metodo di produzione
Preparazione
Per la produzione della «Finocchiona» I.G.P. si possono
utilizzare esclusivamente i seguenti tagli: spalla disossata e
sgrassata, rifilature di prosciutto, traculo, gole senza ghiandole,
magro di pancetta e di gola, carne di coppa, pancetta e pancettone. I
suddetti tagli non devono aver subito alcun processo di congelamento.
Gli ingredienti che devono essere obbligatoriamente aggiunti, per
100 kg di impasto da insaccare, sono:
▪
Sale: compreso tra 2,5 e 3,5 kg;
▪
Pepe macinato: compreso tra 50 e 100 grammi;
▪
Pepe in grani e/o spezzato e/o sgranato: compreso tra 150 e 400
grammi;
▪
Aglio e/o aglio disidratato in dose equivalente, aggiunti in
modo tale che la quantità complessiva sia comunque compresa tra 50 e
100 grammi;
▪
Semi di finocchio e/o fiori di finocchio in dose equivalente,
aggiunti in modo tale che la quantità complessiva sia comunque
compresa tra 200 e 500 grammi.
Per la preparazione è consentito anche l'uso dei seguenti
additivi e ingredienti:
▪
Nitriti (E 250);
▪
Nitrati (E 251 e E 252);
▪
L ascorbico (E 300);
▪
Sodio L ascorbato (E 301): massimo 150 grammi per 100 kg di
impasto da insaccare;
▪
Destrosio e/o saccarosio e/o fruttosio e/o lattosio: massimo kg
1 per 100 kg di impasto da insaccare;
▪
Vino: massimo 1 litro per 100 kg di impasto da insaccare.
Possono, inoltre, essere aggiunti preparati di colture microbiche
di avviamento alla fermentazione (Starter microbici).
Metodo di elaborazione
I tagli di carne sono mondati, secondo tecnica locale, asportando
le parti connettivali di maggior dimensioni ed il tessuto adiposo
molle. Le carni suine adeguatamente preparate vengono ridotte a
pezzetti e passate al tritacarne utilizzando stampi con fori di
diametro compreso tra 4,5 e 8 mm.
Dopo la macinatura si passa all'impastatura al fine di avere un
impasto in cui la carne macinata ed i vari ingredienti, che vengono
aggiunti ad essa, siano ben amalgamati tra di loro.
Successivamente l'impasto viene insaccato in budello, naturale o
collato. Segue la legatura con spago o, in alternativa allo spago,
utilizzando rete preconfezionata o rete ordita sull'insaccato
realizzate con materiali naturali. Per la chiusura del budello non
sono ammesse clips o altri sistemi di chiusura metallici o plastici,
a meno che il prodotto non sia destinato ad altre lavorazioni prima
della vendita, come tranciatura o affettamento, in questi casi la
chiusura deve essere rimossa. Esclusivamente per la «Finocchiona»
I.G.P. di peso all'insacco superiore a 6 kg e fino a 25 kg, è
consentito l'utilizzo sia di budelli che di reti sintetiche, sia la
chiusura con clips o altri sistemi di chiusura metallici o plastici.
La pezzatura della Finocchiona, espressa in peso di prodotto
all'insacco, non deve essere inferiore a 0,5 kg.
Asciugamento
Dopo l'insacco la Finocchiona è sottoposta all'asciugamento che
è il periodo durante il quale si ha la più accentuata
disidratazione. Per conseguire tale risultato la Finocchiona viene
tenuta in ambienti aventi una temperatura compresa tra 12° e 25°C.
5.4. Stagionatura
Conclusa la fase di asciugamento ha inizio la fase di
stagionatura che viene fatta con temperature comprese tra gli 11° e i
18°C ed una umidità relativa tra il 65 e il 90%.
La durata del periodo di asciugatura e stagionatura non deve
essere inferiore a quanto indicato nella tabella di seguito
riportata.
| Peso all'insaccato |
Tempo totale di asciugamento e stagionatura |
| Compreso tra 0,5 e 1 kg |
non inferiore a 15 giorni |
| Compreso tra 1 e 6 kg |
non inferiore a 21 giorni |
| Compreso tra 6 e 25 kg |
non inferiore a 45 giorni |
La «Finocchiona» I.G.P. può essere immessa al consumo sfusa
oppure confezionata.
Per l'immissione al consumo del prodotto affettato in confezioni,
le operazioni di affettamento e conseguente confezionamento, anche
sottovuoto o in atmosfera protettiva, devono avvenire esclusivamente
nella zona di produzione indicata all'art. 3 sotto la vigilanza della
struttura di controllo autorizzata al fine di garantire la qualità
del prodotto ed in particolare per evitare l'alterazione delle
caratteristiche.
Infatti, per sua natura il prodotto presenta una mescolanza di
particelle di carne magra e di grasso, finemente tritate, tali che la
fetta risulta particolarmente delicata sia alla manipolazione che
all'affettamento. La preparazione del prodotto per l'affettamento
prevede, inoltre, l'eliminazione del budello con diretta esposizione
della parte edibile all'ambiente esterno; l'esposizione a condizioni
ambientali non controllate per periodi non noti, altera le
caratteristiche del prodotto dando origine a fenomeni ossidativi,
alterazioni del colore, eccessiva perdita di umidità con
peggioramento della particolare consistenza della fetta (che tende a
sbriciolarsi) e della spiccata componente aromatica dovuta
all'utilizzo del finocchio, caratteristiche che hanno reso famosa la
Finocchiona ai consumatori. Pertanto per garantire e preservare il
mantenimento delle caratteristiche originali del prodotto, è
necessario che l'affettamento ed il confezionamento siano eseguiti da
personale che abbia specifica conoscenza del prodotto, riducendo il
più possibile il tempo di permanenza del prodotto a contatto con
l'aria. Inoltre la possibilità che il prodotto destinato
all'affettamento venga conservato per periodi non noti in condizioni
ambientali differenti da quelle previste dal disciplinare, potrebbe
indurre il radicamento di caratteristiche contrastanti rispetto a
quelle per le quali il prodotto è conosciuto, quali l'irrancidimento
(colorazione gialla del grasso, odore e sapore acre, amaro e
piccante), l'essicamento (consistenza secca con budello che tende a
staccarsi dal resto), la formazione di muffe anomale (eccessive
colonie di muffe che ricoprono l'involucro), il rigonfiamento
(impasto decomposto, instaurarsi di processi putrefattivi) o ancora
l'imbrunimento (colorazione anomala da rosso-scuro fino a
rosso-brunastro dell'impasto), tali da generare sapori, profumi ed
una consistenza della fetta differenti da quelli storicamente
apprezzati dal consumatore ovvero l'aroma marcato del finocchio e
leggero dell'aglio ed una consistenza morbida della fetta che
talvolta tende a sbriciolarsi.
Legame con l'ambiente
La Finocchiona gode di una reputazione ormai consolidata e
dimostrata dai numerosi documenti che riportano riferimenti a vario
titolo del prodotto fin dal Quattrocento.
L'Ottocento e il Novecento, poi, sono secoli particolarmente
ricchi di testimonianze storiche sull'uso consolidato del termine
«Finocchiona»: nel 1875, Rigutini e Fanfani, nel loro Vocabolario
della lingua parlata, facevano specifico riferimento alla Finocchiona
come, Pirro Giacchi, nel suo dizionario edito nel 1878; nel
Vocabolario degli Accademici della Crusca, edizione 1889, viene
evidenziato il legame della Finocchiona con il territorio Toscano.
Nel Dizionario Enciclopedico Italiano del 1956 viene sottolineato che
la Finocchiona è un tipico salume toscano. Anche il prof. Italo
Ghinelli, per molti anni veterinario provinciale di Parma, nel suo
testo pubblicato nel 1977, parla dell'origine toscana della
Finocchiona. Il «Dizionario Motta della Lingua Italiana» (1978), a
cura del prof. Bazzarelli, definisce la Finocchiona «tipico salume
toscano\ ... aromatizzato con semi di finocchio». Nella pubblicazione
«Atlante dei Prodotti Tipici: I Salumi» dell'INSOR (2002) viene
dedicata una scheda alla Finocchiona; nella pubblicazione «Alla
ricerca del pane perduto» (1989) si parla di questo straordinario
salume.
La Finocchiona viene realizzata secondo metodi consolidati e
storici e deve le sue caratteristiche ad una serie di collegamenti
con l'ambiente inteso in senso lato e comprensivo dei fattori umani,
della secolare metodologia di preparazione e del loro interagire. La
Finocchiona si caratterizza per l'inconfondibile e marcato aroma del
finocchio utilizzato in semi e/o fiori nell'impasto (da qui il nome
«Finocchiona») e per la locale e sapiente lavorazione che conferisce
alla fetta una particolare morbidezza, che tende a sbriciolarsi.
L'originale scelta degli ingredienti, primo fra tutti il finocchio,
che caratterizza tante ricette della cucina regionale e che fa parte
della flora endemica del territorio di produzione (spesso presente,
dalla costa fino alle zone sub-montane, ai piedi dei muretti a secco
e ai piedi delle «stradelle» di campagna), unitamente alla indubbia
vocazione salumiera dell'area, alla specificità del know-how dovuta
a personale qualificato dotato di manualità ed artigianalità, che
sa come scegliere e mondare i tagli migliori, verificare il giusto
grado di omogeneizzazione tra grasso e magro, capire quando la
Finocchiona è della giusta consistenza e morbidezza, contribuiscono
alla creazione di un prodotto unico e non comparabile, la cui
reputazione è ormai assodata.
Anche l'utilizzo, nel metodo storico di elaborazione, di vino
nell'impasto, evidenzia il forte legame con il territorio dove il
vino è da sempre una delle principali produzioni in termini
quantitativi e qualitativi e che, come la Finocchiona, caratterizza
il territorio di produzione.
La presenza, inoltre, nell'ambiente toscano della produzione di
carni pregiate di razza Cinta Senese, ha permesso una diffusa
presenza delle imprese trasformatrici in tutta la regione
caratterizzando ulteriormente il prodotto e consolidando nei
consumatori la reputazione ed il legame della Finocchiona con la
Toscana.
Un'altra conferma del legame con il territorio e della
reputazione della Finocchiona è testimoniata anche dalla
gastronomia, che la inserisce sempre nel tipico piatto di «affettati
toscani» perché, il particolare impasto e la presenza del finocchio,
conferiscono una consistenza ed un aroma tali da renderla una delle
più caratteristiche e rappresentative proposte della salumeria
toscana che ha varcato anche i confini nazionali con presenza in
molti paesi del Centro Europa ed anche in paesi al di fuori della
Comunità europea.
Dal punto di vista economico e sociale, esiste un forte
radicamento della produzione di Finocchiona in Toscana, manifestato
dalla presenza di numerosi operatori che da molte generazioni, nel
solco dei metodi di lavorazione artigianali usati dai loro
progenitori e forti dell'esperienza da loro acquisita, producono
questo prodotto tipico, prestando particolare cura nella scelta delle
carni, nella loro lavorazione e nella stagionatura a conferma di un
legame che unisce la produzione della Finocchiona dalle sue origini
fino ad oggi. La Finocchiona è tra i salumi più diffusi nel
territorio di produzione ed è regolarmente quotata nei bollettini
settimanali dei prodotti della salumeria pubblicati da autorevole
rivista specializzata e diffusa a livello nazionale.
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