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Prodotti DOP e IGP del Lazio |
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Riportiamo un elenco dei prodotti a Denominazione di
Origine e a Indicazione Geografica Protette della regione. L'elenco non è
necessariamente completo ed è suscettibile di possibili modifiche e
aggiornamenti. I prodotti sono stati suddivisi per categorie alimentari. |
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Carni, insaccati e prodotti trasformati |
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MORTADELLA DI BOLOGNA (IGP)
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Area di produzione
- è molto vasta e coinvolge le regioni Emilia Romagna, Piemonte,
Lombardia, Veneto, provincia di Trento, Toscana, Marche e Lazio. Caratteristiche
al consumo - al taglio
presenta una superficie vellutata di colore rosa vivo uniforme. Nella
fetta devono essere presenti in quantità non inferiore al 15% della
massa totale, delle quadrettature bianche perlacee di tessuto adiposo. Il gusto è
delicato senza tracce di affumicatura, il profumo
è aromatico. Forma - ovale o cilindrica. Metodo di produzione
- la
mortadella si ottiene da una miscela di carni suine ottenuta dalla
muscolatura striata appartenente alla carcassa, ridotta in grani fini con
il tritacarne, lardelli di grasso suino di gola cubettato, sale e pepe. Le
componenti carnee vengono sottoposte a sgrossatura ed omogeneizzazione per
poi essere triturate sempre finemente e la loro temperatura non deve
essere maggiore a 1°C. Per la preparazione dei lardelli il grasso suino
di gola è cubettato, scaldato e quindi lavato in acqua e sgocciolato.
L'impastatura di tutti i componenti deve essere effettuata in macchine
sottovuoto o a pressione atmosferica. Dopo l'impastatura e il successivo
insacco il prodotto viene cotto in stufe ad aria secca. La temperatura nel
cuore del prodotto non deve essere inferiore a 70°C. Dopo la cottura deve
essere rapidamente raffreddato. |
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SALAMINI ITALIANI ALLA CACCIATORA (IGP)
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Area di produzione - l'intero
territorio delle seguenti regioni: Friuli Venezia Giulia,
Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Umbria, Toscana,
Abruzzo, Lazio e Molise. Caratteristiche
al consumo - venduti sfusi, confezionati sotto-vuoto o
in atmosfera modificata. Si conservano in luoghi freschi e
asciutti, per lunghi periodi in frigorifero. Forma - cilindrica. Metodo di produzione
- si producono con carni magre, tratte dalla muscolatura striata
delle carcasse di suino, grasso suino duro, sale e pepe a pezzi
o macinato, aglio. Talvolta, addizionati con vino, zucchero
(destrosio, fruttosio, lattosio) latte (magro o in polvere) o
caseinati, con avviamento alla fermentazione, nitrato di sodio e
potassio, acido ascorbico e sale sodico. Il preparato, così
ottenuto è insaccato in budelli naturali o artificiali con
diametro superiore a 75 millimetri, eventualmente legati con
filza e di lunghezza superiore a 350 millimetri. |
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VITELLONE BIANCO DELL'APPENNINO CENTRALE (IGP)
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Area di produzione - i territori
delle province: Bologna, Ravenna, Forlì, Rimini, Pesaro,
Ancona, Macerata, Ascoli Piceno, Teramo, Pescara, Chieti,
L'Aquila, Campobasso, Isernia, Benevento, Avellino, Frosinone,
Rieti, Viterbo, Terni, Perugia, Grosseto, Siena, Arezzo,
Firenze, Prato, Livorno, Pisa. Razza - la carne di
Vitellone Bianco dell'Appennino Centrale è prodotta da bovini,
maschi e femmine, di pura razza Chianina, Marchigiana e
Romagnola, di età compresa tra i 12 e i 24 mesi. Metodo di
allevamento - dalla nascita allo svezzamento, è consentito
l'uso dei seguenti sistemi di allevamento: pascolo, stabulazione
libera, stabulazione fissa. Nelle fasi successive allo
svezzamento e fino alla macellazione, il pascolo è vietato in
quanto incide negativamente sulle caratteristiche qualitative
delle carni: pertanto i soggetti devono essere allevati
esclusivamente a stabulazione libera o a posta fissa. I vitelli
devono essere allattati naturalmente dalle madri fino al momento
dello svezzamento. Successivamente la base alimentare è
rappresentata da foraggi freschi e/o conservati provenienti da
prati naturali, artificiali e coltivazioni erbacee tipiche della
zona geografica indicata; in aggiunta, è permesso l'uso di
mangimi concentrati semplici o composti e l'addizione con
integratori minerali e vitaminici. La razione deve comunque
essere calcolata in modo da assicurare livelli nutritivi alti o
medio alti e una quota proteica compresa tra il 13% e il 18% in
funzione dello stadio di sviluppo dell'animale. Nei quattro mesi
che precedono la macellazione è vietato alimentare il bestiame
con foraggi insilati e sottoprodotti dell'industria. La
macellazione deve avvenire in mattatoi idonei, situati
all'interno della zona di produzione; al fine di evitare
l'instaurarsi di fenomeni di stress nell'animale, particolare
cura va prestata al trasporto e alla sosta prima della
macellazione evitando l'utilizzo di mezzi cruenti per il carico
e lo scarico degli automezzi e la promiscuità, sia nel viaggio
che nella sosta, di animali provenienti da allevamenti diversi.
Nel rispetto delle normative vigenti, la refrigerazione delle
carcasse deve essere effettuata in modo tale da evitare il
fenomeno della contrattura da freddo. Al fine di migliorare la
tenerezza delle carni, e' consentito l'uso
dell'elettrostimolazione sulle carcasse. Caratteristiche al
consumo - la carne deve essere immessa al consumo provvista
di particolare contrassegno a garanzia dell'origine e
dell'identificazione del prodotto. Il marchio deve essere
apposto con caratteri chiari e indelebili, nettamente distinti
da ogni altra scritta ed essere seguito dalla menzione
Indicazione Geografica Protetta e/o I.G.P. La marchiatura deve
essere effettuata al mattatoio da un esperto incaricato
dall'organismo di controllo. Il logo deve essere impresso sulla
superficie della carcassa, in corrispondenza della faccia
esterna dei 18 tagli di seguito elencati (specificando tra
parentesi le relative basi muscolari): 1) muscolo posteriore
(tibiale anteriore e posteriore, peroneo, estensori comune,
anteriore e laterale delle falangi, flessori esterno ed interno
delle falangi); 2) campanello (gastrocnemio laterale e mediale,
soleo e flessore superficiale delle falangi); 3) girello
(semitendinoso); 4) sottofesa (bicipite femorale-lungo vasto,
paramerale-lungo-vasto); 5) noce (retto anteriore della coscia,
vasto intermedio, laterale e medio); 6) fesa (semimembranoso,
adduttore del femore, pettineo, sartorio, gracile); 7) scamone
(tensore della fascia lata, gluteo medio, superficiale, profondo
e accessorio); 8) lombata (lunghissimo del dorso, lungo spinoso e
costale, trapezio, traverso spinoso, intercostale, elevatore
delle coste, piccolo dentato e gran dorsale); 9) costata
(trapezio, traverso spinoso del dorso, lungo costale e spinoso,
intercostale, lunghissimo del dorso, gran dorsale, piccolo
dentato ed elevatore delle coste); 10) pancia (obliquo esterno ed
interno, trasverso e retto dell'addome); 11) petto (pettorale
profondo e superficiale, trasversale delle coste); 12)
sottospalla (romboide, trapezio, splenio, lungo flessore del
collo, lungo spinoso e costale, trasverso spinoso del dorso,
gran dorsale, gran dentato, lunghissimo del dorso, intercostali);
13) reale (intercostale, gran dorsale); 14) collo (romboide,
trapezio, splenio, piccolo e grande complesso, lungo flessore
del collo, traverso spinoso, atloide del piccolo complesso,
cleidoccipitale e mastoideo, intertrasversali del collo); 15)
muscolo anteriore (estensore obliquo ed anteriore del metacarpo,
estensore proprio delle dita, estensore anteriore delle falangi,
cubitale esterno ed interno, gran palmare, flessore superficiale
e profondo delle falangi, capo omerale e ulnare del flessore
profondo delle falangi, capo radiale del flessore superficiale
delle falangi); 16) girello di spalla (sopraspinoso e
brachiocefalico); 17) polpa di spalla (bicipite brachiale e
pettorale profondo); 18) copertina (sottospinoso e piccolo
rotondo). La carne è' posta in vendita al taglio o
confezionata. La carne confezionata porzionata,
fresca o surgelata, è posta in vendita solo in confezioni
sigillate. Il confezionamento può avvenire solo in laboratori
abilitati e sotto il controllo dell'organo preposto che consente
la stampigliatura del marchio della Indicazione Geografica
Protetta sulle singole confezioni. E' comunque vietata
l'aggiunta di qualsiasi qualificazione non espressamente
prevista. |
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Formaggi |
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PECORINO ROMANO (DOP)
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Area di produzione - tutta la regione del Lazio e della
Sardegna e la provincia
di Grosseto. Forma - cilindrica a facce piane. Il sapore è
piccante. Crosta -
sottile, liscia di colore bianco avorio o paglierino naturale. Pasta - compatta o leggermente occhiata. Il colore varia dal bianco al
paglierino più o meno intenso. Metodo di
produzione - il latte
intero di pecora di razza sarda viene portato a 37-39° lasciato coagulare
25-30 minuti con caglio di agnello. La cagliata viene poi cotta a 45-48
gradi ed in seguito scaricata in vasca di drenaggio per spurgarla. La
pasta viene trasferita in appositi stampi metallici che vengono poi
sottoposti a pressatura meccanica. I formaggi sono poi spostati in
fascere, dette anche "cascine", il giorno seguente marchiati
per l'identificazione. La salatura si effettua a secco per circa 2 mesi
nelle "caciare", ambienti per la maturazione. La stagionatura
dura almeno 8 mesi durante i quali le forme vengono lavate con acqua
salata e alle volte cappate con protettivi per alimenti. |
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PECORINO TOSCANO (DOP)
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Area di produzione - la Toscana e i
comuni di Allerona e Castiglione del Lago in Umbria, Acquapendente, Onano, San Lorenzo Nuovo, Grotte di Castro,
Valentano, Farnese, Ischia di Castro, Montefiascone, Bolsena, Capodimonte
nel Lazio. Forma - cilindrica. Il sapore è dolce con
delle venature leggermente piccanti. Pasta -
cotta, si presenta tenera, semi dura, consistente
(mantecata), di colore tra il bianco e il paglierino. Appare compatta e
tenace al taglio con una minuta occhiatura non regolarmente distribuita. Metodo di
produzione - il latte
intero di pecora precedentemente pastorizzato, con aggiunta di fermenti
lattici, viene portato a 35-38 gradi. Dopo la coagulazione, avvenuta con
caglio di vitello, la cagliata viene rotta e viene allontanato il siero.
La cagliata viene quindi posta in apposite forme per un ulteriore spurgo
effettuato per stufatura in cassoni o in camere calde per una durata dai
30 minuti alle 3 ore. La salatura avviene per bagno in salamoia, per 8-36
ore. Matura in 20-40 giorni in ambiente controllato, dove le forme vengono
girate e lavate. La stagionatura dura dai 40 ai 180 giorni. Le forme
vengono trattate con oli, morchi, cenere o altri prodotti e girate
periodicamente. |
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CACIOCAVALLO SILANO (DOP)
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Area di produzione - Campania,
Molise, Puglia, Calabria, Basilicata, Lazio. Forma -
tipicamente a pera. Il sapore è dolce e burroso quando è di
media stagionatura, piccante quando è di stagionatura avanzata.
Crosta - è dura, liscia, sottile e lucida di colore
bianco avorio ricoperta da muffe. Pasta - è cruda e
filata. Se stagionato a lungo friabile, scagliosa di un colore
bianco o giallo oro, omogenea e compatta o con lievissima
occhiatura. Metodo di produzione - il latte pastorizzato
viene portato a 35°C con aggiunta del caglio di vitello. Dopo
la coagulazione viene rotta la cagliata. La pasta viene lasciata
maturare sotto siero caldo per diverse ore, per poi farla
spurgare sul tavolo di sgrondo. La pasta viene lasciata maturare
per 3-4 giorni tagliata a pezzi. La filatura avverrà
successivamente in acqua a 80-85 gradi. La salatura si effettua
in salamoia da due a 12 ore, a seconda del peso. Matura in un
mese in ambiente aerato e fresco, dove le forme vengono appese a
coppia a cavallo di un bastone orizzontale. La stagionatura si
protrae dai 3 mesi fino ad un anno in cantina a temperatura
costante. |
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MOZZARELLA DI BUFALA CAMPANA (DOP)
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Area di produzione - Campania,
Puglia e Lazio. Forma -
globosa, tondeggiante, ma è possibile trovarla anche sotto
forma di bocconcino, trecce, perline, ciliegini, nodini. Il profumo
è acidulo con vago odore di muschiato. Crosta - è
di circa 1 millimetro, con la superficie liscia e lucente ma non viscida,
di colore bianco porcellanato, elastica e comunque sempre fondente. Pasta - si
presenta filata, molle e cruda. Il colore è bianco perlaceo. La struttura
a foglie sottili è leggermente elastica. Al taglio lascia scolare una
sierosità biancastra grassa, dal profumo di fermenti lattici. Metodo di
produzione - il latte di
bufala pastorizzato, con in aggiunta fermenti lattici, viene lasciato
coagulare per 30 minuti. Dopo la rottura della cagliata, si lascia
maturare la pasta per 4 ore sotto siero caldo. La pasta viene quindi
filata in grosse tinozze di legno con acqua bollente a 100 gradi.
Successivamente viene porzionata secondo le esigenze e i pezzi vengono
messi a raffreddare in acqua per circa 20 minuti e poi passati nella vasca
di salatura da un'ora a 12-14 ore al Sud. Vengono quindi imbustate e messe
in commercio senza stagionatura. |
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RICOTTA ROMANA (DOP)
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Area di produzione - il siero deve
essere ottenuto da latte intero di pecora proveniente dal
territorio della regione Lazio. Le operazioni di
lavorazione-trasformazione e di condizionamento dello stesso in
"Ricotta romana" devono avvenire nel solo territorio della
regione Lazio, al fine di garantire la tracciabilità e
assicurare i controlli. Pasta -
bianca, a struttura grumosa. Metodo di
produzione - la materia prima della "Ricotta romana" è
costituita dal siero di latte intero di pecora delle razze più
diffuse nell'area geografica prevista, quali: Sarda e suoi
incroci, Comisana e suoi incroci, Sopravvissana e suoi incroci,
Massese e suoi incroci. Il siero, componente liquida della
coagulazione del latte, deve essere ottenuto dal meccanismo di
spurgo, dovuto alla rottura della cagliata destinata alla
produzione dei formaggi pecorini ottenuti da latte di pecore
proveniente dal territorio laziale. Il siero risulta essere
"dolce", grazie al tipo di alimentazione delle pecore da latte,
costituita da foraggi di pascoli naturali, prati pascoli ed
erbai caratteristici del territorio della regione Lazio. Il
prodotto che ne deriva assume un caratteristico sapore
dolciastro che la distingue da ogni altro tipo di ricotta. Il
siero di latte intero ovino ha una colorazione giallo pallido e
contiene: residuo secco magro da 5,5 a 6,5%; proteine da 1,0 a
2,0%; grasso da 1,4 a 2,4%; lattosio da 3,4 a 5,0%; ceneri da
0,4 a 0,8%. Per la produzione della "Ricotta romana" è
consentita, nel corso del processo di riscaldamento del siero, a
temperatura tra i 50-60 °C, l'aggiunta di latte intero di pecora
proveniente dalle razze sopra citate e dall'areale previsto,
fino al 15% del volume totale del siero. |
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Olio |
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OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA
CANINO (DOP)
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Area di produzione - comprende i comuni di Canino,
Arlene, Cellere, Ischia di Castro, Farnese, Tessenano, Tuscania e Montalto
di Castro. Caratteristiche al consumo - il colore è
verde smeraldo con riflessi dorati, l'odore è fruttato e il sapore deciso di fruttato con un retrogusto amaro e piccante.
Metodo di produzione - la molitura
delle olive deve avvenire entro le 36 ore dalla raccolta. Per
l'estrazione sono ammessi esclusivamente processi meccanici che permettono
la conservazione delle caratteristiche peculiari ed originarie delle
olive. |
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OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA
SABINA (DOP)
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Area di produzione - comprende tutto o in parte il territorio amministrativo dei
comuni posti a Nord-est di Roma e a sud-ovest di Rieti. Questo territorio
è situato per intero ad est del fiume Tevere. Varietà - è prodotto
dalle varietà di olive Leccino,
Moraiolo, Raja, Carboncella e Pendolino, Frantoio, Moraiolo, Olivastrone,
Salviana, Olivago e Rovesciola per almeno il 75%. Caratteristiche al consumo -
gli oli freschissimi hanno colore giallo oro con sfumature verdi,
odore fruttato e sapore fruttato, vellutato, uniforme, aromatico,
amaro per gli
oli freschissimi; col tempo perdono l'amaro a favore della dolcezza. Metodo di produzione -
per
l'estrazione dell'olio sono ammessi esclusivamente processi meccanici e
fisici atti a produrre oli che presentino il più fedelmente possibile le
caratteristiche peculiari ed originarie del frutto. |
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OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA
TUSCIA (DOP)
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Area di produzione - comprende i territori dei seguenti comuni in provincia di Viterbo:
Acquapendente, Bagnoregio, Barbarano Romano, Bassano in
Teverina, Bassano Romano, Blera, Bolsena, Bomarzo, Calcata, Canepina,
Capodimonte, Capranica, Caprarola, Carbognano, Castel S.Elia,
Castiglione in Teverina, Celleno, Civita Castellana, Civitella
d'Agliano, Corchiano, Fabrica di Roma, Faleria, Gallese, Gradoli,
Graffignano, Grotte di Castro, Latera, Lubriano, Marta, Montalto di
Castro (parte), Montefiascone, Monteromano, Nepi, Oriolo Romano, Orte,
Piansano, Proceno, Ronciglione, S.Lorenzo Nuovo, Soriano nel Cimino,
Sutri, Tarquinia, Tuscania (parte), Valentano, Vallerano, Vasanello,
Vejano, Vetralla, Vignanello, Villa S.Giovanni in Tuscia, Viterbo,
Vitorchiano. Varietà - è prodotto dalle olive delle
varietà Frantoio, Caninese e Leccino, presenti per almeno il 90%, da
sole o congiuntamente, nei singoli oliveti. E' ammessa la presenza
negli oliveti, in percentuale massima del 10%, di altre varietà.
Caratteristiche al consumo -
deve rispondere alle seguenti caratteristiche: colore: verde smeraldo con riflessi dorati;
odore: fruttato che ricorda il frutto sano, fresco, raccolto al punto ottimale di maturazione;
sapore: di fruttato medio con equilibrato retrogusto di amaro e piccante;
acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso, non eccedente grammi 0,5 per 100 gr di olio. |
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Ortofrutta e cereali |
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CARCIOFO ROMANESCO (IGP)
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Area di produzione - è prodotto nei
territori idonei dei seguenti comuni delle province di Viterbo,
Roma e Latina: Montalto di Castro, Canino, Tarquinia, Allumiere,
Tolfa, Civitavecchia, Santa Marinella, Campagnano, Cerveteri,
Ladispoli, Fiumicino, Roma, Lariano, Sezze, Priverno, Sermoneta
e Pontinia. Varietà - le cultivar che
concorrono alla produzione del Carciofo Romanesco (Cynara
scolymus L.) sono il "Castellammare" con i relativi
cloni e il "Campagnano" con i relativi cloni. Caratteristiche
al consumo - diametro dei cimaroli non inferiore a
centimetri dieci; diametro dei capolini di primo e secondo
ordine non inferiore a centimetri sette; colore da verde a
violetto. Forma - di tipo sferico. Metodo di produzione
- deve essere piantato, da agosto a settembre, ad una
profondità di 50 - 60 cm con aratura o rippatura seguita da una
lavorazione superficiale e a una distanza minima e massima tra 1
e 1,60 metri tra le file, mentre tra 0,80 e 1,20 sulla stessa
fila. Sono previsti interventi di irrigazione. Per il
"Carciofo Romanesco del Lazio" viene allevato un solo
carduccio per pianta. La raccolta si effettua a mano tra gennaio
e maggio. |
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KIWI LATINA (IGP)
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Area di produzione - per la provincia
di Latina sono coinvolti i comuni di Sabaudia (parte), Latina,
Pontina, Priverno, Sezze, Cori, Sermoneta, Cisterna di Latina,
Aprilia; per la provincia di Roma i comuni di Ardea (parte),
Pomezia (parte), Marino, Castel Gandolfo, Albano Laziale,
Ariccia, Genzano di Roma, Lanuvio, Velletri, Lariano, Artena
(parte), Palestrina, Zagarolo, San Cesareo, Colonna. Varietà -
specie botanica Actinidia deliciosa, cultivar Hayward. Forma -
cilindrica-ellissoidale con altezza superiore al diametro,
buccia di colore bruno chiaro con fondo verde chiaro, tomentosità
morbida, calice leggermente infossato; polpa verde smeraldo
chiaro, columella biancastra, morbida, circondata da una corona
di piccoli e numerosi semi neri. Caratteristiche
al consumo - il frutto deve essere privo di peduncolo,
intero, privo di malformazioni, pulito e privo di sostanze
estranee visibili, perfettamente sano; il peso dei frutti della
categoria "Extra" può variare da 85 a 89 g; il peso
dei frutti della categoria "I" può variare da 77 a 79
g. Metodo di produzione
- gli impianti sono realizzati con piante innestate su Franco,
di un anno di innesto, oppure con piante autoradicate sempre di
un anno
di moltiplicazione. Le forme di allevamento adottate sono il
tendone e la pergoletta; il terreno, a seconda della natura
fisica, è coltivato nell'interfilare e diserbato lungo il
filare, oppure inerbito con taglio periodico della vegetazione
erbacea. La dotazione naturale di acqua è integrata dall'irrigazione
praticata mediante la tecnica dell'aspersione o nebulizzazione
sottochioma. La raccolta del frutto, senza il peduncolo, avviene
tra la fine
di ottobre e l'inizio di novembre. La potatura invernale è
fatta in modo da lasciare 100-120.000 gemme per ettaro. Tra la
fine di giugno e l'inizio di luglio si effettua il diradamento
che provvede sia ad eliminare i frutti multipli che quelli
deformi e con difetti di buccia in modo da lasciare un totale di
800-1000 frutti per pianta. Il limite massimo di produzione per
ettaro deve essere non superiore a 330 quintali. |
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Prodotti di panetteria |
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PANE CASARECCIO DI GENZANO (IGP)
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Area di produzione - comprende
l'intero territorio del comune di Genzano (RM). Caratteristiche
al consumo - il profumo e la fragranza del pane di Genzano
vanno attribuiti all'uso del lievito acido e alla qualità/varietà
dei cereali impiegati. Il lievito naturale, cioè l'impasto
della lavorazione precedente fatta acidificare, ricco di
fermenti vivi, conserva al pane la sua fragranza anche per
diversi giorni dopo la cottura. Proprio perché è un alimento
"vivo", non sopporta il sottovuoto né tanto meno il
contatto con la plastica. Forma - è commercializzato in
pagnotte tonde o in filoni, con peso variabile da 0,5 a 2,5 kg. Metodo di produzione
- è ottenuto da farina selezionata zero e doppio zero, lievito
naturale, sale minerale e acqua. Per tradizione, il processo
produttivo segue tre fasi essenziali: la preparazione dell'impasto
con lievito naturale, rinnovato ogni giorno in modo da ottenere
le forme caratteristiche note come "brighe"; la
lievitazione dell'impasto in contenitori di legno sotto
un'attenta supervisione del fornaio; la cottura in forno per
ottenere il caratteristico pane con crosta spessa circa 3 mm ed
una parte interna soffice piena di buchi. |
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