Area di produzione - rientra nel
territorio delle seguenti comunità comprensoriali della
provincia di Bolzano: 1) Val Venosta, 2) Burgraviato, 3)
Salto-Sciliar, 4) Val Pusteria, 5)Val d'Isarco, 6) territorio
del comune di Bolzano.
Tale zona, riferita alle relative comunità comprensoriali,
comprende l'intero territorio dei seguenti comuni: Curon Venosta,
Malles, Tubre, Glorenza, Sluderno, Prato allo Stelvio, Lasa,
Stelvio, Silandro, Senales, Martello, Laces, Castelbello-Ciardes,
Moso in Passiria, Leonardo in Passiria, S.Martino in Passiria,
Ultimo, S.Pancrazio, Proves, Lauregno, Senale-S.Felice, Tesimo,
Avelengo, Verano, Aldino, Sarentino, Meltina, S.Genesio, Renon,
Castelrotto, Fié, Tires, Cormedo, Nova Levante, Nova Ponente,
Ortisei, S.Cristina, Selva Gardena, Chiusa, Villandro, Barbiano,
Ponte Gardena, Laion, Vandoies, Selva dei Molini, Terento,
Chienes,Falzes, Gais, Valle Aurina, Predoi, Campo Tures,
S.Lorenzo di Sebato, Brunico, Perca, Rasun-Anterselva, S.Martino
in Badia, Marebbe, Valdaora, Monguelfo, Casies, Villabassa, La
Valle, Badia, Corvara, Braies, Dobbiaco, S.Candido, Sesto,
Bolzano, Brennero, Racines, Vipiteno, Val di Vizze, Campo di
Trens, Rodengo, Fortezza, Naz.Sciaves, Luson, Bressanone,
Velturno, Funes, Rio Pusteria, Varna. Metodo di produzione
- il latte destinato alla trasformazione in formaggio deve
essere prodotto con una tecnica alimentare delle bovine, basata
prevalentemente sull'utilizzo di foraggi conservati o freschi
ottenuti all'interno del territorio delimitato. Le vacche,
durante la fase di allevamento in malga (se previsto), si
alimentano prevalentemente con erba fresca. La razione base
consiste in foraggio affienato ad libitum, insilato d'erba e/o
silomais fino ad un massimo di 15 kg/capo; sono consentiti
esclusivamente i seguenti alimenti: foraggi disidratati; paglie
derivate da orzo, segale, triticale, frumento e avena; i
seguenti cereali, loro prodotti e sottoprodotti: mais, orzo,
segale, triticale, frumento e avena; i seguenti semi oleosi,
loro prodotti e sottoprodotti: soia geneticamente non
modificata, colza, lino, girasole decorticato o parzialmente
decorticato; polpe secche di barbabietola; trebbie di birra e
marcomele essiccate; barbabietola; patate; lievito di birra;
melasso; carrube; prodotti lattiero caseari in polvere;
amminoacidi e proteine nobili non derivati da processi di
proteolisi; grassi vegetali. Il latte utilizzato per la
produzione del formaggio deve avere le seguenti caratteristiche
chimiche: >=grasso: 3,45%; >=proteine: 3,10%. RACCOLTA E
STOCCAGGIO DEL LATTE: fatto salvo il doveroso rispetto dei
requisiti igienico sanitari, sia per quanto riguarda il
trattamento della materia prima che per l'idoneità degli
strumenti e mezzi di raccolta, deve essere assicurata la netta
separazione tra latte prodotto all'interno della zona delimitata
e latte prodotto al di fuori e/o latte non idoneo in base al
presente disciplinare. Nella eventuale fase di stoccaggio del
latte presso il caseificio, si deve garantire lo stesso
trattamento di separazione del latte; il caseificio deve
disporre di appositi contenitori di conservazione del latte
destinato alla trasformazione, predisporre e mantenere attive le
procedure per la gestione dell'eventuale fase di stoccaggio,
nonché avere adeguata documentazione che consenta di riferire le
masse conservate alla loro provenienza. Al fine di garantire una
buona qualità casearia per il latte destinato alla
trasformazione, è consentito raffreddare il latte fino alla
temperatura di circa 6-9 °C e di limitare la durata dello
stoccaggio a questa temperatura ad un massimo di 25 ore. Il
latte deve essere avviato alla caseificazione entro 48 dalla
mungitura. TRASFORMAZIONE DEL LATTE E PREPARAZIONE DEL
FORMAGGIO: nella fase di riduzione del tenore di grasso il latte
può essere leggermente scremato, il tenore in materia grassa
deve risultare entro valori compresi fra 3,45 e 3,60%. La
parziale scrematura viene eseguita mediante l'utilizzo di una
scrematrice. Il latte viene sottoposto ad un trattamento
termico pari ad una temperatura di 72 °C per un tempo di 2-3
secondi. L'addizione di fermenti lattici al latte,
nell'eventualità sia praticata, deve prevedere l'impiego di
colture mesofile, fatte moltiplicare secondo buona tecnica su
latte di raccolta proveniente dalla zona delimitata. La quantità
di fermento impiegato si attesta a valori prossimi all'1% della
massa di latte in caseificazione. Al latte in lavorazione può
essere aggiunto il conservante lisozima (max 2g per 100l di
latte) o il conservante nitrato di potassio (stessa
percentuale). Al latte immesso in trasformazione, eventualmente
inoculato con fermenti lattici, dopo 50-60 minuti viene
addizionato il caglio bovino ad una temperatura della massa di
circa 32-33 °C. L'enzima coagulante impiegato deve essere
costituito esclusivamente da caglio, in forma liquida o in
polvere, preferibilmente a limitato tenore in pepsina. Il tempo
di coagulazione del latte, all'interno della vasca
polifunzionale in acciaio, mediamente necessario per raggiungere
una consistenza della cagliata tale da sostenere la rottura, può
variare da 20 a 27 minuti. Dopo tale periodo si procedere alla
rottura del coagulo caseoso: tale operazione dura per 10-15
minuti, ottenendo come risultato finale dei grani di pasta delle
dimensioni di un chicco di mais. In seguito si procede con un
periodo di agitazione della massa della durata di 8-12 minuti.
Parte del siero di lavorazione (25-35% della massa lavorata)
viene scaricato al fine di procedere al successivo riscaldamento
della massa in agitazione fino a 36-40 °C, e si mantiene fino ad
ottenere un adeguato prosciugamento dei granuli della cagliata.
A fine processo si estrae la cagliata mediante scarico su tavolo
spersore o vasca, permettendo l'allontanamento de siero in
eccesso. La durata della lavorazione, dall'addizione del caglio
fino allo scarico in vasca, si aggira sugli 80-90 minuti. Si
procede ad una leggera pressatura per eliminare gli ultimi
residui di siero in eccesso, poi si modella la cagliata e si
immette negli appositi stampi cilindrici, dove viene pressata
per un periodo di tempo variabile da 30 minuti a 2 ore. A fine
pressatura le forme sostano in locali condizionati fino ad un
livello di acidificazione della pasta prossimo a valori di pH >=
5,5. Si può procedere eventualmente al raffreddamento e
rassodamento delle forme mediante immersione in acqua fresca per
1-3 ore, al fine di regolare l'andamento fermentativo e
l'acidificazione della pasta. La salatura viene effettuata
esclusivamente mediante immersione del formaggio in salamoia,
per una durata di 36-48 ore, impiegando soluzioni saline alla
concentrazione di 16-22 °Bé di cloruro di sodio, a una
temperatura di 12-15 °C. Su ogni forma, durante la pressatura,
deve essere apposto il contrassegno riportante le indicazioni
identificative del caseificio produttore del formaggio, nonché
le informazioni sufficienti a permettere l'identificazione e la
rintracciabilità dei lotti di produzione. STAGIONATURA: deve
avvenire in locali condizionati a temperatura di 10-14 °C e
umidità pari all'85-95%; le forme devono essere disposte su
tavole di legno e periodicamente rivoltate e lavate
superficialmente con blanda soluzione salina almeno 2 volte a
settimana. Nelle prime due, tre settimane di stagionatura, alla
soluzione salina viene aggiunta la tipica microflora autoctona
formata da ceppi di batteri aerobi appartenenti ai generi
Arthobacterium ssp. e Brevibacterium ssp. artefici della
formazione della patina esterna delle forme, della loro
colorazione e di alcune particolari caratteristiche di profumo e
sapore del formaggio. Dall'ultima fase della salatura devono
trascorrere almeno altri 60 giorni affinché il formaggio possa
considerarsi maturo e pronto al consumo. Caratteristiche
al consumo - per essere immesso al consumo il formaggio deve
avere le seguenti caratteristiche chimiche e di stagionatura:
- almeno 60 giorni di stagionatura umidità <= 44% grasso
sul secco <=50%. La forma è cilindrica, con facce piane o
quasi e scalzo dritto o concavo; il peso varia da 8 a 10 kg., il
diametro da 36 a 38 cm, l'altezza da 8 a 10 cm. La pasta ha
struttura compatta, morbida ed elastica, presenta una
colorazione tra giallo chiaro e paglierino, con occhiatura
irregolare e di piccola e media grandezza. La crost mostra una
tipica sfumatura di colore giallo-arancio o arancio-marrone,
prodotta da batteri autoctoni aggiunti all'acqua di lavaggio nel
corso della stagionatura.
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