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 damigiana |
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Recipiente di vetro panciuto con collo corto,
un tempo rivestito di vimini, utilizzato per il trasporto del
vino. Oggi si usa rivestirla di una tela in plastica. |
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 debourbage |
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Allontanamento
della polvere eventualmente presente sui grappoli. Anche
operazione effettuata sul mosto prima della fermentazione
principale, per eliminare le impurità più grossolane presenti
dopo la pigiatura. In Champagne avviene per semplice gravità,
lasciando il mosto fermo per 10/12 ore, perché si depositino
sul fondo residui di bucce o vinaccioli e altre sostanze in
sospensione. |
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 decantazione |
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Termine inglese che significa
"caraffa", che indica il recipiente in vetro o
cristallo utilizzato per la decantazione e il servizio dei vini
invecchiati. Ha diverse forme, in alcuni casi è provvisto di
colino per facilitare una discesa "morbida" del vino. |
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De.C.O. |
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Denominazione Comunale di Origine. Marchio
istituito per la difesa e la promozione delle colture e culture
territoriali. Attraverso lo strumento regolamentare i Comuni
possono tutelare e valorizzare prodotti non denominati e a
rischio di estinzione, nonché assumere iniziative volte a
sostenere interventi socio-culturali ai fini della
valorizzazione delle attività agro-alimentari tradizionali
locali. Per avere accesso al registro speciale e alla
denominazione di origine comunale bisogna presentare la relativa
richiesta al Comune, con una documentazione che attesti con
precisione le caratteristiche di ogni prodotto e la sua area di
produzione. Il contrassegno viene concesso dopo esame
dell'istanza da un'apposita commissione di valutazione (dove
sono di norma rappresentati gli esperti del settore
agro-alimentare e gli operatori in forma singola o associata) e
previa iscrizione nel relativo registro comunale. La commissione
approva anche i disciplinari di produzione, che sono vincolanti
per la concessione della De.CO. |
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decolorazione |
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Pratica artificiale ammessa per legge, effettuata tipicamente
tramite carboni attivi, che rende il colore di un vino bianco
più chiaro. Corregge palesi difetti di colorazione (ad esempio
per macerazione sulle bucce mal attuata) o schiarisce un vino di
uve rosse vinificate in bianco o semplicemente risponde a
tendenze della domanda che chiede bianchi chiarissimi, quasi
incolori. |
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defecazione |
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Pratica utilizzata prima della fermentazione
alcolica per eliminare le fecce dal mosto. La defecazione
statica prevede di aggiungere al mosto anidride solforosa per
bloccare la fermentazione, e poi lasciare sedimentare il mosto
per almeno 12 ore a circa 10 °C. In questo modo le fecce
precipitano sul fondo del serbatoio, consentendo di separarle
dal mosto illimpidito. Per accelerare il processo vengono spesso
utilizzati enzimi pectolitici quali la bentonite, la silice, la
gelatina e la caseina. La defecazione dinamica può essere
utilizzata con l'apporto di differenti tecniche, fra cui la
filtrazione, la
centrifugazione e la
flottazione. La defecazione dinamica ha tempi di
lavorazione decisamente più brevi di quella statica. |
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 degorgément |
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Eliminazione
delle fecce raccolte nella bidule, cercando di perdere meno vino
e anidride carbonica possibile. Oggi si usa il sistema "à
la glace" (si pone la bottiglia in una cella frigorifera a
0 °C e si immerge il collo in una soluzione refrigerante a -25
°C per pochi minuti, per far congelare la parte del tappo
contenente le fecce; a questo punto si rimette in posizione
normale la bottiglia e si procede alla stappatura, favorita
dalla sovrapressione (metodo Champenois). |
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degustazione |
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Vedi
scheda di degustazione. |
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demi-sec |
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Champagne o spumante il cui residuo
zuccherino è compreso tra 33 e 50 g/l. |
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densimetro |
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Vedi Babo. |
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densità di impianto
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Corrisponde al numero di piante coltivate per
ettaro. Può variare enormemente, in base al tipo di vitigno e
di sistema di allevamento: si può considerare alta quando
supera le 5.000 piante/Ha, media tra le 3.000 e le 5.000 piante,
bassa sotto le 3.000.
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deposito
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Nei vini identifica l'insieme delle sostanze
(sali dell'acido tartarico, polifenoli, proteine) che, in
seguito a precipitazione,
si trovano sul fondo o sulle pareti del recipiente contenente il
vino.
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diacetile
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Composto chimico organico volatile, derivato
dal metabolismo dei lieviti
durante la fermentazione alcolica e dei batteri
lattici durante la fermentazione
malolattica. Il diacetile è presente nel vino in
quantità di 0,3 mg/l o fino a 2 mg/l se il vino ha subito la
fermentazione malolattica. In questo caso è possibile percepire
nel bouquet, un leggero sentore di burro e noce. Le ultime
ricerche stanno mettendo il luce la possibilità di ottenere
risultati positivi anche con il diradamento chimico,
intervenendo durante la fioritura o l'allegagione, utilizzando
etilene per ridurre il numero dei fiori e, di conseguenza,
ottenere grappoli meno compatti.
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dipsomania |
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Patologia che si manifesta con impulsi irresistibili a
ingerire smodatamente bevande alcoliche.
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diradamento
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Riduzione manuale del numero di grappoli
d'uva per pianta, con l'obiettivo di ottenere una produzione
più equilibrata e qualitativamente migliore.
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 diraspatrice
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Macchina che separa gli acini dell'uva dai
raspi, ovvero dalla parte legnosa. Quest'operazione è ormai
utilizzata dalla quasi totalità dei produttori vinicoli, in
quanto eliminando i raspi si evita di trasferire al vino profumi
e sapori erbacei e astringenti.
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diraspatura |
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Eliminazione
dei raspi prima o dopo la pigiatura delle uve a seconda del
macchinario usato. Lo scopo della diraspatura (meglio se
anticipata) è quello di ottenere vini più morbidi e meno
astringenti (il raspo contiene una notevole quantità di tannini
grossolani), con una gradazione leggermente più elevata e una
maggiore colorazione (nel raspo è presente una buona
percentuale di acqua). Inoltre con la diraspatura si ottiene una
miglior proporzione tra parti solide e liquide del mosto, una
diminuzione del volume (i raspi rappresentano dal 3 al 6% del
peso della vendemmia), una fermentazione più lenta, un più
debole innalzamento di temperatura, in quanto i raspi aumentano
la superficie di ossigenazione del mosto e attivano la
fermentazione. Questa pratica ha come svantaggio, soprattutto
per quanto riguarda la vinificazione in bianco, nella quale il
mosto fresco ha una consistenza vischiosa, di rendere più
difficile la torchiatura delle vinacce, in quanto i raspi
svolgerebbero un ruolo di drenaggio. |
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 diraspa-pigiatrice |
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Macchina che si
distingue dalla pigia-diraspatrice per il fatto che i
raspi vengono separati dall'uva prima che questa venga pigiata. |
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disacidificazione
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Processo naturale o artificiale mirato a
ridurre il livello di acidità
del vino. La disacidificazione naturale avviene per merito dei batteri
lattici, durante la fermentazione
malolattica e, se questa non dovesse bastare allo
scopo, si ricorre a quella artificiale, che consiste nella
trasformazione in sali insolubili di una frazione degli acidi
del vino, aggiungendo tartrato neutro di potassio.
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disarmonico
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Si dice di vino nel quale uno o più
componenti sono presenti in eccesso o troppo carenti, con
conseguente perdita di equilibrio gusto-olfattivo.
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diserbanti
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Vedi erbicidi. |
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 disseccamento del rachide |
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Fenomeno che causa la morte dei tessuti del rachide
e, di conseguenza, la mancata maturazione degli acini dopo l'invaiatura.
Se il fenomeno si manifesta in forma diffusa, la produzione si
riduce drasticamente e qualitativamente. Nella maggir parte dei
casi, il disseccamento riguarda le punte dei grappoli e i
racimoli (cioè sulle ali dei grappoli e sulle punte) e
pedicelli. Le cause possono essere
numerose: squilibri ormonali durante l'allegagione,
osmotici durante la maturazione degli acini e nutrizionali per
carenza di microelementi. Da recenti analisi rilevate sui
terreni di piante colpite dalla malattia, sono stati riscontrati
eccessi di potassio e carenza di calcio e magnesio. |
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distanza di impianto |
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E' la lunghezza che intercorre tra un filare
e quello successivo (distanza tra file) e tra una pianta e
l'altra (distanza sulla fila). Il rapporto tra distanza sulla
fila e tra le file determina la densità
di impianto. |
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distillazione (whisky di malto) |
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E' la quarta
fase della preparazione del whisky di malto. La
distillazione consiste sostanzialmente
nel convertire un liquido in vapore e quindi far condensare
quest'ultimo in modo da avere di nuovo un liquido. Il whisky
scozzese di malto delle Highlands
era ed è tuttora distillato in alambicchi di rame a forma di
pera, i pot still. Di questi, ogni
distilleria deve possederne almeno due: uno, il wash
still, in genere dal collo più grosso, per la prima
distillazione, quella appunto del wash, da cui si ottengono i low
wines, i bassi vini, e l'altro, il low
wines still, per la seconda distillazione, quella dello
spirito impuro e diluito dei bassi vini, dalla quale si ottiene
il whisky.
Il
liquido viene riscaldato fino a farlo evaporare, il vapore sale
per il collo dell'alambicco e quindi riscende attraverso la
serpentina, dove la bassa temperatura prodotta dall'acqua
fredda in cui è immersa lo fa di nuovo condensare in liquido.
Il distillato del wash, prima di riversarsi nel cassone dei
bassi vini e da qui proseguire per l'alambicco dei medesimi
per esservi ridistillato, passa nella spirit
safe, la cassaforte dello spirito. Da questa
cassaforte passa anche il distillato dei bassi vini, e fino a
quando esso non ha perso tutte le impurità e non è diventato
vero whisky non viene immesso nello spirit
receiver, il cassone dello spirito. Come i primi fiotti
del distillato, i foreshots, anche
gli ultimi, i feints, cioè quelli
fasulli, sono pieni di impurità e vengono perciò avviati in un
cassone apposito, il feints receiver,
per essere ridistillati con i bassi vini e con i foreshots nella
successiva lavorazione.
Il
responsabile della distillazione (stillman),
sulla base di determinate prove, decide quando quello che viene
fuori dall'alambicco dei bassi vini è un distillato corretto.
Se aggiungendo acqua a un foreshot limpido, questo diventa
torbido, vuol dire che ancora non ci siamo. Quando invece,
aggiungendovi acqua, esso resta limpido, significa che quello
che viene giù è vero whisky. La spirit safe attraverso la
quale viene fatto passare il distillato è un specie di grosso
sarcofago di ottone con le pareti di vetro. Essa è fatta in
modo che, girando apposite chiavette, lo stillman può far
passare lo spirito in un recipiente munito di uno strumento per
la misurazione del peso specifico, oppure diluirlo con una certa
dose di acqua distillata. E' opportuno che queste operazioni
si svolgano sotto vetro e che lo spirito non sia a portata di
mano per l'assaggio diretto in quanto il funzionario della
dogana è responsabile del controllo e della custodia della
quantità di spirito prodotta. Sempre all'esterno della
cassaforte, una manovella permette di far passare il whisky
ritenuto buono nell'apposito cassone. Tutto quello che non è
giudicato tale, e cioè i foreshots e i feints, viene avviato
nel cassone dei bassi vini e dei feints e ridistillato. |
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D.O.C. |
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Per Denominazione di Origine Controllata dei vini si intende il nome geografico
di una zona viticola particolarmente vocata. I vini prodotti
presentano precise caratteristiche qualitative e devono
sottostare ai disciplinari di produzione. |
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D.O.C.G. |
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Denominazione
di Origine Controllata e Garantita, prevista per i vini di
particolare pregio e notorietà, anche in campo internazionale,
il cui disciplinare di produzione risulta particolarmente
severo. |
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doga |
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Ciascuna delle assicelle di legno che
compongono le botti. |
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dolce |
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Si dice di vino il cui grado zuccherino
residuo è molto elevato, superiore a 45 g/l, ottenuto con una
incompleta fermentazione
alcolica. |
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dominanza apicale |
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Fenomeno per cui un
meristema
apicale influenza i meristemi secondari (ascellari) inibendone
la crescita: le gemme laterali di un germoglio non si sviluppano
se la gemma apicale, cioè terminale, è in attiva crescita.
Attraverso la cimatura (potatura verde) l'apice può essere
rimosso e le gemme laterali riprendono a svilupparsi dando luogo
ai germogli laterali (femminelle). La cessazione della crescita
del germoglio apicale è legata all'entrata in
dormienza
delle gemme.
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D.O.P
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Denominazione di Origine Protetta.
Riconoscimento assegnato ai prodotti agricoli e alimentari la
cui produzione, trasformazione ed elaborazione avvengono in
un'area geografica determinata e le cui qualità o
caratteristiche sono dovute essenzialmente o esclusivamente
all'ambiente geografico, comprensivo dei suoi fattori naturali e
umani.
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doppio spacco inglese
(omega) |
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Tipo
di innesto adottato nell'Italia centro-settentrionale, per
preparare la barbatella bimembre (varietà + portinnesto). Al
contrario del sistema alla maiorchina (vedi), si prepara prima
di piantare la vite americana (vitis riparia, vitis berlandieri
ecc.).
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dormienza |
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Stato fisiologico in cui una gemma non si
sviluppa in un germoglio. Nella vite può avvenire per: inibizione,
conseguenza del fenomeno della dominanza
apicale, che coinvolge la gemma dalla sua formazione
fino a tutto il periodo di crescita dei germogli; endodormienza,
che avviene per accumulo di inibitori della crescita (gemma e
tralcio), provocata dall'acido abscissico); ecodormienza,
che è lo stato in cui si trovano le gemme dopo l'endodormienza.
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D.O.S.
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Denominazione
di Origine Semplice. Fu istituita con il DPR 930 del 12 luglio
1963 ed era attribuita ai "vini ottenuti da uve provenienti
dai vitigni tradizionali delle corrispondenti zone di
produzione, vinificati secondo gli usi locali, leali e costanti
delle zone stesse". E' stata sostituita nel 1992 con la I.G.T.
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dosé
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Termine francese che significa
"dosato". Riguarda gli Champagne e i vini spumanti a
cui è stata aggiunta la liqueur
d'expédition.
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 dragoncello o estragone |
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Erba aromatica,
le cui foglie vengono utilizzate sia fresche, per aromatizzare
pesce o pollo, sia essiccate per la preparazione di sottaceti e
salse. E' utilizzata anche per ottenere olio e aceto aromatici.
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Drambuie |
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Liquore a base di Scotch Whisky, miele di
brughiera (erica) e di erbe, molto morbido, avvolgente e
gradevole. Ha un grado alcolico di 40% vol. e viene servito a
fine pasto, soprattutto a temperatura ambiente. |
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drenaggio |
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Proprietà di un terreno di espellere l'acqua
interstiziale in eccesso. La capacità drenante dipende da
numerosi fattori: la permeabilità del terreno, la profondità
della falda freatica e le caratteristiche degli strati di suolo
o orizzonti. |
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dry |
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Termine inglese che significa
"secco", usato per indicare spumanti e vermouth in cui
il residuo zuccherino non è percepibile al gusto (da 17 a 35 g/l
per gli spumanti, massimo 4 g/l per i vermouth). |
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duplex |
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Forma di allevamento ideata in California,
simile al G.D.C.,
dal quale differisce perché al posto dei due cordoni permanenti
è caratterizzata da capi fruttiferi rinnovabili annualmente con
la stessa tecnica del Guyot. |