Trattamento correttivo che consiste nel miscelare due o più tipi
di mosto o di vino al fine di modificare le componenti chimiche
e gustative del prodotto finale.
talea
Parte della pianta, di solito un segmento di
tralcio provvisto di almeno una gemma, capace di emettere
radici e di generare un nuovo individuo; è alla base del sistema
di produzione di barbatelle
di vite.
Nell'esame gustativo, si dice di un vino rosso dove la
sensazione di astringenza e secchezza è netta. Caratteristica di
vini giovani prodotti con uve note per la loro tannicità, o
comunque bisognosi di ulteriore affinamento per consentire la
polimerizzazione dei tannini.
tannini
Composti derivati dai
polifenoli, costituiti da concatenazioni di fenili collegati
da catene carboniche. Il loro peso molecolare può andare da 500
a 3000. Nei vini elaborati in botte si trovano anche dei tannini
idrolizzabili, chiamati tannini gallici o pirogallici. I tannini
sono sostanze che provocano una più o meno spiccata sensazione
di astringenza al gusto. La loro presenza è indispensabile per
garantire la longevità dei vini.
tannini enologici
Miscele di tannini condensati, provenienti dall'uva, e
tannini idrolizzabili, a base di ellagitannini e di
gallotannini, ricavati dalla quercia, dal castagno e dalla noce
di galla; sono solubili in acqua e parzialmente in etanolo. I
tannini idrolizzabili sono i più amari, aspri e astringenti, e
non conferiscono struttura e corpo al vino. I tannini enologici
possono essere aggiunti ai vini giovani per eliminare parte
delle proteine in eccesso e per favorire il collaggio dei vini
bianchi.
tappatrice
Macchina utilizzata per chiudere le bottiglie con tappi di
diverso materiale. Può essere manuale, semiautomatica o
automatica. Le più diffuse sono le tappatrici a sughero: il
tappo viene compresso per mezzo di morse a una dimensione
inferiore al diametro del collo della bottiglia, poi viene
spinto all'interno da un pistone verticale. Le tappatrici a
corona sono provviste di un dispositivo circolare che,
opportunamente pressato, provoca l'aggrappaggio del tappo alla bottiglia.
tappi
Ve ne sono di vari tipi: - di sughero monopezzo, è il
tappo più pregiato, ricavato da un unico pezzo di sughero. Un
tempo veniva utilizzato per tutti i tipi di vino, oggi, anche a
causa dell'enorme richiesta, viene adoperato quasi
esclusivamente per i vini di qualità predisposti a un lungo
invecchiamento; - di sughero compensato, ottenuto
dall'assemblaggio di piccole parti di sughero, molto diffuso, in
particolare il quadripezzo; - di sughero agglomerato, si
ottiene incollando e pressando trucioli di sughero delle
dimensioni di qualche millimetro, derivanti dagli scarti di
lavorazione dei tappi interi; questo tipo di tappo ha come
controindicazione la possibilità che il collante usato possa
rilasciare sostanze che contamino il vino; - di sughero
tecnico o rondellato, ha il corpo agglomerato, alle cui
estremità sono incollate delle rondelle di sughero intero di
alta qualità, per impedire al vino di venire a contatto con i
trucioli e i collanti; - a fungo di polietilene, primo
tappo sintetico usato per il vino, realizzato in polietilene ad
alta densità, garantisce una tenuta elevata ed è impiegato per
vini spumanti di media qualità; - a corona, costituito da
un disco di metallo al di sotto del quale è posto un disco
polimerico che garantisce la chiusura ermetica; è poco usato per
l'imbottigliamento dei vini, mentre è utilizzato dai produttori
di spumante durante alcune fasi della lavorazione; - a vite,
costituito da un cappello di alluminio, internamente filettato,
che si avvita al collo della bottiglia; questo sistema gli
consente di essere riutilizzato anche una volta aperta la
bottiglia; - sintetico, cilindro di materiale plastico
espanso, con dimensioni comprese tra i 38 e i 45 mm di lunghezza
e tra 21 e 23 mm di diametro; i materiali di cui è composto sono
polimeri termoplastici espansi che imitano la struttura
cellulare del sughero; è ideale per i vini giovani e di pronta
beva; - di vetro, a forma di cono, smerigliato, un tempo veniva
usato per le bottiglie dei sali, nei vecchi laboratori chimici e
nelle farmacie; - colmatore, utilizzato per effettuare le
colmature delle botti, per evitare il contatto diretto del vino
con l'aria.
tartrati
Si tratta prevalentemente di sali di potassio, dell'acido
tartarico, presenti naturalmente nel vino. In seguito a
repentini sbalzi di temperatura possono precipitare e
depositarsi sul fondo della bottiglia. Il tartrato di calcio,
invece, si può formare durante trattamenti di disacidificazione
con carbonato di calcio o di stabilizzazione proteica con
bentonite calcica. Questi tartrati, ancora meno solubili,
possono provocare precipitati cristallini.
tartufo
Fungo
che cresce sottoterra, in terreni calcarei o argillosi. Contiene
acqua, pochi zuccheri e proteine, meno grassi, minerali e
vitamine.
tastevin
Termine francese che indica lo strumento in
argento, a forma di conchiglia, utilizzato tradizionalmente dal
sommelier per assaggiare il
vino. Oggi rappresenta più che altro il simbolo della categoria
e viene portato al collo sorretto da una catenella, sempre in
argento, durante le manifestazioni o gli eventi legati al vino.
In sua sostituzione, per la degustazione del vino, viene
utilizzato un calice in cristallo a tulipano, a norme ISO. E' il
simbolo dell'Associazione Italiana
Sommeliers.
tavola
termine agricolo un tempo
usato in Piemonte (in dialetto "tàula") che identifica la
centesima parte di una
giornata piemontese.
temperatura
In viticoltura ha una rilevanza notevole.
Infatti i processi fisiologici della vite si svolgono in quella
fascia che viene chiamata "temperatura cardinale", ovvero tra
una temperatura minima di 5-9 °C (ma bisogna superare i 10 °C
per avere uno sviluppo delle piante significativo), una ottimale
di 23-27 °C e una massima di 33-37 °C. Per individuare le
risorse termiche di un determinato ambiente e, quindi, valutare
la vocazione di quel territorio alla viticoltura, si ricorre al
metodo delle somme termiche (note come gradi Winkler): si
cumulano giorno dopo giorno le differenze che si ottengono
sottraendo dalla temperatura media del giorno quella minima. Il
periodo in cui le somme termiche vengono calcolate va dal 1
aprile al 31 ottobre. Le temperature critiche per la vitis
vinifera, nel periodo invernale, vanno dai -15 ai -25 °C, ma
dopo il germogliamento la soglia è assai inferiore, attorno ai
-2 °C. Alle alte temperature la soglia è strettamente dipendente
dalle risorse idriche del terreno.
temperatura ambiente
Un termine molto inflazionato e poco
corretto, soprattutto nel campo della degustazione dei vini.
Infatti per "temperatura ambiente" si intende la temperatura
ideale, senza uso di impianti di condizionamento, per bere vini
rossi, in particolare quelli importanti. Questa temperatura si
dovrebbe aggirare tra i 18 e i 22 °C, ma ha poco senso
menzionarla, in quanto negli ambienti chiusi (abitazioni,
ristoranti ecc.) è estremamente variabile secondo le stagioni e
la disposizione dei locali.
temperatura di servizio
E' la temperatura ottimale che deve avere il
vino al momento del consumo, variabile secondo la tipologia del
vino che si intende servire. E' buona norma, ad esempio per i
vini rossi importanti, portarli alla gradazione ottimale in modo
graduale, evitando sbalzi che ne potrebbero alterare le
condizioni organolettiche (vedi
chambrer). Esistono appositi termometri per identificare la
temperatura del vino, alcuni applicabili all'esterno della
bottiglia, altri, più classici, all'interno. Nei locali di una
certa importanza, dove vengono serviti vini dal costo elevato, è
consigliabile l'uso di termometri esterni. In ogni caso, il
raffreddamento tramite secchiello con ghiaccio e acqua, o con
appositi contenitori raffreddanti, è consentito solo per i vini
bianchi. Per le temperature di servizio ottimali vedere
l'apposita sezione temperature
di servizio.
tendone
Forma di allevamento della vite che prende
origine dalle alberate e dalle raggiere. I primi impianti a
tendone risalgono al primo dopoguerra e trovarono consensi
immediati nelle zone viticole dell'Italia centro-meridionale
(Abruzzo, Lazio, Puglia e Sicilia). La diffusione maggiore si
ebbe comunque a partire dagli anni '50, soprattutto per le uve
da tavola e, in secondo luogo, per quelle da vino. Nella fase di
produzione la vite a tendone è alta 1,-2,2 m, dalla quale si
dipartono in posizione orizzontale 4 capi a frutto. In questo
modo si viene a costituire una copertura continua su tutto il
terreno, che appoggia su un'impalcatura di pali e fili e in
ferro. I tralci vengono disposti a raggiera per una lunghezza di
1-1,5 m; in alcuni casi viene utilizzato un cordone più breve,
rinnovato ogni 2-3 anni. Le distanze di impianto sono in
relazione alle condizioni ecopedologiche, cioè di 3x3 m quando
il terreno è fertile e fresco e il vitigno vigoroso, oppure
2,5x2,5 m (quindi 1.600 ceppi/ha) e fino a 2,5x2 m con terreni
di media fertilità e piuttosto asciutti in clima caldo e
arieggiato.
Tequila
E' un'acquavite prodotta nel Messico. La pianta da cui si ricava è
il maguey, della famiglia delle
Agavacee. La tequila perfettamente limpida e trasparente che
esce dall'alambicco viene chiamata plata (argento) o blanca.
Il termine "reposado" indica un invecchiamento in botti di legno per un periodo di
3-12 mesi (quercia francese o rovere bianco); "anejo"
indica un invecchiamento di almeno 12 mesi.
termometro
Strumento utilizzato in enologia per i locali
di vinificazione e conservazione del vino e per verificare la
giusta temperatura di servizio. Ne esistono di classici, con un
bulbo contenente mercurio e una scala graduata, ma anche a
bracciale (si mettono intorno al corpo della bottiglia)
elettronici.
termovinificazione
Metodo che prevede il riscaldamento dell'uva
o del mosto, con lo scopo di distruggere le muffe o, in
determinati casi ( uve poco mature), di estrarre sostanze
coloranti dalle bucce. La termovinificazione può utilizzare
diverse modalità di riscaldamento: - riscaldamento del
pigiato, può essere a ciclo continuo o discontinuo; i
sistemi continui utilizzano scambiatori termici che consentono
un innalzamento più rapido delle temperature di tutta l'uva;
quelli discontinui prevedono la lavorazione di una parte delle
uve mediante il rimescolamento della massa per alcune decine di
minuti; - riscaldamento delle uve intere e intatte, per
circolazione di vapore acqueo attorno ai grappoli lungo un
nastro trasportatore; questo metodo favorisce la riduzione
dell'attività degli enzimi ossidasici sulla buccia (il
riscaldamento in superficie è di circa 75 °C), mentre
all'interno dell'acino, essendo la temperatura inferiore, gli
enzimi pectolitici, responsabili dell'illimpidimento del mosto,
rimangono pressoché inalterati. I migliori trattamenti per uve
sane si ottengono con temperature basse (50 °C) per tempi
abbastanza lunghi (60 minuti), mentre con le uve botritizzate,
sono preferibili temperature superiori (60-70 °C) e tempi più
brevi (10-15 minuti).
terpeni
Gruppo di composti chimici odorosi, presenti
nelle uve, in particolare in quelle aromatiche. I terpeni sono
oltre 4.000 e la loro struttura chimica è formata da un numero
di atomi di carbonio multiplo di 5. Quelli odorosi hanno 10 e 15
atomi di carbonio, e sono chiamati rispettivamente monoterpeni e
sesquiterpeni. Le forme libere di terpeni sono profumante e
possono essere percepite anche masticando gli acini di varietà
aromatiche (moscato, traminer aromatico, malvasia ecc.). I
terpeni presenti nelle uve sono circa 40; fra i monoterpeni, i
più profumati sono il linalolo (rosa), presente nei moscati, il
geraniolo (rosa), nelle malvasie, il nerolo (rosa),
l'alfa-terpineolo (canfora).
terrazzamento
Sistema applicato nei terreni con accentuata
pendenza, in modo da ottenere appezzamenti in piano, che si
susseguono a mo' di gradini. E' molto diffuso in Liguria, nella
Costiera Amalfitana, intorno all'Etna, in Valtellina e in parte
della Toscana.
terreno
Strato superficiale della crosta terrestre,
costituito da una frazione inorganica, formata da particelle
minerali provenienti dal disfacimento delle rocce, e da una
frazione organica rappresentata dall'humus.
Il terreno modificato dall'attività umana è detto terreno
agrario.
territorio
Area con caratteri distintivi dal punto di
vista geologico, geomorfologico, pedologico, climatico e in
rapporto al tipo di vegetazione e degli insediamenti umani. Il
termine indica le unità amministrative in cui è suddivisa una
determinata area geografica.
terroir
Termine francese che indica l'insieme dei
fattori ambientali, di clima, terreno e paesaggio che
interagiscono con la vite nel determinare le caratteristiche del
vino. Più esteso, il concetto coinvolge persone, tradizioni e
luoghi, come caratteristiche di specificità e unicità, da cui
nascono vini originali e inimitabili. Al concetto di terroir
sono strettamente correlate le Denominazioni di Origine
Controllata.
tessitura
In un suolo,
indica le proporzioni relative delle particelle che
costituiscono la frazione con diametro inferiore ai 2 mm,
composta da sabbia, limo e argilla. A seconda della prevalenza
delle diverse componenti, la tessitura può essere definita in
tutte le diverse combinazioni: sabbiosa, sabbioso-franca,
limosa, franco--sabbiosa, franca, franco-limosa,
franco-sabbioso-argillosa, franco-argillosa,
franco-limoso-argillosa, argilloso-sabbiosa, argilloso-limosa e
argillosa. La tessitura influenza la fertilità di un suolo e la
qualità delle uve.
tessuto biologico
Associazione di cellule dalla struttura e
funzione omogenee. I tessuti vegetali si distinguono in
meristematici (o giovanili) e adulti; questi ultimi, a loro
volta, si dividono in tegumentali, di conduzione, meccanici,
ghiandolari e parenchimatici.
Tia Maria
Liquore prodotto in Giamaica da più di 300
anni, composto da rum al caffè e da diverse spezie la cui
selezione viene tenuta gelosamente segreta. Si apprezza come
digestivo o in numerosi cocktail. Il suo grado alcolico è di
20.5% vol.
tiamina
Vitamina solubile in acqua, con pH inferiore
a 5, stabile al calore e all'ossigeno, la cui presenza è
fondamentale durante la fermentazione alcolica, come fattore di
crescita per i lieviti. Concorre, inoltre, a ridurre la quota di
anidride solforosa che si combina con il vino. La sua aggiunta
al mosto o al vino, durante la fermentazione, è consentita sotto
forma di dicloridrato di tiamina nel limite di 0,6 mg/l.
tignola
Nome comune della farfalla Eupoecilia o
Clysia ambiguella, che provoca danni alla vite. Ha le ali
anteriori giallastre con banda scura trapezoidale trasversale e
depone uova lenticolari sugli acini. La larva matura ha aspetto
rossastro con il capo nero ed è lunga sui 10-12 mm. Sverna come
crisalide in un bozzolo bianco sotto la corteccia.
tignoletta
E' trai i lepidotteri più dannosi della vite,
è detta Lobesia Botrana ed è presente in quasi tutti gli
ambienti in cui la vite è coltivata. L'adulto di tignoletta è
una piccola farfalla con apertura alare di 10-12 mm,
individuabile per la colorazione delle macchie e la presenza di
caratteristiche bande sulle ali anteriori. L'uovo è piccolo,
attorno ai 0,6 mm di diametro, lenticolare e trasparente. La
larva si sviluppa attraverso cinque stadi e raggiunge 1 cm di
lunghezza quando è matura. La tignoletta è un insetto molto
adattabile, polifago e danneggia numerose specie vegetali, con
particolare preferenza per la vite europea.
timo
Piccolo arbusto
che fornisce rametti aromatici ideali per arrosti, grigliate e
brasati, per legumi stufati come fave e fagioli. Allo stato
fresco si usa nelle salse di base.
tino
Recipiente in legno, di forma tronco-conica,
utilizzato per la fermentazione dei vini rossi e lo stoccaggio
dei vini. In passato era stato soppiantato da vasche in acciaio,
ma ultimamene è stato ripristinato per la produzione di vini di
qualità elevata.
tipicità
L'insieme delle caratteristiche di un
prodotto, derivanti da una precisa zona di produzione e da
sistemi di lavorazione legati ad antiche tradizioni, che
rimangono costanti nel tempo rendendo il prodotto riconoscibile.
tirosinasi
Enzima contenuto nell'uva che, in presenza di
ossigeno, catalizza reazioni di ossidoriduzione biologica. Se si
trova nel mosto o nel vino, insieme alla
laccasi, comporta un elevato
rischio di ossidazione. La tirosinasi è, comunque, meno
pericolosa della laccasi in quanto è più instabile.
titolatore
Strumento con il quale si eseguono
particolari analisi dette "titolazioni".
titolazione
Procedimento chimico che, in enologia, serve
a misurare l'acidità totale nei mosti, che viene espressa in g/l
o meq/l di acido tartarico.
Tokaji Aszù
E' il più famoso vino d'Ungheria. Si tratta di un vino bianco
liquoroso; per produrlo si versano in una botte 136 litri di
mosto o vino Tokaji più da 3 a 6 "Puttonyos"
(vedi) di pasta di uva appassita su ceppo e attaccata dalla
muffa nobile (ottenuta con apposite pigiatrici); col passare del
tempo la pasta si scioglie rilasciando gli aromi e gli zuccheri
di cui è composta. A seconda del numero prestabilito di
Puttonyos si otterrà un vino con diversa gradazione zuccherina
e tempo di invecchiamento. Il Tokaji Aszù
Essencia rappresenta la miglior selezione, proveniente da un
apposito cru, il cui valore qualitativo non può essere espresso
in Puttonyos; è molto raro e non viene quasi mai commercializzato.
Vaso vinario di legno, di forma simile a una
barrique ma di capacità variabili secondo la zona di origine. In
Bourgogne misura 228 l, nella Champagne 200 l, nella zona di
Bordeaux 912 l, mentre a Montpellier 414 l. In Italia se ne usa
spesso un tipo da 500 l.
torba
Materiale costituito essenzialmente da acqua
e depositi di residui organici in prevalenza vegetali, formatisi
in ambienti palustri. La torba è spesso stratificata e può
presentare una struttura porosa e fibrosa, dove si evidenziano
gli elementi vegetali.
torchiato
E' il prodotto ottenuto dalla pressatura
delle vinacce. Ha la stessa costituzione del vino fiore, ma
risulta meno alcolico, più ricco di estratto secco, di tannini,
di antociani, di sostanze pectiche e di acidità volatile. Il
torchiato può essere destinato alla distillazione, o aggiunto al
vino fiore, per facilitare la fermentazione malolattica.
torchiatura
Consiste
nell'estrarre il mosto o il vino che impregna le sostanze solide
dell'uva o delle vinacce. Produce
un vino molto colorato, ricco di tannino e poco armonico, che
rappresenta circa il 10% del vino prodotto.
torchio
E' la macchina utilizzata, insieme alle
presse, per la torchiatura delle vinacce e delle uve. Può essere
a vite o idraulico. Il torchio a vite è costituito da un falso
fondo di diametro variabile e da un disco che assicura una
pressione dall'alto verso il basso mediante una vite verticale;
questo tipo di torchio è utilizzato prevalentemente nelle
piccole aziende a conduzione famigliare, o per la pressatura di
uve particolarmente delicate e destinate a produrre vini bianchi
pregiati. Il torchio idraulico si compone di un telaio fisso e
di un falso fondo mobile. La compressione delle vinacce si
ottiene mediante un martinetto pneumatico.
torrone
E' il dolce tipico di Cremona. La ricetta classica prevede miele,
zucchero, glucosio, nocciole tostate o mandorle e albumi d'uovo.
tostatura
Fase del processo di produzione delle
barrique che consiste nell'esporre al fuoco la superficie
interna delle doghe di legno. In America la tostatura viene
effettuata a fiamma viva all'interno della botte, in Europa si
utilizza un braciere che, posto a terra al centro del cerchio
delimitato dalle doghe, sprigiona fiamme e calore. In base al
tempo di permanenza della fiamma a contatto con il legno, si
ottengono diversi livelli di tostatura, riportati sulle barrique
messe in commercio.
tracheoverticilliosi
Malattia della vite piuttosto recente,
segnalata particolarmente nel nord Italia. Colpisce
preferibilmente i giovani vigneti, indipendentemente dalla
varietà e sembra legata alla presenza di alcune erbe infestanti
(Senecio, Solanim, erba medica), che provocano l'infezione
tramite l'emissione radicale di alcune tossine. In seguito alla
parziale otturazione dei vasi legnosi, le foglie e i germogli,
con i primi caldi estivi, iniziano ad appassire per disseccare
completamente anche in pochi giorni. Le foglie, anche se secche,
restano attaccate alla pianta e anche gli eventuali grappoli
presenti, raggrinziscono e disseccano.
tralcio
Ramo di vite di un anno di età. Nel passaggio
da germoglio a tralcio avviene la lignificazione.
tramoggia
Macchina dalla forma tronco-piramidale
capovolta, posta a monte della pigiatrice, che viene utilizzata
per convogliare l'uva attraverso una vite senza fine nella
pigiatrice stessa.
traspirazione
Processo di evaporazione dell'acqua dai
tessuti animali o vegetali. Nelle piante ha luogo
prevalentemente attraverso gli stomi delle foglie. Gli stomi
hanno un'apertura regolabile in funzione delle esigenze della
pianta.
trattamenti del mosto
Lieviti
selezionati per eseguire fermentazioni in purezza;
chiarificazioni, filtrazioni o centrifugazioni,
termocondizionamento; addizione di anidride solforosa (SO2)
in forma gassosa, liquida o salificata.
trattamenti della vite
Operazione colturale che consiste
nell'irrorare le vigne con prodotti fitosanitari, per
proteggerle da malattie dovute a funghi e parassiti.
trattrice
Macchina che ha la funzione di fornire la
forza motrice per l'avanzamento e per l'azionamento degli organi
meccanici della macchina a cui è accoppiata (vedi
macchine agricole).
travaso
Serve per separare il vino dai depositi che
si formano sul fondo dei vasi vinari. Il travaso può essere
effettuato all'aria, lasciando colare il vino in un recipiente e
poi recuperandolo con una pompa per ritravasarlo in un altro
recipiente. Oppure può essere travasato da recipiente a
recipiente direttamente mediante pompe collegate. Il primo
metodo è utilizzato solitamente per i vini giovani, per
garantirne una buona ossigenazione, facilitare la fermentazione
dei lieviti sugli zuccheri residui e ridurre l'anidride
solforosa in eccesso. Il travaso al chiuso, al contrario, è
preferibile per i vini invecchiati o sensibili all'ossidazione.
Vino
di Qualità prodotto in Germania e Austria solo nelle grandi
annate. Fa parte dei "Qualitätswein mit
Prädikat", è elaborato da uve appassite attaccate dalla botrytis cinerea ed
ha una gradazione tra 21,5-22,1%. E' siglato T.B.A. Per questi
vini non è consentita aggiunta di zucchero.