Anteprima Vernaccia di San Gimignano 2017: l'orgoglio biondo nella regione dei rossi

San Gimignano

Non c'è dubbio che la 2016 sia un'annata "fatta apposta" per la Vernaccia di San Gimignano, ma bisogna dire che già dall'inizio del terzo millennio qualcosa stava cambiando; negli ultimi anni il comparto bianchista toscano per eccellenza ha dimostrato di saper crescere collettivamente, cosa tutt'altro che scontata, molto più facile vedere progressi individuali piuttosto che un lavoro di gruppo mirato a raggiungere, insieme, livelli di qualità importanti, merito indubbio anche del consorzio guidato dalla produttrice Letizia Cesani, un consorzio che funziona e dovrebbe essere uno stimolo per molti altri che faticano, invece, a trovare una collaborativa aggregazione.
 Del resto domenica 12 febbraio hanno ben figurato anche le Riserve 2015, oltre ad alcuni campioni di annate precedenti, a testimonianza di un processo evolutivo che va ben oltre l'annata fortunata, dove tutto si è svolto nel modo migliore.

San Gimignano entrata al museo


 Insomma, la Vernaccia, dal punto di vista qualitativo, non ha nulla da temere nei confronti delle altre denominazioni toscane; certo, il percorso non finisce qui, c'è ancora molto da fare, ad esempio sul piano promozionale, non sarebbe male riuscire a confinare quella componente turistica commerciale che affligge questo Comune ricco di storia, arte e cultura. A partire dalla ristorazione, che come in molte altre località turistiche manca di quella volontà di proporre davvero il meglio della tradizione locale e toscana, adagiatasi sulla sicurezza che qui il turismo non manca mai.

San Gimignano in bianco e nero


 In luoghi come questo, unico per storia e caratteristiche territoriali, la ristorazione dovrebbe essere un volano anche per la promozione della Vernaccia, mentre l'impressione che ho avuto più volte è stata quella di uno scarso interesse nell'accompagnare il cliente verso i prodotti locali. Forse con il tempo arriveremo anche a questo, e allora la prima Doc in bianco d'Italia (l'anno scorso ha festeggiato il 50° anniversario) farà piazza pulita di tutti gli avversari. Per adesso godiamoci questi risultati più che confortanti, che se sono emersi con vini ancora in fase iniziale, molti non imbottigliati, ma con tutte le premesse per una qualità invidiabile.
 
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 LA DEGUSTAZIONE (a bottiglie coperte)
 
 Vernaccia di S.Gimignano 2016 (44 campioni), i vini più stimolanti in ordine di degustazione:
   • Casa alle Vacche - I Macchioni: vino di struttura, molto sapido e fresco, gioca su note di pompelmo e mandorla, un bambino che crescerà considerevolmente.
 
   • Cesani: grande finezza che si concretizza in note di pesca, susina bianca, leggero agrumato, bocca sapida, intensa, di bell'impatto.
 
   • Fattoria San Donato: nonostante l'aspetto torbido (non filtrato) il vino rivela carattere, una bella scia agrumata, sbuffi floreali e mentolati, bocca ricca, freschissima, tutta in progressione.
 
   • Il Colombaio di Santa Chiara - Selvabianca: non sembra mancare nulla a questo vino, esprime tutta la qualità dell'annata, alle note agrumate di arancia, bergamotto e pompelmo fa da supporto un palato sapido, fresco, profondo e persistente.
 
   • Il Lebbio: anemoni e lilium, agrumi e una curiosa nota birrosa; gusto leggero ma lineare, progressivo.
 
   • Il Palagione - Hydra: naso leggermente ossidativo e caramelloso, recupera al palato dove trova una propria identità e pulizia espressiva.
 
   • La Lastra: agrumi e delicate venature speziate, bocca fresca, non di struttura ma scorrevole e dinamica.
 
   • Lucii Libanio-Casa Lucii: acidità e frutto che si fondono, lime e pesca, sfumature gessose; al palato mostra una certa spalla, uno stile un po' atipico ma che può piacere.
 
   • Massimo Daldin-Ca' del Vispo: mi aveva già colpito positivamente l'anno passato, oggi ho trovato piena conferma anche se il vino è ancora torbido e sicuramente cangiante, ma ha stampo agrumato e a tratti raffinato, palato salato e scattante, futuro radioso.
 
   • Panizzi: sempre più definiti i vini di questa storica azienda, il 2016 ci regala una tessitura elegante, fresca, con toni di mela golden, agrumi, anice; bocca succosa, sapida, intensa e progressiva, un altro vino che migliorerà alla grande.
 
   • San Quirico: mandorla, erbe aromatiche, pepe; bocca in evoluzione, molto persistente.
 
   • Signano - Poggiarelli: già buono il base, ma la selezione ha una marcia in più, agrumi fini, struttura, succosità, profondità.
 
   • Le Calcinaie: Simone Santini ci regala ormai vere e proprie perle, questa è una delle migliori, rivela una dolcezza di frutto che altri non hanno, un'eleganza superiore e un allungo quasi infinito.
 
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 Vernaccia di S.Gimignano Selezioni e Riserve 2015 (21 campioni)
   • Alessandro Tofanari - Ciprea: quello che era il Podere La Castellaccia, azienda biodinamica non per sport o per moda, ma per ferrea convinzione e stile di vita. Il Ciprea conferma uno stile sempre stimolante, mandorla e agrumi con ricami di clorofilla; l'assaggio restituisce sapidità e freschezza, una bella energia e vitalità espressiva.
 
   • Cappella Sant'Andrea - Rialto: pompelmo, melone invernale, mandorla; al palato gioca sul contrasto dolce-citrino che si completa in un sottofondo sapido.  • Casale Falchini - Ab Vinea Doni: pera, salvia, agrumi; bocca fresca e generosa, lunga e voluttuosa.
 
   • Cesani - Clamys: new entry in casa della presidente del consorzio, che rivela subito un'esecuzione di grande pulizia, sorso ampio e profondo, succoso, elegante, una materia stilisticamente precisa e coinvolgente che profuma di roccia.
 
   • Fattoria Poggio Alloro - Le Mandorle Riserva: agrumi, vaniglia e mandorla amara; al palato appare già in buona condizione per essere goduto, nonostante la buona acidità il frutto è dolce, il finale sapido e scattante.
 
   • Fattoria San Donato - Angelica: sfumature di agrumi e pietra focaia, leggera vaniglia; buona progressione al palato anche se manca un po' di ampiezza.
 
   • Fontaleoni - Casanuova: inizialmente agrume verde, poi si sposta su pesca bianca e frutto dolce; al gusto è piacevole, non ancora in equilibrio ma di buona profondità, chiude appena acidulo.
 
   • Il Colombaio di Santa Chiara - Campo della Pieve: la sapiente sosta sulle fecce fini per un anno gli dona una complessità superiore, vino salato, di grande finezza, lunghissimo.
 
   • La Lastra - Riserva: leggermente tropicaleggiante, ma non manca di coinvolgere con una trama olfattiva floreale e una speziatura intrigrante; al palato non manca di freschezza, allungo, finale balsamico.
 
   • Lucii Libanio-Casa Lucii - Vigna Cellori: può sembrare inizialmente "magro", invece basta lasciarlo respirare per sentire una bella scia minerale e floreale; sorso sapido, fresco con finale delicatamente ammandorlato.
 
   • Massimo Daldin - >Vigna in Fiore: più indietro del "base", del resto il colore torbido ne è la testimonianza, ciò nonostante rivela una freschezza citrina e una bocca intensa e sapida.
 
   • Panizzi - Vigna Santa Margherita: profuma di biancospino, ananas, al palato dimostra di essere un vino completo, fresco-sapido, elegante e destinato a crescere negli anni.
 
   • Signano - La Ginestra Riserva: da conservare in cantina, c'è tutta la qualità e finezza di un'ttima vernaccia, ora solo penalizzata da un legno ancora non ben integrato.
 
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 Vernaccia di S.Gimignano altre annate
   • Cappella Sant'Andrea - Prima Luce 2014: prufuma di erbe aromatiche, timo, alloro, frutta candita; al palato c'è ancora un po' di legno da assorbire ma la materia è ottima e promette molto.
 
   • Casa alle Vacche - Crocus Riserva 2014: al momento ancora non definito, leggera ossidazione, ma acidità, sapidità e ricchezza di frutto al palato testimoniano un futuro decisamente più positivo.
 
   • Casale Falchini - Vigna a Solatio Riserva 2014: cedro maturo, lime, note quasi candite e dolci; sapido al palato, appena impreciso nello sviluppo ma di buona progressione.
 
   • Cesani - Sanice Riserva 2014: toni fumé, bel frutto maturo e composito; al gusto è ampio, complesso, raffinato nel suo incedere carnoso e profondo.
 
   • Fontaleoni - Riserva 2014: bell'impatto sia al naso che al palato, dove ha già un ottimo equilibrio e consente di godere di un sorso fruttato, sapido e stimolante.
 
   • Il Colombaio di Santa Chiara - L'Albereta 2014: erano tre i vini presentati di quest'azienda e, ma non è la prima volta, mi sono piaciuti tutti, L'Albereta ha ancora note burrose e boisé ma denota una materia eccellente e composita.
 
   • Montenidoli - Tradizionale 2014: ha sempre qualche imprecisione espressiva che lo penalizza all'olfatto, rivela però una buona maturità di frutto, polpa e salinità al palato.
 
   • Montenidoli - Fiore 2014: rimane un punto di riferimento nel panorama sangimignanese, grande definizione e finezza, l'assaggio è un fiume emozionale, profondo, lunghissimo, imperdibile.
 
   • Montenidoli - Carato 2011: il nome stesso evidenzia la volontà della Fagiuoli di proporre una Vernaccia "vissuta" a lungo in legno; ne emerge un vino indubbiamente complesso e strutturato ma forse gli manca quella purezza, quel fascino di cui il Fiore è a mio avviso l'emblema aziendale.
 
   • Panizzi - Riserva 2013: nonostante sia entrata nel qurto anno di vita, testimonia in ogni suo aspetto l'esigenza di assorbire meglio il legno; va attesa perché di cose da dire e da dare ne avrà molte.
 
   • San Quirico - Isabella Riserva 2008: continuo ad assaggiare questa riserva perché aspetto che trovi la sua esatta dimensione, rivela erbe aromatiche, fiori, mineralità e una bocca appena cruda, boisé, ma promettente.
 
   • San Quirico - Isabella Riserva 2007: decisamente più definita rivela grande materia, è articolata, ricca di sfaccettature, tesa e al contempo generosa, lunghissima.

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