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L'annata 2003, se ne sono accorti tutti, è stata davvero
torrida, con differenze di temperatura tra giorno e notte ai minimi
storici. Il nebbiolo, grande vitigno ma proprio per questo sensibile ed
esigente, ha avuto molta difficoltà a trovare un equilibrio nella
maturazione: poca acidità (che aumenta proprio con la buona escursione
termica), elevato contenuto zuccherino e, di contro, tannini che
faticavano a maturare. Persino nelle zone più elevate, solitamente
favorite da una maggiore escursione termica, il caldo non ha fatto
concessioni, anzi, in alcuni casi è stato addirittura superiore. Di
conseguenza molti vini si sono dimostrati alcolici, scorbutici, verdi
nel tannino, privi di slancio e con poca consistenza; tant'è che le
differenze tra i vari comuni, in altre annate molto più evidenti, si
sono fortemente assottigliate.
Nonostante queste impressioni, non proprio esaltanti,
fra i 66 campioni di Barbaresco 2003 presentati in degustazione
coperta, provenienti dai comuni di Alba (5), Barbaresco (18), Neive
(25), Treiso (16) e diversi (2), ci sono alcune punte di eccellenza e un
buon numero di vini che hanno retto abbastanza bene alle insidie
dell'annata. I più convincenti sono stati il Barbaresco Ausario
dei Fratelli Molino (che già avevo apprezzato nella versione
2001), dai profumi nitidi e gradevoli di fiori passiti e frutta
composita, già equilibrato e piacevole al palato, sostenuto da una
buona freschezza e dal finale molto pulito che invita a
riassaggiarlo; il Vigne Erte dei Fratelli Cigliuti,
intenso e avvolgente, complesso e di grande persistenza; il Rabajà
del Castello di Verduno, molto classico, equilibrato nel tannino,
sostenuto da un bel frutto, succoso e non surmaturo. Molto buoni anche
il Vitalotti di Carlo Boffa, dal colore granato intenso e
luminoso, di taglio moderno ma senza eccessi, ben calibrato al palato,
setoso nel tannino e con buona polpa fruttata a dargli tono ed
equilibrio; l'Asili di Michele Chiarlo (più piccolo ma
comunque gradevole il Barbaresco base), con belle note di
tabacco, cuoio, liquirizia e un finale morbido e lineare; mi aspettavo
qualcosa di più dal Martinenga dei Marchesi di Gresy,
solitamente un vino che mi emoziona fortemente, in questo caso pecca di
una certa maturità e di qualche tratto etereo in eccesso che ne
affievolisce il fascino.
Una nota a parte meritano i vini
di Massimo Rivetti, produttore che mi aveva già fatto buona
impressione in precedenza, ma che questa volta ha fornito una prova
davvero eccellente con il suo cru Serraboella, sia con la
versione 2003 che con la Riserva 2001 (quest'ultima presentava un naso
davvero interessante, intriso di belle note speziate e minerali), ma
anche con il Froi 2003, meno possente ma dotato di bella
florealità e sfumature fruttate dolci e gradevoli, molto corrispondente
al gusto, piacevole da bere.
Vale la pena citare anche il Barbaresco
Ad Altiora di Michele Taliano, balsamico e minerale,
arricchito da note di prugna e liquirizia, tenace e aggressivo in bocca
ma con un bel frutto vivo, spalla e buona freschezza; il Valgrande
di Ca' del Baio presenta un naso ancora segnato dal legno, note
tostate e di caffé, poi emergono belle nuances di fiori secchi e frutta in
confettura che restituisce fedelmente al palato, sostenuta da discreta
acidità; si comporta bene il Barbaresco 2003 di Punset,
molto fine al naso, fresco e misurato al palato, mentre la selezione Campo
Quadro appare ancora scomposta e olfattivamente poco pulita; non
sarebbe male, infine, il Basarin di Angelo Negro, se non
fosse un po' troppo ingentilito dalle note del legno, di pasticceria e
frutta dolce, mentre al gusto si segnala per un buon equilibrio.
Per quanto riguarda le Riserve 2001,
il numero dei vini presentati era abbastanza esiguo (15), insufficiente
per valutare il risultato complessivo dell'annata; questi
vini sono apparsi molto al di sotto delle aspettative, dato che il
2001 è stato un grande millesimo che, almeno sulla carta, giustificava la selezione della
tipologia Riserva, va però tenuto conto dell'assenza di numerose aziende
di rilievo. Fra i 15 campioni degustati, insieme al già citato Serraboella di Massimo Rivetti, il Gaiun Martinenga
Riserva 2001 dei Marchesi di Gresy si è dimostrato il migliore della batteria, riccamente floreale,
di cannella
e di frutta matura, molto ben bilanciato con la parte speziata; notevole all'assaggio, pulito, molto
equilibrato, belle sensazioni lunghe ed eleganti. Una nota di merito va all'ottimo Barbaresco
Riserva di Rizzi, dal naso che gioca su toni
di fiori passiti, tabacco, legno di liquirizia, cenni balsamici; in bocca ha
bell'impatto, tannino deciso ma pulito, bella freschezza, frutto che si
esprime con garbo ma efficacia; ineccepibile anche il Gallina di Ugo Lequio, ricco di nerbo, di grande progressione gustativa,
tannino molto fine e finale molto persistente. Originale e degno di
interesse il Fausone di Prinsi, dal naso salmastro
e di erbe secche; appena dolce al palato, presenta un tannino misurato e
una buona fruttosità che rimane a lungo. Il Pajè dei Produttori del Barbaresco
risulta abbastanza piacevole con le sue note di frutta sotto spirito e a
tratti mentolate, anche se non mostra lo spessore che ci si aspetterebbe
da una riserva (altrettanto "sottile" anche il Rio Sordo);
segnalo anche una discreta riuscita del Ripa Sorita de La
Contea.
Roberto Giuliani
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