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Dopo la presentazione di un
rapporto sull'alcolismo redatto dal giornalista Hervé Chabalier, dal quale
emerge che l'abuso di bevande alcoliche provoca in Francia 45 mila morti
all'anno ed è responsabile o almeno co-responsabile di un cancro su tre, il ministro
della salute Xavier Bertrand ha proposto di far mettere su tutte le etichette di vino, liquori e
birra, scritte del tipo "L'alcool nuoce gravemente alla salute". Già nel novembre
2005, il ministro aveva annunciato che da quest'anno, sulle etichette delle
bevande alcoliche, sarà obbligatorio un logo che mette in guardia le donne
incinte dai pericoli dell'assunzione di alcool. Per carità, perfettamente
d'accordo che un'assunzione di vino eccessiva, come per la maggior parte
degli alimenti, non fa bene. E condivido l'importanza di segnalare in etichetta
che le donne gravide devono evitare di berne, ma da qui a usare espressioni
analoghe a quelle utilizzate per il tabacco non mi sembra affatto corretto, né
utile a nessuno.
Non è corretto, soprattutto per quanto riguarda il vino, la cui
quantità di alcool è notevolmente inferiore a quella di un whisky, di una grappa
o di un cognac, perché non nuoce gravemente alla salute se si rispettano
le dosi giornaliere consigliate per ogni fascia di età e peso, non nuoce
gravemente alla salute se lo si beve solo durante i pasti e con moderazione,
non nuoce gravemente alla salute di chi ha un corpo sano e non ha
problemi di fegato. Non è utile perché chi si affoga nell'alcool o fuma 80
sigarette al giorno, non è leggendo un'etichetta intimidatoria che smetterà di
danneggiarsi. Non è utile, anzi è dannoso, per tutti coloro che da generazioni,
con passione e impegno, hanno coltivato la vite e ne traggono sempre più
faticosamente sussistenza. Intendiamoci, non sono uno di quelli che pensano che
il vino faccia bene, questo non lo credo affatto. Dal punto di vista
strettamente fisiologico, l'assunzione di vino (lasciamo perdere i
superalcolici), non fa certamente bene, a meno che non si ritenga che i
paventati effetti benefici del resveratrolo, noto per la sua azione
antiossidante come prevenzione delle malattie cardiovascolari, siano superiori a
quelli negativi dell'alcool.
Ma qui si apre una voragine sulla cattiva
informazione, sulle storielle che ogni giorno ci propinano sugli effetti benefici di questo o quell'alimento, raccontate con la stessa
generalizzazione e superficialità dei tanti, generici, oroscopi che ritroviamo
anche sui
quotidiani. A che serve dire che il vino fa bene perché contiene resveratrolo se
la ricerca ha determinato che, perché questa sostanza possa apportare reali
benefici, se ne deve assumere (ammesso che l'organismo sia in grado di
assimilarla) una quantita di almeno 50 milligrammi al giorno, ovvero
l'equivalente di 10 kg di uva da vino o di 20 litri di vino? L'intento vero dei
media è sempre oscuro ai disattenti (che sono purtroppo tanti): perché non consigliano di mangiare l'uva,
invece di bere vino, evitando i rischi dell'alcool? Tempo fa ho letto un articolo che, sulla base di
uno studio effettuato in Italia, riferiva che il consumo di pizza riduce il
rischio di tumori all'apparato digerente. Qual'è il messaggio di questo
articolo? "Mangiate la pizza perché fa bene". Peccato che un altro studio ha
rilevato che i carboidrati, assunti in gran quantità, favoriscono i tumori al
colon e al retto. Ma allora quali sono le sostanze che fanno realmente bene nella
pizza? L'olio di oliva e il pomodoro. Bene. Un'informazione corretta dovrebbe
dire: "mangiate pomodoro e conditelo con olio di oliva", evitando i rischi della
pizza (ovvero del carboidrato). Ma ancora una volta le indicazioni sono
sibilline e incomplete: quale olio di oliva fa bene? Uno qualsiasi, quello industriale
o quello
extravergine biologico? E quale pomodoro fa bene? Quello in scatola, quello ogm
o quello coltivato su terreni senza diserbanti e anticrittogamici? Ma
tornando al vino, se è vero che non è una bevanda
con particolari elementi curativi, è altrettanto vero che, se assunto con
moderazione, allenta certe difese, favorisce la comunicazione, produce effetti
benefici sull'umore, effetti che sono ancora più evidenti quando il vino è di
buona qualità. Mi perdoni, signor ministro, ma non sarebbe più onesto e
coraggioso lavorare per capire quali profondi disagi spingono sempre più persone
all'alcolismo, al tabagismo, alle droghe, alla bulimia, all'anoressia, al
suicidio? Non le sembra un po' troppo semplicistico, e fra l'altro punitivo per
tutta la filiera produttiva, far diventare il vino una specie di
prodotto farmaceutico che, se si leggessero con attenzione le controindicazioni,
si eviterebbe sicuramente di acquistare?
Roberto Giuliani
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