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ANTIPERSONNEL - dal 28 ottobre al 13 novembre

Roma, 05/11/2005

Ultimi giorni per osservare e riflettere, dinanzi alle 35 mine antiuomo fotografate da Raphaël Dallaporta, esposte presso la Fattoria Le Pupille. Pubblichiamo di seguito l'introduzione alla mostra scritta da Stefano Rizzi, proprietario e manager, insieme a sua moglie Elisabetta Geppetti, di Fattoria Le Pupille.

AntipersonnelANTIPERSONNEL
La prima volta che ho avuto modo di vedere il catalogo della mostra "Antipersonnel" sono rimasto impressionato dalla bellezza delle foto, che nella loro freddezza, dimostrano, nascondendola, la più atroce delle verità: l'uomo studia e costruisce queste macchine procurandosi guadagno e benessere, non curandosi minimamente degli effetti e delle conseguenze che tutto questo provoca. In questi pensieri, che tumultuosamente si susseguivano nella mia mente, volevo capire, non per giustificare. Capire, non per smettere di condannare. Capire per soffrire meno.
Il male è un mistero più profondo del bene, perché nel bene c'è una luce, un dinamismo, un'affermazione della vita. Mi chiedo perché uno decide di scegliere la via oscura.
Queste macchine di dolore sono progettate da mostri, che non sanno d'esserlo. Cos'è un mostro? E' un uomo che fa del male a ripetizione. Ha coscienza di fare del male? Il più delle volte No. Certe volte si, ma la consapevolezza non lo cambia. Perché il mostro si assolve affermandosi che non ha mai voluto il male, che è solo un incidente di percorso. Il male imperversa nel pianeta, eppure nessuno aspira dichiaratamente al male. Nessuno è cattivo volontariamente, neanche il più grande spergiuro, neanche il peggiore degli assassini, il più sanguinario dei dittatori.
Ognuno è convinto d'agire bene, o comunque in funzione di ciò che lui chiama bene, e se poi quel bene si rivela non essere il bene degli altri, se provoca dolore, afflizione e rovina è una conseguenza, non era voluto. Le peggiori canaglie hanno tutte le mani pulite. Le riflessioni scaturite dal messaggio che la mostra ha lanciato mi hanno spinto a desiderare di condividere l'esperienza con coloro che non hanno avuto la mia opportunità, come genitore, soprattutto con i giovani.
L'incontro con questa realtà sarà dedicato a chi abbia ancora il desiderio di capire, a chi voglia combattere l'anoressia del reale, aiutando i nostri giovani a comprendere che tanti sono gli "ordigni" esistenti e sono parte integrante della nostra società e che della loro apparente bellezza, sono pronti a colpire con la stessa crudeltà ferendoli e mutilandoli per sempre come, in maniera più arrogante hanno fatto e continuano a fare, quelli rappresentati nelle fotografie.
L'evento si svolgerà nel prossimo mese d'ottobre, il giorno 28 e continuerà per le due settimane successive ed avrà sistemazione presso la nostra fattoria.

RIFLESSIONI
Questi sono solo cinque punti di riflessione: pochi, rispetto ai tanti di cui si potrebbe parlare. Questi, e molti altri, sono gli stessi argomenti dei quali ogni giorno, con fasi alterne, discuto insieme con i miei cinque figli. Queste sono le mine antiuomo di una società moderna e democratica, che sa nascondere, camuffare, ingannare.

La famiglia lontana
Oggi la famiglia è sempre più lontana dai figli. Come genitori siamo pronti a soddisfare ogni richiesta materiale, ma sempre meno preparati a dare risposte "di qualità" alle domande che i nostri ragazzi ci rivolgono. La famiglia è il primo anello di una lunga catena circolare di valori, al termine (e dunque al principio) della quale vi è la formazione delle nuove generazioni, che dovranno a loro volta assolvere il fondamentale ruolo di genitore.

L'irreale sociale
Ogni giorno osserviamo l'indifferenza con la quale sono accantonate le difficoltà, e la mancanza d'analisi sulla realtà e sui suoi problemi. Il mondo in cui vivono i nostri ragazzi è sempre più virtuale, e sempre meno vi è la capacità di aiutarli a discernere il limite, il confine tra la vita e i suoi specchi. E' nostra responsabilità invitare le nuove generazioni a riflettere su come strumenti d'enorme importanza possono essere al tempo stesso strumenti di totale alienazione. Mi riferisco in particolare alla televisione, potenzialmente un mezzo d'arricchimento e diffusione della cultura che invece - in una sorta di gara alla ricerca della demenzialità - offre prodotti scadenti e privi di valore, creando modelli di vita "inimitabili". Inimitabili non per incapacità dell'interlocutore, ma semplicemente perché appartenenti all'irreale sociale.

La droga
Non è passato il pericolo, se ne parla meno. Maledetto e ancora maledetto, chi si fa portatore di morte. Maledetto chi, approfittando della debolezza dell'altro offre una facile e seducente via di non uscita. Maledetto chi semina colorate pastiglie assassine sotto i piedi danzanti dei nostri figli. E maledetti noi, prigionieri del torpore e dell'ignoranza che ci trattengono dalla battaglia. E' l'ora di svegliarsi, di rendersi conto che le "mine antiuomo" non tendono agguati soltanto in Paesi lontani.

L'amicizia, la solitudine
Quando parliamo di valori, e tentiamo di affrontare il problema con i nostri figli, sempre entra in gioco la questione dell'amicizia. Cos'è l'amicizia? Io, purtroppo, tendo ad associare questa parola alla parola solitudine. Accade soprattutto quando vedo i miei figli che sì "messaggiano": chiusi in se stessi, catturati nel triste isolamento della macchinetta tecnologica, ingannati da quelle stesse attualità che li rende felici. Soli, nell'involucro dell'apparire, armati di un vocabolario inesistente che separa i corpi e non potrà mai avvicinare le anime.

Il relativismo etico
In nome della "ragione" mettiamo ogni cosa in discussione: noi, voi, loro, il mondo intero. Ma poi cosa rimane, quando è distrutto ogni possibile riferimento, ogni radice e ogni meta? Solo depressione, neoanalfabetismo, violenza. Cerchiamo allora, attraverso le silenziose immagini di Raphael Dallaporta e dei suoi micidiali ordigni sospesi nell'ingannevole riposo, di spingerci a pensare. Almeno per un giorno, e che sia il primo di tanti altri giorni. Con la serena speranza di riuscire nel compito che c'è stato affidato da un'entità superiore: "dare e insegnare a volere bene". Saluto con ossequio chi ha avuto la pazienza di leggere queste poche righe, ricordando che prima d'ogni altra cosa io sono un papà.
Stefano Rizzi

Per visitare la mostra:
ANTIPERSONNEL. Invenzioni contro l'uomo.
Fattoria Le Pupille - dal 28 ottobre al 13 novembre 2005
Info, visite e appuntamenti: 0564 409517

M.T.  
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