| La Notizia: Antinori, Pasqua e Zonin in Puglia | |||
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Antinori, Pasqua e Zonin in Puglia Tre fra i maggiori produttori vinicoli italiani, quasi contemporaneamente hanno acquisito in Puglia terreni e strutture per la produzione di vino: Antinori (colosso Toscano che, fra l'altro, possiede vigneti in California dove produce vino sotto l'etichetta Atlas Peak), che ha acquistato dai Gancia 100 ha presso Minervino Murge (Ba), zona a d.o.c. Castel del Monte; dal Veneto arrivano Zonin, che ha acquistato dai conti Martini-Carissimo una masseria con 220 ha nella d.o.c. Primitivo di Manduria, fra Oria e Torre Santa Susanna (BR) e Pasqua (che aveva già lanciato nel 1998 la linea "Masserie del Salento") che ha rilevato 80 ha nella zona di Manduria (TA) anch'essa d.o.c. Primitivo. Il fatto che tre imprenditori del vino decidano di investire parte dei loro capitali in Puglia, lascia immaginare quali risorse ancora inesplorate nasconda questa regione. Dopo decenni durante i quali il vino che veniva prodotto aveva come funzione principale quella di essere esportato all'estero come vino da taglio ed in Toscana per "irrobustire" il chiantigiano, si è assistito ad un lento ma costante mutamento nell'impostazione vitivinicola, sia dal punto di vista culturale che da quello commerciale. Sono nate qua e là nuove realtà produttive, altri hanno rimodernato cantine e vigneti, assunto personale specializzato (enologi, agronomi ecc.), si sta lavorando nella ricerca clonale su vitigni locali, fra cui il Negroamaro ed il Primitivo. Insomma c'è un certo fermento, scoppiato però in netto ritardo, rispetto a Piemonte e Toscana, che hanno aperto per prime la strada al nuovo vino italiano; la regione soffre di un passato, tutt'altro che remoto, di politiche sbagliate, di scarsi o quasi nulli investimenti nella ricerca e nella sperimentazione del territorio e dei valori ampelografici in esso racchiusi. Purtroppo sono ancora molti i produttori pugliesi che preferiscono vendere i propri vigneti o le proprie uve, piuttosto che rischiare un po' di più investendo le proprie energie in un progetto imprenditoriale mirato non solo alla produzione ma anche e soprattutto alla qualità e ad una intelligente politica di commercializzazione. Viene allora da domandarsi perché una terra come la Puglia, che contiene nel proprio ventre (e lo stiamo verificando di giorno in giorno con etichette nuove e sbalorditive) tanta materia prima di enorme qualità tutta da scoprire ed esaltare, debba rischiare di venire colonizzata da imprenditori più scaltri e ben saldi nel loro potere economico, a causa di un disinteresse ancora evidente, di una reticenza culturale che non ha alcuna giustificazione. Questo ci può far capire quanta fatica e quante difficoltà possono incontrare coloro che , invece, credono nelle potenzialità vitivinicole di questa regione. La Puglia, come del resto la quasi totalità delle regioni meridionali, sta pagando ancora lo scotto degli errori del passato, speriamo allora che lo schiaffo morale ricevuto da questi tre imprenditori, stimoli nei produttori locali il giusto orgoglio, ed una nuova mentalità li spinga a difendere e valorizzare il patrimonio della propria regione, consentendole di collocarsi fra le migliori d'Italia, non per quantità di uva prodotta, ma per la qualità raggiunta con le proprie etichette, al fine di giustificare la presenza sul territorio pugliese di ben 25 doc, che proprio doc ancora non sono. Roberto Giuliani |
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