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Esistono vini, di cui è
sufficiente pronunciare il nome per comprenderne il fascino, il Barolo è uno di questi.
A lui, da 8 anni, Gianni Gagliardo, produttore in La Morra, dedica nel mese di settembre l'Asta del Barolo, nata,
come ci dice Gagliardo, "per creare un evento aziendale legato in toto al Barolo".
Un'occasione quindi per far parlare il vino e, con lui, il territorio langarolo, da dove nasce.
L'organizzazione dell'asta è impresa non facile nel nostro Paese, dove i momenti di acquisto pubblici, se di vino si parla, sono
praticamente inesistenti a livello aziendale.
Un'opera che permette di avere a disposizione in una sola occasione partite di vini di grande interesse, dei grandi produttori,
che hanno segnato la nascita e la rinascita del Barolo.
Ma vediamo come si è sviluppato l'evento domenica 25 settembre.
A dire la verità è stato creato un evento nell'evento, quando a fine mattina è arrivata da Gagliardo a Serra dei Turchi
Marina Ripa di Meana,
che ha presentato il libro "Cara Paola sorella mia", dedicato alla parente spentasi qualche anno fa per una grave malattia.
Un momento per conoscere l'autrice, nota ai più come protagonista del jet set, come donna capace di comunicare sentimenti ed emozioni
veramente forti con una grande carica di umanità.
Alle 15,00 si è aperto il salone dell'Asta. Circa 200 le persone che vi hanno partecipato. E, come lo scorso anno, non è mancato
il collegamento in diretta con un noto ristorante di Hong Kong, che vedeva la presenza di
90 amanti del Barolo. Quaranta, quest'anno, i lotti presenti con 22 produttori che hanno creduto nell'iniziativa:
Azelia,
Bartolo Mascarello,
Ceretto,
Cordero di Montezemolo,
Fontanafredda,
Francesco Rinaldi,
Franco M. Martinetti,
Fratelli Oddero,
Ettore Germano,
Giacomo Borgogno,
Giacomo Conterno,
Gianni Gagliardo,
Marchesi di Barolo,
Michele Chiarlo,
Paolo Scavino,
Pio Cesare,
Podere Rocche dei Manzoni,
Poderi Aldo Conterno,
Poderi Luigi Einaudi,
Prunotto,
Tenuta Carretta e
Vietti.
Grande interesse hanno suscitato i due lotti di Bartolo Mascarello, mancato quest'anno: il suo
Barolo 1985 e i 2 magnum del 1982.
Il lotto di beneficenza, consuetudine della manifestazione, era rappresentato dal doppio magnum di
Barolo Preve di Gianni Gagliardo
della vendemmia 2001. Il ricavato del lotto, che è stato di 3850 euro, sarà devoluto all'associazione
AMREF, che si occupa dell'educazione
sanitaria delle scuole in Kenya.
Curiosa la messa all'asta della barrique da 228 litri contenente il Barolo 2003 di Gagliardo. Questo vino è ottenuto dal sapiente
assemblaggio del prodotto di 3 crus, il Parafada di Serralunga d'Alba, il Capalot di La Morra ed il Fossati di Barolo, si chiamerà,
una volta in bottiglia, Barolo "VIII Asta". La barrique è stata aggiudicata per 14000 euro.
La sala ha mostrato deciso interesse nei confronti del prodotto, tant'è che circa il 70% dei lotti è stato acquistato dalla stessa.
Poco più del 30% i lotti aggiudicatisi da Hong Kong, in prevalenza i grandi formati.
Oltre 45000 gli euro, a cui sono stati aggiudicati i vini, con un incremento rispetto alla base d'asta del 209%, da considerarsi decisamente
significativo.
Gli acquirenti in sala, con cui abbiamo scambiato due chiacchiere, erano sia appassionati, tra questi un professionista del Lago Maggiore,
ma anche gli stessi produttori, una banca immobiliare ed un compratore, che durante l'asta era collegato via telefono con un ristorante
americano nel Montana e che si è aggiudicato 6 lotti.
All'inizio della nostra permanenza presso l'azienda Gagliardo, colloquiando con Gianni Gagliardo, affabile padrone di casa, gli
abbiamo chiesto se il vino può essere visto come investimento: "certo che si" ci ha risposto.
E i numeri dell'asta non possono che dare un segno tangibile di ciò, rappresentando un termometro assolutamente attendibile di come il Barolo
si pone e si propone sul mercato interno e internazionale.
La carrellata delle annate presenti, che prendeva in considerazione addirittura un
Barolo 1945 oltre a numerosi Barolo della scala reale 1996,
1997, 1999, 2000 e 2001, ha rappresentato una proposta di grande spessore.
Un plauso a Gianni Gagliardo, che con i sue tre figli sta portando avanti la sua azienda ma che guarda al vino con grande lungimiranza, come
testimonia il suo desiderio di far conoscere con l'Asta del Barolo non solo il vino ma anche tutto ciò, che ruota intorno a lui :
il territorio e l'uomo.
Chi il vino lo fa per passione, come Gagliardo ci ha confessato, lo vive anche "come un gioco". Un gioco che viene dal cuore,
interpretato con
sapienza, professionalità e freschezza d'animo, non può che dare grandi risultati.
Mirka Frigo
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