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Avete presente, intere pagine di pubblicità che appaiono su riviste varie ce la ricordano, la "scommessa" di
Carlo Alberto Panont,
direttore del Consorzio Tutela Oltrepò Pavese di porre al vertice della "piramide" qualità dei vini della celebre zona vinicola
nientemeno che gli spumanti metodo classico, da elevare rapidamente da Doc a Docg?
Ricordate la scelta di moltiplicare in quattro il metodo classico oltrepadano, portando la produzione del Metodo Classico
dal
milione di bottiglie attuali ad un obiettivo di quattro milioni di pezzi in tempi non troppo lunghi, con base minima 70% di Pinot
nero, percentuale massima del 30% di Chardonnay e 15% di Pinot grigio?
E, ancora più coraggiosa, scandita dallo slogan "Un mondo di Pinot nero", la volontà di fare dell'Oltrepò Metodo classico rosé, il
ferro di lancia, il prodotto più caratteristico, la "chicca" delle bollicine "méthode champenoise" oltrepadane?
Benissimo, questa strategia imboccata dal Consorzio di Broni e dal suo conducator e ispiratore Carlo Alberto Panont sta per ricevere
il più autorevole avallo.
Testo seguente omesso, vedi l'articolo "Oltrepò
Pavese rosé: una smentita e una doverosa precisazione".
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