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Un bilancio della situazione vitivinicola piemontese

Roma, 03/10/2001

BaroloLa scommessa che la Regione Piemonte aveva fatto sul rilancio delle doc minori è stata vinta. Non solo Barolo, Barbaresco e Barbera sono entrati a pieno merito nell'olimpo dei grandi vini mondiali, ma la qualità media si è notevolmente elevata anche per tutte le altre tipologie.
Basti pensare ai vari Dolcetto, all'intera area del Roero, ai Nebbiolo delle zone del nord, fino a qualche anno fa dimenticati e adombrati dalla notorietà del Barolo, come il Sizzano, il Ghemme, il Gattinara, il Boca, il Bramaterra, il Lessona e il Carema. Ma anche i bianchi sono in continua crescita e stanno conquistando il loro giusto posto nel mercato vinicolo internazionale; l'Erbaluce, il Gavi, l'Arneis, sono oggi vini di valore indiscutibile, grazie anche all'apporto di quella miriade di piccoli vignaioli che hanno investito le loro energie nella selezione clonale, nel lavoro meticoloso in vigna ed in cantina, rinunciando alle alte rese e abbandonando le vecchie filosofie oggi non più sostenibili di fronte ad un mercato più maturo ed esigente. Il Piemonte vanta il più alto numero di DOCG (7) e DOC (43) d'Italia, molte delle quali rivedute e migliorate. Non è un caso se oggi il prezzo di un ettaro di terreno nelle zone vocate del Barolo si aggira intorno ai 2 miliardi. Può apparire eccessivo, ma se si pensa che una bottiglia di Barolo ha un costo medio di 60.000 lire ed un impianto vitato può essere sfruttato per oltre 30 anni, il prezzo del terreno non è poi così ingiustificato. Inoltre i moderni sistemi d'allevamento, pur avendo ridotto notevolmente la produzione d'uva per pianta, consentono di raddoppiare e, in alcuni casi, triplicare il numero di ceppi per ettaro, compensando le singole perdite. Il problema è, semmai, trovare ancora una zolla di terra invenduta.

Asti SpumanteDiscorso a parte merita l'Asti, che sta vivendo una situazione difficile, anche se non proprio critica e irreversibile. Infatti, già dall'ultima vendemmia un primo intervento è stato fatto per ottenere una riduzione delle rese per ettaro, portandole dai 100 quintali previsti dal disciplinare a circa 83, per arginare il calo delle vendite e la conseguente necessità di distillazione delle eccedenze.  La domanda estera è in ribasso, soprattutto in Germania e Inghilterra, che sono i principali clienti, mentre si mantiene stabile da parte di Stati Uniti, Australia, Giappone e mercato interno. Una delle ragioni di questa flessione è costituita dalla crescita della concorrenza internazionale, che offre prodotti forse di qualità inferiore ma a prezzi decisamente più bassi. E' quindi necessario cambiare politica, operando una rivalutazione qualitativa del prodotto, magari a scapito della larga diffusione, ma consentendo a tutta la spumantistica italiana di guadagnarne in immagine, affiancandola agli altri prodotti vinicoli che danno lustro al nostro paese. Su questa strada è intervenuta la Regione, con un intervento straordinario di 1.250 miliardi come contributo per la campagna di promozione dell'Asti. Ci auguriamo che l'investimento non finisca solo nel rilancio pubblicitario, ma anche in quello qualitativo.

Roberto Giuliani   
roberto.giuliani@lavinium.com   
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