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Degustammo
questo Chardonnay lo scorso 9 Ottobre a Roma, all'Hotel Parco dei
Principi, in occasione di un appuntamento organizzato dal Consiglio
Interprofessionale dei Vini D.O.C. e I.G.T. della Provincia di Agrigento e
dall'Assessorato all'Agricoltura della stessa provincia. Ne tacemmo... sì
ne tacemmo. Memori dell'entusiasmo scatenato in noi dalla degustazione
della vendemmia 1996 diversi mesi prima (ne abbiamo anche un'altra
bottiglia in cantina), ci siamo trovati dinanzi ad un vino, per
l'affinamento del quale troppe erano state le concessioni al legno...
nocciola tostata, burro di arachidi, vaniglia, fumé... dov'era finito lo Chardonnay?
Dov'erano i profumi varietali dell'uva? Bisognava andarseli a cercare. Per
carità, sempre un vino di gran carattere, di tanto estratto, di grande
struttura, ma un po' più californiano che borgognone
se vogliamo dirla con un paragone geografico. E dire che nella stessa Borgogna trovammo la scorsa estate che
a volte si esagerasse con l'utilizzo della barrique, o piece come
si dice da quelle parti. Chez Paul Pillot ad esempio, tra i suoi
Chassagne Montrachet preferimmo il più varietale "Clos St. Jean",
al top-wine della casa, il più boisé "La Romanée".
Purtroppo, leggendo in giro varie recensioni riguardante il vino in
oggetto troviamo solo belle parole, a volte si qualifica la presenza dei
profumi conferiti dalla barrique come "discreta".
Purtroppo, troppe volte da parte di sommelier diplomati o quasi, ci viene segnalata la bontà dei vini Californiani
dei Fratelli Gallo, reperibili in quasi tutti i supermercati a meno di
10.000 lire e profondamente caratterizzati più che dalle caratteristiche
varietali dell'uva, dagli add-on dei wine-makers.
Purtroppo, malgrado da più parti si predichi una minore invadenza del
legno sul vino, si continuano a recensire con parole troppo entusiastiche,
vini che proprio tale caratteristica hanno.
Non vuole, la presente essere una critica a questo Chardonnay, ma piuttosto al gusto
che si è imposto fra molti tra gli addetti ai lavori e che si va di conseguenza
imponendo tra quegli italiani che, sempre più numerosi, si accostano al
vino di alta qualità. Se in più, ai giovani Planeta continuiamo a dire che
il loro Chardonnay è perfetto così, se il vino viene osannato dalle
guide, se di conseguenza possono venderlo a prezzi relativamente alti, e
se un pubblico non esperto se lo fa piacere perché da
qualche parte sta scritto che è ottimo, perché i Planeta dovrebbero cambiare?
L'anno venturo lo rifaranno così.
Forse con il passare del tempo i profumi si amalgameranno meglio di quanto
non siano ora... e lo Chardonnay verrà fuori, chissà.
Forse
sbagliamo noialtri, forse abbiamo una concezione troppo tradizionale del
vino.
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