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Sfida "alla lampada" presso il ristorante Domus Hermanos di
Capaccio-Paestum tra i maitres-soci della locale sezione dell'AMIRA
Roma, 14/12/2006
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L'Amira (Asssociazione Mâitres
Italiani Ristoranti ed Alberghi) nasce nel 1955 e può contare oggi su
un'organizzazione di 50 sezioni su scala nazionale. Sono stato
orgoglioso di essere invitato in qualità di giurato dal presidente
della Sezione di Paestum, Diodato Buonora, per sedere in giuria in
occasione del 13° Gran premio dei Templi, gara gastronomica, il cui
vincitore rappresenterà la sezione stessa alle semifinali nazionali. I
partecipanti, rigorosamente in smoking, hanno dovuto elaborare un
piatto alla lampada che ha come tema "il dessert". Il giudizio viene
espresso attraverso punteggi variabili da 6 a 10 che prendono in
considerazione le seguenti abilità: - la descrizione della ricetta e
degli ingredienti; - lo stile operativo di esecuzione; - la presentazione
del piatto - la bontà della ricetta - l'abbinamento del vino. Per
preparazione "alla lampada" si intendono quelle pietanze preparate in
sala per attirare e divertire i clienti. Nel caso dei dessert il
momento più scenografico è rappresentato dalla "flambata", la
fiammata, provocata intenzionalmente con il liquore che spesso serve a
condire la preparazione stessa.
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Il primo a scendere in campo è stato
Antonio Rotondaro, del Grand Hotel San Pietro di
Palinuro, che ci ha deliziato con le sue crêpes d'autunno (un classico da
preparare "alla lampada") farcite con purea di castagne. Gli ho dato
un punteggio piuttosto basso, forse eccessivamente penalizzante
considerato la visibile emozione, non avendo brillato in nessuna delle
diverse fasi di svolgimento della preparazione (6-7-7-8-7). Il vino
abbinato è stato un Moscato Spumante Castel San lorenzo doc della
Cooperativa Val Calore: un vino significativo per la zona, per la
tipologia, ma piuttosto debole dal punto di vista squisitamente
degustativo.
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Antonio
Vicinanza è mâitre al Country House Villapiana di Coperchia Pellezzano
ed ha preparato sicuramente uno dei piatti più originali ed interessanti
dell'intera sessione: cuore di carciofo di Paestum con mele annurche e
salsa alla liquirizia. Un piatto preparato con la collaborazione del
fratello chef pasticcere. L'elaborazione degli ingredienti richiede
un gran lavoro di preparazione in cucina prima che in sala. Il carciofo
per poter diventare un dessert va lavorato attentamente onde poterne
evitare le spigolature amare e metalliche: prima accuratamente ripulito
e bollito, poi raffreddato in acqua e ghiaccio. Tutto il resto avviene
in sala ed il risultato finale sorprendente quanto buono. Ho dato,
personalmente, un punteggio molto alto (9-9-8-8-8) che non è
stato però
sufficiente al successo finale. Il vino abbinato in modo perfetto è stato il
Ka 2004 di
Bruno De Conciliis, da uve moscato e malvasia affinato per circa un anno
in barriques d'acacia.
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E'
arrivato quindi il turno di Maurizio Calabrese con babà e
castagne "stregati" al cioccolato: tanta cioccolata, teneri babà e flambata con
lo Strega. Maurizio si è classificato primo ed andrà alle semifinali
nazionali. Io gli ho dato un punteggio alto anche se non altissimo dove
i valori più bassi sono da imputarsi alla presentazione e
all'abbinamento con il vino (9-9-7-8-7). A proposito dell'abbinamento, il
Barbera Chinato di Roberto Dellavalle, nonostante la buona gradazione
alcolica (16%) e il gusto intenso e concentrato, mi è sembrato soffrire
la lunga persistenza dell'abbondante cioccolato fondente. Un punteggio
più elevato (8-8-9-9-8) ho riservato anche al mâitre Gerardo de Rosa, che
nella mia classifica personale ha affiancato a pari merito il collega Vicinanza.
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Crostatina
di mele annurche e crema di ricotta di bufala con salsa allo yougurt di
bufala e miele d'acacia: in questo caso sono stati proprio la
presentazione e la bontà del piatto a fare la differenza verso l'alto.
Abbinamento riuscito senza particolari entusiasmi con il Passula 2004,
il passito di Alfonso Rotolo, da uve Moscato e malvasia fermentato in
piccole botti di rovere. I caratteristici profumi di frutta fresca e
fichi insieme alla buona acidità hanno cercato di adeguarsi con
discrezione alla difficile complessità degli ingredienti. |
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Il mâitre Fabio Raucci ha invece egli
stesso ammesso da subito una sua non particolare predisposizione con i
dessert alla lampada. Il non esaltante risultato finale non deve averlo
dunque particolarmente sorpreso. Ed anche il mio taccuino (7-8-7-7-8)
si è espresso in questa direzione . L'involtino di crepes alla Chiboust
ha di complicato solo il nome mentre per il resto rimane troppo segnato
e pervaso da una invadente ed evidente nota di burro. Il vino scelto per
l'abbinamento è stata una delle note più positive: il Ruscolo 2002
delle Cantine del Taburno. Prodotto esclusivamente da uve falanghina
appassite sulle stuoie ed elevato per 12 mesi in barriques non è riuscito
da solo e nonostante l'ampiezza dei suoi piacevoli sentori di datteri,
fichi secchi, miele di acacia e confettura d'arancia a risollevare le
sorti complessive della prestazione.
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Vincenzo Di Donna poteva contare sul
pubblico amico dei suoi studenti dell'Ipsar di Sant'Arsenio. Tulipano
di Fico caramellato alle mandorle con trucioli di cioccolato e gelato
alla menta, suona più come una poesia difficile da passare inosservata.
Il mio punteggio finale (9-9-8-7-8) è scaturito dallo scarso
coinvolgimento di una preparazione tanto articolata quanto poco
armoniosa e coordinata nella sua rappresentazione conclusiva sia alla
vista che, soprattutto, al palato. Meglio il riuscito abbinamento finale
con Eleusi, passito di falanghina di Villa Matilde. Un bianco dolce di
grande personalità con aromi eleganti, raffinati e puliti di albicocca
disidratata, frutta candita ed esotica, caramello, nocciola e confettura
di mele. ha cercato di mettere ordine nel piatto di Di Donna creando il
necessario collegamento tra le parti senza, però, ottenere un
apprezzabile successo.
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Ultimo in ordine di apparizione e, ahimé,
anche nelle mie valutazioni il giovane Giuseppe Aiello che, tradito
dall'emozione, ha commesso un errore in fase di flambatura (6-6-8-7-7).
Le castagne di Roccadaspide aromatizzate agli agrumi del cilento e miele
di acacia non mi sono comunque apparse al di là della comprensibile
sbavatura gestuale in grado di fare la differenza. Anche l'abbinamento con
la Crema di marroni al caffè dell'azienda Fuoco d'oro mi è sembrato
troppo azzardato e in "concordanza" col piatto tanto da risaltare un po'
stucchevole, rafforzando una certa staticità della preparazione.
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Fabio Cimmino
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