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Incontro-evento con Egon Muller
Gli straordinari riesling di uno degli interpreti più illustri della Mosella
Roma, 08/10/2006
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foto
1) Egon Muller è annoverato tra i produttori mito della Mosella e, più
in generale, di tutta la Germania. I suoi riesling sono tra i bianchi
più apprezzati al mondo. La serata svoltasi a Roma, lo scorso 5 ottobre,
presso l'Enoteca Regionale del Lazio, è stata un evento unico,
irripetibile, reso possibile grazie alla caparbietà di Francesco
Agostini curatore del sito
Enodelirio e dell'organizzazione di
Giancarlo Marino ("Magister Burgundiae") e Bruno
Rosati. Vi rimando al pezzo già pubblicato su questo stesso sito
(Viaggio fotografico nella Germania del Vino) nel caso aveste bisogno di
ripassare le basi della legislazione vinicola tedesca. Vi ricordo, in
breve, che essa prevede una classificazione rigorosa (anche se, per noi
italiani, non sempre facilissima da comprendere) basata sul potenziale
zuccherino dei mosti in ordine crescente, misurato in Ochsle: kabinett
(44-50), spatlese (76-95), auslese
(83-105), beeranauslese o B.A. (110-128), eiswein
(110-128) trockenbeerenauslese o T.B.A.
(150-154). Lo stesso vino, della stessa
annata può, così, essere disponibile in più - se non addirittura in
tutte - le tipologie (in tedesco sono classificati come
Qualitätswein mit Prädikat e per questi vini non è consentita
aggiunta di zuccheri ai mosti), a seconda del grado di
maturazione a cui vengono raccolte le uve. La fama dei vini
tedeschi, nel mondo, è legata alle versioni che prevedono, quasi sempre,
un residuo zuccherino. Nonostante ciò molte aziende producono anche
versioni secche ("trocken" scritto a chiare lettere in etichetta) per
incontrare soprattutto il gusto di chi preferisce poter abbinare il vino
con più facilità al cibo. Egon Muller produce, invece, solo
riesling che prevedano un residuo zuccherino perchè ritiene che questi
siano lo specchio fedele della vocazione e della tradizione della sua
terra: la Mosella .
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foto 2)
Prima di entrare nel vivo della degustazione dei vini provenienti dal
celebre Scharzhofberger, Mr. Muller ci ha tenuto ha presentare due
campioni provenienti dalla tenuta che la sua famiglia ha acquistato
qualche tempo fa nella Repubblica Slovacca. Le prime annate di Chateu
Belà commercializzate sotto la nuova gestione risalgono al 2000,
quelle presentate in degustazione sono state, invece, il 2004 e il
2003. Al momento la produzione è limitata a sole 25.000 bottiglie
nonostante ci sia la potenzialità di produrre numeri decisamente più
importanti. Ciò deriva dalla scelta di vinificare e imbottigliare solo
Riesling renano mentre nelle vigne è presente in netta prevalenza una
varietà (Welschriesling) decisamente più scadente e meno adatta a
produrre dei bianchi di qualità. Le condizioni pedoclimatiche sono
particolarmente interessanti soprattutto per produrre quei riesling
secchi (dry) da poter affiancare e quindi integrare nell'offerta produttiva
della azienda madre in Mosella. Il clima è continentale con estati molto
calde e inverni rigidi, i suoli di natura calcarea dànno vita a vini
potenti e dotati di buona acidità. L'interpretazione
delle due annate offerte in degustazione si è rivelata alquanto
"didattica". Il 2003, come nel resto d'Europa, è stato eccessivamente
caldo ed asciutto. Il vino nonostante conservi un'acidità elevata (7.5
gr/l) mostra un frutto troppo maturo evoluto su note di calcare
sbriciolato che ricordano l'idrolisi dei lieviti. La 2004 mostra un
frutto sì maturo ma più equilibrato, in bocca è salino con una
freschezza, però, più varietale che minerale.
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foto 3)
Archiviato l'assaggio di Chateu Belà, si è passati alla Mosella,
partendo dallo Scharzhof una vigna aziendale di 3.5 ettari dalla quale
si produce il vino "base" dell'azienda che non rientra ancora in nessuno
dei prädikat ma appertiene alla categoria dei QBA. Questi possono
solitamente beneficiare di zuccheraggio (chaptalisation) ma questa
pratica non viene, però, impiegata da Egon Muller. Vini
solitamente da bere giovani ma che possono subire anche un discreto
invecchiamento. Come dimostra questo 2001, da 11 gradi, selezionato per
la serata, in maniera quasi un po' provocatoria, dallo stesso
produttore. Questo riesling riprende le note più classiche di
idrocarburi e cherosene risultando intenso anche se non particolarmente
complesso. L'acidità appare leggermente scollegata dagli zuccheri ma
considerato che stiamo parlando del vino "base" aziendale possiamo
ritenerci più che soddisfatti della prova offerta nel bicchiere. E'
l'unico ad essere vinificato in 100% acciaio. I vini che seguiranno
sono, invece, tutti ottenuti dalle vigne dello Scharzhofberger e
vinificati in botti usate da 1000 litri (cosiddette fuder). Il 2004
kabinett è segnato da una copertura solforosa piuttosto evidente. Il
produttore non ha problemi a riconoscerlo sostenendo la tesi (a dir il
vero sposata dalla maggior parte dei produttori più tradizionalisti)
secondo la quale l'uso, anche disinvolto, della SO2 (anidiride
solforosa) sia fondamentale per l'invecchiamento prolungato dei bianchi
teutonici da uve riesling.
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4) La dimostrazione di quanto sostenuto sopra è nel bicchiere successivo
dove fa la sua comparsa un kabinett del 1990 che stupisce tutti i
presenti per la sua inaspettata freschezza aromatica e gustativa.
Possiamo dire all'apice del suo percorso evolutivo. Di solito il
riesling si chiude dopo i primi due-tre anni di vita durante i quali
esprime il suo corredo fruttato e primario per poi riaprirsi a distanza
di circa 10 anni su toni più complessi ed evoluti. Mai ossidati, né
stanchi sempre vivi e vibranti grazie alla notevole acidità che li
caratterizza. Questo bianco sembra venuto da un altro pianeta: note tra
lo speziato e il balsamico, sentori di zafferano dolce, accenni di
idrocarburi. Fresco e vitale. Più scorbutico e introverso il fratello
maggiore, stessa annata (1990) ma prädikat superiore: uno Spatlese. Il
naso più ricco di idrocarburi e meno sfaccettato nella parte aromatica
sembra ancora scontare una certa chiusura. Tanta è l'acidità che
pervade e sollecita il palato che sembra quasi tagliare in due la
progressione gustativa lasciando pensare ad una sorta di diluizione nel
finale. E'stato uno dei pochi vini a non convincermi fino in fondo di
tutta la serata.
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5)
Il 2003 è stato anche in Mosella una vendemmia caldissima molto ricca,
caratterizzata da un frutto surmaturo. Purtroppo la bottiglia non era a
postissimo, in maniera lievissima "sporcata" dal tappo. La copertura
solforosa, ancora una volta, come per il 2004, mi è sembrata piuttosto
evidente anche se meno invasiva e non determinante dileguandosi col
trascorrere dei minuti. Uno spatlese che probabilmente non invecchierà a
lungo nel tempo e che può essere bevuto senza dover aspettare
tantissimo. Da questa considerazione l'idea del produttore di porlo
subito a fianco di un 1990 e subito prima dell'incredibile Auslese 1976.
Sì avete capito bene. Un bianco di 30 anni straordinariamente fresco e
pimpante. Ricchezza e complessità. Eleganza e potenza. Finezza. Profilo
speziato e sentori di erbe officinali. Buono e piacevolissimo da bere
a tal punto che è stato impossibile farlo durare a lungo nel bicchiere.
Grandissima annata, da standing ovation. Superiore, secondo il
produttore, a questo 1976 è stata sicuramente la 2005 che egli ritiene
addirittura la migliore di tutti i tempi. Un Auslese stratosferico,
concentrato in tutte le sue componenti. Un frutto nitido, pulito, netto
di pera, turgida, succosa e croccante. Equilibrio acido zuccherino da
manuale. Insomma per i fortunati che hanno messo in cantina un po' di
queste bottiglie una vera goduria per i prossimo cinquant'anni almeno.
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6) Eccoci entrare nella parte conclusiva, nel vivo delle selezioni con più
elevato tenore zuccherino e dalle suggestioni aromatiche decisamente più
dolci. Il 1999 Auslese Goldkapsel è una selezione nella selezione. Si
prendono le uve che hanno raggiunto un potenziale "auslese" e si decide
quali siano le migliori. Una volta imbottigliato si utilizza una capsula
dorata (goldkapsel) per distinguerlo dalla stessa versione "normale".
Quest'annata sembra piuttosto chiusa e recalcitrante. Qualche accenno di
idrocarburi impreziosito da ricordi di botritys. Un annata considerata
minore ma sui cui risultati il poduttore si dice convinto e soddisfatto.
Saliamo di un gradino con il Beerenauslese del 1993. In questo caso le
uve non sono selezionate grappolo per grappolo ma addirittura acino per
acino privilegiando quelli attaccati dalla muffa nobile. I prezzi sono
di conseguenza (anche più di mille euro a bottiglia nda). Finale
pirotecnico con un Eiswein del 1983. Uve raccolte ghiacciate e pressate
immediatamente. Miele, castagna arrosto, caramello, note affumicate e
tabacco da pipa. L'acidità di questa tipologia risulta talvolta
scomposta e difficile da approcciare. In questo caso pur nella sua
esuberanza non mi è sembrata però così stravolgente. Anche per questa
bottiglia i prezzi sono da capogiro (per la cronaca è stata battuta
all'asta a 1800 euro).
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Fabio Cimmino
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