Merano International Wine Festival: the beat goes on...
Roma, 22/11/2006
Merano
festeggia il suo 15esimo anniversario e consolida il suo ruolo di
punto di riferimento per il mondo del vino: produttori, operatori
del settore e semplici appassionati. I vini selezionati dalle 8
commissioni d'assaggio durante tutto l'anno hanno portato a Merano
quasi 600 produttori provenienti da ogni parte d'Italia e del mondo.
I tre giorni canonici della manifestazione sono diventati, ormai,
un'intera settimana grazie al programma elaborato insieme all'associazione turistica del Tirolo. Tra le manifestazioni
collaterali merita, in particolare, di essere segnalata
Bio&Dinamica (alla sua seconda edizione) riservata ai
viticoltori che producono secondo le regole della coltivazione
biologica e/o biodinamica. Dopo il bagno di folla del 2005 (oltre
6000 visitatori), quest'anno è stato deciso una sorta di
contingentamento per evitare l'eccessiva confusione. Ed
effettivamente, ad eccezione dei banchi d'assaggio dei produttori
più blasonati presi d'assalto come da tradizione, si riusciva a
camminare per le sale del Kurhaus senza incontrare particolari
ostacoli. Sicuramente il clima non è quello ideale per una
degustazione professionale che consenta una valutazione approfondita
e giudizi dettagliati sui vini. Pertanto non ho ritenuto di
procedere con vere e proprie note di degustazione "classiche" ma
limitarmi a segnalare quelle etichette che ho ritenuto più
tipiche ed interessanti. Una considerazione più generale la vorrei,
però, fare. La qualità media dei vini assaggiati è stata notevole.
Mi sembra, in questo senso, che si assista ad un apprezzabile
ripensamento stilistico da parte della stragrande maggioranza dei
produttori, indipendentemente dall'area geografica d'appartenenza.
Una sorta di addio alle concentrazioni esasperate e all'uso
sconsiderato della barrique. Questo "de profundis" coincide
con un ritorno a vini più eleganti e bevibili, come qualcuno mi ha
fatto ironicamente osservare "un ritorno al vino", punto e
basta. Mi è dispiaciuto solo constatare che qualche raro
esempio che ancora sopravvive di quell'enologia anni novanta fatta
di vini costruiti e palestrati, continui a coinvolgere quasi
sempre sprovveduti produttori del mio amato sud o cantine
esordienti, quasi che questi soggetti non abbiano preso atto e non
si accorgano del superamento, ormai diffuso e riconosciuto, di certi
schemi e di un determinato approccio obsoleto nel produrre
vino. Ho iniziato la mia serie, a tratti interminabile,
d'assaggi con alcuni bianchi altoatesini. Il Pinot Bianco Vorberg Riserva 2004
della Cantina di Terlano conferma un impareggiabile rapporto qualità-prezzo, pur non essendo
ancora perfettamente a fuoco e scontando in questo momento qualche
peccato di gioventù. Molto interessante la possibilità offerta da
Loacker di assaggiare il suo chardonnay Ateyon da due
diverse annate: la 2004 col tappo in sughero e
la 2005 imbottigliata con tappo in vetro.
Indipendentemente dall'annata, infatti, si può chiaramente
intravedere la differente possibilità evolutiva offerta dalle due
chiusure. Il vetro dovrebbe preservare il vino esaltandone le doti
di freschezza e mineralità, un'evoluzione molto più lenta che,
comunque, viene garantita dalla permeabilità, anche se decisamente
inferiore, del tappo in vetro.
Ho
avuto modo di provare anche il Morellinodi Scansano
prodotto nella tenuta maremmana dei Loacker ed anche in questo caso
mi sono sembrati piuttosto evidenti i peculiari attributi di
freschezza conservati dal vino, anche se mi è
sembrato più nei termini (scontati) del frutto che minerali.
Rimanendo in Toscana molto coinvolgente la presentazione dell'annata
2004 dei due rossi della famiglia di Napoli Rampolla: il d'Alceo, da uve cabernet sauvignon ed un piccolo saldo
di petit verdot, da vigne relativamente più giovani ed impianti più
fitti, ed il Sammarco, da uve sempre cabernet sauvignon in
prevalenza con un 10% di sangiovese, da vigne più vecchie. Un
classico il Brolettino di Cà dei Frati, da uve lugana
100% (come tiene a sottolineare il proprietario), che ad
un naso non particolarmente espressivo, delicato e diafano,
contrappone un palato decisamente sapido e lungo nella persistenza
finale. Ottimo anche il rosato Grayasusi prodotto
dall'azienda calabrese Ceraudo, che mi è stata data la
possibilità di assaggiare sia nella versione 2005 che 2004. Ho
preferito quest'ultimo millesimo leggermente più evoluto e complesso
rispetto all'annata più giovane, più semplice ed immediata.
Non avendo la possibilità di andare a Benvenuto Brunello
perchè la manifestazione si svolge in un periodo dell'anno in cui
sono distratto da altri impegni di lavoro, approfitto, solitamente,
della presenza del Consorzio e di altri produttori, a Merano, per assaggiare il maggior numero possibile di etichette. Le
condizioni ambientali non sono il massimo. In compenso c'è il
vantaggio, naturalmente, di assaggiare i vini dopo che questi hanno,
nel frattempo, guadagnato un ulteriore affinamento in bottiglia.
Anche se si tratta solo di altri sei mesi, penso che per un
Brunello di Montalcino non siano, comunque, affatto pochi.
Avevo letto tanto e bene sull'annata 2001, in termini quasi
sempre entusiasti. In questo senso le mie aspettative erano molto
elevate e posso dire che alla fine non sono state disattese. Tra gli
assaggi "top" sono rimasto particolarmente colpito da Poggio di
Sotto. L'interpretazione di Palmucci mi è sembrata
decisamente più personale e di carattere rispetto alla media. Sullo
stesso livello la Cerbaiona del comandante Diego
Molinari. Mi è piaciuto lo stile sobrio ed austero di produttori
come Talenti e Pian dell'Orino. In linea con la
tradizione anche le versioni offerte da Biondi Santi (che
uscirà nel 2007 con una riserva della stessa annata che si
preannuncia, già, strepitosa). Straordinario Il Piaggione
2001 di Salicutti. Tra le seconde linee (si fa per dire)
voglio segnalare gli ottimi Brunello di Siro Pacenti, Il
Poggione, Val di Cava, Mastrojanni, Col
d'Orcia, Le Potazzine, Le Macioche,
Capanna, La Gerla e La Fortuna. Decisamente
buona, qualche gradino più in basso, anche la Riserva
2001 di Corte Pavone.
Buona prova della selezione Donna
Olga di Friggiali che partecipa al progetto Wine for
Life. Interessante l'assaggio in anteprima dei
2002 de La Cerbaiona ed Uccelliera che preannunciano
un'annata non così disastrosa come si pensava. E Diego Molinari sta
già pensando, tra l'altro, con l'onestà intellettuale che lo
contraddistingue, di uscire con un prezzo più accessibile. Tra i Rosso di Montalcino 2004 voglio, invece, segnalare
quello di Collemattoni. Alle positive vibrazioni che ho
avvertito per il Brunello hanno fatto eco quelle altrettanto
piacevoli che hanno accompagnato l'assaggio di alcuni Chianti
Classico2003 e 2004. Mi fa piacere che una
volta archiviata, come sembra, l'epoca dei supertuscans si possa
ritornare, finalmente, a parlare di eccellenze tra i vini di due
delle nostre più tradizionali e celebrate denominazioni d'origine.
Tra le novità (almeno per me) più convincenti ho assaggiato la
Riserva Borro del Diavolo 2001 di Ormanni (cantina
segnalata più volte dal talent scout di vini toscani Franco
Traversi) mentre tra le conferme oltre alla versione "d'annata"
2004 di produttori come Felsina
(Beradenga), Fontodi, le selezioni
Castello di Fonterutoli e Castello di Brolio, anche la
2003 di produttori come Rocca di Montegrossi e Vecchie
Terre di Montefili e soprattutto le riserve 2003 sempre
di Felsina (Rancia) e Fontodi (Vigna del
Sorbo) oppure Il Poggio di Monsanto. Fuori
dalle denominazioni ma rigorosamente 100% sangiovese
interpretata molto bene la difficile vendemmia 2003 anche
da alcuni classici come Pergole Torte di Montevertine
e Flaccianello della Pieve di Fontodi.
A.N.I.M.A. "...la ricchezza
della diversità..." è l'Associazione Nazionale Italiana
Metodo classico Autoctono diretta dalbravo Luca
Furlotti. Un progetto molto interessante che riunisce, o almeno
che si propone di farlo, tutti i produttori di spumante metodo
classico da uve autoctone. Al banco d'assaggio molto frequentato, a
dimostrazione dell'interesse crescente di operatori ed appassionati
verso la tipologia, ho avuto modo di riassaggiare i vini di due
validissimi produttori meridionali: l'ottimo Asprinio d'Aversa
Millesimato 1997 di Grotta del Sole e Murgo Brut
dell'omonima casa siciliana, da uve nerello mascalesein
purezzaQuest'ultimo mi è sembrato, però, in
quest'ultima sua versione leggermente sottotono. Tra le altre
associazioni presenti anche Le Donne del Vino con un nutrito
drappello di produttrici al seguito. E' stato, in questo caso,
l'assaggio di un buonissimo pinot bianco, ricavato da vecchie vigne
su terreni di natura alluvionale, a lasciarmi particolarmente ben
impressionato: Le Pergole 2005 di Longariva. Nella
sezione "Dulcis in Fundo", dedicata a 35 vini
dolci-passiti, ho trovato particolarmente interessante il Vin Santo
Occhio di Pernice Sinfonia 2001 di Bindella che
secondo me non ha nulla da invidiare al mitico Avignonesi (anche se
questo rimane per il lunghissimo invecchiamento cui viene
sottoposto, e non solo, unico nel suo genere). Esordio promettente,
invece, per il Passito di Falanghina2004 prodotto
dall'azienda Castelle di Castelvenere in provincia di
Benevento.
Presso il banco d'assaggio dei
"coronati" di Vini Buoni d'Italia ho avuto, invece modo di
assaggiare diversi piemontesi dall'ottimo Langhe Doc Mores 2003
di Burlotto al Barbaresco Falletto 2001di Bruno
Giacosa, dal Barolo Vigna Rionda 2001 di Oddero
agli straordinari Gattinara di Travaglini: Tre Vigne
2001 e Riserva 2000. Meno convincente il Barolo
2000 di Arnulfo, viticoltore in Monforte d'Alba. Tra le
novità da segnalare mi ha sorpreso positivamente il teroldego
rotaliano Virgilius 2002 di De Vescovi Ulzbach, sulle
cui tracce ero già da un po'. Sempre presso la stessa
struttura ho potuto, per la prima volta, provare i vini dell'azienda
agricola Rapolla, due interessantissimi e vulcanici aglianico
del Vulture: Camerlengo 2003 elevato in barrique ed
Antelio 2003 affinato in botti grandi da 50
ettolitri. Un altro rosso del Vulture, premiato, invece, con la
corona non mi ha convinto allo stesso modo: il Nibbio Grigio
2003 di Di Palma rimane un grande rosso ma secondo me
offre meno in termini di complessità e persistenza aromatica, rimanendo
ancorato sul frutto con una mineralità più ferrosa e, per il
momento, solamente accennata.
Presenti anche i coronati della
Campania (alle cui sessioni di degustazione abbiamo preso parte
anche io e Roberto Giuliani) che non mi hanno entusiasmato e
convinto del tutto. Alcuni bianchi come il Pietresparse
Solopaca Doc 2005 di Santimartini oppure il Greco
2005 di Cantina del Taburno si sono rivelati più degli
ottimi rapporto qualità-prezzo che dei campioni "over-all".
Addirittura qualche gradino sotto il fiano cilentano Valentina
igt Paestum 2005 di Alfonso Rotolo. Idem
dicasi per i rossi con i Taurasi 2001 di D'Antiche Terre
e la selezione Gagliardo di Colli di Castelfranci.
Più convincenti il Taurasi Vigna 5 Querce 2002 di
Molettieri. Mentre, invece, il riassaggio di un finalista
come il Marraioli 2003, l'aglianico di MasseriaVenditti, mi ha convinto una volta di più che avrebbe
meritato il premio finale. Anche gli stessi rossi di Libero Rillo
dell'azienda Fontanavecchia, mi riferisco al Vigna
Cataratte 2001 ed il Grave Mora 2004, pur in uno stile
più concentrato e legnoso, avrebbero, probabilmente, meritato
qualcosina in più.
Nella sezione International Top
Selected non ho potuto assolutamente perdermi i riesling
di Markus Molitor provenienti da alcuni tra i migliori
vigneti della Mosella: su aromi fruttati e più immediato lo
Zeltinger Sonnenhur Auslese 2004 trocken (secco),
più minerale ed espressivo il Graacher Himmelreich
Auslese 2001 halbtrocken (demi sec), giovanissimi ma già
apprezzabili adesso i più zuccherini Wehlener Sonnenhur Spatlese
e Zeltinger Sonnenhur Auslese 2005. Gianluca
Mazzella, conoscitore ed esperto di vini tedeschi ed austriaci, mi
ha invece suggerito i vini di Schloss Gobelsburg ottenuti da
uve gruner veltliner di due diversi cru: Kammerner Renner e
Kammerner Lamm, entrambi 2005. Chicca finale la
versione tradition che riprende la tecnica risalente al
secolo scorso di vinificare il gruner veltliner con tecnica
ossidativa, a contatto diretto cioè con l'ossigeno: da provare.
Prima di lasciare le sale riservate ai produttori stranieri ho
sostato presso i banchi d'assaggio dell'importatore La Flute
per non mancare i mitici Chablis di Louis Michel: il
"base" (si fa per dire) 2004, e i due premier cru
Grenouilles e Montee de Tonnere. Unico appunto da fare
all'amica Delphine Vessière è stata la mancanza (oltre che del
produttore) di personale qualificato disponibile a dare qualche
maggiore spiegazione su questi splendidi chardonnay. Ultimo
assaggio, ancora un Graves bianco da uve 80% semillon e 20%
sauvignon presso l'Union des grands crus de Bordeaux: Chateau
Rahoul che conferma la vocazione anche bianchista di una regione
quasi esclusivamente conosciuta per i suoi rossi.
Tra gli altri consorzi presenti non mi
sono lasciato sfuggire l'occasione di una panoramica sul
Soave, che quest'anno ha ottenuto elogi e
riconoscimenti, con i dovuti distinguo d'annata e produttore, dalle varie guide e, più in generale, dalla critica di settore. I
vini che non erano presenti al banco del Consorzio sono stati
assaggiati direttamente dai produttori presenti alla manifestazione.
Secondo il mio parere e soprattutto il mio personalissimo gusto
Pieropan rimane una spanna sopra tutti: Calvarino e
La Rocca 2004 sono un esempio rispettivamente di fulgida
mineralità e ricchezza aromatica. Più ricco e concentrato anche La Froscà 2004 di Gini al quale ho preferito la maggiore
austerità del Vecchie Vigne Contrada Salvarenza 2005. Continuo
a preferire, invece, nel caso di Inama la maggiore semplicità
del Vin Soave 2005 alla struttura più ricca e condizionata
dal rovere del Vigneti di Foscarino2005, assaggiato
in anteprima. Anche nel caso di Coffele ho preferito la
versione più tradizionale, Cà Visco 2005 a quella affinata in
rovere Alzari 2004. Ricco e concentrato lo Staforte
2004 di Prà. Diretto e fresco, senza fronzoli, il
Borgoletto 2005 di Gino Fasoli. Molto sobrio lo stile
di Monte Tondo su tutte e tre le versioni
prodotte: da quella solo acciaio d'annata (2005), passando
attraverso quella affinata in legno Casette Foscarin 2004
fino ad arrivare alla selezione più importante, Foscarin
Slavinius 2003. Più semplici e dirette, forse un po' troppo, la
versione "base" 2005 di Tamellini e quella
Superiore 2004 di La Broia. Interessante l'Albare
2005 di Portinari, "doppia maturazione ragionata": in
pratica parte delle uve raccolte a maturazione normale e parte
lasciate a surmaturare dopo averne reciso i tralci. Unica delusione
il Roccolo 2005 de Le Mandolare penalizzato forse da
una temperatura di servizio troppo alta.
Tra i rossi che più mi hanno colpito
di quelli degustati trasversalmente nel viaggio virtuale compiuto
attraverso le diverse regioni d'Italia, non posso non ricordare
alcuni nomi illustri. Si confermano una garanzia i siciliani
presenti nella sezione del festival "Vini Extremis". In
particolare hoapprezzato la mineralità ferrosa del Nerello Cappuccio2002 di Benanti ed entrambi i
vini presentati dall'azienda agricola Palari di Messina: il
solito, elegante e raffinato, Faro Doc in versione
2004 ed una inaspettata novità, da uve di vigne molto vecchie
allevate ad alberello ed indicate col toponimo dialettale "a
francisa", il Santa Nè 2001. Presso il Consorzio del
Sagrantino di Montefalco sono rimasto folgorato dal
2001 di Adanti, produttore che conoscevo solo di nome
e che meriterebbe molta più considerazione anche mediatica.
Apprezzabile lo sforzo e l'intelligenza del produttore che esce solo
adesso con l'annata 2001 ben conoscendo i limiti di gioventù di un
vitigno scorbutico come il sagrantino. Un po' sfocata la versione
2003 di Antonelli (che rimane comunque tra i miei
preferiti) e più rustica quella, invece, offerta da Milziade
Antano. Esordio molto positivo per il carignano in purezza
Buio Buio 2004 di Mesa,mentre da dimenticare, per
adesso, l'altro vino che vede un uso più spregiudicato della
barrique e l'apporto di uve syrah. Degna chiusura con i vini del
Vulture della storica azienda D'Angelo: più moderno il
Canneto 2004, più austero e sobrio il Donato D'Angelo
2004, ottimo e, come sempre, nel segno della tradizione e di una
maggiore mineralità il Vigna Caselle
2001.