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Vinalia 2006: Racconto per immagini della XIII edizione della rassegna enogastronomica di
Guardia Sanframondi
Roma, 30/08/2006
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 foto 1) Nella splendida cornice del borgo medioevale di
Guardia Sanframondi,
in provincia di Benevento, si è svolta la XIII edizione di Vinalia, rassegna
enogostronomica promossa ed organizzata dal locale Circolo Viticoltori e
affidata all'instancabile arte comunicativa del Prof. Sandro Tacinelli.
Ecco subito, in questa foto, il primo incontro con uno dei produttori
preesenti tra le vie del centro storico dove per l'occasione vengono
riaperte le antiche botteghe adibite a banchi di degustazione. Si tratta di
uno dei soci di Masseria Vigne Vecchie una nuova realtà esordiente alla
prima vendemmia (i vini assaggiati sono, pertanto, tutti 2005) da
imbottigliatori ma già produttori e conferitori di uve da diversi anni.
Masseria Vigne Vecchie produce vini da uve coltivate in agricoltura
biologica. I bianchi fanno solo acciaio e sono prodotti nelle vigne di
Cortenuda, S.Pietro e Bagno, Ciraselle, Pozzo campo e Santo Ianni, tutte nel
comune di Solopaca.
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 foto 2) Armonia è una falanghina 100%, beneventano IGT, dal colore paglierino
chiaro con riflessi verdognoli e dal profumo delicatamente floreale,
semplice e fresca anche nell'approccio al palato. Meteora è una falanghina
100%, Sannio Doc, molto simile nella sua veste organolettica alla
precedente: un bianco senza fronzoli né grilli per la testa dove prevalgono,
in questo caso, le note fruttate che vanno sovrapponendosi alle classiche
sfumature floreali. Il Solopaca doc Borea vede accanto ad un 40% di
falanghina affiancarsi anche un 40% di Trebbiano Toscano ed un 20% di
Malvasia. Quest'ultima marca il vino in modo determinante imprimendo, oltre
ai soliti sentori fruttati e floreali, un profilo inequivocabilmente più
aromatico e caratteristico ma che può risultare sulla distanza un po'
monocorde e stancante. Chiude la serie di bianchi una falanghina decisamente
più intensa ed interessante. Pampanella è sempre ottenuta da uve falanghina
100%, si fregia però in etichetta della doc Solopaca. In questo bianco si
avverte la maggiore esuberanza alcolica che conferisce altresì una maggiore
morbidezza e rotondità espressiva. In degustazione anche un rosso, il 5
Grani, un blend di Sangiovese, Aglianico e Montepulciano affinato in solo
acciaio ed imbottigliato sempre come Solopaca doc. Al naso si percepiscono
note di frutta rossa acerba con evidenti rimandi vegetali che mi hanno fatto
pensare ad una non perfetta maturazione delle uve. Azienda ancora
"work in progress" che però lascia intravedere, soprattutto sulla
falanghina, buone potenzialità e margini di miglioramento.
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 foto 3) Ecco i titolari dell'azienda Caputalbus: marito e moglie. La cantina è
ubicata sempre in provincia di Benevento nel comune di Ponte che trae il suo
nome da un imponente ponte in pietra di epoca romana e dove è possibile, fra
l'altro, visitare la storica abbazia longobarda di Sant'Anastasia. L'azienda
nasce nel 2004 dedicandosi esclusivamente alle cultivar autoctone falanghina
ed aglianico. In cantina c'è il figlio ad occuparsi in prima persona della
vinificazione. L'azienda sta cercando di recuperare, fra l'altro, un
antichissima tecnica dell passato quando un piccolissimo lotto di uve veniva
letteralmente infornato in contenitori di terracotta per poi essere aggiunto
successivamente al mosto destinato al vino. Una curiosa tradizione
particolarmente diffusa localmente come mi ha confermato l'amico professore
Carmine Colella della Cantina di Solopaca.
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 foto 4) Il Dies Irae 2005 è un bianco prodotto con falanghina 100%. Il colore
è carico senza risultare eccessivo ed al naso si percepiscono le
caratteristiche note di mela verde matura con qualche cenno di frutta
esotica. Al palato è abbastanza fresco e solo discretamente sapido. Il
Quercus Domina è, invece, un aglianico 100%. Il frutto è decisamente maturo
ai limiti del surmaturo evidenziando al naso note di confettura di ciliegia
ed amarena. Si avvertono anche i segni dell'avvenuto, seppur breve,
passaggio in barriques nuove di castagno. Al palato conferma di essere molto
concentrato mentre avrei, forse, preferito una maggiore snellezza nello
sviluppo gustativo. A breve sarà presentata una riserva che rappresenterà il
vertice qualitativo della produzione aziendale.
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 foto 5) Di bottega in bottega eccomi arrivare al cospetto de
I Pentri (dal
nome dell'antica tribù sannita che popolava le aree in cui oggi è ubicata
l'azienda) dove ho sicuramente effettuato gli assaggi più emozionanti della
serata. La simpaticissima e dinamica signora Lia (nella foto) mi ha,
infatti, offerto la possibilità di fare una mini-verticale della loro ottima
falanghina Flora. Questa azienda si distingue da tutte le altre perchè è tra
le poche (per non dire l'unica) ad uscire sul mercato con la propria
falanghina quasi ad un anno e mezzo dalla vendemmia contro tutte le regole
nonché asfissianti richieste della ristorazione. Ho potuto degustare la
2004, adesso in uscita, la 2003 e la 2002. Molto simili la 2002 e la 2004
pur essendo la prima, forse, all'apice del suo percorso evolutivo. Due
bianchi di grande complessità in grado di offrire oltre alla classica, ma a
volte un po' scontata, ricchezza di frutto, anche eleganti variazioni
floreali, folate di zafferano liquido e spiccate note minerali. Ancora
compressa, invece, e potente nella sua ostentata esuberanza la versione
2003. Sono in pochi a credere nelle potenzialità di invecchiamento del
vitigno in questione ma questi vini dimostrano tutto l'opposto quando si
lavora, ovviamente, in un certo modo sia in vigna che in cantina.
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 foto 6) Il marito di Lia, Dionisio, mi stupisce, da par suo, proponendomi un
2002 ottenuto da un sapiente mix di Fiano, Falanghina e Malvasia dell'annata
2002. Inaspettato ed assolutamente stupefacente, anche in questo caso, il
profilo evolutivo raggiunto dal vino che regala una progressione
impressionante fatta di frutta, spezie e fiori esaurendo tutta la sua carica
minerale nel concitato finale di bocca mostrando ancora una certa vivacità e
freschezza. Prima di allontanarmi, faccio un veloce assaggio anche dei rossi
aziendali Imbres 2004, un blend di Aglianico, Sciascinoso e Cabernet
Sauvignon e l'ottimo Kerres 2004 da sole uve piedirosso 100%. Quest'ultima
è un'altra etichetta da tenere d'occhio: affermatasi subito tra le etichette
di riferimento per un altro vitigno campano che con la falanghina condivide
un difficile destino continuando a soffrire un immagine poco lusinghiera di
rosso di pronta beva poco adatto all'invecchiamento. Nulla di più sbagliato
come, ripeto, dimostrano i vini di questa azienda emergente.
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 foto 7) Il giovane intraprendente Fortunato Foschini continua a fare notevoli
progressi sia sul piano del marketing, con il riuscito restyling delle
etichette, sia dal punto di vista della qualità dei suoi vini come
dimostrano gli assaggi nel bicchiere delle ultime annate. La Falanghina 2005,
giovanissima, si esprime al naso su note di frutta fresca e croccante con
una acidità vibrante e rinfrescante al palato. L'Aglianico 2004 è un rosso
austero anche se non particolarmente complesso, evidenzia la buona materia
prima ed un impianto gustativo d'insieme più che soddisfacente.
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 foto 8) Nicola Venditti è il deus ex machina dell'Antica Masseria Venditti.
Ha sempre puntato a produrre vini di qualità e dal prezzo ragionevole. Uve
certificate prodotte da agricoltura biologica prestando grande attenzione
alle retroetichette per alcune delle quali si può parlare di una vera e
propria carta d'identità del vino (altro che tracciabilità di cui oggi tanto
si parla e poco si fa). A tratti, forse vittima di un certo oscurantismo
mediatico, non ha ricevuto i premi e l'attenzione che i suoi vini
avrebbero meritato sfiorando solo, spesso di pochissimo, come è capitato per
il suo ottimo Aglianico Marraioli nella nuova edizione della Guida ai Vini
Buoni d'Italia, il massimo riconoscimento. Durante la mia serata di Vinalia
ho, invece, assaggiato la falanghina Vandari 2005 e la Barbera del Sannio
2004. Vandari si conferma una falanghina affidabile dal frutto vivo e
pulsante con cenni minerali al naso ed una sapidità tangibile al palato. La
Barbera del Sannio, detta "barbetta", dimostra tutta la sua peculiare
distintività giocando anche in questo caso sulla freschezza e la vivacità
espressiva.
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 foto 9) L'azienda Agricola Terre Longombarde è l'ennesima realtà esordiente.
Anche in questo caso si tratta di produttori, ex conferitori, di uve che
hanno deciso di imbottigliare in proprio. Il giovane nella foto mi ha
destato un'ottima impressione dimostrando di avere le idee molto chiare sul
progetto che intende realizzare, totalmente vocato alla produzione di uve di
qualità con nuovi vigneti più razionali, impianti più moderni e nel
pieno rispetto della natura. Mi sono permesso di suggerire di non spiantare del tutto le vecchie vigne e di destinarle a memoria storica della
propria azienda e della realtà locale oltre che in grado secondo me, come
nel caso dell'aglianico, di dare uve di qualità da non sottovalutare.
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 foto 10) I vini sono ancora da mettere a punto anche se hanno lasciato
intravedere un personalità tutt'altro che banale. Il bianco Beneventano IGT
è ottenuto da un 40% di Malvasia ed un 60% di Falanghina. L'Aglianico 2005,
quello da vigne di 25 anni di età e ottenuto attraverso un breve passaggio
in rovere usato, ha evidenziato dei tratti del tutto peculiari con note di
legna arsa e foglie secche, umide, tipiche del sottobosco che mi hanno
incursito non poco e stimolato ripetutamente nell'assaggio.
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 foto 11) Tra i progetti di questa giovanissima azienda anche quello di
recuperare alcuni vecchi vitigni locali. Ad una di queste varietà appartiene
la gigantesca foglia nella foto. Non mi è stato dato di conoscere di quale
varietà si tratti dal momento che è un'iniziativa segretissima e le uve
sono destinate quanto prima, probabilmente, a vinificazioni sperimentali in
purezza. Aspettiamo ansiosi e fiduciosi.
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 foto 12) Eccomi, infine, ai i giovani titolari di un'altra nuova realtà.
L'azienda Meoli è situata a Dugenta nel basso Sannio ai piedi del monte
Taburno. Oltre alla produzione di vino producono un ottimo Olio Extra
Vergine da olive di qualità Racioppella da uliveti situati presso S.Lorenzo
Maggiore.
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 foto 13) Come tutte le aziende esordienti anche in questo caso i vini devono
ancora trovare una loro definitiva fisionomia. La Falanghina è molto
semplice, giocata su note fruttate e sulla freschezza acida. Il rosso è più
pretenzioso nelle aspettative che nei risultati. Pur preferendo, io,
l'impiego di varietà autoctone non ho potuto che apprezzare lo sforzo di
vinificazione in questo uvaggio di Sangiovese e Cabernet Sauvignon capace di
esprimere un carattere nitidamente fruttato senza quelle insistenti note
vegetali, il più delle volte fastidiose, che spesso conferisce il vitigno
francese.
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Fabio Cimmino
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