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Vini di Vignaioli 2006: le
degustazioni
Roma, 30/08/2006
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"Cette liste n'est pas definitive": con quest'annuncio
sul sito ufficiale della manifestazione Vini di Vignaioli l'ideatrice,
organizzatrice ed animatrice del salone, Christine Cogez metteva in
guardia i visitatori da eventuali sorprese. Una di queste è stata la
presenza di Beatrice e Michel Augè de Les Maisons Brulees un
piccolo domaine della Loira. I coniugi Augè producono vini naturali
secondo i dettami della biodinamica ed imbottigliano con solforosa zero.
Il Suavignon (scritto proprio così, non è un refuso) 2004 è un bianco
profumato di frutta dolce e spezie aromatiche. Al palato si distingue
per la freschezza acida e la mineralità. L'Alter rosè sono bollicine
ottenute con metodo ancestrale da uve cabernet sauvignon. Al vino base è
stato, praticamente, aggiunto un anno dopo del mosto per far ripartire
una seconda fermentazione in bottiglia. Il risultato è assolutamente
peculiare e molto piacevole. Le Herdeleau è, invece, un uvaggio tra
pinot noir e gamay che subisce una parziale ed iniziale, naturale,
macerazione carbonica per equilibrare la durezza di talune componenti
spigolose dalla successiva vinificazione che avviene con i raspi prima
di svolgere la normale fermentazione alcolica. Tutti i vini vengono
elevati in legno. Tutti i vini sono etichettati come Vin de Table (vini
da tavola) l'unica categoria in cui la legislazione d'Oltralpe bandisce
la pratica dello zuccheraggio. Les Maisons Brulees è anche "chambre
paysanne", agriturismo, nel villaggio di Pouillè in Touraine, la
piccola ed affermata appellation francese dove si trova la cantina .
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Pievalta (foto) fa parte del "Progetto Meteore" della
Barone Pizzini, cantina storica e leader della Franciacorta. Siamo
nelle Marche dove si producono, da terreni coltivati in biologico,
esclusivamente bianchi da uve verdicchio. Sono ben quattro le diverse
versioni che l'azienda ha presentato al salone di Fornovo. Il Pievalta
2005 è il prodotto "base" anche se proviene da una vecchia vigna del
1971(più di trent'anni dunque) ed è vinificato in solo acciaio.
Abbastanza tipico e varietale mostra un naso tendenzialmente dolce
e leggermente sfocato. Al palato, dove pur rivela una buona
corrispondenza gusto-olfattiva, risulta un pò corto. Meglio il Dominè,
il vino che mi ha convinto di più, un blend tra le uve provenienti dalla
stessa vigna del Pievalta e quelle di un altro cru, vinificato anche
questo a parte, denominato San Paolo. Questo bianco si giova di un
affinamento di un anno in acciaio mostrandosi più deciso al naso e lungo
al palato. Meno convincente la versione affinata per il 20% in legno: il
cru San Paolo di cui sopra. Le uve provengono, in questo caso, da
un'altra vigna molto vecchia del 1968. Il legno mi è parso ancora
piuttosto evidente e coprente ed andrebbe riassaggiato più avanti quando
sarà stato meglio digerito ed assimilato dal vino. Infine un verdicchio
dolce molto particolare ottenuto da un originale blend tra un passito
vero e proprio ed un piccola percentuale di un verdicchio secco
sperimentalmente vinificato in anfore interrate. Il risultato è
interessante: la dolcezza della versione passita è bilanciata
dall'acidità viperina di quella in anfora.
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Pievalta non era l'unica azienda marchigiana al
salone. Sempre presenti i vini della cantina Aurora ormai venuti
alla ribalta delle cronache dopo esser stati premiati anche da alcune guide
influenti. Io già conoscevo bene i loro vini ed ho degustato solo
il Rosso Piceno base che si conferma di una
bevibilità e semplicità straordinarie pur senza risultare banale. La
terza ed ultima azienda marchigiana presente, i cui vini già ebbi modo di recensire l'anno
scorso, era La Distesa, che con il suo verdicchio dei Castelli di Jesi
gli Eremi 2004 (in duplice versione annata e riserva) continua a distinguersi per
uno stile molto riuscito in grado di coniugare in maniera apprezzabile
gli aspetti varietali, la mineralità del terroir e l'affinamento in
legno (tonneux da 500 lt. usati). Walter de Battè (foto) presentava
alcuni vini liguri facenti parte di alcuni progetti che sta seguendo
appena fuori dalle sue Cinque Terre. Viasso è ottenuto da
vigne dell'entroterra di La Spezia con uve vermentino, albarola e
chardonnay. La lunga macerazione sulle bucce ha influito sulla
presentazione di questo bianco, ancora giovanissimo, segnato da un velo
piuttosto consistente di riduzione. Hermagel è, invece, ottenuto
da uve bosco e vermentino con l'impiego di legno usato. Il profilo
olfattivo è, in questo caso, meglio definito ed il vino ne esce decisamente più
godibile. I due rossi mostravano caratteri profondamente diversi. Cerrico'04 è una guarnaccia dal profilo cupo, chiuso ed, a tratti, ostico da approcciare. Fonos'05 da uve canaiolo
e sangiovese rivela, di contro, propone suggestioni marine,
caratterizzandosi per i sentori salmastri, al naso ed
una notevole, coerente, sapidità al palato.
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Se i vini riflettono il carattere del vignaiolo quelli di
Andrea Kilgrhen (nella foto le bottiglie prodotte nella tenuta di
Santa Caterina) ne sono la lampante dimostrazione. Andrea è un vero
signore del vino: un uomo riservato dai modi cortesi ed eleganti. I suoi
vini altrettanto. Il Colli di Luni Vermentino 2005 mostra una naso allo
stesso tempo intenso e delicato, sapido al palato. Il Poggi Alti 2005,
che ha subito una lunga macerazione sulle bucce, si rivela più chiuso,
più cupo al naso ma anche più ricco e lungo al palato. Il Podere di Giuncaro è un
uvaggio di tocai e sauvignon con una piccola percentuale di vermentino e
albarola. Si tratta di uve già da anni presenti in zona che provenendo
da vigne vecchie il produttore non si è sentito di spiantare. Un bianco
aromaticamente molto intenso senza, però, le note verdi, acerbe di taluni sauvignon, risultato possibile grazie ad uve giunte perfettamente
maturazione. L'albarola, preferito ad altri vitigni aromatici, pur non
possedendo una apprezzabile complessità tale da giustificarne una
vinificazione in purezza garantisce negli assemblaggi buoni livelli
di acidità e grado alcolico. I rossi seguono lo stesso stile sobrio e
meditato. Il Fontanera 2005 è un blend di ciliegiolo, foja tonda e
bonamico. Vede solo acciaio ed è una versione più semplice, fresca e
beverina, sapida. Il Ghiaretolo è un merlot in purezza affinato in
legno, più evoluto ed austero, discretamente complesso. Il Colli Luni
rosso 2005 prevede, invece, il 65% di sangiovese con un saldo di
cabernet e merlot: interessante la mineralità del naso, il
vino svela un inaspettato
carattere marino e salato al palato.
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Hans Ulrich Kesserling (foto) è un vigneron
svizzero di cui ho avuto modo di assaggiare solo due etichette. Il
Sauvignon Blanc (SB) del Lago di Costanza non mi ha particolarmente
colpito per originalità e carattere un po' condizionato dai "classici"
aromi verdi e vegetali del vitigno. Sicuramente più interessante
il suo rosso Vigna Biologica del Ronco del Persico 2005 da uve
merlot, che ho avuto modo di degustare durante uno dei pasti luculliani
organizzati, magnificamente, dalla proloco di Fornovo. Già, uno dei
momenti più belli di questa manifestazione è rappresentato proprio dai
pranzi e dalle cene dove ogni produttore porta al tavolo qualche
bottiglia per condividerla con gli altri. Ho, così, potuto degustare
anche i vini di alcuni produttori al cui banco d'assaggio non ho avuto
tempo di avvicinarmi. Ad esempio l'ottimo Sovana Doc Superiore Terre Eteree, della Busattina un rosso profondo e minerale che avevo
già avuto modo di apprezzare lo scorso aprile a Verona durante
l'edizione scaligera del Critical Wine. E sempre durante una cena ho
avuto modo di degustare i vini di un altro produttore che avevo conosciuto
sempre al Critical Wine di Verona: Cerreto Libri. Il suo Chianti
Rufina si conferma un rosso molto tradizionale, old-style, floreale
terragno, da provare. Naturalmente, durante la stessa cena, non sono
mancate le bottiglie francesi. Il Sancerre di Sebastien Riffault
offre un ventaglio olfattivo ancora un po' condizionato dalle
suggestioni dolci del rovere, mentre al palato si caratterizza per
l'acidità viva e pulsante. Il Morgon di Lapierre
rimane, invece, un must per scoprire ed introdursi alla magia del vero e
nobile Beaujolais.
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Anche di Fattoria Castellina avevo già avuto modo di
degustare i vini al Critical Wine di Verona, ma a Fornovo non ho saputo
resistere alla novità che è stata presentata in anteprima: Terra e Cielo
IGT 2004 (nella foto) da uve 100% sangiovese, biodinamico. Le vigne sono
ancora molto giovani ed il vino sembra in qualche modo risentirne ma i
presupposti per aspettarci in futuro qualcosa di molto speciale già ci
sono. Al naso prevalgono i sentori di piccoli frutti di bosco e di frutta
rossa matura anche in confettura . Si avvertono solo flebili cenni
di spezie e liquirizia. Al palato è segnato da una ruvidezza che ne
sottolinea un profilo ancora in divenire.
Jean Marc Brignot è
ritornato anche quest'anno a Fornovo con la sua travolgente simpatia ed
i suoi vini, ovviamente, che rispecchiano fedelmente il personaggio. Foudre d'Escampette è uno chardonnay frizzante, rifermentato naturalmente
in bottiglia, che pur con una sua personalità decisa riesce ad essere
diretto e piacevole grazie alle sue doti di sapidità e freschezza. Anche
il rosso di Jean Marc non rinuncia ad una forte dose caratteriale pur
coniugando sempre un estrema bevibilità e immediatezza.
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Maria Bortolotti è una piccola azienda a conduzione
biologica sulle colline di Zola Predosa, in provincia di Bologna. Non
vengono utilizzati lieviti selezionati e nessuna altra pratica invasiva
di cantina. Il Mamolo 2005 è un bianco da uve pignoletto che esprime una
semplicità varietale disarmante quanto convincente. L'uva autoctona dei
Colli Bolognesi è, infatti, caratterizzata da una buccia molto
ricca di tannino che in questo vino si percepisce nitidamente al palato
dove risulta una lieve astringenza. Il naso è abbastanza essenziale con
una nota di vegetale secco piuttosto insistente. Eligio 2005 è ottenuto
da un biotipo di sauvignon tipico delle colline bolognesi. Il vino
risulta molto maturo al naso ed anche piuttosto originale dal punto di
vista aromatico anche se un pizzico di maggiore sprint al palato non
avrebbe guastato. Matilde 2004 è una barbera ricavata da una vigna del '68
che purtroppo era in affitto e di cui l'azienda non può più disporre. La
veste, schietta e un tantino rustica, non priva di una certa
complessità al naso è in linea con una beva scorrevole al palato.
Armando 2004 è, infine, un cabernet dal naso giocato tra il fruttato e il
vegetale, dal gusto asciutto e leggermente asciugante al palato.
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Il sorriso di Arianna Occhipinti (foto), giovane
produttrice siciliana, riflette la solare mediterraneità della sua terra.
Siamo
nel cuore della zona del Cerasuolo di Vittoria, vicino ai Monti Iblei,
dove si trovano i suoi vigneti e alcuni uliveti secolari.
Frappato e nero d'Avola sono le uve e i vini di Arianna.
Anche se il Nero d'Avola Siccagno 2005 è sicuramente più strutturato
e importante rispetto al Frappato, quello di questa azienda non
assomiglia alle versioni ipertrofiche con l'ansia di prestazione che si
trovano sempre più spesso in circolazione. E' un rosso delicato,
elegante e minerale dotato di un tannino fine e di una piacevole
sapidità e freschezza. Il Frappato di Vittoria è invece un vino da bere
smodatamente, commovente nel suo colore cerasuolo, corallo luminoso:
vivo, fresco, fruttato (di piccoli frutti di bosco), invitante. E' un
vino che nasconde dietro la sua semplice apparenza, una profondità
espressiva fatta di piccole sfumature. Complimenti alla simpaticissima
Arianna che è arrivata fino a Fornovo con il suo pick-up rinunciando
alla comodità di un aereo e di uno spedizioniere, per portare le sue
bottiglie direttamente con sé e poter vivere una singolare esperienza
"on the road".
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Gaggiarone "vino rosso amaro" è la bonarda (quasi in
purezza) dell'Oltrepo Pavese, prodotta in cru della Tenuta San Francesco
di Annibale Alziati. Un vino che nasce da vigne che arrivano fino a 50
anni di età ed ha ben poco da condividere con la fama di vini ruspanti e
talvolta approssimativi cui fa riferimento la sua denominazione. Sicuramente il Gaggiarone 2003 è un vino dalle indiscutibili doti di bevibilità, grazie
a un'acidità sostenuta e tannini ben fusi ma che sa anche offrire al
naso, già adesso, una discreta complessità, altrettanto apprezzabile, con
i suoi aromi di frutta dolce matura, ciliegia innanzitutto, di fiori
secchi, cuoio e spezie. Al palato ritorna ancora il frutto netto e
preciso per via retrolfattiva. Un rosso ancora molto giovane che
saprà uscire e farsi valere sulla distanza.
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Campi di Fonterenza si trova a Sant'Angelo in Colle
frazione di Montalcino ed è condotta da due giovani sorelle Margherita e
Francesca Padovani (foto) che hanno scelto l'agricoltura di qualità. A
tutt'oggi è possibile degustare solo il Rosso di Montalcino,
dovremo ancora attendere per l'uscita del loro primo Brunello. Prima però hanno voluto che provassi
il loro rosato da uve sangiovese, un vino dal carattere di un rosso per
personalità e forza estrattiva. Al naso il profilo è leggermente evoluto
e speziato con un fondo spiccatamente fruttato e nuances minerali. Al
palato risulta lievemente astringente e molto sapido. Il
Rosso di Montalcino 2004, dopo essersi liberato da una cappa di riduzione iniziale, si distende su toni dichiaratamente floreali e
secondariamente fruttati. Al palato mostra un tannino solido ancora una
volta piacevolmente astringente. Lupo di Fonterenza è un cabernet
sauvignon in purezza. Il naso è ben riuscito, mostra un frutto dolce e
maturo mentre al palato tradisce qualche aroma leggermente più verde e
vegetale. Per la cronaca, quest'anno, era presente a Fornovo anche un'altra azienda
esordiente di Montalcino, Santa Maria, che presentava però solo
campioni di botte sia di Rosso che di Brunello molto interessanti ma che
per la loro stessa precarietà sono da valutare e meditare con più calma
quando saranno maturati in bottiglia.
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François Grinand (foto) produce vino nella zona di
Bugey a due passi dalla Savoia. La Vigne du Perron è il nome della sua
piccola tenuta di tre ettari condotta in biologico. Les Ermitures è un
gamay dalla spiccata e varietale florealità, dietro la quale è possibile
scorgere una mineralità del tutto originale che fa pensare
al terroir dove l'uva nasce. Al palato risulta molto godibile, ampio e
succoso. Persane 2005 è, invece, una mondeuse in purezza, più
chiusa e cupa al naso, decisamente più espressiva al
palato. Entrambi i vini mostrano una forte identità caratteriale e
territoriale. Più complessa e articolata la degustazione
dei vini del Domaine du Bois Vaudon con un numero piuttosto
nutrito di etichette da provare. Boa Moa Chenin 2003, affinato in
tonneux, offre profumi dolci confermati al palato che rivela un
piccolo residuo zuccherino. Il Methode Traditionelle è uno spumante da
uve chenin e chardonnay, non pulitissimo al naso ma perfettamente già
godibile al palato. Le Siecle Georgina 2000 e Tua le Boa 2000 sono due
sauvignon in purezza: una vendemmia tardiva, ancora una volta dolce al
naso e leggermente diluita al palato, e l'altro secco, più rigoroso e
meglio riuscito nella definizione d'insieme. Boa Le Rouge 2005 è un
gamay da vecchie vigne maturo e succoso; Gueule de Boa è un cot
(malbech) da vecchie vigne; Cent Visage 2005 è, ancora, un cot in purezza
dagli aromi più scuri e penetranti; Le Grand Camps 2003 è un cabernet franc piuttosto vegetale e tannico;
L'Alliance des Generations
2003 vede, infine, l'accoppiata cot e cabernet franc riuscire ad esprimere il
meglio delle caratteristiche dei due vitigni: fruttato, cremoso e
minerale.
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Podere San Donatino è situato nel centro della Toscana a
Castellina in Chianti. L'azienda si estende su 13 ettari di vigna.
Matteo figlio di Maria Cristina Diaz mi ha fatto degustare una serie di
vini molto interessanti, ben fatti e dallo stile austero e tradizionale.
Il Chianti Classico Poggio ai Mori 2004 (foto) è affinato in botti di
varia capacità ed offre un profilo classico, rigoroso, giocato tra
l'eleganza dei fiori e la consistenza del frutto. La Riserva 2000 (prodotta
solo nelle migliori annate) offre una profondità ed una complessità
aromatica ancora maggiori sia in termini di intensità che di
persistenza. Il Fumino 2001è un cabernet sauvignon in purezza, maturato
per 12 mesi in piccole botti di rovere. Tradisce qualche cenno di
peperone maturo che ricorda i tratti varietali un po' più scontati di
questo vitigno. Meglio al palato dove non mancano il succo e la polpa.
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Vien troppo facile il gioco di parole: è nata una stella.
Stella di Campalto è l'astro emergente di Montalcino con la sua
azienda agricola San Giuseppe. Per il momento niente Brunello anche se
con l'annata 2004 dovrebbero arrivare le prime bottiglie. Nel frattempo
ci godiamo senza esitazioni i suoi magnifici Rosso di Montalcino. Nel
2003 ha vinificato separatamente due cru: Buontempo e Podere San
Giuseppe. Il primo, caldo e maturo, rivela un corredo notevole di frutta
rossa pur rimanendo in grado di esprimere anche una certa complessità di
natura speziata. Il secondo è più diritto, intenso, speziato,
tosto. La versione 2004 sembra, però, avere un altro passo.
Elegantemente floreale al naso distribuisce sul palato sensazioni molto
piacevoli di bacca fresca. Non ci resta che aspettare, dunque, in
trepidante attesa il Brunello prossimo, venturo.
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Cascina La Pertica è un'azienda veneta che ha
contribuito con i suoi vini in maniera determinante a nobilitare l'uva
groppello. Il Colombaio 2004 nasce da una fermentazione spontanea e
vinificazione rigorosamente in acciaio. Al naso rivela qualche cenno di
riduzione e bisogna aspettare di introdurlo al palato per far emergere
la sua vocazione minerale: sapido e salino lascia risalire per via retrolfattiva quei sentori di frutta e di fiori negati in un primo
momento. Le Sincette 2003 è invece un uvaggio di groppello, marzemino,
barbera e sangiovese che non sembra aver patito particolarmente il
siccitoso andamento dell'annata né mostrare gli anni che ha. Si
avvertono, ancora una volta, nitidi sentori di frutta e fiori freschi intrisi di una bella
e fascinosa speziatura.
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Conosco oramai quasi a memoria i vini di Cantina
Giardino ma non ho potuto non assaggiare la debuttante annata
2004 del Drogone. Delle tre etichette in rosso prodotte dall'enologo di
questa giovane azienda irpina, Antonio di Gruttola, insieme alla moglie
Daniela, il Drogone è stato sempre quello che mi ha convinto di meno. A
metà strada tra la versione base, Le Fole, affinata in solo acciaio, e
quella più pretenziosa, Nude, affinata in barrique, questa viene, invece,
vinificata in tonneaux di 2° passaggio. Con l'annata 2004 sembra che mi
debba proprio ricredere (e non è la prima volta con i vini di questa
cantina): Antonio ha fatto centro. Le uve
provengono da una vigna di 60 anni sita nella vocata Castelfranci. Dopo
un iniziale velo di riduzione emergono il frutto e le note
balsamiche. Ci sono accenni minerali, ferrosi ed ematici. Anche al palato
per via olfattiva ritorna prepotente la ricchezza del frutto con le
spigolature acide e tanniche tipiche dell'aglianico che garantiscono un promettente invecchiamento e una felice evoluzione per
il futuro.
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Paolo Francesconi è viticoltore a Faenza in
provincia di Ravenna. Applica sia in vigna che in cantina i principi
dell'agricoltura biologica e biodinamica. Dichiara di avere un solo
obiettivo: produrre vini con un proprio carattere che rispecchiano il
terroir, l'annata e il suo lavoro. Il Limbecco 2005 è un Sangiovese
di Romagna affinato in acciaio che non nasconde una sua ruspante
rusticità d'espressione con odori ancora un po' chiusi e vinosi.
Le Iadi 2003 è un Sangiovese di Romagna Superiore Riserva, maturato per 12 mesi
in piccole botti di rovere per beneficiare del lento apporto di
ossigeno. Ha riposato ancora altri 12 mesi in bottiglia. Anche in questo
caso il vino tradisce la sua matrice contadina e dopo essersi
liberato delle folate iniziali, dolci di vaniglia, trova una dimensione
più sobria e fine, confermata anche nell'equilbrio al palato dove pur
evidenzia un tannino ancora esuberante. Il Miniato 2003 è un Colli di
Faenza Rosso a base cabernet sauvignon, di apprezzabile fattura così
come il merlot Impavido 2003, un IGT Ravenna. Chiusura dolce con un
ottimo Albana di Romagna Passito Idillio 2003. Non ho, invece,
assaggiato il curioso "Vino da Uve Stramature Rosso" ottenuto da uve a
me sconosciute quali il savignò rosso ed il centesimino.
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Ho conosciuto il giovane Guido Zampaglione (nella
foto) e i suoi vini dell'Alto Monferrato, della Tenuta Grillo, in
occasione della manifestazione sui vini naturali di Villa Favorita
a Vicenza. Non ho, però, resistito anche nel suo caso a degustare in
anteprima il suo bianco da uve cortese fermentate e affinate in rovere
e prim'ancora macerate lungamente sulle bucce. Quest'ultimo tipo di
procedimento rende, però, piuttosto difficile da decifrare il vino
quando ancora così giovane. Prevalgono, infatti, le note "bucciose"
astringenti, dolci, candite a scapito della mineralità. Sono sicuro che
quando questo bianco uscirà dal suo guscio protettivo
potrà regalarci belle sorprese e soddisfazioni. Sempre in Piemonte e sempre da
uve cortese ho assaggiato dopo alcuni anni il Gavi Filagnotti di
Tassarolo della Cascina degli Ulivi, condotta da un altro
viticoltore precursore e simbolo della biodinamica in Italia, Stefano
Bellotti. Un bianco per certi aspetti contraddittorio. che se al naso
sembra non offrire un'intensità e una persistenza straordinarie, chiude
invece al palato con un finale tutt'altro che prevedibile, più lungo e
preciso.
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Domaine de Gressac è un produttore del sud della
Francia, più precisamente del Languedoc. Rossi dal carattere decisamente
mediterraneo, più opulenti e caldi rispetto a quelli di altre
denominazioni più nordiche. La Grand Cuvee 2003 è in prevalenza grenache
e syrah con un 5% di cabernet. Il naso, dolce e profumato, pur
molto ricco, non disdegna una certa eleganza. Al palato c'è la necessaria
freschezza per sostenere la sostanziosa materia prima. Di tutt'altro
approccio i rossi di Domaine Peyra che presentava diverse
etichette da diversi terroir, prodotte con la stessa tecnica di vinificazione per tutti, o
quasi, con lunghe macerazioni e lente fermentazioni. Les Pays 2005
è un gamay da vigne giovani di natura argilloso-calcarea. Mostra un
profilo abbastanza semplice, fresco e vegetale. Il Caillasse 2005 conserva al
palato qualche residuo di carbonica che gli dona un'iniziale percezione
tattile di frizzantezza. Le vigne più vecchie, di 50 e 60 anni di età,
ed i suoli di natura vulcanica regalano, in questo caso, un vino più strutturato.
Crepuscule '04, sempre da terreni vulcanici, è un vino più espressivo che
evidenzia note di frutta fresca e fiori rossi. Il colore più
scarico e le sensazioni al palato tradiscono i problemi di diluizione dell'annata.
SG (Saint
George) 2004, nuovamente da terreni di natura argilloso-calcarea, è l'unico ad aver subito un breve passaggio in
legno. Anche per questo vino il colore piuttosto scarico riflette
la piovosità del millesimo. Ciò nonostante, è apprezzabile la complessità
olfattiva e ancor di più la tangibile presenza fruttata al palato.
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Un grande personaggio come Pino Ratto
non si incontra tutti i giorni. la sua simpatia e la sua capacità
di coinvolgimento hanno davvero qualcosa fuori dal comune. Le Olive 2004
è un dolcetto prodotto in 6000 esemplari che sa di frutta fresca
dolce, lievemente screziata da qualche sfocatura che mi è sembrata
provenire dal rovere ma che lui assicura essere di vari passaggi e non
tostato, quindi poco significativo. Decisamente più interessante Gli
Scarsi, dal vigneto della Cascina Scarsi di San Lorenzo d'Ovada. Le
bottiglie, in questo caso, sono solo 4500. Il vino in questione offre un'ampiezza e
una complessità superiori.
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Singolare la vicenda vissuta nel 2003 da Silvio Messana,
dell'azienda Montesecondo di Cerbaia in Val di Pesa, che si
è visto bocciare il suo Chianti Classico per ben due volte dalla stessa
commissione di degustazione, una prima volta per il colore troppo
scarico e una seconda perché troppo carico. Alla fine ha deciso di
andare avanti imbottigliandolo come Toscana Rosso e ci ha preso
gusto continuando con questa etichetta anche nel 2004. Sangiovese e
canaiolo da vigne vecchie per un rosso vinificato in solo acciaio,
fresco, piacevole, speziato, fruttato e floreale al naso, segnato da un
tannino più aggressivo al palato. Con il 2004 è arrivato anche il Chianti
Classico che vede anche un piccolo saldo di colorino entrare nell'uvaggio.
Affinato in tonneaux da 5 ettolitri, ancora una volta sono i fiori
leggermente appassiti e le spezie a caratterizzarne lo sviluppo
olfattivo: elegante e avvolgente. Molto positive anche le sensazioni
percepite dal Rosso del Rospo, un cabernet sauvignon e sangiovese con
una piccola percentuale di franc, che non ha nulla di verde né di
vegetale dimostrando un'ottimale, spesso disattesa, maturazione
delle uve.
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I Lambrusco di Camillo Donati non finiscono mai di
stupire. Può un vino dal carattere brioso e allegro così poco impegnativo
assurgere a livelli importanti di complessità e di profondità? A
giudicare dal bicchiere sembrerebbe proprio di sì. Il Lambrusco
dell'Emilia 2005 è
come sempre frizzante, pur senza esserlo particolarmente, ed offre
profumi affatto banali e scontati. C'è una complessità che passa
attraverso un'eleganza floreale, senza dimenticarsi della giusta dose di
frutta e di spezie, una profondità minerale acquisita senza per questo
cancellare le sue umili origini. Anche il Grignolino di Cascina
Tavjin sembra voler riscattare un vitigno e ridargli una dignità
troppo spesso non riconosciuta e forse addirittura impensabile
fino a qualche anno fa. Un rosso che si presenta delicato, elegante
e profumato. Un vino che con la sua acidità e astringenza fa pensare
subito al cibo e alla sua ideale collocazione su una tavola imbandita
a dovere.
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 Cristiano
Guttarolo, dopo aver fatto centro con il suo Primitivo di Gioia, vuole
continuare a stupire con un rosato molto particolare: primo rosato da
uve primitivo e affinato in barrique. Uscirà a gennaio 2007 e farà
sicuramente molto discutere e parlare di sé. L'originalità espressiva
riesce a superare gli stereotipi del rovere per affermare la sua
peculiarità varietale e territoriale. Il vino è intenso, minerale,
persistente al naso. Al palato colpisce per l'attacco sapido e il finale
caratterizzato da un'acidità molto presente e rinfrescante.
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Cascina Corte si trova a Dogliani, patria e zona di
riferimento indiscussa del dolcetto. Il millesimo 2005 di
Alessandro Barossi riflette un'anima abbastanza semplice e tradizionale:
fruttato e fresco. Vigna Pirochetta è una Riserva che risulta, invece,
più seria e meno esuberante, guadagnando anche in termini di lunghezza
nel finale. La Barbera 2005 ritorna sul frutto anche se non esplosivo,
come nel caso del Dolcetto, seguendo un approccio più sussurrato e
impreziosito da note floreali. Più ostico ma ugualmente ben
riuscito anche il Langhe Nebbiolo 2005, in cui emergono ancora una volta
i fiori al naso, mentre si rivela sapido al palato e dal tannino austero.
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 La
fattoria Cà de Noci è una realtà aziendale dalle forti e
orgogliose radici emiliane. Querciole 2005 ne è la dimostrazione
pratica, pardon, liquida. Si tratta di un'uva tipica del luogo, la
spergola reggiana, vinificata, secondo tradizione, frizzante. Le uve
provengono da una vigna di 35 anni di età. Il naso propone una
inaspettata verve minerale che prelude ad un palato sapido con
un'acidità, tipica, decisamente aggressiva. Sottobosco 2005 è un blend
di lambrusco grasparossa, malbo gentile e lambrusco maestri, provenienti da vigne
di età che varia dai 7 ai 30 anni, affinato in legni piccoli,
usati. Al naso si presenta cupo, chiuso, floreale, serio, oserei
dire, considerato l'idea diffusa che si ha del vitigno, lasciando
prevedere un'apertura maggiore con l'invecchiamento.
Anche il palato è contraddistinto da una certa durezza che lascia
pensare ad un peccato di gioventù. Gheppo 2003 è un assemblaggio
di cabernet sauvignon e
malbo gentile. Al naso prevalgono le note di fiori passiti, segno
di uve raccolte molto mature. Il palato risulta interessante, con un
finale piuttosto dinamico e per nulla scontato. Finale dolce con la
malvasia Aresco, fresca e speziata. |
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Bera Vittorio & Figli sono
vignaioli in Serra Masio a Canelli (Asti). Coltivano 10 ettari di
vigneto secondo i dettami dell'agricoltura biologica "senza diserbanti,
concimi chimici, pesticidi e prodotti di sintesi". In cantina sono
banditi "i lieviti selezionati, gli enzimi, i chiarificanti ed i
coadiuvanti chimici, i concentratori e tutti quei marchingegni che ormai hanno fatto del vino il trionfo della tecnologia e dell'artificio".
Arcese 2005 è un bianco secco da uve autoctone piemontesi: arneis,
favorita e cortese. Trascorre un anno sui lieviti e nonostante la
carbonica residua traspare una mineralità netta insieme a interessanti
note aromatiche. Bricco della Serra 2004 è un dolcetto del Monferrato
che si è affinato per un anno in bottiglia. Il profilo è molto vegetale
e al palato mostra tannini severi, riflettendo un'annata difficile e
piovosa. Col passare del tempo continua, però, a migliorare in termini
di maggiore complessità. Le Verrane 2004 è una Barbera Vivace del
Monferrato con soli due mesi di bottiglia alle spalle. Stesso
discorso per l'annata che non lascia percepire una materia
particolarmente concentrata. Al naso c'è una nota rustica, ruspante e
tradizionale di vegetale secco. La Barbera d'Asti Ronco Malo è,
di contro, un campione di serietà ed eleganza, più classica ed idonea ad
invecchiare, offre sentori decisamente più complessi.
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Christian Binner è una delle novità
importate da La Flute, società specializzata negli champagne di piccoli
vigneron. Siamo in Alsazia regno di bianchi minerali ed opulenti. Ho
assaggiato tutta la serie di riesling (foto) offerta in degustazione.
La Vignoble de Katzenthal, sia in versione secca 2002 che vendemmia tardiva
2000, così come la Cuvèe Beatrice 1997, esprimevano i caratteri più
tipici e varietali del vitigno mentre Sonnenberg 2004 ed "R" 2003
mostravano tutt'altra impostazione, decisamente più spiazzante e legata
alla peculiarità dei diversi terroir. Questo produttore in alcune annate
riesce a stupire anche con degli ottimi Pinot Noir, in particolare mi è
piaciuto il 2004, mentre ho trovato meno nelle mie corde il 2001, dal profilo più
vegetale. Gran finale con i vini dolci di Marco Sara. Molto
concentrati e zuccherini, i suoi vini si affidano ad acidità totali molto
elevate, accettando un contributo percepibile, e non esente da rischi,
spesso anche dalla parte volatile. Già molto buono e definito il Verduz
2005, mentre scomposto e in divenire il Piculit pari annata. Il
Mufe di
Piculit 2004, invece, rappresenta una certezza e un riferimento sicuro per
tutti gli amanti dei vini dolci botrizzati. Più delineato nelle
sue componenti riesce a coniugare la dolcezza estrattiva con la
sapidità e la mineralità in un'insieme di maggiore equilibrio e armonia.
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Fabio Cimmino
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