Nei Colli Orientali puntando alla
valorizzazione dei vitigni autoctoni
Il "caso" del Tocai Friulano, con
tutto il clamore suscitato non solo in Italia dalla contesa tra
Italia ed Ungheria (ma forse sarebbe più corretto dire tra
Friuli Venezia Giulia e Comunità Europea) ha sortito almeno un
risultato positivo: quello di far riflettere il mondo del vino
sull’importanza dei vitigni autoctoni. Che sono numerosi nella
nostra regione (limitandosi a quelli riconosciuti nei
disciplinari delle varie DOC, oltre al Tocai vi sono la Ribolla
Gialla, il Verduzzo Friulano, il Picolit, la Malvasia Istriana
e, tra i rossi, il Refosco, Pignolo, Schioppettino, Tazzelenghe
e Terrano del Carso) ma che per molto tempo sono stati
considerati vini per pochi "amatori" nostrani, mentre
la parte del leone nei vigneti e sul mercato veniva svolta dai
vitigni di origine francese (la famiglia dei Pinot, i Cabernet,
il Merlot).
Da qualche anno (anche grazie al caso Tocai)
numerosi produttori hanno deciso di scommettere sugli autoctoni
e nei Colli Orientali tre vitigni a bacca rossa – Refosco,
Pignolo e Schioppettino – sono oggetto di particolari
attenzioni.
E proprio sullo Schioppettino (il Refosco è
stato protagonista di un intervento analogo nel passato
triennio) è mirato un progetto di monitoraggio che il Consorzio
Colli Orientali ha messo a punto e che verrà avviato in
occasione della vendemmia, che per questo vitigno è abbastanza
tardiva (generalmente l’uva viene lasciata sulle piante sino
ad inizio ottobre). In una ventina di aziende – distribuite su
tutto il comprensorio della D.O.C. – verranno prelevati
campioni di uva, da sottoporre ad analisi di laboratorio. L’indagine
riguarderà in particolare i polifenoli, ovvero quelle sostanze
che sono in buona misura responsabili delle caratteristiche
organolettiche dei vini rossi, ai quali conferiscono corpo,
colore e tannicità.
I dati analitici raccolti in vendemmia – e
quelli organolettici che verranno poi registrati a vino finito
– saranno confrontati con quelli di altri vitigni, avendo come
obiettivo l’individuazione di tecniche enologiche che mettano
in risalto le caratteristiche peculiari dello Schioppettino.
Proprio dall’indagine svolta gli anni precedenti, basata su
protocolli di ricerca messi a punto dall’Università di
Bordeaux, erano emersi interessanti dati relativi al Refosco dal
peduncolo rosso: mentre Merlot e Cabernet, pure presi in esame
da quel progetto, davano risultati in linea con le esperienze
francesi, quelli del vitigno nostrano erano completamente
diversi. Un’esperienza che ha fatto riflettere produttori e
tecnici del Consorzio sulla necessità di approfondire le
conoscenze sui vitigni autoctoni.