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Oggi il vino non si crea più, si fabbrica. Riflessioni su un telefilm francese


Roma, 09/02/2006
 

Corinne TouzetInteressante e consolatoria visione, ieri sera, su Retequattro, mentre la Beneamata (ovvero la pazza Inter del mio cuore) perdeva l'ennesimo treno e si faceva fare... viola dalla Fiorentina, di un episodio della bella serie televisiva Il comandante Florent (che ha avuto grandissimo successo in Francia come Femme d'Honneur) con l'affascinante Corinne Touzet come protagonista.
Ambientato in Bourgogne, e precisamente tra i vigneti di Irancy, appellation poco distante da Chablis, l'episodio raccontava l'istruttiva vicenda di un anziano vigneron che, vittima di una congiura ordita da un concorrente e accusato di avere sofisticato il proprio vino, dapprima prende a fucilate i due funzionari della repressione frodi giunti in cantina in seguito ad una segnalazione anonima del reato. E poi, preso dallo sconforto, e non sopportando l'onta di essere accusato di produrre del Pinot noir men che genuino, esclusivamente frutto della vigna e del proprio lavoro, compie il gesto estremo, e disperato, di togliersi la vita.
Assistendo a questo bellissimo episodio, che descriveva una Francia profonda dove il vino è, ancora oggi, fonte d'orgoglio per chi lo produce e un tema fondamentale nei discorsi degli abitanti dei piccoli, deliziosi villages borgognoni, mi è scaturita questa semplice riflessione, che vi propongo.

Quanti produttori, in Francia ma anche in Italia, in un'epoca in cui, come osservava amaramente un'altra anziana protagonista dell'episodio, "il vino non si crea più, ma si fabbrica", farebbero come il vigneron che nella finzione televisiva si è suicidato, se venissero accusati di aver "falsificato" e sofisticato i loro vini?
In un'epoca di enologia moderna, pesantemente interventista, in quel buio delle cantine dove l'uso non solo del saccarosio e dell'acido tartarico (di cui era accusato il vigneron francese del telefilm), ma di tannini aggiunti, di chips, di enzimi, e dove l'osmosi inversa, il taglio con le uve più disparate non previste dai disciplinari di produzione e le tecniche più spericolate sono purtroppo prassi comune, che fine hanno fatto l'orgoglio e la dignità di una produzione sana e rispettosa delle leggi e della dignità del lavoro?
Esistono ancora, in quel mondo del vino dove tanti "taroccano" pesantemente e truccano, a seconda delle comodità e degli interessi di bottega, i loro vini, (con il comodo alibi delle richieste del mercato, dell'orientamento delle guide e degli importatori negli States e con mille altre scuse), quel senso dell'onore, quel desiderio di salvaguardare e mantenere libera da sospetti, immacolata, e senza schizzi di fango, la propria credibilità e la propria immagine, che nell'episodio della bella serie televisiva francese, hanno indotto l'anziano vigneron a suicidarsi, piuttosto che sopportare l'onta di vedersi additato come un volgare sofisticatore?
Al mondo del vino l'ardua risposta...

Franco Ziliani   
bubwine@hotmail.com    
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