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E' il titolo di un vecchio e spassoso film di Bud Spencer e Terence Hill, mi
pare con le musiche di Guido e Maurizio De angelis, alias Oliver Onions.
I nostri due eroi cercavano di difendere le grosse bestie da cacciatori con
pochi scrupoli.
Si, siamo più preparati sui film di Mastrocinque, Steno e
Vanzina (che poi è il figlio), che su quelli di Godard, Bergman o Fellini... a
proposito di chi si fa pochi scrupoli e soprattutto al mondo del vino, ultimamente ci è capitato di leggere di un vignaiolo che la pensa come noi in fatto di barrique, in
particolare a proposito dell'uso della stessa per la fermentazione e maturazione
dei vini bianchi, secchi, nei quali amiamo trovare profumi delicati, anche
intensi ma eleganti, non sovrastati dal burro di arachidi, dalla nocciola
tostata o dalla vaniglia che, possono sembrare piacevoli ad un primo impatto,
per poi, alla distanza, rivelarsi stucchevoli. Diciamolo pure... vini da
inesperti che si avvicinano per la prima volta al mondo del vino, che vanno al
supermercato, comprano uno chardonnay californiano dei fratelli Gallo, e ne
cantano le bontà agli amici; gli stessi "inesperti" che siedono sulle
poltrone del gotha della critica enologica nazionale ed internazionale, e che in
occasione delle più importanti fiere del vino, assegnano allo stesso vino i
premi più prestigiosi...Vinitaly insegna.
Nella tabella seguente vengono riproposti brani
"pescati" in alcune recenti pubblicazioni che abbiamo suddiviso in due
parti... a voi scegliere da che parte stare.
Viticoltura tradizionale
di Angelo Carrillo
Peter Pliger, proprietario dell'azienda Kuenhof, poco sotto Bressanone,
rifiuta la moda delle barrique. Pliger ha difatti abbandonato da tempo gli
esperimenti con la piccola botte di rovere francese, che secondo lui, mal
si addice ai vini che nascono nelle condizioni estreme del più nordico
dei territori viticoli d'Italia preferendole le grandi botti di legno di
acacia dalla lunga durata, la resa costante e l'interazione morbida con il
proprio sensibile e suscettibile ospite. Non solo le barrique, anche le
grandi botti di rovere secondo Pliger tendono, nei primi due anni, a
trasmettere troppe delle loro essenze al vino che ospitano, falsandone
così le caratteristiche e la personalità. Nelle due cantine ricavate
nello storico maso dell'XI secolo abitato da circa 200 anni dalla sua
famiglia nascono circa 25 mila bottiglie l'anno suddivise tra quattro
varietà di vitigni nordici. Dai vigneti, distribuiti sui ripidi pendii,
si ottengono vini essenziali, puliti, limpidi che rispecchiano
perfettamente il carattere dei luoghi da cui provengono e forse anche
quello delle persone che li fanno e che negli ultimi dieci anni hanno dato
una smossa alle acque un po' stagnanti della Val D'Isarco, proponendo una
strada alternativa alla viticoltura tradizionale. Usando poco la chimica
in vigneto, riducendo al minimo le tecnologie di cantina, i bei risultati
sembrerebbero soprattutto il frutto di un tenace lavoro in vigna. Questo
gli ha consentito di superare sostanzialmente indenne annate difficili
come il 2000, con pioggia e grandine e di poter ottenere quelli che già
appaiono dalle prime prove di botte risultati eccellenti da annate medie
come il 2001. Bellissimi i vigneti, ripidi, panoramici ma anche difficili.
Una viticoltura che viene definita eroica sebbene i prezzi dei vini siano
sproporzionati in basso rispetto allo sforzo. Un problema, questo che
investe anche la cantina sociale di Val D'Isarco e quei pochi produttori
che si sono resi indipendenti. Forse la grande sfida di Pliger è quella
di riuscire a ricavare da condizioni impegnative dei vini originali. |
Aprile 2001 - Vinitaly
International Wine and Spirits Competition
Verona, Italy
Competizione
internazionale che ha visto 2.503 vini provenienti da decine di stati
diversi. La E. & J. Gallo Winery vince il più grande numero di
medaglie rispetto a tutti gli altri competitori, e conquista il più importante premio
della competizione: il
"Premio Gran Vinitaly".
La Gallo Winery ha vinto questo premio due volte dal 1998, ed è stata la sola
casa produttrice statunitense a vincere tale premio.
...estratto dalla Guida Oro
ai Vini di Veronelli 2002...
...ho
visto, visitando uno dei più importanti stabilimenti enologici di
California, enormi vasche o piscine di un liquido giallastro come
l'acqua del Tevere quando è in piena. Mi si spiegò che da quel
liquido, secondo il bisogno annuale del mercato, si ricavano, mediante
coloranti, additivi e complicate manipolazioni, le quantità volute di
Cabernet, Chablis, Beaujolais, Gamay e via dicendo: ciascun vino col suo
colore perfettamente imitato, col suo profumo, col suo gusto, e con
l'optimum della sua gradazione...
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Da che parte stare quando si sceglie un vino... Io sto con gli ippopotami.
Maurizio Taglioni
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