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Sicilia: partorire il vulcano - le aziende

Roma, 11/10/2000

Eruzione dell'Etna vista dal satelliteAbbazia Sant'Anastasia - Situata a Castelbuono (PA), a pochi chilometri da Cefalù; il "guru" dell'enologia Giacomo Tachis ha dato un'incredibile impronta ai vini di questa azienda, e il non meno bravo Riccardo Cotarella gli è attualmente succeduto, in qualità fra l'altro di direttore di produzione. E' assolutamente da provare il Litra, rosso da uve Cabernet Sauvignon (circa il 90%) e Nero d'Avola (per il restante), che affina 18 mesi in barriques nuove di Allier e 6 mesi in bottiglia; se ancora riuscite a trovarla, provate l'annata '96, è una vera bomba, ma anche la '97 è notevole. Altro vino che merita attenzione è il Baccante, uno Chardonnay in purezza, 6 mesi in bariques di Allier e almeno 5 mesi a maturare in bottiglia; la sua caratteristica peculiare è quella di offrire profumi fruttati maturi, arricchiti da piacevoli note vanigliate e boisé in una opulenza tutta siciliana. Ultimo nato, ma non ultimo qualitativamente, il Montenero, da Nero d'Avola, Merlot e Syrah, 12 mesi in barriques nuove di Allier e almeno 6 mesi in bottiglia. Sempre validi gli altri prodotti.

- Tenuta di Donnafugata -   Questa famosa cantina, con sede legale a Trapani, ha i suoi vigneti ubicati nella zona di Contessa Entellina e a Pantelleria. Si tratta di un'azienda in continua crescita, tutta la gamma dei vini è degna di interesse. Segnaliamo quelli che per noi sono da non perdere: Mille e una Notte, primo ingresso sul mercato con l'annata '95, è già vino di altissimo pregio, pluripremiato. Ottenuto da Nero d'Avola in prevalenza, affina 24 mesi in barriques francesi e 12 mesi in bottiglia. Ha grande struttura, eleganza, ricchezza fruttata, da provare assolutamente; Passito di Pantelleria Ben Ryè, ricco di note dolci di uva passita e frutta candita, il tutto avvolto da un piacevole profumo di rosa appassita; Contessa Entellina Lighea, da uve Inzolia e altri vitigni aromatici, offre piacevoli sentori di frutta selvatica; Contessa Entellina Tancredi, altro grande rosso che trascorre un anno in barrique e 6 mesi in bottiglia; Contessa Entellina Chiarandà del Merlo,  da uve Inzolia e Chardonnay, vino che migliora di anno in anno, subisce la fermentazione in barrique che gli dona piacevoli sensazioni vanigliate.

- Palari - Il proprietario di questa azienda, Salvatore Geraci, con la consulenza dell'enologo piemontese Donato Lanati, produce uno dei più grandi rossi di Sicilia e d'Italia, il Faro Palari, la cui caratteristica è quella di non subire alcuna filtrazione, con conseguente rischio di una non perfetta limpidezza, che all'occhio dell'inesperto potrebbe sembrare indice di difetti. Ma questo vino è davvero stupefacente, pur essendo ottenuto da una miscela di nerelli (Mascalese, Cappuccio e Nocera), ha delle straordinarie affinità con i Pinot Nero di Borgogna. Meno magico, ma sempre meritevole di interesse è il secondo vino aziendale, il Rosso del Soprano, ottenuto da un uvaggio simile.

- Salvatore Murana - Per chi ama i vini passiti, non può non conoscere questo grande piccolo produttore di Pantelleria che da anni sforna alcuni tra i migliori passiti al mondo, dall'uva più importante e caratteristica di quest'isola, lo Zibibbo o Moscato Bianco, che viene allevata ad alberello, di piccole dimensioni, in buche profonde 20 cm. per proteggere la pianta dai forti venti. Murana produce due Moscato Passito di Pantelleria, il Martingana, decisamente più opulento e di carattere, e il Khamma, più tenue ed elegante.

- D'Ancona - Altra piccola realtà dell'isola di Pantelleria, gestita dalla giovane coppia Giacomo e Solidea. Da non mancare il Passito di Pantelleria Solidea, già dal colore ambrato entusiasmante, dai profumi incantevoli ed avvolgenti caratteristici dello Zibibbo isolano.

- Hauner - Questa cantina, fondata da Carlo nel 1963, purtroppo scomparso, è portata avanti con energia dai suoi figli, supportati dall'enologo Cesare Ferrari. E' situata a Lingua, sull'isola Salina, e produce due ottime Malvasie delle Lipari, una naturale e una passita.

- Planeta - Di questa azienda di Sambuca di Sicilia (AG) è difficile non aver sentito parlare. E' una delle realtà più giovani di quest'isola, i suoi vini hanno subito destato interesse, anche grazie al Gambero Rosso che, oltre a premiarne alcuni, l'ha proclamata "cantina dell'anno 1999", contribuendo ad allargarne la notorietà oltre i confini nazionali. I tre giovani fratelli Francesca, Alessio e Santi, supportati dall'enologo Carlo Corino, producono una serie di vini di qualità assoluta fra cui un eccellente Chardonnay, concentrato, morbido e alcolico, dai profumi davvero intensi; il Santa Cecilia (80% Nero d'Avola, 20% Syrah), ultimo nato, già premiato con l'annata '97. Seguono, tutti degni di interesse, il Cabernet Sauvignon, il Merlot, La Segreta Rosso e Bianco e, non ultimo l'Alastro (Grecanico e Chardonnay).

- Benanti - Una delle migliori nel comprensorio dell'Etna. L'azienda si trova a Viagrande (CT) e produce da tempo vini di qualità, fra cui spicca il Lamorèmio (Cabernet Sauvignon, Nero d'Avola, Nerello Mascalese); oltre all'interessante Etna Rosso Rovittello, la Benanti ha proposto ultimamente alcuni vini da monovitigno, fra cui ricordiamo il Nerello Mascalese e il Nerello Cappuccio.

- Barone Scammacca del Murgo - Questa azienda a conduzione familiare è situata sulle pendici orientali dell'Etna, nel comune di Santa Venerina (CT); le vigne si trovano ad un'altitudine di 500 m. Di recente è stata ultimata la nuova cantina, un modernissimo edificio, con attrezzature d'avanguardia, dove fra l'altro viene prodotto un ottimo spumante, il Murgo Brut, ottenuto da uve Nerello Mascalese vinificate in bianco. Ma la punta di diamante è senz'altro il Tenuta S.Michele, vino di grande personalità ottenuto da Cabernet Sauvignon selezionato dai migliori vigneti della tenuta e affinato per circa 6 mesi in barrique.

- Spadafora - Dai circa 100 ettari di vigne situate tra Alcamo e Camporeale (PA), Francesco, figlio del principe Don Pietro Spadafora, produce ottimi vini tra cui emergono: Vigna Virzì (Nero d'Avola e Syrah, 4 mesi in vasca d'acciaio e almeno 2 mesi in bottiglia), Schietto (Cabernet Sauvignon, 1 anno in barrique e 6 mesi in bottiglia), Don Pietro (Nero d'Avola, Cabernet Sauvignon e Merlot, 4 mesi in vasca d'acciaio, una parte in barrique e almeno 6 mesi in bottiglia).

- Cantine Settesoli - Azienda di grandi proporzioni situata a Menfi (AG), con oltre 2.300 soci, che negli ultimi anni ha notevolmente migliorato la qualità dei suoi numerosi vini. Va sottolineato che la gamma dei vini è davvero estesa e si ripartisce su tre diverse linee: Mandrarossa, Inycon (il nome che anticamente davano i Greci alla città di  Menfi) e Settesoli. Per necessità di sintesi abbiamo scelto della linea Settesoli il Bonera, prodotto con il 50% di Cabernet Sauvignon, il 25% di Nero d'Avola e il 25% di Sangiovese. Il Cabernet trascorre oltre 3 anni in barriques francesi; un vino intenso, già dal colore, in grado di evolvere per molti anni.

- Firriato - Situata nei pressi di Paceco (TP), in una delle zone dove si produce più vino in assoluto (oltre 4 milioni di hl), spesso di qualità mediocre, questa azienda ha invece dato dignità al vino trapanese e siciliano, con il supporto di uno staff enologico internazionale di prim'ordine capeggiato dall'australiano Kim Nilne, ma affiancato da un ottimo enologo marsalese, Giuseppe Pellegrino. La gamma dei vini è notevole e tutta di ottima qualità. Suggeriamo fra i tanti di provare il Santagostino Rosso, da Nero d'Avola e Syrah, un'accoppiata che sta dando grandi risultati in molte parti della Sicilia. Non da meno è il Santagostino Bianco (Catarratto e Chardonnay), dalle piacevoli note floreali di acacia e ginestra, supportate da sentori di frutta dolce e agrumata. Altrettanto interessanti sono l'Altavilla della Corte Rosso (Nero d'Avola e Cabernet Sauvignon), che affina per alcuni mesi in barrique e l'Altavilla della Corte Bianco (Grillo e Chardonnay), delicato e gradevolmente profumato.

Avrete certamente notato come la quasi totalità delle aziende abbia adottato il sistema di unire vitigni isolani con quelli internazionali nell'uvaggio di molti dei propri vini. Per quanto la scelta possa essere discutibile, problema che ci si pone non tanto per ostinato tradizionalismo quanto perché riteniamo sia importante valorizzare le risorse che si hanno a disposizione sul territorio proprio perché espressione unica e inimitabile, non si può non riconoscere che molti di questi vini hanno una qualità intrinseca indiscutibile. Del resto, proprio perché la Sicilia si trova in notevole ritardo (basti pensare che la stessa crisi il Piemonte l'ha avuta più di 30 anni fa, con conseguente tempo sufficiente per dare un volto nuovo a vitigni come Nebbiolo, Dolcetto o Barbera), non si può permettere il lusso di perdere il treno ostinandosi in sperimentazioni che richiederebbero tempi estremamente lunghi. Inoltre, per quanto dia fastidio, il mercato detta le regole del gusto e la Sicilia non può esonerarsi da queste regole. L'importante è che si continui sulla strada della qualità, comprendendo nelle proprie vigne anche le uve locali, perché è un potenziale che in futuro potrebbe fare la differenza.

Roberto Giuliani   
roberto.giuliani@lavinium.com   
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